I Venti

 

Non sappiamo se tutti i bambini rivolgono ai loro genitori milioni di domande sui vari perché delle cose ma per quanto riguarda il vissuto personale è certo che le doti di pazienza di papà e mamma devono aver superato i limiti umani della sopportazione. La sete di sapere, la curiosità intellettuale sono proseguite nel corso degli anni divenendo un magma pulsante di ricerche a tutto campo pur con i pesanti limiti ubicati nel nostro piccolo intelletto. 

Ora ci teniamo per mano, passeggiando e fantasticando sulla spiaggia deserta, percossi insistentemente da forti raffiche di vento. 

Tiriamo su il colletto delle giacche e cacciamo al di sotto la testa nel tentativo di mitigare l’azione scompigliatrice degli sbuffi birichini. I sibili che si odono tutt’intorno trasportano l’anima in una dimensione soprannaturale e la fantasia si snoda tra i voli radenti dei gabbiani. 

E’ fantastico vedere la superficie del mare irta di tratteggi candidi e ascoltare i fragorosi cavalloni che si abbattono friggendo e allungandosi mollemente sulla battigia sconvolta. 

Ricorre subito la bramosia di mare che molti lettori apprezzano, incoercibile, nel profondo del loro cuore, e appena transiterà la buriana prepareremo l’equipaggiamento, affileremo le tahitiane e andremo a pescare nella schiuma. Pensare che una volta credevamo che fosse il movimento delle fronde degli alberi a generare i moti d’aria, poi, qualche anno più tardi affidavamo le incognite esistenziali al potente soffio di Eolo! 

Ora, da grandicelli, sappiamo che il globo terrestre è avvolto da un’atmosfera, costituita da milioni di tonnellate d’aria per un altezza complessiva di svariati chilometri. La porzione a contatto con la terra, la troposfera, spessa circa 10 chilometri, è mossa perennemente da grandi masse d’aria. I venti sono imparentati strettamente con l’azione del sole, la capacità di trattenere e rilasciare il calore imputata differentemente alla terra e al mare, e con la pressione atmosferica; si originano quando le masse d’aria migrano, pressoché orizzontalmente, per compensare la non uniforme distribuzione negli strati inferiori dell’atmosfera. 

L’aria fredda, densa e pesante, s’incunea sotto quella calda ( la circolazione d’aria si verifica quando la alta pressione oltrepassa numericamente i 1013 millibar e la bassa pressione scende sotto i 1013 millibar) e viceversa, fintantoché la differenza pressoria non si è ristabilita e stabilizzata. Il fenomeno fisico è chiamato convezione: in un sistema chiuso il gas tende a trasferirsi da un punto caldo a uno più freddo, originando una corrente circolare. 

L’aria presente sopra la terraferma si surriscalda sotto l’azione dei raggi solari mentre quella sovrastante la superficie marina, continuamente rimescolata da onde e correnti, trasmette e trattiene il calore più a fondo: si determina così un campo di bassa pressione, con aria dilatata e spinta verso il basso, e uno di alta pressione, con aria meno espansa e sospinta verso l’alto. Un semplice esempio dell’interazione dinamica di questa immensa e straordinaria macchina a scambio termico è visibile durante un soggiorno trascorso in una cittadina balneare: di giorno la brezza (debole corrente d’aria) proveniente dal mare rinfresca i villeggianti, di notte avviene il fenomeno inverso, con un piacevole venticello di terra indotto dal differente gradiente calorico del mare, meno freddo della superfice terrestre. 

L’esempio si può applicare in scala maggiore a un intero ciclo stagionale paragonando l’autunno e l’inverno alla notte, e la primavera e l’estate al giorno. Le celle di convezione sono parecchie e sono distribuite tra i poli e l’Equatore: l’aria scaldata a livello equatoriale s’innalza e migra verso i poli, si raffredda progressivamente e ritorna verso l’equatore, a una quota inferiore.

Il carosello del vento è indispensabile ai processi naturali: è l’anima dell’atmosfera; il distributore d’energia; l’operatore ecologico; il mezzo di trasporto per miliardi di semini e particelle vitali; il condizionatore naturale; il progettista e lo scultore di valli e monti; il veicolo per l’evaporazione dell’acqua, la formazione di nubi, la pioggia e altre precipitazioni varie; eccetera. Per chi naviga e per chi pesca l’amico vento svolge un altro lavoro mirabile, importantissimo: è l’instancabile motore delle onde marine. Il vento innesca il moto ondoso con brezze iniziali tenui per poi accrescerlo, potenzialmente, con l’apporto di altra aria in una successione e intensità sempre maggiori. 

Le onde gonfiano il mare, rimescolano gli strati superiori, inducono delle correnti, raffreddano o riscaldano parte della massa liquida, eccetera. Chiunque di noi sa benissimo che un’avventura di caccia non può essere programmata senza conoscere accuratamente lo stato del mare e che questi interagisce fortemente con il comportamento di alcune specie animali, con le dinamiche d’uscita e d’immersione. Uscire con il gommone in una giornata dubbia, che presenti delle avvisaglie di perturbazioni all’orizzonte è una manovra sconsigliata da chi possiede un minimo di coscienza. Se il vento si rafforza prepotentemente e il battello non è di quelli tosti si rischia di far naufragio senza tanti complimenti e, talvolta, a rischiare la pelle. 

Ci sono imbarcazioni che hanno preso il vento sotto la prua e sono capottate in mare come dei fuscelli; piloti sorpresi da mare grosso e vento teso, che hanno dovuto destreggiarsi con i comandi del gas per ore e ore rimanendo in panne per esaurimento di carburante; barche che non sono riuscite a raggiungere il porticciolo o lo scivolo di partenza e hanno dovuto ripiegare su località ridossate parecchio lontane, eccetera. Situazioni altrettanto pericolose possono capitare all’incauto e spavaldo sub che va a pescare con tempo incerto e non si cura minimamente di informarsi in capitaneria o tramite i servizi telefonici del bollettino nautico, o altre fonti specifiche o locali, riferito alle previsioni atmosferiche dell’area. Il vento potrebbe restare quieto per buona parte della pescata e spingere l’atleta verso il largo o assai lontano dal punto d’ingresso: quando il cacciatore percepisce un po di stanchezza e decide di fare dietro front ecco che lo zefiro si mette di mezzo e inizia a soffiare beffardo contro di lui e ad aizzare i marosi. Dapprima la brezza si fa insistente ma la boetta si trascina senza impedimenti eccessivi e senza stancare ulteriormente le gambe, poi le creste delle onde si frangono allegre e l’uomo “sente” la boa segna sub, la resistenza del busto ad ogni ondata voluminosa, le correnti contrarie, il mare che ingrossa sempre di più. 

Solitamente non si aspettano queste condizioni limite per rincasare: un po di prudenza va sempre conservata da parte anche nel caso ci sentiamo sicuri e non calcoliamo astutamente il verificarsi di fattacci spiacevoli. In caso di repentini cambi di vento o con l’approssimarsi di grossi corpi nuvolosi conviene ritornare immediatamente alla base per non incorrere in spericolatissime e affrettate rimpatriate. La plancetta segna sub è il mezzo d’appoggio migliore in caso di raffiche  poiché conserva un profilo basso e quindi non procura l’effetto di freno aerodinamico. 

State attenti che non ci siano in acqua surfisti o mezzi nautici che navigano nei vostri dintorni: il rumore del vento che penetra nell’aeratore stordisce e distrae e potreste accorgervi in ritardo di uno scafo in arrivo.  

Il Mediterraneo è un bacino piuttosto circoscritto e i venti locali sono stati denominati principalmente secondo la direzione di spostamento rispetto ai quattro punti cardinali. La rappresentazione grafica è raffigurata dalla caratteristica rosa 

Ogni regione e ogni specchio di mare prospiciente subisce l’azione dei venti e delle onde in modo diverso a causa dei rilievi montani, dei profili costieri, della morfologia territoriale, della profondità dei fondali, delle stagioni, eccetera. I venti che spirano dai mezzi quadranti 1 e 2 provengono dal Nord e sono tipicamente invernali: la Tramontana e il Grecale, conseguenza della permanenza di un’area di alta pressione sull’Europa centro – orientale. La Tramontana trascina sulla nostra penisola aria gelida ma apporta anche giornate serene, asciutte e mare calmo sotto costa. Il termometro scende così come i valori dell’umidità. In Liguria si dice che richiama i grossi branzini, soprattutto in Dicembre e Gennaio. E’ probabile anche l’incontro con i grossi saraghi che s’intanano in pochi metri d’acqua in spaccature e buchetti difficili. Una cosa certa è che la navigazione si prospetta come un calvario e quindi, se si vuole proprio uscire con il gommone, bisogna tutelarsi la salute con un abbigliamento idoneo.  Quando la tramontana ruota verso Nord / Est si ha il Greco – Tramontana, o in gergo marinaro, la Tramontana scura. Può portare piogge o nevicate a secondo della temperatura: si può anticipare la previsione osservando un inaspettato e improvviso annuvolamento o una discesa brusca del barometro. I vecchi pescatori dicono che questo momento è molto buono per la caccia alla spigola specialmente in prossimità di foci e sbocchi d’acqua dolce, all’alba e al tramonto. La Bora è un vento freddo che si abbatte nel golfo di Trieste e investe l’alto adriatico con intensità straordinaria e al quale sono imputate velocità da record italiano (intorno a 120 km/h). Si preannuncia con il barometro in risalita e si divide in Bora scura, in inverno, e Bora chiara, in Estate. In luoghi riparati si riescono a pescare all’aspetto cefali e spigole.

I mezzi quadranti 3 e 4 sono portatori dei venti del Mezzogiorno e di Levante, che soffiano prevalentemente nei mesi primaverili, estivi, autunnali. Il più famoso è lo Scirocco, vento secco proveniente da Sud / Est, che si carica di umidità lungo il tragitto marino sul basso Mediterraneo. L’innalzamento delle acque della laguna di Venezia sono collegate alla spinta di questo vento dal basso all’alto adriatico. Nei mesi autunnali è precursore di brutto tempo, con temporali, mare mosso e piogge se persiste per un po di giorni e ruota verso il mezzo quadrante 2, Est / Nord Est,  prendendo la denominazione di Greco – Levante. Lo Scirocco è un vento tenuto sotto osservazione dai pescatori poiché serve per diagnosticare con una discreta precisione, l’andamento del tempo e in molti casi a effettuare un buon carniere. Se in estate inizia a soffiare di buon mattino, appena dopo l’alba, ammassando delle nuvole a ponente attendiamoci una certa instabilità; se il barometro dovesse scendere è possibile che il tempo si guasti e il mare lo segua impedendoci un ritorno tranquillo. Quando invece spira leggermente in tarda mattinata (in gergo sboccaiola), seguendo il “cammino del sole” verso Ovest, potrà lasciare il posto a un  filo di Maestrale, indice di bel tempo. Per la pesca il momento buono, da sfruttare sempre con le dovute attenzioni, è un mare di Scirocco leggero o la classica montata di Scirocco. L’acqua si intorbidisce, le correnti apportano nutrienti e il sub si occulta a meraviglia per la sua azione predatrice. A volte, verso sera, dopo una giornata calma e serena lo scirocco inizia a farsi sentire con insistenza: molti pesci escono dalle tane e finiscono a mangiare vicino a riva attratti dal cibo portato dalle correnti e smosso dai primi marosi. In concomitanza con l’inizio di questa fase ci può essere un altro fenomeno, detto movimento di luna, appuntamento ambito da qualche pescatore canuto che rammenta  le nozioni tradizionali tramandate da generazioni. Si dice che quando cresce il mare di Scirocco spesso, in concomitanza, c’è la luna in perigèo, quarto in fase calante o crescente, situazione particolarmente sentita dai pinnuti. Si racconta di qualche mitica pescata effettuate con reti da posta in pochi metri d’acqua: interi branchi di sparidi finiti tra le maglie in agguato. Le piogge rosse, velate di una sabbia africana impalpabile, sono veicolate sulla nostra penisola dallo Scirocco africano, secco e afoso, che spira da Sud / Sud Est.  

Dai mezzi quadranti 5 e 6 giungono i venti che procurano parecchie mareggiate durante tutto il corso dell’anno e specialmente nel periodo invernale. Il più classico è il Libeccio che proviene da Sud / Ovest e che sconvolge il mare con eventi impetuosi. 

Ci sono coste tirreniche che vengono flagellate da libecciate che scaricano sulle rocce e sulle spiagge onde tremende. Uscire in mare è imprudente per le raffiche violente che possono impedire una navigazione sicura. La pesca è effettuabile con discreto successo quando il mare agitato di Libeccio si calma. La calata di mare va affrontata quando i cavalloni non costituiscono più in pericolo e quando la visibilità in acqua torna a essere possibile. 

Con una tecnica idonea si possono arpionare i pesci che approfittano della mangianza in sospensione per cibarsi. Ricordiamo una bellissima giornata in Corsica dopo una mareggiata di Libeccio: al fondo di una caletta abbastanza riparata, tra ogni sorta di detriti strappati al fondale e alle pareti rocciose abbiamo visto moltissimi pesci tra cui un paio di lecce enormi che correvano dietro ad un branco sconfinato di cefaloni.  

I mezzi quadranti 7 e 8 sono caratterizzati da venti “buoni” come il Ponente che spira lieve e costante in primavera ed estate donando una frescura ai patiti della tintarella e dal più temibile Maestrale. 

Quest’ultimo proviene dalla valle del Rodano, a Nord / Est, e quando c’è una depressione sul Mediterraneo prende fiato e corre come un ossesso attraverso il Golfo del Leone, verso i monti della Corsica, dove acquisisce maggiore velocità, abbattendosi brutalmente sulle Bocche di Bonifacio e sulle coste Sarde. 

Le cronache del 1500 raccontano di un “colpo di Maestrale” straordinario che spinse a velocità impensabili per l’epoca e il tipo di barca, circa 9 miglia orarie, parte della flotta di galere di un ammiraglio Castigliano; diretti originariamente in Spagna, dai porti di Genova e Civitavecchia, furono costretti dalle raffiche violentissime a virare verso le coste della Sardegna, di Pantelleria, della Sicilia. 

Chi non rinuncia a pescare potrà gettarsi da terra in qualche golfetto o insenatura a ridosso: potrà trovare l’acqua fredda e i pesci intanati, come succede sulla costa Azzurra oppure acqua torbida e mare grosso, come si verifica sul versante nord occidentale della Sardegna. Il raffreddamento improvviso della superficie marina e dei successivi cambiamenti che si verificano sott’acqua sono probabilmente la causa della rarefazione visiva della popolazione ittica.

 

E nella tradizione…

- Gli antichi chiamavano l’odierna Tramontana:  Borea o Aquilone e la classificavano come vento impetuoso, temibile suscitatore di tempeste, provocatore di terremoti. Nella Torre d’Andronico o dei Venti (torre ottagonale di marmo costruita ad Atene da Andronico Cirreste, ogni lato esterno possiede l’immagine scolpita di uno dei venti)   figurava come un vecchio barbuto che portava in mano una conchiglia marina, simbolo del fischio che lo accompagna. In alcune regioni italiane si dice: Tramontano nasce, pasce e muore; nel centro e al nord si dice che duri tre giorni o multipli di tre e poi sparisca, Tramontano di buon cuore o tre, o sei, o nove; in Puglia, La tramendane, o na dì o na semane.

- Greco o Grecale denominato Cecia: veniva descritto come nuvoloso, umido, freddo, portatore di neve, gragnola e burrasche. Nella Torre d’Andronico ha la figura di un vecchio severo che sorregge uno scudo tondo o un bacile da cui lascia cadere della grandine. In Sicilia un detto recita: Grecu e Livanti acqua darreri e  acqua davanti, questi venti portano pioggia prima e dopo il loro passaggio.

- Il Levante, vento che nella Torre spira dall’est è chiamato Apeliote e secondo gli antichi induceva pioggia dolce, favoriva la vegetazione e menava sereno. Veniva raffigurato come un giovane molto bello dai capelli ondeggianti e nel lembo del mantello che regge con le mani porta frutta, favi di miele e spighe. I Turchi lo chiamavano Vento Divino poiché portava dalla Mecca la benedizione di Dio. Per ciò che riguarda la durata, si dice: Quando Levante move o tre, o sei, o nove (Macerata); Se Levante se move o tre, o sei, o nove e se non se remette o nove, o diciotto, o ventisette (Fermo); per concludere Sciroccu e Levanti stanca Diu ccu li Santi (Calabria) e cioè quando questi venti arrivano non vengono per poco e sono fastidiosi.

- Per gli Ateniesi lo Scirocco ovvero Skìron portava aria scura e soffocante con pioggia. Il vento era rappresentato come un vecchio pensieroso, avviluppato nel mantello e dall’anfora che reggeva uscivano acqua e saette. Da nord a sud si sostiene che porti pioggia: Quànne tire u sceròcche, le nùvie stonne drète a la porte (Puglia) e cioè quando questi soffia le nuvole stanno dietro alla porta; La curema l’ha è baril drì da la schena (Marche), lo scirocco ha il barile dietro alla schiena.

- Noto, Ostro, Austro per gli antichi è il vento del sud che oggi chiamiamo Mezzogiorno: è caldo, portatore di nubi e a volte di tempeste, è pericoloso per i naviganti. E’ raffigurato come un giovane impetuoso che versa una giara piena d’acqua; altrove come una figura virile e barbuta, dalle grandi ali grondanti di pioggia e dal capo circonfuso di nubi. Leonardo Dati offre in versi un equivalenza fra i nomi dei venti del passato e moderni che appieno soddisfano ogni spiegazione: … e seguita Affricone ch’è Mezzodì.

- Il Libeccio è detto anche Africo o Garbino (costa adriatica), ha manifestazioni violente portando spesso acqua, batte soprattutto il Mediterraneo settentrionale e centrale. Per i nostri avi era Lips, Libico e la Torre dei venti lo raffigura come un uomo robusto che tiene tra le mani l’aplustre (ornamento che coronava la curva della poppa delle navi greche e romane). A Fermo si  dice: Garbì scopre li mucchi e po’ ce piscia, cioè Garbino scopre i pagliai e poi ci fa  piovere.

- Ponente è lo Zefiro o Favonio degli antichi: è dolce in primavera e rianimatore della vegetazione come canta il Petrarca nel Canzoniere; in estate è però soffocante infatti in Sicilia si dice: Di Punenti e di Libbici mmalidittu cu’ beni nni dici, non è ben visto chi dice bene di questo vento poiché molto fastidioso. La Torre d’Andronico lo vede come un giovinetto leggiadro e amabile, un lembo del suo mantello è pieno di  fiori. A Roma si chiama ponentino la brezza del mare che spira durante il giorno e, soprattutto durante la bella stagione, viene a spezzare nel pomeriggio la morsa del caldo.

- Denominato anticamente Scirone era considerato asciutto, gelido in inverno e distruttore in estate. Il Maestrale nella Torre dei Venti era raffigurato con un braciere da cui spargeva carboni ardenti e cenere.  Diverse sono le interpretazione lungo la penisola italica: Maestro fresco Bora presto (Istria); Maistrali unchia esdunchia (Sicilia) e cioè gonfia e sgonfia, è un vento che porta tempo variabile ora annuvolando ora rendendo limpido e sereno; Maestrale se pesca col fanale (Marche) con questo vento il cielo è sereno e si pesca con la luna.

 

Testo  di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo

 


Stima della forza del vento e dello stato del mare

 

VENTO

 

 

MARE

Scala

Beaufort

Denominazione

ed effetti

Condizione

Velocità

Miglia/h

Forza

Stato

 

0

 

Calma o bonaccia

il fumo si alza verticale

 

Calmo

 

0/1

 

0

 

Calmo

 

 

1

Bava di vento

il fumo si orienta con il vento

Quasi calmo

1/3

1

Leggermente increspato

 

2

Brezza leggera

si spegne la fiamma di una candela

Molto debole

4/6

2

Increspato

 

3  

Brezza tesa

distende una bandiera

Debole

7/10

2

Leggermente mosso

 

4

Vento moderato

mette in moto un mulino a vento

Moderato

11/15

3

Mosso

 

5  

Vento teso

solleva la sabbia

Abbastanza forte

16/21

4

Molto

mosso

 

6

Vento fresco

sibila fra i fili di alta tensione

Molto

forte

22/27

5

Agitato

 

7  

Vento forte

sibila

Fortissimo

28/33

6

Molto

agitato

 

8  

Burrasca moderata

ostacola il cammino

Violento

34/40

7

Grosso

 

9

Burrasca forte

abbatte comignoli e scoperchia tetti

Violentissimo

41/48

7

Grosso

 

10

Burrasca fortissima – tempesta

sradica alberi e squarcia vele

Tempestoso trombe marine

49/56

8

Molto

grosso

 

11  

Fortunale

danni gravissimi

Tempestoso trombe marine

57/65

9

Molto

grosso

 

12

Uragano

rade al suolo villaggi e paesi

Furioso

oltre 65

-

Enorme