Grongo

 

Il gronco o grongo (Conger conger) è la specie più nota della famiglia. Assomiglia a una gigantesca anguilla. L’apertura boccale, ampia e spessa, presenta la mascella inferiore più corta della superiore ; i denti sono numerosi, così sulle mascelle come sul vomere. Il corpo è di colore assai variabile : generalmente grugio brunastro con riflessi azzurognoli nelle parti superiori, grigiastro chiaro o biancastro nelle inferiori ; la lunga pinna impari dorsale è biancastra o grigiastra e ha inizio al livello delle pinne pettorali ; queste sono grigio scurissimo ; i pori della linea laterale biancastri ; la mucosa della bocca e la cavità branchiale nere.

Il gronco è presente in tutto il Mediterraneo (assai frequente in tutti i nostri mari), nell’Atlantico (raro nel Baltico e nel Mare del Nord), nell’Oceano Indiano e pare anche nel Pacifico.

Viene pescato dovunque durante tutto l’anno, ma specialmente d’inverno, avendo carni assai saporite. È anche facile da allevare dentro vasche. Conduce vita costiera stando a profondità di quaranta o cento metri e talora scendendo fino a oltre i mille. Svolge la sua attività durante la notte trattenendosi, come le murene, tra le anfrattuosità delle rocce all’agguato di prede che divora con estrema voracità. Durante il giorno si nasconde nelle cavità degli scogli o nella sabbia. Si riproduce una sola volta nella sua vita, come le anguille, deponendo un numero enorme (otto o dieci milioni) di uova pelagiche, nei luoghi dove abitualmente vive.

Fra i pesci passivamente tossici devono essere annoverati quelli che appartengono all’ordine degli anguilliformi: specie di Anguilla, Murena, Conger producono una tossina estremamente attiva che non ha certamente alcuna funzione di difesa o di offesa. La tossina infatti è presente solo nel sangue, ma non costituisce un pericolo per l’uomo perché è termolabile e viene inattivata durante la cottura. Questa ittiotossina infatti è di natura proteica. Data la sua grande attività, si raccomanda però di fare attenzione a non ferirsi quando si maneggiano questi animali.

La colorazione del grongo varia dal nero al grigio chiaro sul dorso ed è bianca sul ventre. È un grosso predatore che cattura pesci, cefalopodi e grossi crostacei. Raggiunge notevoli dimensioni fino a 3 metri di lunghezza e oltre 110 Kg. di peso (i maschi sono più piccoli). Le carni sono molto pregiate (soprattutto quelle del grongo nero di scoglio), viene quindi pescato per usi commerciali con ogni mezzo: reti a strascico, nasse, lenze. Si riproduce nel periodo estivo, migrando probabilmente a grandi profondità.

Noi cacciatori lo troviamo in acque basse o profonde, nelle dighe artificiali dei porti come nei fondali più cristallini, ma sempre, o più spesso, di notte. Di giorno è sempre più addormentato e spesso completamente immobile tanto che il tiro non ha storia perché si può appoggiare la bocca del fucile alla sua testa. Una volta colpito si difende con la sua ragguardevole forza cercando, essenzialmente, di arroccarsi nella tana così come fa la murena. Se è stato colpito in testa, è inutile cercare di tirarlo fuori a viva forza, ma conviene lasciare asta e fucile sul fondo e risalire in attesa che ne esca da sé durante i violenti contorcimenti per liberarsi dal ferro. Il grongo non attacca neppure quando è ferito, ma possiede pur sempre una ragguardevole chiostra di denti, denti di predatore insaziabile, ed è opportuno trattarlo con una certa circospezione evitando di carezzargli il muso o di solleticarlo con le mani a portata della sua bocca.

L’incontro col grongo avviene in tana il 99% delle volte. Si tratta infatti di un animale ad attività prevalentemente notturna che non abbandona mai il suo rifugio durante le ore di luce. Sulla sua identità non potranno esserci malintesi, i grandi occhi, la forma più stondata del muso e la colorazione grigio piombo della pelle ci avvertono subito che non ci troviamo di fronte a una murena Ciò non significa però che debbano venir meno le precauzioni soprattutto in fase di recupero. Nonostante l’aria buona e inoffensiva questa specie di grossa anguilla sa bene come difendersi e il suo morso non ha niente da invidiare a quello della murena, anzi. Oltretutto c’è da tener di conto le sue incredibili capacità di reazione che soprattutto negli individui più grossi arrivano a metterci in seria difficoltà. La sicurezza del recupero dipenderà molto dalla precisione con cui avremo piazzato il tiro. In ciò non dovremmo avere problemi, vista l’assoluta immobilità del bersaglio, ma l’emozione talvolta fa dei brutti scherzi. Meglio quindi aspettare qualche frazione di secondo in più, ma essere sicuri di mettere l’arpione nel bel mezzo della testa, l’unico punto che oltre a garantirci una sicura tenuta ci consente anche di manovrare la preda a nostro piacimento, tenendola lontana e impedendole così di mordere. Se, invece, distrattamente dovesse morderci, piantargli il coltello negli occhi (dovrebbe mollare la presa) o, se siamo in superficie, colpirlo, sempre con il coltello, in mezzo alla testa e cercare di far leva tra le mandibole.

 

Terapia: la prima preoccupazione deve essere quella di pulire accuratamente la ferita e disinfettarla con mercuro-cromo o tintura di iodio. Evitiamo invece assolutamente l’ammoniaca.

Se invece abbiamo avuto delle lacerazioni profonde non rimane altra alternativa che recarsi al più vicino ospedale.

 

Nel Mediterraneo abbiamo tre tipi di Grongo:

il Grongo (propriamente detto); il Grongo nasuto e il Grongo delle Baleari.

 

Grongo (Conger conger)

 

 

 

 

Conger conger

GRONGO

Classe: Osteitti

Sottoclasse: Attinotterigi

Ordine: Anguilliformi

Sottordine:

Famiglia: Congridi

Genere:

Descrizione: è specie assai nota e dall’aspetto caratteristico, simile alla murena ma con la pelle uniformemente grigia scura. Si conoscono delle forme più chiare e quasi bianche. La pelle è priva di squame e ricoperta di muco.

Abitudini: specie ad ampia diffusione che si trova dalla superficie ad oltre 1000 metri di fondo. Conduce vita bentonica e di giorno resta nascosto negli anfratti rocciosi mentre di notte è facile trovarlo in giro alla ricerca di cibo.

È carnivoro e molto aggressivo. Si pesca facilmente con le lenze e con il fucile subacqueo, ed anche con le strascicanti

Dimensioni: può raggiungere i 3 mt. ed i 110 Kg. di peso

Distribuzione: comune in tutto il Mediterraneo.

Nomi dialettali: tiagallu (Genova), ruonco (Napoli), salixi (Cagliari).


 

Grongo bicolore (Chlopsis bicolor)

 

 

 

Terapia: Il trattamento di queste ferite è lo stesso di quello che dev’essere usato per punture di altre specie di pesci con spine velenose non essendo noto a tutt’oggi un antidoto specifico. Sono consigliati lavaggi prolungati con acqua sterile o salata o addizionata col 5% di permanganato di potassio. Molti medici raccomandano l’immersione della parte colpita quando ciò è possibile, in acqua bollente alla temperatura massima sopportabile dal paziente, per una durata da un minimo di mezz’ora ad un’ora, per più volte. Questo può produrre una diminuzione del dolore poiché l’alta temperatura distrugge rapidamente il veleno. È anche giovevole l’aggiunta all’acqua di solfato di magnesio o sale di Epsom.

Comunque è assai importante una accurata disinfezione della ferita, specie se la lacerazione è ampia, poiché oltre al veleno, possono essere penetrate nella piaga sostanze estranee come fango e batteri di vari tipo. Se la cura è stata pronta e la medicazione antisettica rapida si può evitare il trattamento con antibiotici, che può rendersi invece necessario quando sia trascorso un certo tempo dal momento dell’attacco, come può anche essere consigliabile, in simili casi, una iniezione antitetanica. Se allo shock primario che segue immediatamente alla puntura, se ne verifica un secondo dovuto all’azione del veleno sul sistema circolatorio sanguigno, dovranno essere impiegati rimedi tendenti a mantenere il tono cardiovascolare ed a prevenire complicazioni ulteriori. Lavare abbondantemente la ferita in acqua di mare; fare impacchi di ammoniaca diluita e somministrare antistaminici.

Buoni risultati nel trattamento di queste ferite si sono ottenuti anche praticando una stretta legatura al disopra del punto colpito, quando questo era in una gamba o in un braccio e immergendo l’arto legato in acqua ghiacciata. La legatura deve essere tolta non prima di cinque e non dopo dieci minuti, la parte colpita deve restare nell’acqua ghiacciata almeno due ore. L’acqua non deve contenere sale. La ferita va poi disinfettata con iodio e mercuro-cromo.

 

Chlopsis bicolor

GRONGO BICOLORE

Classe:

Sottoclasse:

Ordine: Anguilliformi

Sottordine:

Famiglia: Xenocongridae

Genere: Chlopsis

Descrizione: ha il corpo molto simile ad un’anguilla: è allungato, leggermente compresso ai lati in prossimità della coda. L’occhio è piccolo e circolare. La bocca è piuttosto grande, incisa orizzontalmente. La mascella superiore è leggermente sporgente. L’animale è sprovvisto sia di pinne ventrali sia di pinne pettorali; la pinna dorsale è molto allungata. Il colore è abbastanza caratteristico: superiormente e fino ai fianchi è brunastro o caffelatte, il ventre invece è biancastro con una netta separazione tra le due colorazioni.

Abitudini: vive probabilmente tra i 30 e i 350 metri di profondità, su fondali preferibilmente sabbiosi o fangosi ove passa gran parte del suo tempo infossato. Si nutre di invertebrati bentonici. Si cattura con le reti a strascico dei

motopescherecci. Ha carni discrete, ma un po’ spinose. Questo animale è apparso per la prima volta nel 1810 nello stretto di Messina. Furono trovati esemplari sia in alcune località italiane sia in acque mediterranee nonché in quelle oceaniche per cui oggi si sa per certo che, nonostante la rarità, la sua presenza ha un’ampia localizzazione geografica.

Dimensioni: l’animale può raggiungere la lunghezza totale di 42 centimetrimetri.

Distribuzione: il grongo bicolore è stato pescato, sempre però in modo sporadico, nel Tirreno, nello Jonio e in Adriatico.

Nomi dialettali: ancidda ‘mpiriali (Sicilia).


 

Grongo delle Baleari (Ariosoma balearicum)

 

 

   

 

Ariosoma balearicum

GRONGO DELLE BALEARI

Classe: Osteitti

Sottoclasse: Attinotterigi

Ordine: Anguilliformi

Sottordine:

Famiglia: Congridi

Genere:

Descrizione: somiglia molto al grongo, da cui differisce per alcuni caratteri anatomici della testa e per la colorazione, ocra chiaro.

Abitudini: vive su fondali fangosi, sempre in discrete profondità e fino a 3000 mt. Si pesca solo con reti a strascico, specialmente di notte.

Dimensioni: molto inferiori a quelle del grongo, può raggiungere i 50 cm. di lunghezza.

Distribuzione: è noto in tutto il Mediterraneo, non molto comune.

Nomi dialettali: ruongo de fango (Napoli).  

 

Grongo nasuto (Gnathophis mystax)

 

 

 

Gnathophis mystax

GRONGO NASUTO

Classe: Osteitti

Sottoclasse: Attinotterigi

Ordine: Anguilliformi

Sottordine:

Famiglia: Congridi

Genere:

Descrizione: il corpo, cilindrico nella parte anteriore, è compresso posteriormente e la pelle è nuda. Possiede una bocca piccola con mascella inferiore più corta: i denti superiori sporgono esternamente.

Abitudini: vive infossato nel fango a profondità comprese tra 100 e 800 metri ed è carnivoro. Si pesca occasionalmente con le reti a strascico o con i palangresi.

Dimensioni: può raggiungere i 40 centimetri.

Distribuzione: è presente nel Mediterraneo occidentale e centrale; nei nostri mari è abbastanza comune.

Nomi dialettali: gruncu di fangu (Palermo), buttucanali (Catania).