IL RIMESSAGGIO DELL’ATTREZZATURA ESTIVA 

L’ADOZIONE DI QUELLA INVERNALE

L’estate è agli sgoccioli, le vacanze sono finite e per molti pescatori in apnea è giunta l’ora di riporre l’attrezzatura adoperata durante i mesi appena trascorsi. Ci sono atleti che appendono definitivamente il fucile al chiodo per poi riprenderlo a metà del prossimo anno, come si trovano sportivi che pur continuando a pescare anche in inverno devono adeguare muta, zavorra, pinne e armi alle mutate condizioni meteo marine. Per entrambe le categorie si tratta di revisionare a fondo la strumentazione subacquea che non è più in uso sia per trovarla in perfetta efficienza al termine del forzato riposo sia per garantire una lunga sopravvivenza del materiale in oggetto visto che ci sono particolari costosi o delicati soggetti a deteriorarsi se conservati in cattive condizioni. Qualche giorno fa mi sono “rintanato” nel mio scantinato che oltre a servire per parcheggiare l’autovettura è una sorta di magazzino super attrezzato per l’equipaggiamento subacqueo, e per elaborazioni varie. Mi ero imposto di dare un’occhiata di controllo al mulinello del centotrenta pneumatico “mambizzato” poi sono stato distratto da alcune tracce di ruggine sui rulli del carrello, dalla muta sottile appesa alla gruccia, e i pensieri riguardanti il rimessaggio ottimale di vari componenti in vista dell’imminente inverno hanno rapidamente preso il sopravvento. Vediamo insieme che cosa cambiare e come procedere in questa operazione di cambiamento.

Il mezzo nautico. Ora che risiedo stabilmente in Sardegna ho la fortuna di uscire durante tutto il corso dell’anno in gommone, con la riserva di una debita rarefazione in caso di maltempo; l’unica cosa che cambio rispetto l’estate consiste nel riporre una cerata più spessa e un caldo cappello di pile all’interno del gavone! Però non dimentico i trascorsi personali e di molti miei amici pescatori: ricordo perfettamente gli anni di “purgatorio”, quando terminate le ferie bisogna per forza di cose rimessare a fondo motore e scafo gommato (un impegno notevole!) quasi certi di non adoperarli più sino alle prossime vacanze di primavera o direttamente l’estate successiva! Naturalmente i lavori da effettuare sono sensibilmente differenti a seconda dell’utilizzo ma la regola di fondo resta quella di eliminare la salsedine dal tessuto gommato, dalla vetroresina e dalle cuscinerie, dai circuiti interni di raffreddamento del motore. Personalmente tutte le volte che torno da pesca alo il gommone sul carrello e una volta a casa sciacquo tutto con un getto di acqua dolce: la manovra è sufficiente a eliminare il salino ancora umido e quindi non cristallizzato. Il secondo passaggio consiste nel calare il piede del fuoribordo in un grande contenitore di plastica: una volta assicurato che le prese d’acqua sono immerse lo metto in moto e lo lascio girare per qualche minuto con la sola acqua dolce.

 Queste semplicissime precauzioni mi consentono di ritrovare sempre in perfetta efficienza il mezzo nautico, uscita dopo uscita, stagione dopo stagione. Anche in inverno non compio operazioni di manutenzione complesse, ma devo ammettere che mi salva l’amicizia con un tecnico del settore: nei momenti di inattività forzata mi reco nella sua officina per fare due chiacchiere e succede, almeno a fine stagione, che ci ritorni con il gommone a seguito per effettuare dei controlli un po più approfonditi. Il rapporto confidenziale con Andrea, il meccanico specializzato, consiste nel fatto che è lui stesso che mi chiede se ho verificato le condizioni dell’olio del piede, lo stato delle candele, l’ingrassaggio dei leveraggi perché io sono sempre un po sbadato. Gli riferisco che non mi ricordo più l’ultima volta, che ogni tanto ci do un’occhiata; allora l’amico paziente estrae la scheda personalizzata del mio fuoribordo due tempi e mi snocciola la data dell’ultima “visita” rammentandomi che quest’anno tocca intervenire sulla girante…

Il discorso si fa un po più delicato per chi, a termine della stagione, ritira la propria barchetta… e la riprenderà a data da destinarsi. Alcuni preferiscono portare l’imbarcazione in un centro apposito, in un ricovero che dovrebbe assicurare un rimessaggio minuzioso, altri, con l’hobby del fai da te e abbastanza spazio a disposizione, si dedicano a una serie di lavori in autonomia. Riguardo alla delega a terzi bisogna assicurarsi che i tecnici siano di provata serietà e professionalità perché se si affida un gommone per otto, nove mesi ad un centro di rimessaggio si spera anche di ritrovare il mezzo in perfetta conservazione perché nessuno a voglia di perdere del tempo prezioso dietro a problemi dovuti a un cattivo stato di conservazione. Ma anche chi desidera occuparsi personalmente del proprio mezzo nautico dovrà conoscere le procedure corrette di manutenzione altrimenti si rischiano delle sorprese poco piacevoli alla ripresa dell’attività nautica. 

Come bisogna eseguire i lavori allo stato dell’arte? Per rispondere a questa domanda in modo esauriente ho chiesto lumi al mio amico Andrea che da anni si occupa esclusivamente di assistenza a motori marini e imbarcazioni. Le cure maggiori si devono riservare al motore, sia a due sia a quattro tempi, perché una meccanica che sta ferma per lungo tempo potenzialmente è più soggetta a mal funzionamenti rispetto a una che gira, che si lubrifica, che si adopera con una certa continuità. Diciamo anche che ciò che può fare un’officina specializzata riguardo all’operazione denominata “svernamento” è difficilmente riproducibile in ambiente domestico, naturalmente salvo eccezioni. Il fuoribordo deve essere innanzitutto posto in una vasca che permetta comodamente di immergerne interamente il piede e possa essere fatto girare anche con le marce inserite. Le cuffie dedicate non assicurano un’uguale portata d’acqua quindi non sono il massimo per un rimessaggio prolungato nel tempo. Nell’acqua di lavaggio, inoltre, non si devono mai mettere sostanze acide anticalcaree perché si corre il rischio di rovinare il motore! L’importante è che il fuoribordo giri per trenta, quaranta minuti in acqua dolce finché ogni traccia di sale sia rimossa dai circuiti di raffreddamento interni. 

Anche l’esterno del gruppo termico, della calandra e dei vari accessori dovrà essere deterso dalle inevitabili tracce saline: ci sono degli spray speciali che puliscono, rimuovono i depositi, lasciano un film protettivo sul metallo e sulle componenti plastiche. Dopodiché si controlla l’usura e lo stato degli elettrodi delle candele (in grado di dirci se la carburazione è a posto o ha bisogno di una messa a punto con taratura) che andranno sostituite preferibilmente una volta l’anno. All’interno dei cilindri che non si azioneranno più per molti mesi si mette una piccola quantità di olio apposito, acquistabile nei negozi di articoli nautici, disponibili per motori a miscela e a benzina (per questa generazioni di motori si immette qualche cc di sostanza stabilizzante il carburante). Per i fuoribordo a quattro tempi la manutenzione comporterà in aggiunta a ciò il cambio dell’olio e del filtro motore, da eseguire annualmente, e un controllo accurato della cinghia di distribuzione da attuare, invece, ogni due anni. Il serbatoio di benzina andrebbe svuotato e le linee di alimentazione verificate a livello di fascette, o sostituite integralmente dopo qualche anno d’uso. 

Stesso trattamento per l’eventuale filtro carburante con separatore d’acqua soprattutto nel caso equipaggi obbligatoriamente i motori a iniezione di ultima generazione. In varie parti dei comandi, delle leve, del trim, si pone l’esigenza dell’ingrassaggio attraverso gli appositi ugelli di lubrificazione e uno specifico grasso marino. L’impianto elettrico sarà revisionato nelle connessioni, nei punti di massa affinché le terminazioni si presentino integre e non ci siano ossidazioni. La batteria dovrà essere rimessata a parte, nel senso che si dovranno staccare i morsetti e dovrà essere mantenuta in carica ciclicamente.

Per lo scafo si procede sempre con un lavaggio approfondito di tutte le sezioni, ad un’asciugatura perfetta di tutti i gavoni e gli spazi interni, in maniera da evitare tracce di muffa. Le parti in vetroresina non hanno bisogno di particolari cure ad eccezione della chiglia che deve risultare integra (eventuali scalfitture, crepe, bolle andrebbero risanate accuratamente), pulita e liscia come uno specchio. Se la barca ha degli inserti in legno bisogna proteggerli con prodotti specifici ma se sono rovinati si dovrà passare la carta  a vetro e poi ridare le mani di vernice. Medesima cura per il tessuto gommato dei tubolari del gommone che dopo essere puliti con acqua e detergente, (l’ideale sarebbe un decappante che pulisce a fondo il gommone riportando il tessuto al colore originale) vanno protetti con cere apposite, e se possibile, sempre rimessati a pressione moderata. Una volta che tutte le operazioni di meccanica e di pulizia sono concluse bisogna riparare il mezzo nautico in un posto protetto dalle intemperie possibilmente in uno spazio chiuso ma sufficientemente ventilato.

dotazioni di bordo e strumenti elettronici. Quando si mette a riposo il proprio gommone potrebbe capitare di non accorgersi che le dotazioni di bordo stanno per scadere, e alla ripresa dell’attività nautica, l’anno venturo, trovarsi con razzi, fuochi, segnali, estintore scaduti. Per evitare dimenticanze passibili di contravvenzioni salate tenetevi un quaderno o un file sul computer dove annoterete tutti gli interventi di manutenzione effettuati, e le scadenze delle dotazioni di bordo: si rivelerà un mezzo eccellente di prevenzione! Gli strumenti elettronici come Gps, plotter, navigatori, ecoscandagli conviene staccarli dalla consolle, pulirli, portarli a casa e mantenerli a temperatura domestica con tutti i contatti elettrici ben protetti con appositi spray dedicati. Non lasciate gli accumulatori dentro gli apparecchi portatili per molti mesi e ogni tanto sarebbe bene ricaricare le batterie che consentono questa funzione affinché non perdano la capacità di accumulo.

 

La zavorra. Sostituendo la muta estiva, cambiando batimetriche di azione, cercando specie ittiche che frequentano il bassofondo si renderà necessario rivedere il discorso della zavorra. La mia cintura è di gomma e osservandola minuziosamente ho notato che in alcuni punti è screpolata, fessurata ed ho paura che aggiungendo mattonelle di piombo possa spezzarsi. L’ho sempre lavata in immersione al ritorno di ogni pescata ma si vede che gli anni passano anche per lei. Forse avrei dovuto farla riposare un po togliendo di tanto in tanto la tensione offerta dai piombi oppure avrei dovuto averne due da intercambiare durante le stagioni per prolungargli l’esistenza. E’ da un po di tempo che voglio procurarmi una cintura specifica per l’inverno e questa è l’occasione buona per acquistarne una nuova. La carico con sette chili di piombo ben suddivisi poi recupero lo schienalino da tre chili e mezzo e le cavigliere da trecento grammi cadauna. Adotto una piombatura suddivisa su più parti del corpo perché il mio giro vita piuttosto stretto non mi consente di caricare molti chili ma oltre questo problema soggettivo ho constatato che con le cavigliere e lo schienalino piombato riesco a pescare meglio nella risacca, a tenere basse le gambe e il dorso. 

L’importante è calibrare all’ettogrammo la pesata in funzione della quota e della tecnica di pesca: allo scopo tengo sempre i mie due piombi a sgancio rapido in cintura. Esistono in commercio anche dei gilet porta piombi o degli schienalini modulari: entrambi i sistemi permettono di aggiungere o sottrarre peso in maniera selettiva in maniera che ogni pescatore trovi l’assetto migliore per i suoi obiettivi. Che fare della vecchia cintura in via di dismissione? Prendo una forbice e ne taglio due pezzi integri, lunghi una ventina di centimetri; con questi due spezzoni mi reco dal calzolaio e mi faccio applicare due clips a bottone inossidabili. Ecco preparati due praticissimi porta piombi a sgancio rapido da applicare con un moschettone sotto la boetta segna sub!

I fucili. Questo è l’argomento che più di ogni altro mi appassiona e l’idea di questo articolo sul rimessaggio dell’attrezzatura mi è proprio venuta mentre accorrevo giù in garage a sistemare il mulinello del 130 mambizzato, una vera forza bruta della tecnologia! Il cambio dei fucili, sia a propulsione pneumatica sia ad elastico presuppone obbligatoriamente una manutenzione nei pezzi che s’intende non più impiegare per tutta la stagione invernale. Il mio 130 ad aria non è ancora ricoverato a dimora perché lungo costa hanno avvistato saltare dei tonni e quindi non posso permettermi di scendere in acqua con uno “stuzzicadenti”! Per gli arbalete extra lunghi, quelli adoperati per insidiare i grossi pesci pelagici, con mono o doppia coppia di elastici, è terminato il periodo d’uso. A fine autunno, inizio inverno, torna d’attualità il 90, il 100 per l’acqua pulita, e in tutti i casi di pesca in schiuma il 75 è uno degli arbalete più apprezzati. Il nostro 115, o armi con misure di fusto ancora più lunghe, deve essere rimessato con pazienza, ma è un lavoro tutto sommato facile e veloce, al fine di non pregiudicarne le funzionalità in un prossimo futuro. Prima di tutto anche per questi attrezzi bisognerà procedere ad un accurata immersione in acqua dolce. Il problema sarà quello di trovare un vascone di misura, una piccola piscina per bambini, altrimenti saremo costretti a lavarlo “a pezzi”. Nel mio scantinato c’è un lavabo di 120 centimetri di lunghezza (l’ho recuperato come maceria da una mensa d’asilo in ristrutturazione) che mi permette di immergere completamente quasi tutti i fucili. I punti dove si annida il sale sono le strozzature in cui sono inseriti gli elastici circolari, l’interno delle boccole (basta tenere appena in tensione la gomma e scostandola su un lato indirizzare il getto dell’acqua all’interno) e della scatola di sgancio, gli eventuali spazi vuoti tra connessione testata e impugnatura. Occorre assicurarsi che non ci siano residui anche procedendo a un semplice smontaggio dei vari ricambi. Un occhio di riguardo lo riserveremo alle gomme che preferibilmente andranno rimosse dai loro supporti, cosparse da un sottile velo di olio di vaselina, e messe a riposo in una scatola di cartone, al buio. La meccanica di sgancio sarà ispezionata (quasi tutte le armi in commercio dispongono di questa opportunità) e si darà un’occhiata ai pezzi interni per confermare che non ci siano elementi usurati.

I pneumatici superiori al metro di lunghezza possono essere sostituiti tranquillamente lasciando campo libero ai modelli di lunghezza operativa inferiori a questo dato metrico perché capaci di destreggiarsi in qualsiasi situazione invernale. Per rimessare questa tipologia di armi bisogna distinguere tra manutenzione ordinaria e straordinaria in quanto i tempi, e i mezzi per attuarla, sono sensibilmente differenti. Diciamo che la precauzione maggiore per assicurare tre, quattro stagioni di sonni tranquilli, e una manutenzione ordinaria, si ottiene non tenendo livelli di precarica eccessivamente prolungati nel tempo. Ciò significa che un 110 pompato a 35 atmosfere sarà mantenuto in questa condizione di massima resa tra maggio e ottobre poi converrà diminuirne la pressione interna per i restanti mesi di inattività. Non rispettando questa regola saremo costretti a una manutenzione straordinaria cioè a smontare completamente il fucile e sostituire gli O-Ring con una certa frequenza perché le guarnizioni risulteranno completamente schiacciate. Per le armi commercializzate dalla Maori, i Mamba, il problema è meno avvertibile perché il sistema inventato dai titolari dell’azienda lavora con pressioni tutto sommato piuttosto basse. L’operazione per diminuire le atmosfere di precarica è semplicissima: si tiene la volata del fucile puntata verso il basso per qualche minuto, e con l’eventuale variatore volto alla massima potenza, per permettere all’olio di defluire verso il pistone; poi si svita il tappo di plastica posteriore sino ad accedere alla valvola a sfera di culatta. Tramite un chiodino dalla punta arrotondata si comprimerà lievemente la piccola biglia in acciaio che decreterà l’uscita dell’aria compressa mista a tracce nebulizzate d’olio. Io lascio internamente ai miei pneumatici a riposo solo un decina di atmosfere e posso assicurarvi che sono anni che non li smonto completamente. Dopo averli sciacquati insistendo attorno al grilletto e all’interno della testata con la doccetta li faccio asciugare poi li sistemo in rastrelliera. La posizione in cui lasciarli immobili potrebbe essere quella in cui si prevede sempre la volata posta verso il basso ma personalmente preferisco tenerli in orizzontale così da lasciare defluire un po d’olio anche sulla meccanica di sgancio.

mulinello e aste. Il mulinello che si usa d’inverno potrebbe essere un modello molto più piccolo di quello che si adopera d’estate e quindi anche questo accessorio potrebbe riposare in pace per qualche mese. La manutenzione riguarda principalmente gli elementi di rotazione, di attrito, come manopolina, bobina e frizione, eventualmente da pulire per bene e lubrificare mentre per il sagolino si controlla che sia integro. Il monofilo di nylon andrebbe sostituito almeno ogni due anni perché la salsedine e il sole lo invecchiano rapidamente, degradandone la struttura molecolare.

Le aste in commercio sono quasi tutte in acciaio inossidabile e la loro longevità è a prova di anni e anni di inattività. Sulle mie tahitiane lunghe verifico che il perno delle alette non sia piegato, nel caso lo sostituisco, poi passo una carta vetro finissima sulle parti rigate sino a farle diventare perfettamente lisce: evito così anche la potenziale ossidazione di superficie. Anche le punte devono essere ripassate prima di mettere le frecce in custodia: allo scopo è sufficiente una piccola lima o della carta vetro.

La maschera. Le mutate condizioni di visibilità subacquea invogliano a calzare sul viso un modello ad ampia visuale che oltre a permettere di avvistare meglio i pesci protegge meglio la fronte e i seni frontali, fonti di frequenti sinusiti nei subacquei che s’immergono anche nella stagione fredda. Il modello a volume interno ridotto che andrà momentaneamente in “soffitta” non avrà bisogno di grandi cure perché il silicone di ultima generazione è straordinario. La gomma deperisce nel tempo, invecchia screpolandosi mentre il facciale in silicone mantiene intatti i suoi requisiti di elasticità. In alcuni modelli che possiedo, con i cerchietti ferma cristalli, ho notato che al termine della stagione rivelano sempre tracce di sabbiolina e residui vari tra vetro e base in silicone. Smonto la maschera interamente, lavo questi punti poi, una volta asciugati i vari elementi, la ricompongo e la sistemo in una scatola singola in maniera che il corpo maschera non venga schiacciato.

Le pinne. Anche questi accessori vengono sostituiti dai pescatori più tecnici magari adoperando per l’inverno un modello con pala più corta o adatta ad effettuare lunghi percorsi in superficie o strette manovre tra gli scogli del fondo. Esiste anche il caso di chi cambia le pinne perché con calzari più spessi non calza più quel numero. In tutti i casi non occorrono grandi lavori di rimessaggio perché sia i modelli con pala vincolata indissolubilmente alla scarpetta sia le pinne smontabili sono fabbricate con materiali resistenti nel tempo. Come per la maschera capita che sui modelli scomponibili adoperati tutta l’estate si sia insidiata della sabbiolina tra la pala e il longherone. Io le smonto, le sciacquo attentamente poi le lascio “riposare” smembrate, sino all’avvento della prossima stagione primaverile.

 

Testo di Emanuele Zara.