TUTTO SUL RILEVAMENTO DELLE MIRE
| In quest’era dove la tecnologia fa continuamente passi da gigante fa sorridere il fatto che si parli ancora di rilevamento delle mire in senso classico, cioè effettuate tramite l’allineamento a terra di due, o tre, segnali, eppure è bene sapere che questa semplice metodologia non è affatto “defunta” come si potrebbe pensare di primo acchito, perché la conoscenza dei principi essenziali di una pratica marinara antichissima, oltre ad esserci di aiuto in innumerevoli situazioni pratiche, ci aiuta a comprendere bene l’uso e la funzione di apparecchi elettronici sofisticati. Chi possiede la patente nautica ha dovuto dimostrare di sapersi orientare, di effettuare la rilevazione del punto nave tramite le linee tracciate con matita e squadrette (si parla in questo caso di intersezioni di linee ricavate sulla carta tra meridiani e paralleli), e i commissari non vogliono ancora oggi sentire parlare di strumenti elettronici di rilevamento! Ma l’idea di scrivere questo articolo è sbocciata in Puglia, in seguito al campionato di prima categoria del 2005: mentre seguivo le fasi della competizione ho visto all’opera tutti gli atleti che si orientavano con il quaderno delle mire, dato che non era possibile portarsi appresso il Gps, e sono rimasto colpito dalla loro bravura in condizioni non proprio idilliache. | ![]() |
In
entrambe le giornate di gara i barcaioli si sono prodigati nel portare gli
atleti sul segnale di partenza, il posto in cui erano presenti i pesci
“sicuri”. Torre S.Giovanni, la sede del primo campo gara, presentava una
costa ricchissima di segnali (la cittadina omonima si snodava proprio dinanzi
all’area di pesca con case, antenne, migliaia di riferimenti ottici) e, cosa
che non guastava affatto, il fondale buono non era troppo distante da riva. I
campioni si sono diretti come saette sulle loro zone, hanno dato un’occhiata
ai punti segnati sui taccuini segreti, li hanno verificati con un rapido sguardo
a terra e come per magia si sono tuffati esattamente sulle concrezioni di grotto
ricche di saraghi. Nella seconda giornata, invece, il tratto di mare scelto era
situato molto più al largo, sulle secche di Ugento, e la difficoltà di
rilevare le mire a terra si è fatta estremamente difficile soprattutto perché
la costa era bassa, priva di contrasto e di evidenti strutture montane o
abitative, posta contro luce, non c’erano traguardi significativi da prendere,
o così pareva agli occhi dei vari osservatori esterni. Quando il giudice ha
dato il fischio d’inizio gli equipaggi sono schizzati in più direzioni e
ognuno si è orientato sui punti marcati con una precisione sbalorditiva
nonostante tutta quella serie di elementi sfavorevoli!
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I due episodi mi hanno fatto riflettere parecchio perché forse molti pescatori subacquei di vecchia e moderna concezione oggigiorno sono troppo legati all’uso esclusivo dei Gps, i localizzatori di posizione satellitare. Eppure la rilevazione di mire traguardate sulla costa, associate a dei particolari del fondo marino che interessa, aiutano l’apneista a ritrovare i punti marcati con estrema semplicità, con rapidità, con ottima precisione…e con nessun costo aggiuntivo! Pensate a quando si esce in mare da riva, con la propria plancetta al seguito: conoscere qualche semplice regola di orientamento serve a pescare con più efficacia nuotando subito verso le zone buone, dirigendosi direttamente su un area che conosciamo come ricca di pesce oppure caratterizzata da qualche tana che più volte è stata in grado di regalarci la visione di saraghi e corvine, e non si perde tempo. Con il gommone, ormai, la maggioranza dei sub ha con sé almeno lo strumento di rilevazione satellitare con centinaia di waipont segnati ma l’esperienza insegna che è bene sempre conoscere anche i riferimenti terrestri perché il basarsi solo ed esclusivamente sulla tecnologia elettronica può comportare spiacevolissime sorprese. Volete degli esempi concreti? Un mio caro amico ha scordato il Gps portatile sulla consolle: non sa
ancora se qualche malintenzionato gliel’ha sottratto mentre si rifocillava al
bar del porto oppure s’è ha smarrito l’apparecchio alla prima curva, fatto
sta’ che in memoria aveva marcato decine e decine di mark (waipont) con tane
di saraghi, di corvine, di cernie, sommi e cigli dove aveva catturato dentici e
ricciole, e ora non li ha più! Un altro collega, in vero un po sfortunato, ha
collegato la presa accendisigari all’alimentazione del suo Gps e
improvvisamente una fiammata gli ha bruciato lo strumento: probabilmente i
guanti bagnati o qualche filo parzialmente danneggiato hanno causato il danno
irreparabile che naturalmente ha comportato la perdita di tutti dati interni. Vediamo
nei successivi capitoli come gestire il bagaglio di conoscenze di un relativo
litorale tramite la corretta rilevazione dei punti a terra, gli strumenti
necessari, le variazioni sul tema. |
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Il
rilevamento. Per non addentraci nella teoria pura è sufficiente stabilire che se
desideriamo localizzare con precisione la tana o il ciglio situato esattamente
sotto di noi, sul fondo del mare, dobbiamo traguardare almeno due punti che
s’intersecano sulla terra. Naturalmente per ottenere un dato ancora più
preciso faremo in modo di reperire un allineamento all’estrema destra, uno
all’estrema sinistra, rispetto al nostro punto e, se c’è la possibilità,
anche in centro, dinanzi alla nostra posizione. I requisiti di queste linee
d’intersezione dovranno essere stabili nel tempo cioè assicuratevi di non
prendere come riferimento opere mobili, angoli di prati con l’erba appena
recisa, caravan, impalcature, gru, abitazioni in costruzione: insomma evitate
allineamenti che possono scomparire o variare da un momento all’altro, da una
stagione all’altra. Per lo stesso motivo cercate punti localizzabili senza
difficoltà anche in condizioni meteo avverse in maniera che nessun fenomeno
atmosferico possa ingannarvi. Siamo in acqua, ben fermi e il più possibile
stabilizzati, magari sulla verticale del pedagno e osserviamo la costa: noteremo
all’orizzonte vari elementi geometrici quali i dossi e le V delle vallate,
macchie di vegetazione bassa o ad alto fusto, crepe o cadute di massi evidenti,
per poi passare ai manufatti dell’uomo come case, campanili, torri, pali del
telefono e della luce, tralicci, fari, eccetera. E’ sufficiente che si
intersechi una linea immaginaria tra due punti fissi per confermare la
disposizione voluta. Portiamo un esempio pratico: dinanzi a noi, in primo piano,
scorgiamo una parete a picco e appena dietro isoliamo uno spuntone che sfiora
una parete; bene, questo sarà l’insindacabile segnale centrale. Poi voltiamo
il capo e, sulla sinistra rispetto alla posizione originaria, localizziamo una
valle che è posta proprio nel mezzo di una cima: ecco confermato il secondo
indizio. Dalla parte completamente opposta una serie di villette abbarbicate a
mezza costa offrono una serie di rilevamenti assolutamente facili e sicuri da
prendere: poniamo la parete esterna del camino della prima casa sulla finestra
della seconda abitazione e il gioco è fatto. Una volta trascritte le note sulla
tavola in plastica riproveremo a tornare sul punto orientandoci esclusivamente
con le mire acquisite: vedrete che con un po di pratica riuscirete a determinare
con facilità qualsiasi area di pesca. Ci sono pescatori che hanno una rapidità
immediata nel ritrovare i segnali a terra, anche senza consultare sempre il loro
libro di mire: ho conosciuto campioni che appena alzato lo sguardo sanno dove
buttare il pedagno certi di essere sulla buca buona. Altri possiedono minori
capacità orientative e devono ricorrere forzatamente a strumenti supplementari.
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Trascrivere i segnali e conservazione dei supporti. Una volta rilevate le
quote che ci interessano è la volta di assicurare i preziosi allineamenti
tramite una rappresentazione grafica. Possono bastare pochissimi segni, tipo
geroglifici o ideogrammi ma nei casi in cui si abbia poca esperienza o scarsa
memoria visiva è preferibile annotare più informazioni
dati possibili. Il supporto più usato è la classica tavoletta da sub su
cui una matita in grafite lascia il segno anche sott’acqua. Gli specialisti
inseriscono per ogni rappresentazione anche qualche dettaglio tipo la profondità,
il tipo di pesce che si è trovato, la conformazione eventuale della tana. Una
volta tornati a casa si dovrà trascrivere la mira su un quaderno con le pagine
staccabili, magari in duplice copia con banale carta carbone o ricorrendo a una
multifunzione scanner/fotocopiatrice, e poi procedere a imbustare singolarmente
ogni foglio tramite una bustina in plastica trasparente. I più esigenti, ad
esempio chi vorrà portarsi il libretto mire direttamente nella tasca della
plancetta o sulla consolle dell’imbarcazione, dovrà plastificare in modo
stagno i fogli cartacei o trascrivere i segnali con pennarello speciale su
pagine sottili in plastica prendendo a modello i lucidi da proiezione. |
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I
sistemi alternativi per acquisire le mire. Il
metodo classico per acquisire rapidamente le informazioni che ci occorrono per
localizzare un punto stabilito è generalmente affidato al senso della vista: si
osserva bene il profilo e gli elementi costieri, si tracciano le tre linee
d’intersezione, si scrivono e il segnale è da ritenere procurato
definitivamente. Nel caso che la costa sia bassa e lontanissima, non ci sia
traccia lampante di profili montagnosi e men che meno di urbanizzazione si potrà
ricorrere a degli ausili meccanici o ottici del tipo bussole di rilevamento,
cannocchiali o binocoli. Ingrandendo un settore di costa si potranno isolare gli
elementi utili a fare il segnale ma anche puntando la bussola si potrà leggere
la scala in gradi ed effettuare due traguardi precisi. Io mi sono trovato a
pescare, molti anni fa, ormai, al largo di isole dal profilo costiero
praticamente a filo spiaggia; non disponevo di Loran o Gps quindi mi sono
marcato le zone buone sfruttando al massimo un binocolo stagno con bussola e
reticolo interno: ho ancora i valori numerici trascritti sull’agenda! Ma il
tocco dell’artista, il sistema che rappresenta, a mio avviso, il massimo
dell’accuratezza grafica è la fotografia degli allineamenti. Un’immagine
ampia della costa o la serie di scatti che immortalano i famosi tre punti si può
realizzare con una semplicissima macchina subacquea usa e getta oppure con un
recente apparecchio digitale impermeabilizzato o direttamente posto in custodia
stagna. Tramite le molteplici funzioni digitali si possono archiviare sulla
memoria centinaia di immagini di ogni dimensione e definizione poi, una volta
tornati a casa, si scaricano i file della scheda sul computer, se ne salva il
contenuto sull’hard disk, si evidenziano le immagini che hanno interesse e si
eliminano le altre. Successivamente è possibile un ulteriore upgrading: si
stampano magari dopo aver aggiunto con un semplice programma di foto ritocco
tutti i parametri di commento o di sottolineature che si desiderano.
Le
mire subacquee. Nell’ultimo anno ho seguito parecchie manifestazioni agonistiche; a
dicembre si è svolto il 1° Trofeo del Mediterraneo, disputato nel Golfo di
Cagliari e tra gli equipaggi c’era anche la forte compagine spagnola che
peraltro si è classificata al primo posto. Pepe Vigna, appena finite le cinque
ore regolamentari si è soffermato con un gruppetto di ragazzi e ha mostrato un
libricino plastificato in cui erano annotati i riferimenti a terra e poi,
specificate singolarmente con un incredibile dettaglio circostanziato, le
paginette con disegnate le forme delle pietre sul fondo, la contiguità con
banchi di posidonia, il tipo di pesce trovato in preparazione, il numero dei
pezzi che vi nuotavano all’interno, la conformazione della tana, i punti di
ingresso, il tipo di arma e punta migliore per ogni buco! Naturalmente la
visualizzazione di un determinato settore sottomarino, della tana buona, già
visitata e conosciuta magari da qualche anno è un particolare che ogni
pescatore conosce e serba nei suoi ricordi: ci sono punti facili da memorizzare,
penso al settore in corrente di una rimonta o alla buca contrassegnata
chiaramente da una roccia “strana” posta nelle immediate vicinanze.
Purtroppo c’è anche qualche apneista che non ha una buona memoria visiva, che
fa difficoltà a mettere a fuoco quella serie di pietre, all’apparenza tutte
identiche, che conducono allo spacco abitato, o anche posti che obiettivamente
sono assai difficili da isolare visivamente: in tutti questi casi una
rappresentazione grafica del fondo marino è altamente consigliata. Tralasciando
il campo agonistico dove tutto deve essere programmato alla perfezione possiamo
anche noi, comuni pescatori in apnea, dedicarci all’analisi del panorama
subacqueo che ci interessa e poi riportare il punto buono su una lavagnetta
prima e poi, a domicilio, con calma, ripassare l’argomento su un supporto
cartaceo definitivo immettendo particolari e note che ci aiuteranno a
individuare con precisione chirurgica il nostro anfratto magico. Considerate che
compiendo l’operazione direttamente in mare avremo la possibilità di
raccogliere gli elementi in diretta per un risultato finale che non darà adito
a dubbi di localizzazione.
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L’esperienza dell’agonista. Con il
nuovo regolamento è stato autorizzato l’uso del Gps anche nei campionati ma
penso proprio che il discorso dei rilevamenti a terra o direttamente
sott’acqua, siano sempre utili. E’ interessante ascoltare il parere di uno
dei massimi esperti di rilevamenti in mare, il palermitano Nicola Riolo. La sua
dedizione alla preparazione accuratissima del campo gara è nota a tutti gli
agonisti e appassionati di gare di pesca subacquea. Io l’ho visto all’opera
sulle secche di Ugento, è arrivato primo di giornata, e sono rimasto allibito
quando Nicola ha consultato una cartina del fondo marino appoggiata al tubolare
del gommone: sul foglietto plastificato erano riportate le sagome delle macchie
di sabbia e di alghe che gli servivano a mantenere l’orientamento sul fondo al
fine di ritrovare alcune strisciate di grotto. Quale
è il segreto per prendere bene le mire durante una competizione? Per rilevare i segnali occorre certamente una naturale inclinazione. Bisogna essere ordinati, precisi e meticolosi. Riferendomi in modo particolare alla preparazione di una gara, le mire trovate di pomeriggio le archivio velocemente con un GPS e l’indomani mattina, recandomi nuovamente sul punto, le confermo su supporto cartaceo all’orario in cui si prevede di tornarci durante lo svolgimento della competizione. In questo modo ombre e facciate delle case,
delle chiese, palazzi e muri, saranno tali e quali al nostro disegno
nell’orario desiderato. Inoltre, ove possibile, è conveniente rilevare tre
punti (e non soltanto due come consuetudine) per avere maggiore possibilità di
ritrovamento anche negli anni successivi, qualora non si avesse la possibilità
di un rilevamento satellitare. Oltre
le mire di superficie so che tu sei un artista anche nel segnare mire
“subacquee”. Vero? Ultimamente,
nel disegno di ogni pagina iniziale di un campionato importante, non metto più
il numero di spostamento e la descrizione della tana ma traccio una vera e
propria mappa degli spostamenti. In questo modo quando entro in acqua su una
mira posso visualizzare la struttura della tana con i vari ingressi dove so che
devo guardare. |
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Di
che materiale ti servi per trascriverle in modo sicuro e ben consultabile?
Dalle
classiche lavagnette subacquee in plexiglas, trascrivo poi il tutto su carta
color panna, che riflette meno la luce del sole. In questo modo, quando guardo
il foglio e poi rivolgo lo sguardo sott’acqua, non resto abbagliato. E' più
facile così vedere i tratti del fondo che mi interessano quale punto di
riferimento per una più precisa discesa a segnale! Questi fogli vengono messi
poi progressivamente all'interno di apposite buste trasparenti e raccolte in un
unico quaderno relativo a quella determinata zona.
Hai un ricordo su qualche campo gara davvero
difficile in tal senso?
Ricordo con piacere un episodio relativo al mondiale 1998, a Zara. L'ultimo giorno utile di preparazione Fabio Antonini mi diede dei segnali di un posto scovato nei primi giorni di perlustrazione e mai più ritrovato. Mi disse: "Se ci riuscite voi (pescavo in coppia con Maurizio Ramacciotti, io ero il suo secondo) a ritrovare i riferimenti, potete tranquillamente tenervi la zona"! A me e Maurizio quelle pietre interessavano particolarmente perché avevano altre belle mire da quelle parti. Si trattava di alcune lastre di roccia chiara posate su posidonia in 22 metri di fondo, con alcuni tordi....dovevamo trovarle a tutti i costi! Non mi arresi, anche quando Milos Jurincic (nostro validissimo accompagnatore) e lo stesso Maurizio, dopo un’ora di estenuanti ricerche, avevano declinato ogni speranza. "Ancora 10 minuti, devo fare altri tentativi" dissi loro! Stavo cercando di allineare ancora qualche opzione di montagne, cespugli e case che, a mio modo di vedere la situazione, di lì a breve mi avrebbero premiato. Ed ecco, all’ultimo tentativo, nell'immensa prateria di posidonia, le lastre che stavo cercando! Maurizio in gara fu magico e ci prese ben tre tordi, un sarago fasciato e due gronghi...pesci da campioni!
| Gli strumenti di rilevazione satellitare. Non ho intenzione di demonizzare il GPS, ci mancherebbe altro! Anch’io ne faccio un uso sistematico ma non totalitario. Il sistema che ha soppiantato il Loran (un metodo di rilevazione elettronico che si basava su due rilevamenti offerti dalle antenne di ripetitori localizzati in alcuni punti fissi del Mediterraneo) sfrutta il segnale proveniente da ben 24 satelliti che girano nell’orbita terrestre a più di 20000 chilometri di distanza dalla terra. Il GPS (Global Position Satellite) è nato intorno agli anni 70 dal ministero della difesa degli Stati Uniti e chiaramente serviva in origine per esclusivi scopi militari. Il segnale sino a qualche hanno fa era appositamente disturbato, condizione che ne ha permesso l’uso pubblico, ma comunque in grado di raggiungere una precisione incredibile e impensabile sino allora su tutta la superficie terrestre, vicina ad un margine d’errore di soli quindici metri circa! Ora il Gps si è liberalizzato (anche l’Europa ha messo ultimamente in orbita dei propri satelliti, attendiamo sviluppi in merito) del tutto e tramite lo scambio di dati tra lo strumento portatile o fisso, e vari satelliti (trilaterazione) è possibile conoscere i dati di longitudine, latitudine e altezza sul livello del mare di ogni porzione del territorio per una precisione sbalorditiva, pari a uno scarto d’errore di un paio di metri. | ![]() |
Vorrei solo ricordare che i Gps vanno adoperati con giudizio nel senso che è sempre bene non fidarsi totalmente dell’apparecchio quindi, per waipont preziosi, prendete la sana abitudine di trascriverli anche su un taccuino così anche se doveste perdere lo strumento avrete sempre la possibilità di trovare la zona impiegando un altro ricevitore. I Gps sono di diverse marche, oggi agganciano quasi tutti 12 satelliti in parallelo ma tra un apparecchio e l’altro, anche della stessa casa, ci sono sempre delle discrepanze numeriche per cui la mira che vi passa l’amico non è detto che corrisponda al centimetro con il vostro rilevamento satellitare. Il Gps è molto utile nei casi si lavori in accoppiata con l’ecoscandaglio: a parte la velocità di acquisizione della posizione esatta durante la navigazione è possibile acquisire vari waipont magari scorrendo un lungo ciglio o una vasta area assai lontana da terra. Sugli strumenti di rilevamento più sofisticati e recenti, i Gps cartografici o chart-plotter (il ricevitore satellitare è coniugato a uno schermo che visualizza la carta nautica della zona in cui si sta navigando o pescando) si è raggiunto un livello ancora superiore e devo dire che risultano particolarmente utili in varie occasioni, soprattutto se non si conosce una località e si ha desiderio di esplorare secche e linee batimetriche nuove, ma nel caso di punti buoni non trascritti sulla carta nautica originale (tutte le cartografie elettroniche sono acquisite dalla classica cartografia nautica cartacea) si dovrà per forza di cose cercarle prima in immersione e solo successivamente marcarle con lo strumento elettronico.
By Emanuele zara