le maree
La marea sposta immense quantità
d’acqua, promuove alcuni flussi di corrente, mette a nudo fasce litorali
sommerse per poi ricoprirle subito dopo, interferisce con le abitudini
alimentari dei pinnuti, quindi diviene uno strumento ulteriore per decifrare una
battuta di pesca.
Qualche anno fa stavamo discutendo con un forte e affabile pescatore subacqueo e gli argomenti sul tavolo spaziavano intorno a numerosi temi quando giungemmo a trattare una questione difficile, inusuale per le ridotte conoscenze relative all’età giovanile dei sottoscritti: l’influenza delle maree sulle abitudini dei pesci. Tra foto di pinnuti bellissimi e cavetti strabilianti posti dinanzi agli occhi convenimmo che l’osservazione, lo studio dell’ambiente marino e dei fenomeni meteorologici che lo influenzano sono dei capisaldi nella corretta impostazione di una pescata; cademmo dalle nuvole, però, nel momento in cui ci riferì che molte catture avvenivano analizzando attentamente anche la manifestazione locale della marea. Noi eravamo soliti annotare una serie di precisazioni riguardo il periodo in cui avevamo catturato le prede, lo stato dell’acqua, la stagione, eccetera ma non avevamo messo in conto il dato marea.
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O meglio: in certi casi
rilevammo qualche coincidenza oraria d’approccio tra alcune specie ittiche ma
non era così ricorrente statisticamente da ritenerla un dato certo e ottimale,
valido in svariati luoghi e sfruttabile per tutte le situazioni. Quando
l’atleta ci telefonò pochi giorni dopo svelandoci di aver arpionato una
leccia di trenta e passa chili in una fase (prevista) di alta marea, rimanemmo
sconcertati. Si trattava di fortuna sfacciata o di qualcosa di molto più
concreto e scientifico? Conoscendo approfonditamente il pescatore sapevamo che
era uno di quelli “tosti” però era altrettanto chiaro che i risultati
prestigiosi non cascano dalle nuvole ma spesso premiano un lavoro
“d’intelligence” svolto a priori. Il cacciatore era entrato in mare nei
pressi di una laguna e aveva atteso l’orario approssimativo in cui la corrente
di marea favoriva “l’uscita” di nutritissimi branchi di cefali dal bacino
d’acqua salmastra; il pelagico era in frenesia alimentare e arrivò sulla
punta dell’arpione senza quasi accorgersene. L’esempio lampante d’acume
tattico ci fece capire molte cose e mai ci saremmo aspettati che l’uomo avesse
studiato diligentemente il fenomeno di migrazione dei muggini rapportandolo
all’innalzamento o al decremento del livello marino! Negli anni successivi prestammo un po più d’attenzione ai vari segnali che la natura ci offriva e in qualche situazione riscontrammo che l’oscillazione del mare era in grado di richiamare sottocosta dei pesci, di favorire in un certo senso la catena alimentare. |
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Una
serie di catture (soprattutto di branzini) rivelò che le supposizioni riguardo
l’accresciuta aggressività di alcuni predatori erano abbastanza fondate.
Precisiamo che non esistono regole e principi ferrei adattabili come assiomi
inconfutabili (fortunatamente la pesca sub non fa riferimento a scienze esatte)
e che le variabili riscontrabili sono migliaia: una regione non è paragonabile
ad un'altra; una costa rocciosa a strapiombo subirà dinamiche oscillatorie
minori rispetto ad uno spiaggione basso e regolare; le condizioni atmosferiche
quali vento e perturbazioni possono incidere pesantemente sui valori delle
maree; l’ampiezza e l’orario possono mutare anche per il grado di salinità,
per flussi di corrente profonda, eccetera; i pesci sono sensibilissimi ad altri
input sconosciuti e l’anarchia comportamentale dice sempre l’ultima parola.
L’apneista dovrà osservare il suo territorio di caccia e verificare con un
briciolo di pazienza se l’escursione della marea produce quel rapporto di
causa effetto che gli consente di entrare in acqua anticipando, per ciò che è
possibile, il comportamento delle prede. Se i dati raccolti confermeranno le
supposizioni teoriche possederà un’arma in più.
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Il mediterraneo è un bacino chiuso e
la marea si limita a oscillazioni intorno ai trenta, quaranta centimetri, e di
circa un metro esclusivamente in Adriatico (Trieste) e in Tunisia (golfo di
Gabes). In certe parti del mondo, invece, (Canada, Argentina, Gran Bretagna,
Francia, India, Cina, Corea, Australia, eccetera) l’innalzamento delle acque
è impressionante e muri alti fino a una ventina di metri muovono, in tempi
molto brevi, miliardi di metri cubi d’oceano. Quali sono gli effetti sulla
popolazione sottomarina? Chi è stato in vacanza o ha visto
qualche documentario televisivo sulla Bretagna avrà notato flotte di persone
che attendono il ritiro chilometrico del mare per andare a raccogliere
comodamente conchiglie e altri bivalvi commestibili. L’immagine ricavata dalle
famigliole francesi chine sulla battigia serve per capire a grandi linee cosa
succede sott’acqua. I pesci, e alcuni in modo particolare, sono sensibili alla
marea in virtù del fatto che il fondale di residenza subisce, a orari ciclici,
delle modificazioni in chiave alimentare. Gli elementi che vivono in prossimità
del mesolitorale, cioè la fascia litoranea compresa tra i due limiti creati
dall’escursione della marea, possono restare all’asciutto quando il livello
verticale dell’acqua si abbassa. Guardando una scogliera in pieno riflusso si
noteranno diversi organismi rimasti a secco, come cozze, patelle, crostacei che
escogitano mille espedienti per sopportare la situazione e altri che
approfittano di questo contesto ghiotto per approvvigionarsi di cibo come i
granchi, le bavose, i ghiozzi, eccetera. In fondali sabbiosi a bassa pendenza
accade che numerosi bivalve affrontino lo stato di secca serrando i gusci,
trattenendo all’interno un poco d’acqua oppure sprofondando di alcuni
centimetri sotto la rena. Nei pressi delle foci fluviali il discorso si fa più
complesso, e più intrigante, poiché la marea innalza o abbassa lo strato
d’acqua marina che per una densità maggiore si trova in prossimità del
fondo, determinando sezioni di transito a prevalenza salina, o d’acqua dolce,
più o meno ampie; si può verificare in maniera contenuta il fenomeno del “mascaret”.
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Immaginatevi ora di trovarvi nei panni di una mormora o di qualche grufolatore che pascola abitualmente su un fondale sabbioso: appena il mare si metterà in moto e riacquisterà gli spazi lasciati alla terra ferma accorrerete per spiluccare i vermetti e altre leccornie che saranno nuovamente tornate a mollo. Identica storiella capita tra i meandri del fondale madreporico o in quello algoso situato in bassofondo: le variazioni di flusso provocate dall’inversione di marcia della marea rimescolano i fondali portando alla luce i detriti e le sostanze presenti nel substrato; un’occasione appetitosa per gli animali che si cibano di queste sostanze. Il muggine, la salpa, il sarago aspetteranno l’ora in cui le particelle appiccicate alle rocce, magari seccate o indebolite dal sole o dalla permanenza forzata esterna, saranno un'altra volta sotto la superficie marina. I pinnuti che amano una certa percentuale di salinità “entreranno” nell’ambito della foce fluviale sfruttando la corrente montante (marea in fase di innalzamento e quindi di prevalenza nei confronti del corso d’acqua dolce) oppure ne usciranno prima di essere “intrappolati” da quella calante (marea in discesa e livello d’acqua dolce prevalente).
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Se in punto l’acqua si alza e in un altro si abbassa si formano inevitabilmente delle correnti. Le correnti di marea creano dei flussi di rimescolamento, d’ossigenazione e conseguentemente innescano un filo d’eccitazione nelle attività alimentari. Si movimentano soprattutto le fasce superficiali del mare e proprio nelle batimetriche più basse si osservano gli eventi maggiormente stuzzicanti per il pescatore sportivo. Il plancton, i microscopici esserini, la mangianza seguono il ritmo imposto dalla corrente di marea: i microrganismi vengono sballottati in lungo e in largo durante la fase d’innalzamento, e gli avannotti li inseguono sfruttando pigramente l’occasionale mezzo di trasporto seguiti a ruota dai pesciolini più grandicelli. I predatori, specialmente le lecce, le spigole, i pesci serra avvertono la fibrillazione che avviene attorno al culmine orario dell’alta marea (solitamente s’intendono buone un paio d’ore che precedono e seguono la fase massima d’escursione mareale) e cacciano con maggiore bramosia. A
seconda della velocità della marea si avranno dei comportamenti predatori
differenti così come potrebbero differire le quote operative in cui i pinnuti
amano destreggiarsi. L’aspetto è una delle tecniche più interessanti per
visionare il fenomeno e pensiamo che molti lettori attenti abbiano constatato
che in certi orari le probabilità d’incontro si fanno più concrete. |
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Guardando al passato è più chiara
la questione di quelle spigole irreperibili durante tutta la mattina e poi
presenti e spavalde nel corso di poste condotte intorno all’una, le due del
pomeriggio, guarda caso proprio in concomitanza con il culmine dell’alta
marea. E chissà se le ricciole che si aggiravano puntuali sul cappello della
secca possedevano quel misterioso orologio biologico che le sintonizzava con il
fantastico innalzamento del mare?
Il “mascaret” o “ mascaretto”.
La profondità del bacino in cui si
verificano le maree è un fattore importante per gli ambiti che si possono
determinare. Ad esempio, quando l’onda di marea s’incunea nel letto di certi
fiumi, caratterizzati da profondità esigue, foci strette, banchi di sabbia o di
fango si può verificare un fenomeno (pericoloso in presenza di escursioni
metriche notevoli) denominato mascaret o mascaretto. Si tratta di un’onda di
marea, nota anche come barra d'acqua, solitamente di forma impulsiva; l’acqua
dolce che si getta in mare viene subissata dall’onda in ingresso alzando un
fronte, a volte quasi verticale, che si incanala risalendo il corso d'acqua e le
sponde di una foce anche per lunghe distanze. I mascaret si manifestano
periodicamente in concomitanza con le fasi di maggior ampiezza di marea con
rapido ingresso dell'acqua marina entro il canale fluviale e lento smorzamento
dell'onda per attrito interno o per azione delle sponde.
Dove trovare le tabelle di marea?
Le tavole mareali sono delle tabelle
in cui vengono annotati i valori giornalieri massimi e talvolta minimi previsti
in una determinata località, generalmente riferita a livello dei principali
porti italiani. Le trovate riportate nelle Capitanerie di Porto, nei Portolani,
in alcune riviste di pesca con la canna. Considerate che sono dati calcolati
astronomicamente (l’evoluzione scientifica relativa alle leggi meccaniche
celesti è in grado di prevedere matematicamente le maree per decenni) e quindi
non tengono conto dei fenomeni meteorologici che si verificano nel punto
prescelto per l’immersione. In oltre i valori forniti sono quelli riferiti
all’ora solare: nel caso dell’orario legale bisogna correggerli aggiungendo
un’ora. Chi abita in un posto di mare può crearsi una tabella personale
esatta e molto efficace: con un minimo di capacità d’osservazione
annotterà le oscillazioni mareali nell’arco di qualche giorno (ci si
può far aiutare da qualche pescatore locale) e sarà in grado di verificare dal
vero se la marea consente di programmare qualche cattura importante.
Cosa sono le “sesse”.
In Adriatico si rileva la più alta
escursione mareale che si possa registrare in
Mediterraneo. Le sesse sono dovute normalmente a variazioni locali di
pressione, in seguito al passaggio di una depressione atmosferica o all'azione
del vento, che provoca un temporaneo accumulo dell'acqua in una parte del
bacino, dando origine ad una sorta di aspirazione e di beccheggio delle acque e
a un conseguente innalzamento del
livello del mare. L’onda di sollevamento che si determina è denominata per
l’appunto sessa. In Adriatico, essendo situato in un bacino allungato, stretto
e poco profondo, la massa d’acqua che si eleva è notevole; per avere un idea
basta ricordare il fenomeno dell’acqua alta a Venezia per il quale spesso le
cause sono da ricercare facendo riferimento alla situazione atmosferica del
basso Adriatico. Queste oscillazioni sono tipicamente stazionarie e possono
manifestarsi sia lungo l'asse maggiore del bacino (oscillazioni longitudinali),
sia lungo quello minore (oscillazioni trasversali). Ci sono sesse che permangono
in situ per 22 ore e con livelli di innalzamento delle acque superiori a quelle
registrabili con la classica marea.
Ma cos’è la marea?
Una spiegazione scientifica è stata
ricercata sin dall’antichità dai grandi pensatori che, in conclusione,
giunsero alle più disparate interpretazioni. Plinio, Aristotele, Platone,
Keplero e tanti altri come Galileo si arrovellarono per trovare una soluzione
logica ma solo, ai giorni nostri, con Newton,
Bernoulli, Laplace, Poincaré, G. H. Darwin e Harris si giunse a definizioni più
concrete. Una delle prime cose che si impara alle “elementari” è che la
luna gira intorno alla terra e tutte e due girano intorno al sole: dal variare
delle posizioni di tutte e tre durante gli spostamenti si verificano effetti
diversi. In particolare, si riscontra un’oscillazione di livello delle grandi
masse d’acqua causate dall’attrazione gravitazionale combinata di Sole e
Luna. L’attrazione dei due astri provoca, sul livello del mare, una
deformazione periodica e regolare che generalmente si manifesta ogni 24h e 50’
(giorno lunare medio) di due innalzamenti (alta marea o flusso) e di due
abbassamenti (bassa marea o riflusso); queste variazioni si verificano
alternandosi circa ogni 6h creando due correnti di senso opposto dette correnti
di marea. Il dislivello tra alta e bassa marea viene denominato onda di marea,
la cui altezza raggiunge il livello massimo quando Terra, Luna e Sole sono
allineati (sizigie), sia in congiunzione (Terra-Luna-Sole) che in opposizione (Luna-Terra-Sole)
e il livello minimo quando la Luna si trova a 90° rispetto all’allineamento
Terra-Sole (quadratura). Nell’arco di un mese il sole, la luna e la terra si
allineano o meglio si dispongono sullo stesso piano meridiano, 2 volte e cioè
una volta ogni 15 giorni; dando origine al fenomeno di Luna Piena (in
opposizione) e di Luna Nuova (in congiunzione).
Testi di Emanuele Zara &
Lucia Notarangelo