LA MICRO ATTREZZATURA

Il pescatore in apnea ha bisogno di equipaggiarsi da capo a piedi con vari elementi di base che concorrono a proteggerlo dal freddo o a preservarne l’integrità cutanea scegliendo una muta, dei guanti, i calzari, un eventuale bermuda. Naturalmente saranno necessari anche una serie di strumenti fondamentali e utili a compiere l’immersione e l’azione sportiva come maschera e tubo aeratore, il sistema di piombatura, un paio di pinne, un fucile, boa o plancetta segnasub, borse o borsoni deputati al trasporto del materiale. 

Proprio in questi giorni ho ricevuto la visita di due giovani neo subacquei che mi hanno chiesto delucidazioni in merito all’acquisto di tutti questi prodotti specialistici e la situazione mi ha fatto un enorme piacere perché ho rivisto il film di quando l’imberbe sottoscritto si accingeva con trepidazione a costituire il suo primo bagaglio di pesca, circa trent’anni orsono! Mentre scorrevo le pagine di alcuni cataloghi e si discuteva sulla qualità e sulla necessità di alcune realizzazioni mi è venuta in mente la stesura di questo articolo perché mi sono reso conto che nel computo finale compaiono tanti altri “micro” attrezzi che visti con occhio un po' più esperto si rivelano di grandissima utilità e in certi casi addirittura indispensabili. Con la pratica marina spiccano delle esigenze da soddisfare e se si conosce a priori il metodo per esaudirle ci si potrà concentrare unicamente sulla tecnica di caccia, sulle fasi dell’immersione in modo che nulla disturbi l’azione. Sul tema ci sono moltissimi esempi da esporre: c’è da agganciare la sagola del pallone al calcio dell’arma o sulla cintura di zavorra e non si sa come procedere; si pesca variando spesso la distanza da riva e la quota batimetrica trovandosi spiazzati sulla pesata corretta da adottare; l’arbalete è pronto da armare ma improvvisamente l’ogiva che si sta impugnando si rompe; l’esplorazione di un anfratto roccioso rivela un serranide di ottime dimensioni fermo in un angolo e il nostro corto pneumatico presenta sull’asta filettata una fiocina montata per saraghi e corvine; stiamo facendo l’aspetto con un fucile lungo a lato di una promettente rimonta rocciosa che cade nel blu imperscrutabile degli abissi ma il mulinello di serie contiene a malapena una trentina di metri di sagolino…

E’ comprensibile che le situazioni in cui ci si può trovare un pescatore in apnea possono essere diversissime così come sono ampie e diversificate le scelte in merito alla micro attrezzatura da impiegare nello specifico. Vediamo nel dettaglio, e in ordine alfabetico, quali sono i pezzi che compongono un bagaglio a prova di “sorprese”.  

L’arpioncino. Nella pesca in tana risulta che la maggioranza dei pescatori, e tra questi annovero anche parecchi agonisti, utilizzano nelle fessure più strette, nei passaggi più complessi topograficamente un corto pneumatico. L’asta da 7 o da 8 mm è filettata quindi può montare indifferentemente una fiocina a 3, 4 o 5 punte. Lo stesso terminale è applicato pure sulle frecce di alcuni arbalete medio corti sempre con freccia filettata e questa pratica aiuta a puntare e a sparare con immediatezza, con la sicurezza di bloccare il pesce bianco e non farlo sbattere eccessivamente. Diciamo che un equipaggiamento così costituito è in grado di soddisfare la quasi totalità delle occasioni che si presentano in tana, e anche al libero, perché nell’Adriatico e in altre regioni italiani dove l’acqua è torbida sino a limitare la visibilità ad alcuni decimetri, la fiocina offre indubbi vantaggi di puntamento. È bene sapere che l’attività subacquea è imprevedibile quindi scorrendo centinaia di buchi può capitare, ce lo auguriamo tutti, che all’interno di una cavità rocciosa compaia la silouette di una preda particolarmente grossa. Potrebbe essere una cernia di una ventina di chili, un’oratona gigante, un grongo o una murena formato magnum, un polpo assomigliante a una piovra, una spigola di dieci chili, eccetera, pesci che  stazionano nello spacco e offrono il tempo di tornare a galla per cambiare il fucile, o sostituire solo il terminale inadatto a colpire un bersaglio straordinario. L’arpione, tradizionale, spaccaossa, con alette corte o lunghe sta all’interno di una manica, sotto il polsino, si monta in un attimo svitando l’accessorio precedente, e offre l’opportunità di uccidere e recuperare qualsiasi pescione perché ne trapassa da parte a parte il corpo. Per agevolare l’operazione è sufficiente applicare preventivamente sulla filettatura del dardo un giro di teflon. Nella stessa categoria degli arpioni ma un po' più complesso da trasportare addosso c’è il terminale raffio, un gancio da avvitare sull’asta per comporre un mini raffio. Stessa peculiarità per il congegno recupera aste, una lastrina di acciaio inox piegata e conformata su misura del codolo: l’interno del gambo è cavo, filettato quindi espansibile alla lunghezza desiderata tramite l’inserimento di un’asta più o meno lunga.

La borraccia. Qualsiasi apneista, a maggior ragione un pescatore subacqueo che s’immerge per ore e ore consuma una notevole quantità di calorie, perde liquidi, sali minerali. Per una corretta carburazione del corpo umano occorre che le quote perse in seguito ad intensa attività sportiva siano reintegrate. I soggetti più accorti si portano appresso una piccola bottiglietta in cui disciolgono gli integratori. Per lo stesso motivo c’è chi sente il bisogno di alimentarsi durante la battuta così prepara un mini contenitore in cui stiva brioche, pezzettini di torta casalinga, miele e altri zuccheri, barrette energetiche, eccetera. Il mio carissimo amico Willy mi ha regalato una minuscola borraccia in plastica contenente un integratore energetico: le sue dimensioni piatte e contenute nel palmo di una mano sono ideali per occultarsi addirittura sotto il bermuda. Questa opportunità permette di bere sul posto quindi anche senza spostarsi per recarsi al pallone o avvertire il proprio barcaiolo.  

Il carichino.  

La famiglia dei carichini è ampia: la barretta di plastica rigida è normalmente inserita nella confezione di un fucile pneumatico e si utilizza per caricare l’arma dotata di asta con terminale unico. Come accennato sono di diversa grandezza, foggia ed esistono anche per armare gli elastici di un lungo arbalete. 

Queste versioni sono per lo più di produzione artigianale e consistono in un elemento che aggancia l’archetto e di una prolunga che ne permette la manovra anche a chi ha le braccia corte. 

I carichini trovano posto sotto il gambale di un bermuda, dentro il polsino della muta, sotto il fondo giacca oppure, se sono un po’ingombranti, sugli appigli del pallone segna sub. Per agevolarne il fissaggio o la rintracciabilità immediata conviene assicurarne un’estremità tramite un cappio di sagolino trecciato.

Il cavetto porta pesci. Tra i micro accessori annovererei anche il cavetto porta pesci, non sottoforma di pericolosa retina o di cavetto d’acciaio fissato indissolubilmente alla barretta appuntita ma bensì come semplice spezzone di filo plastificato facilmente liberabile in caso di impiglio o trattenuta. Il cavetto si tiene in vita: una parte con occhiello si fissa all’asola di un piombo, l’altra si può inserire attorno allo stesso oppure ad un altro piombo. L’utilità di un cavetto porta pesci vincolato in cintura si apprezza lavorando sulla verticale di una tana contenente più pesci ma anche se si sta pescando all’agguato o all’aspetto con il pallone fermo a breve distanza: non c’è la necessità di portare le prede di volta in volta sino alla boetta.

Il coltellino. La miniaturizzazione di alcuni accessori ha raggiunto livelli impensabili rispetto ad alcuni anni fa e il coltello subacqueo è uno di questi chiari esempi. Ora ci sono modelli lunghi appena una quindicina di centimetri, e anche meno, che trovano posto in foderi rigidi o tessili di pari ingombro. Si osservano fissati in cintura, sugli avambracci, sulle braccia: ognuno sceglie una postazione che risulti pratica da trovare al primo tentativo, facile da tenere sempre in vista. Non dimentichiamo che il pescatore in apnea si serve del coltellino principalmente per finire la preda ferita e in seconda battuta per risolvere questioni di pericolo tipo restare impigliati in scampoli di rete abbandonati sul fondo o rischiare di rimanere agganciati a spezzoni di palamito in bando. Proprio per il fatto che i coltellini dei pescatori in apnea possiedono dimensioni minute è essenziale che il meccanismo di ritenuta sul fodero sia testato come blocco cioè non liberi l’attrezzo al mimino contatto con le rocce.

La fiocina. Sembrerà impossibile ma anche la fiocina è uno di quei pezzi che il subacqueo può trasportare sotto la giacca della muta o sotto il gambale del bermuda. La prima volta che ho visto tale situazione sono rimasto parecchio sorpreso perché supponevo che il pescatore si forasse una natica durante il nuoto invece se la fiocina è sistemata con un po' d’accortezza, disponendola leggermente inclinata e con le punte rivolte verso l’esterno, non da nessun fastidio e soprattutto è immediatamente disponibile per cambiare la destinazione d’uso della propria arma. Naturalmente è intercambiabile con l’arpione ed è bene tenere sempre pulita la filettatura dell’asta perché se si forma dell’ossido o non c’è una buona copertura con fettuccina di teflon si rischia di tribolare tantissimo per rendere agevole la sostituzione.

Gli elementi di trattenuta: ganci, asole, moschettoncini. La micro attrezzatura per eccellenza è quella degli elementi di trattenuta: in commercio c’è il catalogo della ditta Best Divers capace di mostrare una panoramica di sistemi di ritenuta vastissima. Il pescatore in apnea ha esigenze diverse da un subacqueo speleologo o esploratore di relitti ma ciò non evita che debba dotarsi anche lui di qualche elemento utile a vincolare fucili, accessori vari sotto la plancetta segna sub o direttamente sulla cintura di zavorra. Sotto il pallone si dispone qualche moschettone in nylon o in acciaio inox: qui troverà facilmente posto qualsiasi elemento tipo l’anello porta pesci, il secondo fucile, il raffio, la borraccia, la macchina fotografica impermeabile, la tavoletta delle mire, eccetera. Un cappio di sagola costituirà il mezzo di vincolo tra i due componenti. In vita c’è posto per un discreto numero di piombi e sulla sommità di un paio di questi, o direttamente sulla cintura potremmo sistemare dei ponticelli di filo d’acciaio, degli anelli a D, delle asole di cordino, dei passanti con attacco fast-tek: punti ideali di ancoraggio per il sagolone della boa, per il cavetto porta pesci, per l’aggancio dello schienalino, eccetera.

I materiali di ricambio: le ogive, gli O-Ring, gli spezzoni di sagolino. Per fortuna il rischio di rompere qualche componente dell’attrezzatura è assai limitato statisticamente ma un pescatore previdente sa che per la rottura di un piccolo pezzo si rischia di tornare mestamente a casa. Prima di partire bisogna sempre effettuare una verifica accuratissima di ogni dettaglio del proprio equipaggiamento così si parte tranquilli ma pensare a portarsi dietro una piccola matassina di Dyneema o un’ogiva di ricambio per il proprio arbalete non è peccato. Sono particolari davvero minuti e possono tranquillamente essere trasportati sulla boa o all’interno di una bustina sulla plancetta. Stesso discorso per gli o-Ring o gli anellini di tubicino in gomma o silicone che molti pescatori adottano per tenere affiancate le alette sull’asta: solitamente reggono per tutta la battuta ma c’è la probabilità di smarrirne così è preferibile averne qualcuno di scorta. Un ottimo punto di raccolta immediatamente usufruibile è l’asola che si applica al calcio del fucile: se ne mette qualcuno alla base poi se ne impedisce la perdita tramite un semplice nodino di fermo.  

Il mulinello da cintura.  Non sono molti i mulinelli previsti per essere montati sulla cintura ma con un minimo di creatività si può trasformare qualsiasi supporto in modo da fissarlo in vita. Non c’è bisogno di acquistare modelli molto voluminosi l’importante è che posseggano un buon sistema anti parrucche perché in caso d’emergenza il filo in bobina deve fuoriuscire liberamente e senza intoppi. Il mulinello da cintura si impiega in diverse situazioni: abbandonare la piombatura sul fondo e recuperarla dalla superficie, vincolare il fucile nel caso sia incastrato in una tana o lo si desideri lasciare davanti a un segnale fondo difficilmente identificabile da galla, disporre di una riserva di filo supplementare nel caso non si disponga di un abbondante capacità di sagola nel mulinello applicato al serbatoio dell’arma impugnata. E’ preferibile che dal mulinello in cintura fuoriesca un piccolo moschettone ad aggancio rapido e che ci si alleni ad usarlo per poi trovarsi pronti in azione.

L’orologio o il computer subacqueo. L’orologio subacqueo non è un accessorio propriamente fondamentale nell’esercizio della pesca sin apnea ma in certe circostanze si rivela utilissimo. Il computer è ancora più evoluto perché oltre all’impermeabilità della cassa offre le stesse funzioni dell’orologio incrementandole con una serie di parametri che raccolgono tutti di dati dell’immersione. Le dimensioni dei moderni strumenti di misura sono ridotte rispetto al passato e oggi si possono tranquillamente portare al polso. Nella scelta si privilegerà la facilità di lettura del quadrante ma anche l’altezza ridotta della cassa a tutto vantaggio di un facile posizionamento sull’arto.

Il pedagnetto. Alla stregua del mulinello da cintura il pedagnetto rappresenta un validissimo supporto all’immersione. La sua realizzazione prevede l’uso di due galleggianti tipo sugheri da rete e un bastoncino di legno da incollare nel mezzo: sul rocchetto si avvolgerà della sagola in modo da disporre di una buona scorta. Gli specialisti sono soliti posizionarlo con della fettuccia velcro e in capo al filo sistemano un moschettone abbastanza pesante in maniera che se si abbandona il pedagno sul fondo possa srotolarsi liberalmente sino alla superficie.  

Il piombo a sgancio rapido. Io non potrei più fare a meno del piombo a sgancio rapido perché lo trovo un elemento preziosissimo nella gestione della piombatura e nell’attuazione delle varie fasi di una battuta di pesca. Il peso non è altro che un piombo da un chilo dotato di un sistema di aggancio plastico alla cintura che non prevede il classico inserimento attraverso le classiche feritoie longitudinali. Quando entro in acqua ne indosso un paio di pezzi e poi, in base alla profondità operativa e al tipo di tecnica che intendo applicare mi regolo di conseguenza. Sotto alla plancia segna sub ho collocato un piccolo tratto di cintura vecchia e questo supporto serve per trattenere agevolmente i piombi a sgancio rapido nel caso voglia ridurre la pesata complessiva. Ricordo che su questi elementi mobili non conviene posizionare ganci perché se si rimuovono si perde il riferimento; qualcuno li adopera anche come terminali per pedagno ma l’unico neo è che il loro prezzo d’acquisto è abbastanza elevato.

La torcetta. Per la torcia subacquea si può fare riferimento a vari pezzi dell’attrezzatura che nel corso dei decenni sono stati rimpiccioliti e perfezionati sotto il lato dell’ergonomia e delle prestazioni operative. Qualche produttore ha immesso sul mercato dei micro illuminatori per apneisti dotati di una potenza luminosa eccellente ma anche di un corpo in ABS o addirittura in lega metallica assolutamente contenuto come ingombri. Queste torcette stanno nel palmo di una mano, possiedono un comodo cursore per l’accensione, dispongono di una sufficiente autonomia, si possono trasportare per tutto il proseguo della battuta comodamente fissate a congegni di aggancio estremamente ben progettati da vincolare in cintura. Per le torce un po' più voluminose c’è l’usanza di trattenerle al polso tramite un lacciolo in gomma con punto di rottura predeterminato ma ho visto pescatori che nascondevano la loro torcia sotto la coda di castoro, infilata sotto al bermuda o nel gonnellino del fondo giacca, insomma, in posti che incredibili!

 

Dove sistemare i micro accessori.  

Un problema che stuzzica i pescatori più giovani è quello relativo alla sistemazione dei micro accessori. Chi ha l’appoggio di un gommone, e magari di un valente assistente a bordo, ridimensiona il termine “micro” poiché in un gavone di un’imbarcazione i limiti di spazio non sono così risicati. C’è posto per pezzi di ricambio, per la sacca porta fucili, per aste di riserva, per generi alimentari e bevande, per accoglier il pesce al fresco, eccetera. Diverso discorso per chi parte da riva con il solo appoggio della plancetta o della boa segnasub. Qui bisogna valutare attentamente le proprie necessità e scegliere un mezzo regolamentare di supporto capiente e ben organizzato come accessoristica, poi non sovraccaricarlo eccessivamente se no diventa un fardello pesantissimo da trainare. Ci sono plancette rigide o pneumatiche particolarmente attrezzate sotto questo punto di vista e di serie offrono tasche, contenitori stagni o umidi, moschettoni e altri sistemi di aggancio utilissimi per ospitare tutti i nostri micro accessori. In ultimo (vedi le voci arpioncino, borraccetta, fiocina, pedagnetto, ogiva, eccetera), ci sono elementi che preferibilmente si portano addosso: il bermuda oltre a isolare meglio i due pezzi separati della muta, giacca e pantalone, offre l’opportunità di inserire sotto a uno dei gambali diversi micro accessori, sempre pronti ad essere impiegati. Ci sono addirittura versioni con tasche esterne o interne, utilissime allo scopo, ma anche un classico bermuda regala numerose opportunità di trattenuta. Naturalmente bisognerà stare molto attenti a non offrire punti di appiglio eventuali perché nei passaggi in tane strette o scivolando a contatto del fondo si potrebbe restare pericolosamente impigliati. Un' altra zona candidata ad accettare i micro accessori è la giacca della muta: preferibilmente si scelgono le braccia o gli avambracci per posizionare coltellini e orologi ma l’interno dei polsini risulta altrettanto valido per trattenere piccoli elementi quali un arpione spaccaossa, un carichino, ad esempio. La pattina sottocavallo, come il perimetro del fondo giacca, invece, è il nascondiglio strategico per torce, fiocine, accessori vari. Io impiego con successo anche l’interno cavo dell’impugnatura dei miei pneumatici: sistemo il carichino di riserva e all’asola di tracciato che ho legato ad una estremità ho inserito una serie di anellini per tenere accoppiate le alette dell’asta. In ultimo voglio ricordare il mio indimenticabile amico e compagno di avventure Antioco che in cintura teneva una piccola tasca in tessuto militare, una giberna acquistata al mercatino delle pulci dove riponeva sempre una matassina di filo per legarsi le gomme, qualche O-Ring per l’asta, e un’ogiva di ricambio.

 

Testo di Emanuele Zara.