Dentice

 

Gli Sparidi costituiscono una vasta famiglia di Perciformi, diffusa in tutti i mari caldi e temperati e che conta diversi rappresentanti anche nel Mediterraneo, ivi comprese le acque italiane. (orate, dentici, saraghi, pagri, etc.).

A modesta profondità lungo le fasce costiere a fondo sabbioso e roccioso, errano, alla ricerca di prede, adulti solitari e giovani individui in schiere più o meno numerose. Gli Sparidi però non sono pesci strettamente litorali, in quanto al sopraggiungere della stagione fredda preferiscono portarsi nel mare aperto, sempre però a profondità relativamente basse (dai 10 ai 300 metri) ma sufficienti comunque ad annullare o almeno a mitigare gli sbalzi termici giornalieri e stagionali della terra e l’oscillazione del moto ondoso.

La caratteristica più singolare degli Sparidi risiede nella dentatura, che presenta una notevole variabilità, in base alla quale gli appartenenti alla famiglia vengono suddivisi nei diversi generi. Alcuni (Saraghi) possiedono denti incisiviformi assai taglienti, altri (Orate) denti molariformi dall’ampia superficie macinante, altri ancora (Dentici e Pagri) denti caniniformi, aguzzi ed atti a dilaniare. In molte specie i diversi elementi sono accostati e variamente sviluppati e non mancano inoltre specie dotate di denntatura modesta.

Alle diverse caratteristiche della dentatura fa riscontro logicamente una differente alimentazione. Gli Sparidi sono comunque pesci fondamentalmente carnivori, che compiono notevoli stragi tra la fauna costiera.

Il genere Sparus, che da il nome all’intera famiglia, annovera specie assai diffuse nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo, ed apprezzatissime fin dai tempi antichi per la bontà delle carni.

A causa del notevole sviluppo dell’apparato dentario, presentano le arcate mascellare e mandibolare sensibilmente espanse. Il muso risulta quindi massiccio e contrasta con esso la bocca assai piccola, munita di molari robusti, disposti su più serie tanto nella mascella che nella mandibola, le quali, nella porzione anteriore, portano infissi fino a sei denti caniniformi.

Questi pesci sono quindi in grado di procurarsi un’alimentazione oltremodo variata, composta da animali marini d’ogni tipo, compresi i crostacei e i molluschi valvari, la cui robusta conchiglia frantumano con la massima facilità.

Abili nuotatori e instancabili cacciatori, errano di continuo nei bassi fondali rocciosi e sabbiosi, ricoperti o no di vegetazione, alla ricerca di prede, strappando gli animaletti ancorati agli scogli e mettendo allo scoperto, agitando fortemente la coda per rimuovere il fondo sabbioso, quelli che si annidano in esse. Non di rado compiono incursioni nelle ostricare, rendendosi colpevoli di vere stragi (Orate).

La poderosa dentatura caniniforme, visibile in modo assai appariscente attraverso l’apertura orale, spiega il nome di Dentici o Dentali dato ad un gruppo di Sparidi: di grossa taglia, dal corpo allungato e depresso caratteristico della famiglia, ricoperto di squame lievemente ctenoidi e dai bellissimi colori metallici. La testa grossa, gli occhi grandi e tondi, le labbra schiuse sui grossi denti aguzzi, li fanno rassomigliare a dei pescecani in miniatura.

Diffusi con un buon numero di specie in tutti i mari caldi e temperati, i Dentici sono oggetto di pesca attivissima a causa delle carni prelibate, che si prestano sia ad essere consumate fresche che conservate sott’olio.

Durante l’inverno, allorché questi si portano in mare aperto, la pesca è alquanto difficile, mentre è fruttuosa soprattutto d’estate nelle zone costiere in cui gli adulti si trattengono per la riproduzione e dove in seguito i giovani si aggirano in folte schiere e possono venire facilmente catturati con reti radenti. I fondali preferiti sono quelli a fondo scoglioso, in cui alberga una ricca vegetazione di Zostere, dalle foglie nastriformi e lucenti.

Della famiglia Sparidae le sole quattro specie che possono procurarci fastidi, a causa delle loro dimensioni, e verso le quali quindi si dovrà fare attenzione, sono il Dentice, il Dentice corazziere, il Pagro reale maschio e l’Orata.

Per noi cacciatori sarà sufficiente fare attenzione ai loro denti nella fase di recupero in quanto una volta feriti cercheranno di morderci quindi sarà buona norma “finirli” con il coltello prima ancora di estrarre l’asta.

Terapia: in caso di ferita, la stessa va subito lavata con acqua di mare e sarà opportuno spremerla per farne uscire il sangue ed eventualmente le tossine, quindi disinfettare con mercuro-cromo.  

 

Dentex dentex

DENTICE

Classe: Osteitti

Sottoclasse: Attinotterigi

Ordine: Perciformi

Sottordine:

Famiglia: Sparidi

Genere:

Descrizione: è il pesce più importante e nobile della famiglia Sparidi, che comprende molte specie costiere e gregarie, di grande pregio e importanza alimentari, sempre presenti nei mercati ittici. Il nome dentice gli deriva dalla presenza di denti caniniformi molto grandi e ben visibili. La colorazione è variabile con l’età e spesso presenta sfumature rosa o viola ed anche, negli esemplari più grandi, rosso vino. Questi esemplari, vicini al metro di lunghezza, possono presentare un rigonfiamento frontale.

Abitudini: carnivoro e predatore aggressivo, vive isolato o in branchi numerosi in fondali rocciosi, fino a 200 mt. di fondo, e a volte si trova anche in pochi decimetri d’acqua tra gli scogli, in caccia. Si pesca con i palangresi, a traina e può finire nei tramagli e nelle reti a strascico; è preda ambita e difficile dei subacquei.

Dimensioni: può superare il metro ed i 12 chili di peso.

Distribuzione: comune in tutto il Mediterraneo.

Nomi dialettali: dentice, dentale, dentato (ovunque).

 

Dentice corazziere (Dentex gibbosus)

Ha il corpo ovale nei giovani e piuttosto alto negli adulti. I maschi di grosse dimensioni portano sulla nuca una vistosa protuberanza, simile ad una gobba, che denomina la specie. La testa è massiccia, l’occhio è moderatamente grande e la bocca è ampia. Sulle mascelle sono impiantati poderosi denti conici (4-6 caniniformi) e due o tre serie di molariformi a seconda se l’individuo è govane o adulto. Il colore del dorso è bruno-rossiccio, con macchioline brunastre sparse qua e la. I fianchi sono argentati, il ventre è biancastro. La testa ha iridescenze metalliche. Raggiunge la lunghezza di un metro, e forse più, e può pesare fino a 22 kg.

Vive tra i 50 ed i 200 metri, su fondali sabbiosi e fangosi; si nutre di molluschi, crostacei e pesci. È una specie predatrice. Si pesca con reti a strascico di profondità o con palangresi innescati con molluschi o crostacei. A messina si pesca professionalmente con una particolare lenza da traina, usando come esca l’Alaccia, il Grongo nasuto (Gnathophis mystax) di cui il Dentice corazziere è particolarmente avido e meglio ancora la seppia viva.

Le sue carni sono pregiate. È stato segnalato sporadicamente in Liguria, a Napoli e in Calabria. In Sicilia e soprattutto a Messina, in località Torre Faro e Mortelle, ove si cattura nei mesi estivi e autunnali, è invece molto frequente. Si ritiene che questo animale sia la forma adulta di una nuova specie di Dentice corazziere giovane. Questa ipotesi però non sembra essere condivisa da tutti gli ittiologi. Stranamente le voci dialettali riportano il nome Pauru (Pagro) e non Dentice.

 

Dentex gibbosus

DENTICE CORAZZIERE

Classe: Osteitti

Sottoclasse:

Ordine: Perciformi

Sottordine:

Famiglia: Sparidae

Genere: Dentex

Descrizione: si caratterizza per avere la terza spina della dorsale molto lunga e terminante in un filamento. Gli esemplari adulti presentano una notevole gibbosità sulla fronte e al di sopra degli occhi.

Abitudini: vive generalmente su fondali di sabbia e fango tra 50 e 200 mt. Di fondo, ma si spinge anche a minori profondità, in zone rocciose.

Dimensioni: può raggiungere il metro di lunghezza e superare i 12 chili.

Distribuzione: presente nel Mediterraneo occidentale e nell’Adriatico. Più comune lungo le coste della spagna e del Marocco

Nomi dialettali: pauru ‘ncurunatu (Catanzaro, Paler-mo), pauru cun la cricchia (Catania).