La mangianza

 

(Il titolo “I segreti della mangianza” è stato usato nel n° 130 di Pescasub – Luglio 2000 pag.34. Sulla copertina appare il riquadro “L’importanza della minutaglia”.

 

Sotto la superficie marina si svolgono quotidianamente delle battaglie cruente tra moltissime specie animali. Il pescatore in apnea è probabilmente uno dei più grandi studiosi in questo campo scientifico poiché molte catture avvengono in virtù del fatto che il cacciatore osserva l’ambiente in silenzio, per un tempo prolungato, e agisce coniugando i vari indizi raccolti sul campo. Quando insidiamo una spigola, una ricciola, un dentice, un barracuda spesso ci riferiamo alle “informazioni” trasmesse da piccoli pesciolini spaventati che scappano verso una direzione o sono appallati in un fittissimo branco: analizziamo il loro comportamento poi applichiamo la strategia migliore per arpionarli. In estate l’acqua temperata invoglia a cercare pesci a profondità maggiori, ad allargare il raggio d’azione ed è proprio nel periodo estivo che la mangianza abbondante offre maggiori “suggerimenti” e la chiave d’accesso a scenari venatori interessantissimi. A volte non c’è bisogno neppure di percorrere miglia e miglia di mare alla ricerca del puntino magico sulla carta nautica: l’isoletta dinanzi alla costa, la secchetta, il promontorio, i rialzi del grotto raggiungibili a nuoto si popolano di minutaglia e conseguentemente di potenziali pinnuti da cacciare. 

Quando esplorate uno di questi siti fate attenzione alla concentrazione e alla disposizione della mangianza: osservate le specie presenti, dove essa è più ammassata, verso che lato preferisce stare, a che quota risiede, quanto è tranquilla…Il contatto visivo con sciami di aguglie a pelo d'acqua, il drappello di sgombri a mezz’acqua o il “rivestimento” integrale attuato nei vostri confronti da un pallone d’occhiate spaurite, oltre a trasportarvi in una bellissima dimensione sportiva, vi forniscono lo strumento interpretativo per sapere se ci sono predatori, se sono in caccia, a quali specie essi possono appartenere. L’abitudine comportamentale che spinge il cacciatore a studiare la minutaglia si evolve con il passare delle stagioni, con le catture effettuate, e l’esperienza conduce alla meta più agognata: vivere momenti entusiasmanti con la speranza mai doma di catturare un pinnuto veramente speciale.  

La spigola. E’ uno dei predatori più conosciuti e in questi mesi la si può trovare a qualche centinaio di metri dalla costa mentre sorvola le distese di posidonie. Nuotando su questo genere di fondale può capitare di vedere improvvisamente degli sciami argentei compatti formati da migliaia di latterini. I pesciolini sono concentrati solo in alcuni punti e nuotano a poca distanza dal fondo. Improvvisamente si riuniscono fitti e compiono uno scatto nervoso. L’apneista esperto si immerge nei pressi e dopo pochi istanti vede materializzarsi il branzino a mezz’acqua. La minutaglia ha avvertito la presenza della spigola con notevoli anticipo (chissà, esattamente, come farà...) e si organizza in difesa per disorientare il temuto aggressore. 

Con un po di maretta e schiuma conviene buttarsi sottocosta e verificare la presenza di piccoli muggini vaganti tranquillamente tra i massi oppure riuniti e disposti a goccia prontissimi a sfilare tra i vortici della risacca. Il muggine è una delle principali prede per il branzino e quando questi è in caccia li terrorizza al punto che gli esemplari grossi possono addirittura creare una sorta di “deserto” apparente. Le spigole di peso medio/piccolo, invece, possono trovarsi in saccature della costa piene di migliaia di latterini o di avannotti vari fermi in pochissima acqua: quando il serranide li insegue vedremo un branco allungato fuggire all’unisono. Se puntano verso il nostro appostamento basterà aspettare che il “serpentone” passi e vedere cosa apparirà alla fine.  

Latterino (Atherina). Nelle nostre acque mediterranee esistono diverse specie; le più note sono: il Latterino capocciòne (Atherina Boyeri) e il Latterino sardàro (Atherina hepsetus), con occhi più grandi rispetto al precedente. La figura è slanciata e poco compressa; non supera 20 cm; le tinte del dorso variano dal verde pallido al grigio segnati da diversi puntini neri, i fianchi sono percorsi da una brillante fascia argentea; spesso viene confuso con l’acciuga a causa di una certa somiglianza estetica.

Cefalo (Mugil cephalus). I muggini di tutte le dimensioni e specie rappresentano lo stimolo alimentare che porta i predatori, anche di notevole mole, a spingersi sottocosta; il corpo fusiforme, l’ampia pinna caudale, la livrea grigio scura sul dorso, chiara sui fianchi attraversata da sottili strisce brune longitudinali sono le caratteristiche comuni; gli esemplari più grossi superano i 70 centimetri di lunghezza e svariati chili di peso.

 

La catena alimentare è uno dei capisaldi della biologia sottomarina. La lotta per la vita interessa in primo luogo gli organismi vegetali, nello specifico marino il fitoplancton o plancton vegetale. Per mezzo dell’irradiazione solare e ai conseguenti processi di fotosintesi sintetizza la materia organica, è in grado di trasformare il flusso luminoso e di fornire  cibo agli altri piccoli organismi dei successivi livelli della piramide alimentare. Lo zooplancton è costituito da esseri unicellulari, da larve, piccoli crostacei, uova, eccetera: essi risultano il cibo fondamentale delle specie animali dotate di capacità di spostamento autonomo e cioè pratici nel muoversi mediante il nuoto. I rappresentanti di questo mondo sono principalmente i crostacei decapodi (gamberi, ecc.), i cefalopodi (calamari, ecc.) e i vertebrati (pesci, mammiferi, cetacei). Dove è più abbondante il fitoplancton ci sarà più zooplancton; dove si addensa lo zooplancton  si svolgerà una battaglia a partire dagli organismi infinitesimali fino alla presenza delle grandi balene. Gli spietati meccanismi e avvicendamenti biologici si verificano seguendo un andamento perlopiù verticale e infatti sprofondando negli abissi, dove le condizioni luminose e termiche cambiano radicalmente, gli organismi viventi si rarefanno e la predazione sceglie strade d’azione più silenti. L’ecosistema marino è talmente complesso nella sue interazioni  che nel nostro piccolo ci accorgiamo che quando andiamo a pescare scopriamo ogni volta un aspetto ambientale che interferisce, in positivo o in negativo, con l’azione diretta di caccia.

Box. Le correnti di marea creano dei flussi di rimescolamento, d’ossigenazione e conseguentemente innescano un filo d’eccitazione nelle attività alimentari. Il plancton, i microscopici esserini, la mangianza seguono il ritmo imposto dalla corrente di marea: i microrganismi vengono sballottati in lungo e in largo durante la fase d’innalzamento, e gli avannotti li inseguono sfruttando pigramente l’occasionale mezzo di trasporto seguiti a ruota dai pesciolini di maggiori dimensioni.. I predatori, specialmente le lecce, le spigole, i pesci serra avvertono la fibrillazione che avviene attorno al culmine orario dell’alta marea (solitamente s’intendono buone un paio d’ore che precedono e seguono la fase massima d’escursione mareale) e cacciano con maggiore bramosia.

Il dentice e il barracuda mediterraneo. L’assiduo pescatore di dentici sa che uno degli indici più attendibili della presenza dei nobili sparidi è costituito dalla castagnola. Il legame strategico tra i due pinnuti è elevatissimo. In fondali apparentemente desolati capita di trovare un leggero rialzo roccioso sovrastato da una colonna nera pulsante ed ecco che le probabilità di incontrare il dentice si fanno concrete. Ciò può capitare nei mesi primaverili o autunnali anche in pochi metri d’acqua. In ambienti sottomarini classici per l’incontro con il dentice  (il barracuda frequenta pressappoco i medesimi siti) come le secche, le rimonte pianeggianti, le cigliate, risulta sempre siano invasi da migliaia di castagnole che assumono un comportamento particolare secondo il termoclino, la corrente, lo stato di allerta. Osservando la disposizione delle castagnole si ha un primo segnale da interpretare e verificare: i predatori sono in zona oppure no. I pesciolini sono sensibilissimi ad avvertire la presenza del dentice e lo si nota dalla struttura del branco: se i predatori sono nei paraggi si vedrà la mangianza compatta, delineata nettamente su un versante, sospesa dal fondo. In caso contrario osserveremo le castagnole un po qui e un po là, molto spaziate da un individuo e un altro, appoggiate sul fondo o allungate sino quasi alla superficie senza un ordine preciso. Le castagnole avvertono la presenza dei dentici o dei barracuda molto prima che noi possiamo scorgerli e mostrano un comportamento irrequieto ma inconfondibile. I pesciolini occupano uno spazio delimitato e oltre “quel limite” non si vede nulla, neppure una pinna. 

Ondeggiano su un fronte virtuale come se una lastra di vetro invisibile ne impedisse la progressione. L’avanzamento del dentice le allarma ulteriormente e quando gli esemplari più piccoli escono in avanscoperta ecco che il compatto muro nero si apre a ventaglio dalla base per poi ritornare allo stato iniziale non appena i dentici sono sfilati. Il barracuda suscita una reazione analoga ma più scomposta nei riguardi delle castagnole: il branco dei pesciolini scarta deciso e su un ampio fronte verticale oppure si dilata dalla superficie se i pesci nuotano quasi a galla. Se siamo appostati nelle vicinanze delle castagnole assediate possiamo godere un panorama fenomenale fatto di occhietti mobili, battiti di cuore e una tensione emotiva indecifrabile. Guardiamo come sono sistemate e rivolgiamoci sul lato dove queste sono allineate verticalmente (in gergo popolare: muro, taglio): quello è il punto in cui i dentici o i barracuda probabilmente arriveranno dandoci la possibilità di allineare preventivamente l’arma.  

Castagnola nera (Chromis chromis): è abbondantissima nei nostri mari; colonizza moltissimi siti frequentati dai pescatori subacquei ed è la sentinella che avverte significativamente l’avvicinarsi di molti predatori; il colore è castano scuro tendente al violaceo, ha un corpo tozzo che raggiunge al massimo circa 10 cm. Ama stare sopra i cappelli delle secche, sulla verticale di lame di roccia, nei siti dove la corrente fa vortice e trasporta sostanze nutritive.

Box. Il termoclino vi aiuterà a conoscere meglio l’habitat favorevole valutando per esempio la quota in cui la mangianza si stabilizza. Il taglio gelido dell’acqua, indice di pessime probabilità di pesca, possiede una temperatura minore dello strato superficiale, una densità differente ed è un elemento di disturbo per i branchi di pesciolini. Gli animali preferiscono sostare a livelli dove la temperatura è stabile, senza dover adeguarsi a elevate escursioni termiche e, soprattutto, a ricerche di cibo laboriose. Molte specie transitano solamente dove l’acqua è calda per un’ampia linea verticale come se al di sotto la vita subacquea fosse rallentata.

La corrente è l’elemento principale che traina tonnellate di plancton, che attira, che nutre. Il fiotto liquido trasporta il cibo, l’ossigeno, li diffonde nell’acqua, e la vita esplode. Gli ambienti spazzati dalla corrente esercitano incontestabilmente un interesse gastronomico eccezionale per miliardi di esseri marini in quanto favoriscono l’incontro tra i fattori basali e quelli direttamente superiori della catena alimentare: i pesci, dal più piccolo al più grande, ne sono attratti irresistibilmente. I nutrienti disciolti nell’acqua, sali nutritivi, oligoelementi, si diffondono e alimentano una serie immensa di organismi vegetali. Dove c’è una sorta di ricircolo, di flusso vorticoso si creano delle complesse situazioni biologiche che coinvolgono a loro volta tutti gli anelli della catena alimentare. Le masse di fitoplancton attraggono lo zooplancton e il banchetto iniziale compromette a seguire altri commensali, sempre di dimensione maggiori. Tutti gli ostacoli rocciosi immersi in questi fiumi di vita, in particolare modo per quelli che si ergono da fondali abissali o si frammentano con brusche cadute perimetrali, costituiscono un ulteriore fattore di merito per lo sviluppo biologico marino e appaiono i posti ottimali per far conoscenza con i predatori. Ponete attenzione anche alle variazioni di flusso e d’intensità della corrente: a seconda della velocità, della direzione, dell’orario, potrete apprezzare delle notevoli evoluzioni subacquee con un avvicendarsi di svariate tipologie di prede.  

La ricciola e la leccia.  I due predatori raggiungono pesi record e sono pesci molto voraci. La leccia ha un comportamento meno prevedibile della ricciola e la si può trovare con una certa frequenza anche in poca acqua (soprattutto in autunno) mentre insegue i cefali oppure sulle secche alla fine della primavera. La ricciola è un pelagico più comune e numerose catture ne testimoniano l’ampia diffusione mediterranea. Ma quali sono i pesciolini che restano vittima della frenesia alimentare di questi grandi predatori? Vicino alla costa sicuramente le famiglie di muggini, di tutte le dimensioni e specie, e in alcuni periodi le aguglie. In certe zone si vedono i branchi di cefali che grazie alle loro pinne potenti compiono lunghi salti fuori dall’acqua: non è raro attendere qualche istante per vedere un ricciolone che agilmente li rincorre e spancia rumorosamente. Una leccia di una quindicina di chili riesce a ingoiare dei cefali di oltre un chilo di peso rincorrendoli, a volte, sino al bagnasciuga. Trovandovi in area di caccia non dovrete sforzarvi molto per intuire il comportamento della mangianza poiché sarà spaventatissima. Non è raro che i cefali sopravvissuti si intanino dappertutto e si facciano avvicinare con estrema facilità. Sulle secche o sulle frane dei capi rocciosi il nutrimento sarà svariato e comprenderà menole, boghe, occhiate, acciughe, sardine, sugarelli, eccetera. Secondo la mia esperienza un campanellino d’allarme molto efficace è costituito dal comportamento dei branchi d’occhiate. Tra una moltitudine di castagnole e di altre specie animali i gruppi di occhiate terrorizzate e quindi chiuse a palla sono un indizio straordinario. “Sentono” il pelagico e stanno riunite sperando di spaventarlo con la loro massa enorme e luccicante. Appostati sul fondo ci guarderemo intorno per scorgere il testone in rapido incedere.

Aguglia (Belone belone): è il pesce dal caratteristico e inconfondibile aspetto filiforme dalle mascelle allungate a becco che può raggiungere quasi un metro di lunghezza, l’occhio è grande e cerchiato di rosso; dalla fine della primavera ad autunno inoltrato fa mattanza di novellame cacciando in superficie lungo molti tratti costieri. Caratteristici gli sciami che saltano fuori dall’acqua inseguiti dalle ricciole.

Boga (Boops boops): fra tutti gli sparidi è quello dalla forma più slanciata, vive in banchi numerosi e in continuo movimento, è di colore grigio-oliva nella parte superiore e man mano che si scende verso i fianchi diviene azzurro-verde solcata da linee longitudinali giallo-dorate, il ventre è bianco. Supera di poco i 15 cm di lunghezza. Ha una dieta piuttosto varia, vegetale e animale, ma non sdegna neppure la frequentazione occasionale vicine a scarichi urbani o in prossimità di dighe portuali.

Sugarello (Trachurus trachurus): è un carangide che somiglia molto allo sgombro, la forma slanciata e agile è da ottimo migratore, sui fianchi possiede una linea laterale molto evidente, ruvida e quasi spinosa formata da piccoli scudi, la dimensione massima è di 50 cm; diviene preda soprattutto nei mesi primaverili-estivi quando i numerosissimi branchi iniziano i loro spostamenti; i giovani, di piccolissime dimensioni, si trovano spesso rifugiati sotto l’ombrello delle meduse. Quando il tonno li caccia in velocità si possono ascoltare i colpi di coda del gruppo che scatta all’unisono e sferza rumorosamente l’acqua.

Occhiata (Oblada melanura): questo sparide, prevalentemente gregario, deve il suo nome alla tipica macchia nera orlata di bianco, simile ad un occhio, che spicca sul peduncolo caudale; ha il corpo ellittico e leggermente piatto di colore grigio argenteo con numerose striature, raggiunge una lunghezza massima di 30 cm. Finisce spesso nel menù di ricciole e lecce. Non disdegna rifugiarsi sotto archi di roccia o ampie tane.

Box. Il sistema pelagico è composto da tutti quegli organismi che sono in grado di vivere sospesi nell’elemento liquido: il plancton costituito da esseri animali e vegetali che seppur provvisti di sistema di locomozione vengono passivamente trasportati dall’acqua; il necton formato da organismi esclusivamente animali dotati di sviluppate capacità natatorie e che quindi si spostano indipendentemente da onde, correnti e maree. La sezione più importante del necton è occupata dai pesci pelagici di cui fanno parte pinnuti dalle abitudini similari: quasi tutti nuotano in branchi, la loro colorazione, nella maggioranza dei casi, è argentea sul ventre e bluastra sul dorso (mimetismo omocromatico) e possono essere mangiatori di plancton o predatori.

Il Tonno, la palamita, la lampuga. I pesci che vivono prevalente in mare aperto ma che si possono trovare intorno ai cappelli di qualche sommo, cacciano soprattutto il cosiddetto pesce azzurro. Le sardine, le acciughe, gli sgombri sono attaccati voracemente e ciò si può notare anche dalla superficie quando il banco di mangianza è spinto a galla diventando cibo succulento per gli uccelli marini. Immergendosi vicino a queste palle di pesci può capitare di essere avvolti dai piccoli pinnuti spaventati e vivere un’esperienza travolgente. Il forte atleta sardo Guido Castorina mi ha raccontato un episodio (sarà trattato integralmente sui prossimi numeri di Pesca sub) che lo ha visto protagonista proprio in prossimità di un pallone di pesciolini: i grandi tonni partivano dagli abissi e si lanciavano sotto al branco, a turno, vicinissimi al subacqueo. La battaglia si è protratta per ore. Certi pescatori pescano le palamite stando sospesi a mezz’acqua, o appesi ad un esile capillare di nylon, finché i predatori non “chiudono” il cerchio. Chi pesca all’aspetto su cigli immersi nella mangianza e vede un gruppo di sgombri o di sugarelli appallati che improvvisamente fuggono deve aspettarsi qualcosa di molto grosso in dirittura di arrivo. Il bravo pescatore Effesub, Massimo Quattrone, si è trovato prima al cospetto della mangianza, poi nel “nulla”, infine si è visto passare di fianco, ad un paio di metri dalla punta dell’arbalete, un enorme tonno gigante.

Acciuga (Engraulis enchrasicholus): come tutti i clupeidi formano immensi gruppi, pallonate “metallizzate” che in primavera non è difficile incontrare in superficie (talvolta braccati inesorabilmente da gabbiani e altri uccelli marini in una bagarre di schiuma e strida); il corpo allungato e scattante da adulto raggiunge i 20 cm, l’occhio sviluppato e la grande bocca confermano che è un carnivoro voracissimo. Rappresenta la dieta comune e abituale di tutti i piccoli e grandi predatori.

Sgombro (Scomber scombrus): si tratta di un pesce azzurro molto comune nel Mediterraneo, la sagoma è affusolata come compete a un veloce e instancabile nuotatore, non supera generalmente i 50 cm di lunghezza; la sua livrea superiore, verde e blu metallizzata, è solcata da diverse striature scure verticali mentre il ventre è di un chiaro argenteo. Preda particolarmente ricercata e insidiata dai tunnidi e dagli Xiphidi (pesci spada). Per ironia della sorte i grandi predatori sono stati a loro volta indifese vittime quando, allo stato larvale o di avannotti, si sono imbattuti in branchi famelici di sgombri, di sugarelli e altro.

Sardina (Sardina pilchardus sardina): appartenente al gruppo dei cosiddetti pesci azzurri  ha una figura allungata e coperta di squame caduche, il colore varia dal verde olivastro all’azzurro, alcuni esemplari arrivano a 20 cm; si tratta di un pesce che cresce rapidamente e in effetti, solo dopo pochi mesi dalla deposizione delle uova che avviene in dicembre, si possono notare sotto costa milioni di bianchetti o gianchetti, vera delizia gastronomica per pesci vari, e per esseri umani.

Box. Spesso mi soffermo a guardare la cigliata stagliata nel blu,  mi gusto la bellezza fantastica di una bolla di mangianza allineata a filo di corrente aspettandomi che sia squarciata da un pelagico di enormi proporzioni. Qualcuno di voi potrà sorridere a questo atteggiamento, potrà pensare che il sottoscritto abbia anteposto l’ascesi estatica alla cattiveria venatoria… ma vi posso assicurare che non è così! L’istinto del pescatore non è assopito, è sempre terribilmente in agguato. Il problema, semmai, è semplicemente quello che amo il mare in maniera singolare: certi spettacoli sottomarini sono una forma d’arte, un overdose di piacere intellettuale!

 

Testi di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo