IL CALASOLE

Ci sono momenti della giornata che hanno un qualcosa di speciale nell’aria, attimi che coinvolgono nell’animo umano un turbinio di pensieri e di emozioni. L’alba e il tramonto rientrano nel novero di questi istanti che in mare, particolarmente, offrono alcune ore di intenso piacere sensoriale a tutti coloro che sanno apprezzare gli spettacoli irriproducibili messi in mostra dalla natura. In questo articolo prendo in analisi il calasole, una parola assai diffusa sulle coste e sulle isole tirreniche che sta ad indicare il classico tramonto, l’attimo, appunto, in cui l’astro infuocato cala dietro il sipario dell’orizzonte: per i pescatori in apnea il periodo rappresenta un’occasione che spesso regala avventure mitiche. Nel tentativo di conoscere argomentazioni sempre più scientifiche e interessanti mi sono avvalso della preziosissima “consulenza” del biologo marino Angelo Mojetta che mi ha aiutato a capire scientificamente che cosa accade in acqua quando il giorno volge al termine; poi i campionissimi Stefano Bellani, Renzo Mazzarri, Riccardo Molteni mi hanno rilasciato la loro colta testimonianza, e come accade ogni volta che li interpello, questa arricchisce enormemente il testo che mi appresto a scrivere. 

Quando il sole si abbassa sull’orizzonte l’ambiente marino si prepara lentamente alla notte, i colori calibrano verso tinte calde, meravigliosamente rilassanti, e il mare elargisce un fascino che solo chi lo vive intensamente sa capire fino in fondo. Sorvolare con il proprio gommone la distesa d’acqua, magari calma e liscia come una tavola da biliardo mentre la palla di fuoco scompare pianissimo dietro l’orizzonte, significa provare una goduria sottile e impagabile che giustifica l’attesa protratta a terra perché il pescatore in apnea è consapevole che ha un’alta possibilità di arpionare qualche bel pescione per la cena con gli amici. In superficie si ventila senza più molti patemi d’animo, i natanti dei vacanzieri sono già ormeggiati quasi tutti in porto, il silenzio è rotto unicamente dal rumore dell’aria che scaturisce a vortice dal tubo aeratore, la concentrazione è ai massimi livelli per ciò che si sta cercando di decifrare tra i chiaroscuri del fondo. Sott’acqua avviene una piccola rivoluzione che dura poco tempo, qualche ora al massimo, in cui i raggi luminosi giungono con un’inclinazione via via sempre più angolata; la luce cala progressivamente d’intensità, non riesce più a scalfire le profondità marine, diviene man mano sempre più fioca sino a cessare del tutto. 

 Approfittando degli ultimissimi bagliori solari si entra in una dimensione subacquea affascinante, e il paesaggio dinanzi alla maschera assume toni fortemente contrastati, particolarmente suggestivi, con zone d’ombra e tratti chiari appena visibili.

I grandi massi, le franate, le spaccature, i canaloni, le caverne, gli orli, le balconate proiettano la loro ombra più evidente del solito verso il territorio circostante e creano i presupposti, e un’incredibile opportunità, per gli agguati dei predatori, uomo compreso. La giornata che volge al termine è infatti un passaggio di “consegne” tra le creature marine che cercano un rifugio notturno, quelle che escono abitualmente solo di notte, e quelle che approfittano di questa migrazione per banchettare lautamente. Nelle gole buie o tra gli spazi della frana un buon osservatore coglie i moti di varie specie di pesci che si muovono dall’interno delle tane verso l’esterno, o viceversa, e in acqua libera mangianza di vario genere e cacciatori che battagliano ferocemente. Corvine che fanno vela al riparo di un ciglio, saragoni dinanzi alla crepa orizzontale di un anfratto, cernie a candela di fronte al budello inviolabile, dotti dalla silhouette stregata che scapolano la caduta, mormore e muggini che mangiano i detriti nella fascia tra sabbia e posidonia. 

Straboccando gli occhi dietro la pallonata immensa di occhiate o di castagnole ecco che nella penombra quasi inviolabile sfilano come soldatini i barracuda, o sul fianco della rimonta granitica, in corrente, si nota passare la grande ricciola solitaria. Ma tra tutti i pescatori in apnea c’è un manipolo di individui “sognatori” che aspetta con trepidazione il calasole, quell’oretta eccezionale poco prima che il disco di fuoco si eclissi definitivamente dietro la stria di foschia bassissima all’orizzonte. Si tratta di qualche decina di minuti in cui il branco di dentici bracca con particolare bramosia la mangianza, quei fantastici istanti in cui si concretizza la spasmodica fase dell’incontro. Il nobile sparide sembra giovarsi particolarmente degli stati di penombra in cui perpetua le sue catture e proprio di sera l’attività giunge al culmine. Gli sciami di castagnole fanno da spettacolare aureola attorno al palco della rappresentazione subacquea. L’uomo acquattato in una fenditura della roccia attende fiducioso, immerso in un cono d’ombra impenetrabile agli sguardi e alle lame di luce residua.

 Gli animaletti pulsanti sono appiccicati tutt’intorno al fucile, la palla nerastra e pulsante vacilla, si schiaccia, si allarga, si apre come se una scure si sia abbattuta improvvisa nel mezzo. I testoni bluastri, le sagome spettacolari cangianti tra l’azzurro e l’argento giungono da tutte le parti in un turbinio da cardiopalma. L’apneista è sempre immobile ma vigile come una sentinella, il buio lo sorregge, i secondi passano interminabili. L’arma diritta sul pesce, ancora un filo e c’è. C’è, è morto. La botta, l’impatto, la branca di squame a nuvoletta. Il dentice infilzato sul tre quarti del corpo vibra a mezz’acqua: colpito bene, non è partito, è fatta. Il calasole, l’ultima aureola di rosso, di passione, là, all’orizzonte, sul pagliolo, nell’incrocio degli sguardi. Straordinario. Si torna a casa.

La tranquillità delle uscite. Le condizioni meteo marine influenzano senza ombra di dubbio l’azione dei pescatori, dei naviganti, degli apneisti. Programmando una pescata al calasole sia avventurandosi su mete lontane dalla costa con l’imbarcazione sia partendo da riva potremmo godere di una certa tranquillità riguardo alle previsione del tempo. La giornata che volge al termine presenta un quadro meteo marino tenuto sotto controllo nel senso che si ha la possibilità di verificare direttamente l’andamento dei venti, lo sviluppo di eventuali perturbazioni, la situazione reale sul campo. Verso sera, poi, le brezze marine che spirano solitamente da terra offrono ulteriore garanzia di stabilità e la garanzia di un ritorno... liscio come l’olio. Oltretutto, per coloro che amano la scienza della meteorologia, si ha la possibilità e tutto il tempo per consultare i quotidiani; il bollettino meteo locale (telefonando o recandosi alla capitaneria di porto più vicina all’itinerario crepuscolare), controllare la miriadi di siti Internet che offrono un accurato servizio di valutazione satellitare, ora per ora. Il rischio quindi di uscire con il mare calmo e ritornare con la burrasca è un’eventualità improbabile da verificarsi. A riguardo provate a domandare delucidazioni sull’andamento della serata a qualche vecchio pescatore, magari  intento a rassettare le reti o a discutere al circolo nautico: ascolterete probabilmente dei detti popolari tramandati da diverse generazioni che quasi sempre vi decifrano l’andamento della giornata come precisissimi barometri!

Precauzioni al calasole. Il tramonto offre suggestioni speciali, visioni di colori e profumi nell’aria ora intensissimi ora sfumati nella brezza salmastra però sull’altro piatto della bilancia bisogna prestare attenzione alla temperatura dell’aria perché quando il sole scompare decade abbastanza repentinamente, soprattutto se si va verso l’autunno e il tempo non ha più la tipica connotazione estiva: c’è sempre il rischio di non vivere l’avventura crepuscolare appieno causa la possibilità di patire freddo. Nelle uscite in gommone (chi viaggia in cabinato ha meno preoccupazioni) è preferibile portarsi appresso una leggero indumento protettivo, una cerata e un cappellino, ad esempio, che preserveranno da quel sottile brivido che si associa all’umidità subdola della notte. Per la stessa motivazione attenzione a non prendere rischi durante la svestizione diretta sulla barca o preferibilmente da tenersi a terra. La parola d’ordine è: evitare gli sbalzi termici. Sarà opportuno premunirsi a tempo predisponendo gli indumenti adatti all’asciugatura e alla copertura della persona come un accappatoio asciutto, una tuta ginnica, una leggera felpa, un eventuale copricapo.

Considerazioni sulle metodiche di pesca e sugli ambienti che appaiono più redditizi. Il calasole è a mio giudizio uno dei momenti migliori per catturare del pesce peccato solamente che il periodo utile per dedicarsi alle immersioni non sia molto prolungato. L’alba da questo punto di vista consente ancora maggiore tranquillità operativa: l’unico problema risiede nel fatto che richieda di mettere la sveglia nel cuore della notte, quando fuori è ancora tutto buio! Ma per i pigri come il sottoscritto cosa c’è di meglio del tramonto? Ci alza tardi la mattina, si passa tutto il giorno a cogliere gli ultimi raggi di sole tiepido, si fa un pasto leggero a mezzodì e solo dopo le cinque, sei di pomeriggio s’incomincia a fare sul serio! In fin dei conti mi diverto lo stesso, mi basta prendere un bel pesce per la mia famiglia o per i miei amici, e il tramonto mi dispensa quasi sempre divertimento qualitativo allo stato puro! Le tecniche che fruttano i migliori risultati al crepuscolo sono senza dubbio l’aspetto e l’agguato visto che la pesca in tana è fortemente limitata dalla visibilità subacquea progressivamente sempre più critica.

I pesci ci sono sempre, magari se ne possono vedere in giro anche di più rispetto alle ore centrali del giorno, ma il problema resta insidiarli in un territorio che gli è particolarmente favorevole. Naturalmente tra le due strategie di caccia al libero metterei in pole position la prima perché si attende che la preda venga volontariamente verso il pescatore e un luogo ricchissimo di nascondigli coperti dall’oscurità rappresenta una rassegna di punti eccezionale, mentre nelle manovre d’agguato occorre avvantaggiarsi di un controllo visivo dell’ambiente circostante che magari è buono nei primi momenti di attività poi si complica per il sopraggiungere delle tenebre (qualcuno imposta i tragitti di ricerca dal basso verso l’alto in modo da intercettare le prede prevalentemente sfruttando la luminosità residua e il “controluce”). 

Gli ambienti più redditizi sono quindi quelli molto tormentati come morfologia, con complessità architettoniche subacquee che aumentano i luoghi dove le ombre si allungano, i contrasti aumentano, dove i pesci hanno la possibilità di nascondersi e i predatori di braccarli. Le secche, gli agglomerati di massi, i cigli in prossimità di distese di grotto, di arenaria zeppi di spaccature, il limite tra sabbia e frana, tra roccia e alga, la diga frangiflutti, eccetera sono i punti buoni al calasole. 

La profondità a cui impostare la battuta è come sempre variabile da una moltitudine di fattori ma non dimentichiamo che il tramonto è spesso foriero di belle catture anche in poco fondo proprio per il fatto stesso che ci sono specie ittiche alla ricerca di un riparo per la notte e predatori che attendono di braccarli, dappertutto. In Liguria, ad esempio, può capitare di fare un tuffo al limite di uno spiaggione in cui hanno sguazzato gli ultimi bagnanti per trovare mormore e cefali che mangiano micro organismi e animaletti smossi dal fondo.

 In altre zone possono comparire anche le orate intente a migrare alla ricerca di cibo. Qualche momento prima del calasole possono verificarsi i movimenti di marea che per certi tipi di prede, carnivore soprattutto, costituisce un richiamo alimentare ineluttabile, il che incrementa le chance di potenziale cattura.

Il parere del biologo marino Angelo Mojetta.

Perché il calasole mostra un’attività sottomarina così ricca?

Nelle fasi del tramonto ci sono pesci diurni, abituati a muoversi di giorno, e altri che escono solo di sera, prevalentemente notturni. Nella fase di crepuscolo c’è un maggiore comparsa di pesci o meglio sembra ci sia una maggiore attività ittica per il fatto che le specie diurne sono impegnati nella ricerca di un rifugio per la notte e contemporaneamente iniziano a uscire dalle loro tane gli animali notturni, quelli che tutto il giorno stanno nel buio degli anfratti o sotto il sedimento sabbioso. Tutti i pesci sono “fuori”. Naturalmente in questo marasma vitale ci sono altri pesci opportunisti che approfittano del momento, i cacciatori, perché è solo nella fase del calasole che i predatori sono avvantaggiati. La situazione intermedia la vivono tutti gli altri pesci: per quelli diurni non c’è abbastanza luce per la loro normale attività e per quelli notturni il buio non è ancora sufficiente per permettere dei movimenti sicuri e di loro consuetudine.

C’è qualche altro fattore che stimola i pesci ai vertici della catena alimentare nelle fasi del tramonto solare?

Nei pressi delle praterie di posidonie, o di altre tipologie di alghe, si può verificare una maggior presenza di predatori perché con il calar del sole, così come avviene per le piante terrestri, i vegetali smettono di fare la fotosintesi clorofilliana, quindi di produrre ossigeno. Negli strati più bassi delle distese di posidonia, ad esempio, l’ossigeno comincia a diminuire per cui incomincia tutta una serie di spostamenti di organismi, rappresentati fondamentalmente da molluschi, che migrano verso l’esterno delle foglie dove trovano l’acqua più libera, la corrente, che rivela una percentuale di ossigeno costante. I predatori trovano così il cibo più facilmente.

Ci possono essere migrazioni indotte da un’eventuale sbalzo di temperatura o di correnti?

No, è molto difficile che ciò accada. Il raffreddamento che sopraggiunge di notte in riguarda al massimo gli strati superficiali del mare quelli che non vengono più direttamente scaldati dai raggi solari. Non c’è il presupposto sufficiente per determinare correnti di convenzione cioè dovute a variazione della densità dell’acqua.

Testo raccolto da Emanuele Zara.