Cernia
I
Serranidi sono pesci di dimensioni generalmente notevoli, particolari dei mari
tropicali, ma presenti anche in quelli temperati; Hanno corpo robusto, più o meno
compresso, ricoperto di squame ctenoidi; la bocca è di solito ampia, e munita
di piccoli denti. Le loro carni sono assai stimate, ed alcune specie
costituiscono ambitissime prede per i cacciatori subacquei.
La Cernia vive nel Mediterraneo, nell’oceano Atlantico, nel Pacifico, nell’Indiano, a profondità notevoli durante l’inverno, in vicinanza delle coste nella buona stagione. D’estate le Cernie stanno negli anfratti delle rocce, con le quali si mimetizzano quasi perfettamente, di solito tra i venti ed i sessanta metri di profondità. In tali anfratti essi si scelgono opportunamente delle vere e proprie tane, dalle quali balzano fuori, con uno scatto della larga e potente coda, per abboccare un pesce o un mollusco. Sono di una fibra eccezionalmente resistente: allorché vengono arpionate dal cacciatore subacqueo, divaricano le pinne e gli opercoli, ed è necessaria una lotta faticosa ed accanita per riuscire a trarle dalla tana alla superficie; più di un cacciatore subacqueo ricorda di avere talvolta dovuto abbandonare, dopo una lotta estenuante, l’arpione e la preda per non andare in sincope. La cernia gigante (Epinephelus itajara), che vive tra la Florida e il Sud America, raggiunge la mezza tonnellata di peso e tre metri di lunghezza. Le dimensioni delle cernie giganti sembra aumentino in relazione alla profondità in cui vivono, così non deve sorprendere che gli individui più grandi vivano nascosti tra gli scogli e le secche di alcune delle fosse oceaniche più profonde.
L’abitudine di questi pesci di annidarsi negli oscuri recessi delle scogliere e di vecchi relitti li rende estremamente pericolosi per i subacquei.
Essendo animali molto curiosi si avvicinano all’uomo senza timore e raramente lo aggrediscono, ma le cernie posseggono un’enorme bocca ed il loro morso non è meno energico di quello degli squali. Si dice che i pescatori di perle dell’Indo Pacifico temano i Serranidi giganti più ancora degli squali, e lungo le banchine del porto di San Juan di Portorico la gente racconta storie di cernie giganti che aspettano sotto i pontili per afferrare i ragazzi che talvolta si tuffano e fanno il bagno lì. La cernia bruna è uno dei più grandi serranidi presenti in Mediterraneo; può superare il metro di lunghezza e i 65 Kg. di peso.
È forse la cernia meno rara
tra quelle viventi nei nostri mari. Abita di preferenza i fondali rocciosi anche
oltre i 100 metri di profondità. È un animale abbastanza sedentario, vive in
tana uscendo solamente per cacciare entro una ben limitata area che difende da
qualsiasi intruso. È un vorace predatore e si ciba preferibilmente di
cefalopodi, ma caccia anche pesci e grossi crostacei.
La colorazione di fondo del corpo della cernia bruna (che è la più comune tra le congeneri mediterranee) è marrone cioccolato sul dorso e giallognola sul ventre. Sono molto caratteristiche delle macchie giallo verdastre sparse irregolarmente sulla testa, sul dorso e lungo i fianchi dell’animale vivo, ma che scompaiono poco dopo tempo negli individui morti. Le pinne sono marroni scure o nerastre. La sua cattura oggi è piuttosto rara e difficile, sia per il cacciatore subacqueo (per il quale è forse una delle prede più prestigiose), sia per il pescatore.
Le carni sono commestibili,
ma non ottime. Nell’ambito delle ingenuità tipiche del principiante un posto
di tutto rispetto è occupato dalla stoltezza di andare a infilare le mani in
bocca ad una cernia. Ciò capita a volte nell’euforia di mostrare la preda
agli amici e si conclude in genere con una penosa figura che oscura in parte la
validità dell’impresa. Il serranide è infatti dotato di una fittissima serie
di piccoli denti disposti verso l’interno in modo da assicurargli
un’inesorabile tenuta sui pescetti che hanno la disgrazia di capitargli a
tiro.
Anche
da morta la trappola è capace di funzionare e ci accorgiamo subito che
rientrare in possesso della mano non è un giochetto da poco. Ciò vale anche
per la presa effettuata infilando le mani nelle branchie, anch’esse fornite di
miriadi di piccoli denti, molto acuminati e rivolti verso l’interno.
Nel Mediterraneo vivono 6 specie di cernia e sono:
la Cernia bruna; la Cernia bianca; la Cernia nera; la
Cernia rossa; la Cernia di fondale; la Cernia dorata.
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Epinephelus aeneus |
CERNIA
BIANCA |
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Classe:
Osteitti |
Sottoclasse: Attinotterigi |
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Ordine:
Perciformi |
Sottordine: |
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Famiglia:
Serranidi |
Genere: |
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Descrizione: simile
alle congeneri, ha la forma più slanciata e addome mai preminente. Il
corpo è interamente ricoperto da scaglie. Il colore è uniformemente
grigio topo con delle caratteristiche linee biancastre che solcano
l’opercolo partendo dall’occhio. Abitudini: vive
su fondali sabbiosi e fangosi a discreta profondità.
È carnivora
e vorace
e si
pesca con
le |
strascicanti nel Senegal (Atlantico) in discreti
quan-titativi e quindi si trova spesso nei nostri mercati. Dimensioni: in
media sui 50 centimetri. Distribuzione:
dall’Atlantico
orientale si spinge nel Mediterraneo meridionale, dove è comune in
Tunisia. Nomi
dialettali:
tincuni (Messina), scirenga
(Sicilia). |
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Epinephelus guaza |
CERNIA
BRUNA |
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Classe:
Osteitti |
Sottoclasse: Attinotterigi |
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Ordine:
Perciformi |
Sottordine: |
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Famiglia:
Serranidi |
Genere: |
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Descrizione: è
la più nota tra le cernie dei nostri mari, ambizione dei cacciatori
subacquei, dall’aspetto e dal colore inconfondibili. È capace di
notevoli variazioni cromatiche a scopo mimetico. Abitudini: vive
in fondali rocciosi tra pochi metri di profondità e oltre 200 mt.
Conduce vita sedentaria e abita tra e sotto scogli, in una tana ben
protetta e dalle molte aperture, che non lascia per anni,
allontanandosene, ma mai per lunghi tratti, per cacciare. È carnivora e
preferisce i molluschi cefalopodi, come polpi e seppie.
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Abbocca alle lenze ma difficilmente la si estrae
dalle tane. È preda facile per i cacciatori subacquei che in molte zone
l’hanno fatta sparire o rifugiare in acque fonde. Dimensioni: la
più grossa cattura di questa specie fu un esemplare di 65 Kg. nelle
acque di Favignana ad opera di subacquei; di solito intorno ai 10 Kg. Distribuzione:
comune
nel Mediterraneo. Nomi
dialettali:
luserna (Liguria), scirenga
(Cagliari).
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Epinephelus alexandrinus |
CERNIA
DORATA |
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Classe:
Osteitti |
Sottoclasse: Attinotterigi |
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Ordine:
Perciformi |
Sottordine: |
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Famiglia:
Serranidi |
Genere: |
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Descrizione: questa
specie si caratterizza, oltre che per l’aspetto slanciato, per avere
negli esemplari giovani una serie di striature scure longitudinali sui
fianchi, mentre negli esemplari adulti è presente una vistosa macchia
dorata. Abitudini: vive
su fondali rocciosi anche a pochi metri di profondità, ma non si intana
facilmente e comunque sempre provvisoriamente, preferendo nuotare in
prossimità del fondo. |
Si pesca con lenze o reti da posta o con il fucile
subacqueo. Dimensioni: in
genere sui 60 centimetri, può superare anche il metro. Distribuzione:
presente
nel Mediterraneo meridionale, è comunissima in Turchia ed in Egitto. Nomi
dialettali:
confusa con le altre cernie. |
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Polyprion americanum |
CERNIA
DI FONDALE |
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Classe:
Osteitti |
Sottoclasse: Attinotterigi |
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Ordine:
Perciformi |
Sottordine: |
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Famiglia:
Serranidi |
Genere: |
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Descrizione: è
una specie diffusa in tutto il mondo, con corpo tozzo rivestito di
piccole squame ruvide e bocca di grandi dimensioni. Il colore nei
giovani è bruno violaceo mentre negli adulti bruno cioccolata. Abitudini: vive
tra i 100 ed i 200 metri in zone rocciose o nei relitti: in Gran
Bretagna è noto come «pesce dei relitti». Questo forse anche perché
è assai facile trovare giovani in superficie all’ombra di relitti di
qualsiasi genere come legni e cassette galleggianti. |
Vorace, si nutre di pesci, molluschi e crostacei.
Si pesca con lenze di fondo o con lo strascico, in vicinanza di relitti
affondati. Dimensioni: può
raggiungere i due metri ed i 50 chili di peso. Distribuzione:
comune
in tutto il Mediterraneo. Nomi
dialettali:
addottu (Reggio C.),
scarpena de sasso (Trieste), dotto (Ovunque). |
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Epinephelus caninus |
CERNIA
NERA |
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Classe:
Osteitti |
Sottoclasse: Attinotterigi |
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Ordine:
Perciformi |
Sottordine: |
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Famiglia:
Serranidi |
Genere: |
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Descrizione: il
corpo è ricoperto di squame ruvide al tatto, che ricoprono anche il
mascellare, a differenza dell’Epinephelus guaza, cui somiglia molto e
dalla quale si differenzia anche per avere la coda con il margine tronco
anziché leggermente arrotondato, nonché per la colorazione più
uniforme. Abitudini: vive
tra i 100 e i 200 metri e viene pescata con lenze di fondo.
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Dimensioni: è
la più
grande cernia del Mediterraneo: sembra possa raggiungere la lunghezza di
1,5 metri ed il peso di un centinaio di chili. Distribuzione:
non
comune, si trova nel Mediterraneo meridionale. Nomi
dialettali:
tunguni, tincuni, cirenga (Calabria, Sicilia). |

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Mycteroperca rubra |
CERNIA
ROSSA |
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Classe:
Osteitti |
Sottoclasse: Attinotterigi |
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Ordine:
Perciformi |
Sottordine: |
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Famiglia:
Serranidi |
Genere: |
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Descrizione: pur
appartenendo ad un altro genere, è molto simile alle altre cernie ed in
particolare all’Epinephelus guaza, dalla quale si distingue per aver
un maggiore numero di raggi molli nella pinna anale, per la forma
concava o rettilinea e mai convessa della codale e per la colorazione
tendente al bruno rossastro. Abitudini: vive
su fondali rocciosi in prossimità di praterie di posidonie, entro i
trenta metri di profondità e |
sembra si intani difficilmente. Si cattura
raramente, con lenze o con il fucile subacqueo. Dimensioni: può
raggiungere anche gli 80 centimetri di lunghezza. Distribuzione:
presente
in tutto il Mediterraneo, ma molto raro sulle nostre coste. Nomi
dialettali:
sciaranna boccaccia (Genova). |
