TRAMONTI D’AGOSTO
Per tantissimi pescatori subacquei il mese d’agosto rappresenta il periodo sacro e inviolabile delle ferie. Le aspettative venatorie sono cresciute a dismisura settimana dopo settimana e finalmente si sono abbandonate le anonime vasche della piscina per assaporare l’adorata realtà del Mediterraneo. Terminati i desolanti viaggi autostradali e i lunghi incolonnamenti alle stazioni di pedaggio si incomincia a odorare il profumo di salsedine. Dal bagagliaio dell’auto o dai gavoni del gommone fuoriesce una valanga di attrezzatura che in alcuni casi è conservata con cura dall’anno precedente, mentre per altri è ancora fresca di mare dopo le recenti uscite nei week end di Luglio. L’arbalete e le pinne lunghe acquistate prima di partire spuntano dalla sacca e sembrano dirci… - ti prego, non deludermi… -. Si inizia a sognare, a fare progetti e supposizioni, a organizzare con cura le prossime immersioni.
| L’appartamento
che ci ospita è confortevole e nonostante il grande afflusso di turisti regna
una certa tranquillità. Mamma mia come sono lontani i rumori e lo smog della
città! Il bisogno di rilassamento è elevatissimo. Appena poniamo il capo sul
cuscino un sonno ristoratore ci pervade e ci culla tra varie fasi REM fino al
giorno successivo. Quella maledetta sveglia che ci ha tormentato quotidianamente
è seppellita chissà dove e non vogliamo riesumarla fino al giorno della
partenza. Basta con orari teutonici e vita frenetica! Uno sbadiglio
indescrivibile si stempera dinanzi ad una ricca colazione mentre le prime
comitive di bambini festosi turbano la quiete frizzante del mattino. Sbirciamo
lo spiaggione dalle feritoie delle veneziane e notiamo che numerosi ombrelloni e
teli colorati hanno già colonizzato il bagnasciuga.
Ci guardiamo con amore intenso e dopo esserci stirati come gatti decidiamo di fare un giretto esplorativo al porticciolo. Per questa mattinata niente immersioni: studiamo la situazione. Lo scivolo per alare il gommone sembra l’ingresso di un ipermercato il sabato sera: c’è una coda interminabile di vetture con carrelli e imbarcazioni di ogni foggia e tipo che attendono il loro turno. Chissà da che ora sono qui! Stiamo in disparte e osserviamo le lente operazioni di varo che si succedono tra episodi di goffaggine e talvolta di maleducazione. Il nervosismo trapela ad ogni presunta o reale perdita di tempo. C |
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hi ha preso il mare alle cinque del mattino sicuramente non avrà trovato traffico ma incontra l’ingorgo alle dieci, sulla via del ritorno. Infatti vediamo un gommone di sub che staziona al largo e attende che la penosa processione volga al termine: i poveretti dovranno aspettare sotto la canicola per un bel po. Dopo una mezz’oretta abbandoniamo il sito spiazzati e sconsolati da tanta confusione.
Mentre passeggiamo sul lastricato della marina riflettiamo ad alta voce constatando che tutti gli anni è la solita solfa. Code sulla strada, code al distributore di benzina, code allo scivolo. Ma ad Agosto bisogna per forza andare al mare in piena notte? Vale la pena spezzare l’adorato e meritato riposo per evitare tutto questo caos oppure conviene attendere pazientemente la seconda parte della giornata e cercare un alternativa valida? Dal punto di vista venatorio l’alba è sicuramente uno dei momenti migliori per praticare la pesca subacquea, dato che molte specie di pesci pascolano tra le scogliere del sottocosta o intorno alle rimonte proprio quando le tenebre lasciano il posto all’aurora, ma è altrettanto vero che il periodo che precede il calar del sole non è da meno. Catture e avventure eccezionali sono state perpetuate verso sera da una schiera di pescatori segno tangibile della positività del tramonto. Si potrebbe affermare che i due periodi hanno moltissimi punti i comuni. Però, e c’è sempre un però che s’insinua sotto sotto, dove lo mettete il fatto che la pigrizia è sempre in agguato? In fondo non si va a lavorare…
| Da un po di
tempo i sottoscritti hanno optato per una scelta piuttosto frequente e cioè:
alzarsi quando ne hanno voglia e quando il corpo naturalmente si rimette in
moto. Fanno una colazione abbondante
possibilmente sul tardi, leggono qualche quotidiano o si dilettano in letture
distensive seduti su uno sdraio di giunco e godendosi il fresco di una tettoia
di canne poi, verso mezzodì, controllano a tavolino la zona da sondare
(preziosa la carta nautica del luogo frequentato) e pianificano l’avventura
pomeridiana con cura, ascoltando previsioni meteo e osservando direttamente lo
stato dei venti e del mare. Prima di partire scendono in garage a controllare
nei minimi dettagli l’attrezzatura: ne hanno tutto il tempo.
Il controllo dell’attrezzatura. Potrebbe sembrare una sciocchezza ma la verifica accurata del proprio equipaggiamento è un’operazione seria e doverosa atta a scongiurare delle bruttissime sorprese. Cosa c’è di meglio che dedicare qualche minuto di lucidità mattutina a questa pratica? Talvolta chi si alza nel cuore della notte non si sogna neppure di aprire il borsone e mettersi lì con calma a controllare i fucili, e il resto. E se non ne ha approfittato la sera prima la questione scivola inevitabilmente tra uno sbadiglio e una stropicciata d’occhi… Il controllo degli attrezzi è una saggia precauzione tecnica visto che in tanti casi si butta al vento un’attesissima cattura estiva solo perché non siamo stati abbastanza previdenti. Si potrebbe scendere in acqua con mute che in alcuni punti presentano delle piccole lesioni (lungo le linee d’incollaggio, tra le pezze neopreniche, ecc.); con cinghioli della maschera fessurati all’altezza dei meccanismi di fissaggio; con boe segna sub forate; con armi poco efficienti (sagole o monofili di nylon usurati, mulinelli inservibili, gomme al limite, pressioni pneumatiche insufficienti, aste storte o spuntate, alette e perni irregolari, eccetera). Se si trova qualcosa che non va si interviene subito con i ricambi personali oppure, in casi limite, si ha il tempo materiale di contattare un negozio specializzato del luogo o al massimo raggiungere l’esercizio di qualche paese vicino. |
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Il tramonto estivo offre una serie di preziosità ambientali che vale la pena di approfondire. La quasi totalità dei vacanzieri abbandona gli arenili e le fasce costiere appena il sole si abbassa all’orizzonte e cioè quando la luminosità e la temperatura iniziano a diminuire. L’abbronzatura viene meno, c’è il rischio che i bambini si raffreddino, bisogna andare a casa a riassettarsi, a preparare la cena, a farsi belli per la passeggiatina sul lungomare... Leggiamo il manifesto plastificato che ricorda per l’ennesima volta i divieti e le ordinanze balneari e ci viene un travaso di bile: sono le diciotto e in mare non c’è quasi più nessuno. E poi, se per caso il cielo è parzialmente coperto e qualche nuvoletta sbarazzina copre l’astro la ritirata è ancora più affrettata..… I legislatori dovrebbero spiegarci perché in alcune zone il divieto di pesca nel sottocosta si protrae fino alle venti. Meno male che non è così dappertutto! Approfittando dell’ora tarda in cui il sole scompare alla vista (venti e trenta, ventuno) e che coincide legalmente con il termine dell’attività sportiva di pesca subacquea, si può impostare comunque una battuta soddisfacente protratta finché in acqua non si vede quasi più nulla. Se invece l’area di pesca è al di fuori dei limiti imposti dalla capitaneria di porto potete immergervi dappertutto, e con prospettive rosee, dalle quattro, cinque del pomeriggio fino al tramonto completo del sole.
| Le condizioni
meteo marine influenzano senza dubbio l’azione degli apneisti, dei pescatori,
dei naviganti. Chi attende il tardi pomeriggio è in grado di fare delle
previsioni abbastanza precise poiché ha assistito all’andamento dei venti,
allo sviluppo di eventuali perturbazioni, all’evoluzione della giornata.
Il rischio di uscire con il mare calmo e ritornare con la burrasca in questo caso è ridotto al lumicino. In tutte le zone d’Italia i marinai più saggi sono soliti prevedere il tempo verificando il tipo e la direzione dei venti dominanti, la formazione e la qualità delle nubi che capitano dopo mezzogiorno. Sedendovi accanto a questi incredibili personaggi, intenti a rassettare le reti o individuati mentre discutono al circolo nautico, ascolterete suggerimenti e consigli popolari tramandati da diverse generazioni che quasi sempre vi decifrano l’andamento della giornata come precisissimi barometri! |
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Verso sera, poi, le brezze che spirano solitamente da terra offrono ulteriore garanzia di stabilità marina e di un ritorno sereno. E’ un piacere planare sulla superficie marina liscia come l’olio, sia per gli occhi che ammirano i colori spettacolari che il sole specchia sulla lastra bluastra sia per le membra e la colonna vertebrale che non subiscono scossoni e traumatismi vari. O scendere in acqua con un filo di mare mosso sicuri che le condizioni meteo marine sono in attenuazione. Se uscite in barca rammentate che anche in pieno agosto il gradiente calorico serale si abbassa di qualche grado centigrado quindi è saggia precauzione portarsi appresso una leggera cerata che indossata sopra la muta vi preserverà da quel sottile freddo che si associa all’umidità subdola della notte. Per questo motivo anche durante la svestizione sarà opportuno premunirsi a tempo predisponendo gli indumenti adatti all’asciugatura e alla copertura della persona.
La tranquillità che il tramonto vi offre va tutta a vantaggio di un’apnea più rilassata e di una concentrazione che vi tornerà utile in fase di caccia. Gustate il mare in splendida solitudine e il relax che ne deriverà sarà totale. Una forma di training autogeno speciale.
Chi non vuole impegnarsi atleticamente può iniziare a sondare il sottocosta frequentando profondità ridotte e accessibili senza avere alle spalle un allenamento rigoroso. L’opera di aratura causata da coloro che sguazzano e si agitano in riva al mare è un brumeggio ottimo e intenso per molte specie di pesci. Sotto la sabbia si annidano micro organismi e animaletti, cibo appetitoso soprattutto per mormore, orate, muggini, ombrine e le centinaia di piedi che smuovono il substrato di rena non fanno altro che mettere alla mercé dei pinnuti una grande quantità di cibo. La catena alimentare si sviluppa in rapida successione. Un’immersione effettuata dopo che il brulichio umano è terminato costituisce spesso il teatro d’incontri imprevisti quanto generosi: lecce, ricciolette, spigole.
| Ci sono delle spiagge frequentatissime magari confinanti con tratti
rocciosi che divengono degli ottimi terreni di caccia: basta aspettare
l’orario fatidico per procurarsi un buon carniere. Infatti poche ore prima del
tramonto ci sono dei cambi di marea che per certe specie di pesci costituisce un
richiamo ineluttabile. Un minimo di pratica e di capacità osservativa vi
permetteranno di cogliere l’attimo vincente nel giro di qualche tuffo. In
Liguria i pescatori con la canna della riviera di Ponente registrano numerose
abboccate di cefali intorno alle diciassette e trenta, diciotto e a volte il
periodo positivo si prolunga fino alle venti. Immergendosi in questi orari
abbiamo avuto la conferma visiva di una folta presenza di branchi di cefali
peraltro non osservabile qualche ora prima; si avvicinano a riva e mangiano i
detriti del fondo probabilmente smossi dalle correnti di marea.
Se avete l’imbarcazione potete bordeggiare, e fare degli aspetti perpendicolari alla costa avendo cura di piombandovi adeguatamente per spingervi fino a pochi metri dal bagnasciuga, oppure potete impostare un’intera battuta partendo da riva e quindi disponendovi al meglio già da terra. |
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L’attesa si avvantaggia della sospensione residua per cui un fucile di media lunghezza intercetta le prede in maniera ottimale. Validissimo anche l’agguato nei fondali un po accidentati. Abbiamo un amico che colleziona orate di ottima stazza adottando un equipaggiamento mimetico tendente al giallo, beige (maschera, snorkel, muta, affusto dell’arbalete, guanti). Ci ha riferito che in certi tramonti il connubio con questa attrezzatura specifica e le poste su due strisciate di rocce immerse in una distesa di sabbia è fantastico.
I raggi luminosi serali giungono sotto la superficie marina con un’inclinazione piuttosto angolata e ciò facilita i compiti degli apneisti poiché si creano delle zone d’ombra piuttosto estese e quindi le manovre d’agguato e di occultamento si esaltano. Coloro che pescano in caduta precipitano nelle gole buie o tra gli spazi della frana e sorprendono i pesci mentre se ne stanno sicuri nell’ombra. Approfittando degli ultimissimi sprazzi di luce si entra in una dimensione subacquea affascinante, e tanti paesaggi paiono particolarmente suggestivi, sia per noi che per gli abitanti del sesto continente. I fondali caratterizzati da sbalzi evidenti, da canaloni, da massoni sono animati da giochi di luce ancora più evidenti del solito che offrono nascondigli vari per numerosi pinnuti: con circospezione e silenzio si possono vedere le famigliole di corvine che fanno comunella al riparo di un ciglio, i saraghi che spiluccano dietro ad uno scoglio, il profilo di una cernia che sbuca dal buio di una crepa, la silhouette stregata del dotto. Il bisogno di alimentazione favorisce la migrazione dei pesci intanati che si spostano nelle zone di pascolo. Questi spostamenti possono essere limitati ad aree limitrofe oppure vedono consistenti variazioni batimetriche. Per alcune specie si tratta di uscite che si protraggono fino all’alba del giorno successivo per altri esclusive comparse fugaci. Ma tra tutti i pesci l’oscar della passeggiata serale spetta al dentice che sembra giovarsi particolarmente degli stati di penombra in cui perpetua le sue catture. Gli sciami di nere castagnole fanno da contorno al palco della commedia. I predoni salgono da quote basse per banchettare intorno alle rimonte rocciose e si avvantaggiano dei favori delle tenebre. Le loro squame cangianti si mimetizzano alla perfezione con le tinte del tramonto e i loro canini aguzzi squarciano la mangianza con lampi improvvisi.
Testi di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo