Medusa

 

 

Questi invertebrati marini, a vita sia pelagica-planctonica (cioè in sospensione nell’acqua), sia bentonica (cioè sul fondo del mare, come le attinie), sono dotati di cellule urticanti, chiamate cnidoblasti, a forma di vescichetta microscopica, nella quale è contenuto un filamento velenoso che, alla rottura della vescichetta, viene proiettato con forza all’esterno. Il contatto della pelle umana con il corpo dell’animale causa la rottura delle vescichette e la fuoriuscita dei filamenti urticanti, che provocano le succitate varie conseguenze.

Nel 1973, durante una tempesta al largo di Sydney, in Australia, un’ondata gettò sul ponte del cargo Kuranda una gigantesca medusa. Itentacoli, lunghi 60 metri, colpirono un marinaio che morì intossicato dal veleno. Il racconto ha dell’inverosimile, tuttavia abbondano resoconti e testimonianze di meduse di dimensioni colossali, addirittura con un ombrello del diametro di 80 metri.

La medusa artica (Cyanea arctica) è il più grande di questi celenterati, un mostro con un ombrello del diametro di circa 2,53 metri e i tentacoli che si spingono in un raggio di una sessantina di metri. Non è mai risultato che abbia aggredito un uomo ma, considerando le dimensioni dei pesci mangiati dalle meduse più piccole, è logico ritenere che una grossa medusa artica sarebbe sicuramente in grado di intrappolare un uomo, portarselo alla campana e avviarlo nel suo stomaco. Solo un caso mortale, di cui siamo a conoscenza, avvenuto mentre il mare era mosso e un onda ha buttato addosso ad un marinaio su una barca dei tentacoli urticanti di una grossa medusa artica, avvinghiandolo completamente. Una specie affine alla medusa artica, rara nel Mediterraneo, ma che la si può incontrare in primavera è la Cyanea capillata.

La cubomedusa (Chiropsalmus quadrigatus), invece, è una piccola medusa della regione dell’Indo-Pacifico, ed ha ucciso delle persone in pochi secondi solo per averle sfiorate con i suoi tentacoli. È, indubbiamente la medusa più velenosa e, forse in assoluto, la creatura più pericolosa del mare; vero terrore delle spiagge australiane. È grande all’incirca come un palloncino e può uccidere in pochi secondi. Una volta che il veleno è entrato in circolo, ha la possibilità di raggiungere il muscolo cardiaco e, se è in una dose piuttosto elevata, può paralizzare il cuore in mezzo minuto. Il dolore causato da questo veleno pare sia il più straziante che esista al mondo. Fra i bagnanti delle acque australiane, decine di persone sono state punte e molte sono morte. Un uomo sfiorato da una cubomedusa morì in meno di 30 secondi; un altro uscì urlando dall’acqua con una cubomedusa attaccata alla schiena e morì in un’ora; una ragazzina di undici anni morì in un minuto dopo essere stata punta ad una gamba mentre camminava nell’acqua a pochi metri dalla riva.

Per quelle mediterranee segni e sintomi dipendono chiaramente dalla specie e dall’entità del contatto, si possono avere lesioni che vanno da piccole e rosse eruzioni papulose fino a vere e proprie lesioni cutanee profonde con presenza di pustole, rottura di vescicole e talvolta necrosi tissutale. Se il contatto con meduse è leggero si possono avere eruzioni di tipo orticarioide, con prurito e dolore locale intenso. È sufficiente applicare acqua salata più calda possibile oppure alcool. Evitare l’acqua dolce perché rende attivo il veleno. Se sono presenti sulla cute dei tentacoli non tentate di toglierli sfregando la parte, perché anche in questo caso si rischia di attivare il veleno. Un eritema o un aspetto morbilliforme è possibile ed il dolore è sempre presente e si sviluppa quasi immediatamente e talvolta è di notevole intensità, può perdurare per diversi giorni. Nei casi più gravi si può avere linfoadenopatia, dolori muscolari, addominali, ansia, astenia, lacrimazione, nausea, brividi, vertigini, difficoltà respiratoria e shock.

La maggior parte delle Scifomeduse mediterranee sono più o meno tossiche per l’uomo, ma soltanto quelle che danno aggregazioni costiere durante la stagione balneare costituiscono un serio danno per il turismo e la pesca. Le specie che causano maggiori problemi sono Pelagia Noctiluca, Carybdea Marsupialis e Chrysaora Hysoscella, che possono essere presenti lungo le coste nel periodo della balneazione. È comunque da sottolineare che il Mediterraneo può essere considerato un mare fortunato dato che anche la specie dotata di maggior tossicità, Pelagia Noctiluca, ha un’azione di gran lunga meno pericolosa di quella delle Cubomeduse del genere Chironex, presenti nei mari australiani.

Terapia: quando un individuo viene in contatto con una medusa, parti dell’organismo dell’animale (più comunemente i suoi tentacoli) spesso gli si attaccano addosso. Se questo accade, i pezzi devono essere rimossi immediatamente in modo da poter trattare l’area colpita ed evitare che il problema si propaghi. È importante tener presente che i pezzi di medusa che aderiscono alla vittima sono ancora attivi e capaci di pungere ogni cosa che li tocca, compreso il soccorritore. Per questo motivo le parti di medusa devono essere tolte con cautela. Non usare mani nude o sabbia bagnata.

Iniziando le cure di emergenza, per prima cosa lavate la zona colpita ed i pezzi rimasti attaccati alla stessa con acqua marina (usare un tipo d’acqua diverso conserverebbe la “bruciatura” delle cellule velenose, che creerebbero una maggiore irritazione). Le cellule velenose delle meduse più comuni sono rese inattive quando sono lavate con comune aceto da cucina. È quindi caldamente raccomandata l’applicazione di aceto ogni qualvolta si sospetti un contatto con una medusa.

Quando tutto il materiale velenoso è stato rimosso, l’area ferita deve essere lavata a fondo con sapone. Il dolore può essere mitigato immergendo la parte ferita in acqua calda o applicando antistamine o pomate. In questi casi usare pomate analgesiche, antistaminiche o cortisoniche, dell’ammoniaca o dell’aceto o pomate tipo antizanzare, o foile. Applicare dell’alcool e quindi della sabbia asciutta (mai sabbia bagnata o acqua dolce!), da evitare la doccia e l’impiego di acqua calda come anche di scarso effetto l’impiego di ghiaccio. Purtroppo in caso di dolore gli unici analgesici efficaci sono di difficile uso e richiedono la presenza di un medico (codeina, meperidina, procaina, etc.) questo vale anche ovviamente per i sintomi più gravi.

Il medicamento principale è l’ammoniaca che ha il potere di bloccare l’azione del veleno, ma è ugualmente valido spalmare la parte colpita più volte al giorno con pomate antibiotiche al cortisone. In caso però che non ci sia possibile averle sottomano possiamo ricorrere a due rimedi empirici ma sempre validi: una mezza cipolla può servire ad alleggerire l’azione del veleno, come una fetta di pomodoro che oltre a sfiammare la parte la rinfresca e garantisce una buona idratazione.

Le specie più presenti nel Mediterraneo sono sette: Mmedusa quadrifoglio, Medusa luminosa, Cassiopea, Polmone di mare, Barchetta di san Pietro, Medusa sole, Cubomeduse.  

Barchetta di san Pietro (Velella velella)

Un altro sifonoforo molto comune nei nostri mari, ma non molto pericoloso per via dei suoi brevissimi tentacoli, è la velella o barchetta di San Pietro che compare frequentemente galleggiante alla superficie del mare dove naviga spinta dal vento. È costituito da una lamina basale circondata da corti tentacoli e da una espansione laminare emersa, simile a una vela. Forma grossi banchi che possono, appunto, essere sospinti a riva dal vento. Di colore bianco bluastro, misura sino a 7 centimetri.

 

Velella velella

barchetta di san pietro

Classe: Scifozoi

Sottoclasse:

Ordine: Rizostomei

Sottordine:

Famiglia: Rizostomatidi

Genere:

 


Medusa cassiopea (Cotylorhiza tuberculata)

Medusa facilmente riconoscibile per il suo ombrello discoidale, rilevato al centro, e per i numerosi e corti tentacoli che terminano con dischetti blu violacei. La colorazione dell’ombrella è bianco giallastra. Non rara sotto costa nei mesi estivi. Misura sino a 30 centimetri di diametro.

 

 

 

 

Cotylorhiza tuberculata

MEDUSA cassiopea

Classe: Scifozoi

Sottoclasse:

Ordine: Rizostomei

Sottordine:

Famiglia: Rizostomatidi

Genere:

 

 

Medusa luminosa (Pelagia noctiluca)

La colorazione dell’ombrella è varia: giallo-bruniccia, rosa, porpora; il colore è più pronunciato sui tentacoli e sulle gonadi. Le nematocisti urticanti sulla superficie dell’ombrella sono rosse, le statocisti brune. Le dimensioni si aggirano intorno a 15 cm. di diametro, 3 cm. l’altezza, 30-40 cm. i tentacoli in estensione.

In alcune giornate estive il mare pullula letteralmente di queste graziose piccole meduse brune o rosa violaceo, che sono tra le più micidiali poiché dove toccano lasciano la loro impronta stampata come da ferro rovente.

 

 

 

Pelagia noctiluca

Medusa luminosa

Classe: Scifozoi

Sottoclasse:

Ordine: Semeostomei

Sottordine:

Famiglia: Pelagidi

Genere:


 

Polmone di mare (Rhizostoma pulmo)

Si tratta della più grossa medusa del Mediterraneo e si riconosce facilmente per la sua ampia ombrella traslucida dal margine violetto. Le braccia sono piuttosto grosse e frastagliate. Non rara sotto costa nei mesi estivi. È solo debolmente urticante. Misura sino a 60 centimetri di diametro.

 

 

 

Rhizostoma pulmo

polmone di mare

Classe: Scifozoi

Sottoclasse:

Ordine: Rizostomei

Sottordine:

Famiglia: Rizostomatidi

Genere:

 

 

Medusa quadrifoglio (Aurelia aurita)

L’ombrella è incolore, trasparente, i canali radiali, i tentacoli orali e le gonadi sono color ciclamino, violetto, rosso, rosa e anche giallastro. Le dimensioni arrivano a 40 cm. il diametro e 10-15 cm. l’altezza.

 

 

 

 

 

Aurelia Aurita

Medusa quadrifoglio

Classe: Scifozoi

Sottoclasse:

Ordine: Semeostomei

Sottordine:

Famiglia: Ulmaridi

Genere:


 

Medusa sole (Aequorea aequorea)

Le dimensioni dell’ombrella possono raggiungere i 25 cm. di diametro. L’ombrella è trasparente come vetro, solo la superficie interna spesso è tinta di blu, le gonadi sono blu o violette nel maschio, rosa nella femmina e i tentacoli possono raggiungere i 30 metri di lunghezza.

 

 

 

 

 

 

Aequorea aequorea

medusa sole

Classe: Idrozoi

Sottoclasse:

Ordine: Idromeduse

Sottordine: Leptomeduse

Famiglia: Aequoridi

Genere: