Il pesce serra (Pomatomus salatrix), il cui soprannome «la mannaia» meglio rappresenta il modo in cui questo ingordo siluro vivente porta la distruzione quando passa in mezzo ai banchi di pesce azzurro: sgombri, aringhe e pesci analoghi.
Questi animali non esitano ad inseguire la preda fino a terra, sulla spiaggia saltando fuori dei frangenti per correr dietro alle loro vittime rimaste arenate, magari facendo anch’essi la stessa fine. Spesso dopo aver assistito ad un pasto di un branco di voraci pesci serra, i pescatori si mettono a discutere sul vecchio tema di quale fine farebbe un uomo che andasse a cadere fuori bordo in mezzo a un’orda di questi pesci.
È opinione comune che una persona in acqua insieme a pesci serra verrebbe gravemente mutilata se non addirittura mangiata viva un pezzo alla volta.
Una fonte degna di fede, la rivista «Man and nature», pubblicò un articolo nel dicembre del 1972 descrivendo il pesce serra «inesorabile» e aggiunse senza fare commenti che «è stata avanzata l’ipotesi che un nuotatore in mezzo a un’orda di tali pesci affamati potrebbe venire scarnificato fino all’osso».
Nessuno sa di sicuro che cosa accadrebbe ad un uomo che
cadesse in mare fra i pesci serra che fanno il loro pasto, ma un’analisi delle
caratteristiche dell’animale e del suo modo di nutrirsi ce lo fanno immaginare
anche troppo bene. Il pesce serra è un animale di dimensioni modeste, del peso
di circa 4-5 chilogrammi sebbene il suo peso record possa superare anche i 130.
Il 26 luglio scorso (1999), a Marina di Donoratico, vicino a Cecina, in Toscana, un bambino è stato morso selvaggiamente da un pesce serra. Il bambino era in acqua, assieme ai fratelli, quando il pesce lo ha aggredito lasciandogli i segni profondi di una corona di denti aguzzi e, sotto la pianta del piede, un taglio ancora più largo. Sette punti di sutura sono stati necessari per quella ferita.
È agile e lucente con le fauci orlate di denti conici e aguzzi; se viene preso all’amo lotta furiosamente per spezzare la lenza. Spesso sono stati adottati i cimini della lenza in filo di acciaio anche per pescare pesci serra di modeste dimensioni.
Questo animale è diffuso in un’ampia fascia, dall’Australia, all’Europa e nell’America del Nord, dove si trova in grande abbondanza lungo la costa orientale. I pesci serra si spostano in banchi impressionanti, spesso in numero di migliaia.
Talvolta essi semplicemente decapitano o staccano la coda delle vittime perciò tanto frequentemente si devono imputare a questo comportamento i misteriosi arrivi sulle spiagge di pesci senza testa e senza coda di cui scrivono i giornali.
Questa loro foga distruttiva ha fatto nascere la convinzione che i pesci serra sarebbero capaci di ridurre un uomo a brandelli.
Nella storia del repertorio alimentare del pesce serra non vengono mai fatti riferimenti a nessuna preda della grandezza di un uomo e infatti si presume che la presenza di un uomo nell’acqua dovrebbe mettere in fuga i pesci serra. Nonostante queste rassicurazioni una persona che immergesse una mano nell’acqua vicino ai pesci serra che mangiano, rischierebbe di farsela mutilare. Come ben sanno i pescatori di «mannaie», le fauci di un pesce serra tirato in barca sono da evitare a tutti i costi.
Comunque per noi cacciatori sarà sufficiente stare attenti, nella fase del recupero, a non mettere le dita nella sua bocca.
Terapia: la ferita va subito lavata con acqua di mare e sarà
opportuno spremerla per fare uscire sangue ed eventualmente tossine e
disinfettare con mercuro-cromo.
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Pomatomus saltator |
PESCE
SERRA |
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Classe:
Osteitti |
Sottoclasse: Attinotterigi |
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Ordine:
Perciformi |
Sottordine: |
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Famiglia:
Pomatomidae |
Genere: |
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Descrizione: corpo
oblungo di colore azzurro verdastro sul dorso, più chiaro ventralmente. Abitudini: pesce
pelagico e predatore, si raduna in grandi branchi alla ricerca di cibo. Non si spinge mai in mare aperto,
ma insegue
le vittime, soprattutto
cefali, fino dove l’acqua è profonda
poche decine di centimetri. Si pesca
soprattutto con
lenze a
traina, purché
il cavo |
terminale sia d’acciaio, altrimenti viene
tranciato dalle fortissime mascelle. Dimensioni: circa
1 metro di lunghezza Distribuzione:
cosmopolita,
piuttosto comune lungo le nostre coste. Nomi dialettali: limone (Liguria), pesce bianco (Venezia). |