Il Termoclino

 

Il mare è dotato di un fascino irresistibile, difficile da decifrare con la pura razionalità umana. 

La sua grandiosità, per esempio, è immensa, sconfinata: le acque del globo occupano quasi i 2/3 della superficie terrestre (circa 360 milioni di Kmq) lasciando ai continenti emersi la restante quota di “consolazione” (circa 149 milioni di Kmq). Il Mediterraneo che è il luogo principale dei nostri svaghi, è abbastanza delimitato al cospetto di altri bacini ma comunque si “difende” a modo poiché abbraccia una porzione di 2 milioni e mezzo di Kmq e in alcuni punti raggiunge la profondità massima di 5000 metri. 

Le leggi che dominano queste enormi masse liquide il più delle volte ci sfuggono dalle mani come un pugno di sabbia fine. Provate solo a immaginare quali fenomeni influenzino costantemente gli abitanti delle vaste distese oceaniche; vengono in mente: la luce solare, la temperatura, le maree, il moto ondoso, le correnti, la salinità, i composti chimico minerali, le comunità biologiche vegetali ed animali, la pressione, il tipo e la qualità dei fondali, eccetera, eccetera. 

Ognuno di questi fattori occupa un ruolo rilevante che intercede in varia misura con la crescita e lo sviluppo della vita sott’acqua. Noi non conosciamo che una porzione minuta del mare perché ci immergiamo a quote, tutto sommato, ridicole, dove però è interessante notare che spesso la natura registra il massimo gradiente energetico e quindi di fecondità. Va da se che è proprio nella fascia che parte dalla battigia e si arresta poco più in giù che si manifestano gli spettacoli più intriganti per gli occhi del pescatore. 

Addentrandoci con ampio respiro nel discorso, un po complicato dal punto di vista puramente teorico, possiamo notare che come accade giornalmente sulla terra ferma, anche in mare il ruolo vitale degli abitanti è occupato e legato indissolubilmente alla sfera vegetale. Sintetizzando la materia organica, grazie all’irradiazione solare e ai conseguenti processi di fotosintesi, i vegetali (il fitoplancton o plancton vegetale, nello specifico marino) sono in grado di trasformare il flusso vitalizzante luminoso e di fornire il pasto indispensabile agli altri piccoli organismi dei successivi livelli della piramide alimentare (a iniziare dal plancton animale). 

Lo zooplancton è costituito a sua volta da miliardi di copepodi, di esserini unicellulari, di stadi larvali, di micro crostacei, di uova, di novellame, eccetera: essi risultano il cibo fondamentale delle specie animali dotate di capacità di spostamento autonomo e cioè abili nel muoversi mediante l’attività natatoria. I rappresentanti di questo mondo sono principalmente i crostacei decapodi (gamberi, ecc.), i cefalopodi (calamari, ecc.) e i vertebrati (pesci, mammiferi, cetacei). La caccia a un piatto prelibato è il motivo esistenziale che traina e coinvolge tutti. 

Dove è più abbondante il fitoplancton ci sarà più zooplancton; dove si addensa lo zooplancton sarà aperta la caccia a partire dagli organismi infinitesimali fino alla presenza delle grandi balene. Gli spietati meccanismi e avvicendamenti biologici si verificano seguendo un andamento perlopiù verticale e infatti sprofondando negli abissi, dove le condizioni luminose e termiche cambiano radicalmente, gli organismi viventi si rarefanno e la predazione sceglie strade d’azione più silenti. 

L’ecosistema marino è talmente complesso nella sue interazioni che gli studiosi vi reperiscono continuamente materia di ricerca; anche nel nostro piccolo ci accorgiamo che quando andiamo a pescare scopriamo ogni volta un aspetto ambientale che interferisce, in positivo o in negativo, con l’azione diretta di caccia. 

Giorno dopo giorno la nostra enciclopedia interna registra le nozioni pervenute e accumula un bagaglio che vorrebbe essere poderoso: l’agognata esperienza. 

 In molte situazioni torniamo a casa felici o affranti proprio a causa di un “quid” che si è messo di mezzo. Sarà una mareggiata che potrà intorbidire l’acqua, la luna che misteriosamente allontana i pinnuti, la marea propizia, una corrente da ponente che sembra creare il deserto sottocosta, una perturbazione in avvicinamento che rende gli animali nervosi e irrequieti, un vento malandrino che raffredda le acque, e mille altre considerazioni. 

Questi avvenimenti succedono durante il corso dei mesi, in tutti i periodi dell’anno e a secondo delle località geografica comportano delle situazioni differenti a cui bisogna far continuamente fronte. Alcuni fattori sono estremamente influenti sulle dinamiche del mondo sottomarino e cambiano di continuo gli scenari che ci vorrebbero, almeno per qualche istante, attori protagonisti. In questo breve articolo cerchiamo di penetrare in un fenomeno che dall’inizio dell’estate fa la sua comparsa nel Mediterraneo: il termoclino o, nel gergo colorito degli sportivi che vanno in mare, il taglio di acqua fredda. 

Per svelare parte del fenomeno è interessante osservare anticipatamente il campo delle correnti. Esse sono fondamentali dal punto di vista biologico e coordinano molteplici ambiti: apportano sostante nutritive al fitoplancton, trasportano acque ossigenate e ricche verso il fondo e viceversa, influenzano la salinità, costituiscono il mezzo di locomozione per tantissimi organismi. Le correnti si originano principalmente da interazioni atmosferiche – oceaniche con un raggio d’azione mondiale; sembra accertato che il riscaldamento e il raffreddamento degli oceani, regolati dall’irraggiamento solare, dall’evaporazione dell’acqua, dalla conduzione del calore del suolo terrestre, agiscano sulla densità del sesto continente: ciò sancisce la nascita di imponenti scambi convettivi di masse d’acqua e di conseguenza mette in movimento fiumi di correnti impetuosi che s’intersecano misteriosamente attorno al globo. Per l’effetto di differenti titoli di densità succede che l’acqua degli “abissi” affiori in primavera, veicolata dalle correnti: essa risulta ricchissima di sali minerali prelevati dalle sedimentazioni del fondo. 

Questo fertilizzante naturale è un piatto appetitosissimo per il fitoplancton che è la base alimentare per miliardi di animali. I ciclici avvicendamenti termodinamici, poi, portano al riscaldamento diretto di acque entro i 20/22 metri di profondità, alle nostre latitudini. Tale tepore che sconvolge delicatamente la remota stagione invernale – primaverile, rende ideale l’habitat e da luogo a un’esplosione di pulsioni biologiche sia vegetali che animali, innescando una cascata di eventi degni di attenzione. I pesciolini microscopici si raggruppano dove l’acqua è più calda, il cibo più abbondante, coinvolgendo nella piramide alimentare tutti gli altri abitanti: è la legge insindacabile e affascinante della natura. 

Consideriamo a priori che nel Mediterraneo la temperatura marina si abbassa, normalmente, di 5 gradi circa ogni 25 metri, fino ad una  profondità approssimativa di 45/50 metri. Il dato numerico è abbastanza costante e omogeneo per tutto l’anno, a queste quote, e si aggira sui 15/13 gradi centigradi.

Lo falda superficiale, sotto la martellante azione del sole può raggiungere in alcuni bacini la temperatura di 28/29 gradi e anche più: viene così a determinarsi un differenziale calorico e di densità assai marcato che quando si assesta a quote discretamente fonde non altera gli equilibri stabilitisi, altrimenti comporterà notevole disagi alla popolazione ittica e stravolgerà la giornata del pescatore subacqueo. 

L’apneista giunto alla fatidica quota che può trovarsi anomalamente e in casi eccezionali già a pochi metri di profondità, avvertirà il netto decremento della temperatura, possibile causa di brividi e tremori sotto la muta, e ravviserà un “gradino” stranissimo, immerso in una torbidità velata. Il taglio freddo che si presenterà dinanzi agli occhi sarà quasi netto e nel giro di pochi decimetri si piomberà quasi in una cella frigo piuttosto buia. Come d’incanto il brulichio della mangianza sarà scomparso e vi sembrerà che la vita, lì sotto, si sia eclissata all’istante. Visivamente si prova la stessa sensazione di quando si transita dinanzi ad un tratto di costa impreziosito dalla foce di un torrente o da uno scarico di un fiumiciattolo d’acqua dolce. 

La vista appare offuscata a tratti da una miscellanea oleosa che non è altro che il contatto tra acqua dolce e salata dotate di differente composizione, temperatura e peso (densità). Il problema che sorge conseguentemente non è solamente il freddo che può interferire al massimo con la durata dell’apnea o con il benessere integrale dell’immersione ma lo stato d’animo e soprattutto fisiologico che coinvolge le prede che si insidiano col fucile. A seconda della profondità in cui stratificherà il termoclino reperiremo alcune specie oppure non vedremo l’ombra di una sola pinna. Può capitare una settimana eccellente, dove il taglio è molto fondo e le prede brulicano dappertutto o alzarvi una mattina e trovarvi un termoclino a 13/14 metri e faticare come bestie per procurarvi un solo pescetto per cena. 

Alcuni pinnuti patiscono particolarmente la delicata situazione ambientale del freddo, forse perché l’oggetto principale dei loro appetiti insaziabili sono proprio le delicate castagnole o le fragili acciughine. I pesciolini preferiscono sempre starsene al calduccio e spiluccare il cibo copioso che viene servito in un clima perfetto; inoltre il regime termico è di fondamentale valenza per una moltitudine di organismi acquatici correlati alla dieta e ci sono alcuni di essi (gli stenotermi) che non gradiscono affatto le variazioni di temperatura. Una situazione tipica, dove si nota esaurientemente il contesto appena accennato, sono le secche e le cigliate in mare aperto. 

Quando compare il taglio malefico i luoghi meta di scorribande culinarie per moltissimi predoni si trasformano repentinamente e assumono le sembianze di tristi deserti. Alcuni predatori non amano variare esageratamente le zone di caccia in senso verticale e se lo fanno non gradiscono grossi sbalzi metrici. Incontrando lo strato freddo possiamo adottare un paio di accorgimenti tattici. Poniamo il caso che il cappello di una rimonta sia situato a 14/15 metri di profondità e che il taglio si avverta sul gradino migliore per l’aspetto posto un poco più giù, a 17/18 metri. La mangianza sarà raccolta in pallonate giganti e come scottata dal termoclino sarà quasi tutta concentrata intorno al cappello. 

I dentici cacceranno nervosamente e obbligatoriamente sopra il termoclino e difficilmente degneranno di un minimo d’attenzione l’omino nero nascosto nella crepa della roccia poco più in basso. Nel caso siate baciati dalla fortuna potrete vederli arrivare dall’alto come occasionali scrutatori e l’impresa della cattura sarà alquanto improbabile. Ipotizziamo, invece, che il taglio gelido stratifichi a mezz’acqua, sopra al pinnacolo della secca; il sub non troverà nulla sulle pietre del fondo e allora resterà appeso alla boetta, appena sopra il termoclino, tramite un capillare di monofilo di nylon, e scruterà con occhio vigile tutt’intorno. 

Potrebbero arrivarvi a tiro gli animali che nuotano senza doversi sentire a contatto del terreno, come i pelagici che sbucheranno implacabili dal blu: palamite, lampughe, tonnetti, lecce, ricciole che assaliranno con veemenza i branchi di Sgombridi o Clupeidi sospesi nell’elemento liquido come nuvolette d’argento. Bisognerà controllare le emozioni glacialmente per non incorrere in errori di mira e sovra stime di distanza quando si premerà il grilletto su qualche bersaglio da batticuore. Immergendosi lungo i promontori rocciosi che precipitano con entusiasmanti franate verso l’ignoto avremo l’opportunità di agire lungo la dorsale a seconda della localizzazione del taglio freddo. Se questi sarà localizzato sopra i 15 metri osserveremo pochi pesci molto tesi, irrequieti e molti saranno infilati nelle tane più profonde. 

Con un termoclino localizzato a 18/ 19 metri, quasi in uno stato di normalità, potremo catturare i pinnuti che girovagheranno appena sopra. Alla fine dell’estate l’amato/odiato termoclino scomparirà con la complicità di forti venti secchi e freddi, come la tramontana e il maestrale, tra i flutti di qualche mareggiata che provvederà a rimescolare lo straordinario e imperscrutabile calderone.

 

                                                              Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.