Senz’altro i più comuni rappresentanti degli Olocefali spettano alla famiglia Chimeridi i cui componenti hanno muso ottusamente appuntito, sporgente oltre la bocca, molle e provvisto di appendici ; coda lunghissima, sottile, gefiricerca. Il solo genere Chimaera forma l famiglia, che è presente anche nel Mediterraneo.
Il nome della Chimera mostruosa (Chimaera monstruosa) è più che eloquente circa il suo aspetto. Questo, certo non bello, colpì la fantasia degli uomini tanto che questi pesci furono denominati dal nome del mostro mitologico spirante fiamme dalla bocca.
Creatura di mare profondo, la chimera possiede una grossa testa con grandi occhi e bocca piccola, due pinne dorsali, di cui l’anteriore breve e alta ha il primo raggio erettile collegato con ghiandole velenose. Le pettorali, attaccate subito dietro alle aperture branchiali, sono molto più ampie e lunghe delle ventrali, pose poco sotto il primo terzo della dorsale posteriore.
Una robustissima spina dello stesso tipo e della stessa conformazione di quella dello spinarolo è anche posseduta dalla chimera e le sue punture, si dice che siano dolorosissime e pericolose.
Tuttavia non si sa nulla di preciso sulla sintomatologia del suo veleno, essendo questo un pesce semiabissale che viene pescato solo dalle reti a strascico dei pescherecci d’altura e che pertanto solo incidentalmente può produrre ferite o lesioni essendo quasi sempre morto quando arriva alla superficie. (per cui non riguarda noi cacciatori).
Terapia: Non esiste alcun antidoto conosciuto per questo veleno che sebbene possieda molte proprietà simili a quelle del veleno del cobra non è minimamente combattuto dal siero anti-cobra mentre gli ossidanti come gli ipocloriti e le soluzioni di permanganato di potassio riescono a distruggerlo, così come gli antistaminici con iniezioni endovenose di gluconato di calcio. Ciò che è più da temere, nelle punture delle chimere è il prolungato effetto del veleno e le gravi conseguenze che esso può portare per lunghissimo tempo. Anche anni.
Le prime cure che possiamo portare alla parte ferita si basano anzitutto sulla suzione nel tentativo di diminuire la quantità di veleno destinata ad entrare in circolo. Ciò non sarà possibile se la parte offesa si trova su uno degli arti inferiori o in un tratto del corpo che non possiamo raggiungere con la bocca, in questo caso comunque conviene fare il possibile per favorire l’uscita del sangue allargando la ferita ed esercitando pressione con le mani. Subito dopo cerchiamo di raffreddare l’epidermide con del ghiaccio o, se non ci è possibile reperirlo, utilizzando un panno bagnato oppure immergere la parte colpita nell’acqua più calda che possiamo sopportare lasciandola immersa anche per un’ora.
Se siamo sensibili alle punture in genere dobbiamo aspettarci un certo rialzo della temperatura e ricorrere, in caso di punture profonde, ad un’iniezione di cortisone, pomate antistaminiche, ma non ammoniaca.
Qualora non fosse possibile questa soluzione, provare a fare uscire il sangue, lavare con acqua di mare e bruciare la ferita con una sigaretta.