L’ARBALETE LUNGO PERFETTO 

IN POCHE DOMANDE

 

Nella preparazione del bagaglio ideale per affrontare una giornata di pesca in qualche bella zona del nostro Mediterraneo subentra senza ombra di dubbio l’allestimento della sacca dei fucili.

 Coloro che ambiscono a visitare secche e itinerari dove l’incontro con qualche grosso pelagico o qualche bel dentice è altamente probabile inseriscono di diritto un arbalete lungo, un fucile dotato di una gittata e di una letalità a fine corsa elevati. Vediamo in poche domande la conformazione ideale e come deve essere settata l’arma a propulsione elastica votata alle catture di un certo rango.

Perché sempre più pescatori in apnea impiegano arbalete lunghi anche per insidiare prede corpulente?

 

Perché il fucile ad elastico è un tipo di arma che la maggioranza dei pescatori in apnea ha adottato per tutti i tipi di prelievo ittico quindi anche al cospetto di pesci pelagici ha saputo trovare la sua dimensione d’offesa.

 E’ semplice come funzionamento, come costruzione meccanica, è piacevolissimo al momento del tiro, opportunamente fabbricato esprime una potenza balistica eccellente. Ha soppiantato rapidamente tutte le altre classi di propulsione balistica, evolvendosi nel progetto, nei materiali, nelle forme.

 Attualmente, sul mercato internazionale, è possibile reperire degli arbalete dalle eccezionali prestazioni balistiche di svariata fattura compositiva: fucili con affusto tubolare o sagomato in lega di alluminio o in materiali compositi; prodotti fatti in serie o artigianali che sfruttano pregiate essenze lignee marine per strutture monoblocco; arbalete integrali monoscocca di pregiato composito in fibra di carbonio.

Un arbalete di lunghezza superiore al metro dotato di struttura indeformabile, forma e massa congrui; elastici in grado di restituire decine e decine di chili in spinta elastica, magari frazionati in più gomme; asta rapportata a queste prerogative e al tipo di bersaglio ricercato è in grado di fornire una gittata e una massa d’urto a fine corsa paurosi (ci sono fucili artigianali oceanici, i famosi Tuna Gun, in grado di scagliare sottacqua frecce lunghissime e pesantissime a quasi dieci metri di distanza!).  

Perché è particolarmente importante che un arbalete a fusto lungo sia rigido, non fletta, sia costruito senza compromessi?

 

Perché si è opportunamente evidenziato che per sfruttare tutti i chili accumulati dagli elastici in tensione e non disperdere energia in attriti deleteri la struttura che li sorregge deve risultare il più possibile inflessibile, e ben assettata dinamicamente.

 Su un fucile a elastici di corte dimensioni, entro i 90/100 centimetri, si evidenziano pochi problemi da affrontare, ben diversa è naturalmente la questione dei lunghi. L’evoluzione nel campo delle attrezzature subacquee si è soffermata soprattutto sulle armi a propulsione elastica quindi dopo aver creato modelli performanti dal punto di vista della gestione in acqua, della bontà degli elementi compositivi come testate, impugnature e meccaniche, fusti ha parallelamente affrontato il discorso della “potenza” nei modelli più lunghi, quelli che molti pescatori usano per le catture importanti.

 Si è constatato che se la struttura portante non mostra punti deboli nella progettazione complessiva, nelle eventuali connessioni, nello sviluppo dell’affusto, le gomme montate riescono a ottimizzare la spinta propulsiva (non si spreca troppa energia) e anche la precisione del tiro si avvantaggia.

 I modelli prettamente artigianali hanno invece seguito la strada di uno sviluppo integrale cioè sono stati fabbricati in un’unica soluzione.

Ha dato il via una ditta specializzata in stampaggio di compositi avanzati che ha commercializzato arbalete lunghi interamente costituiti in fibra di carbonio: in questo caso oltre la rigidità della struttura cava c’è un altro valore aggiunto, un progetto di design sofisticato delle linee del fucile concepito per ottimizzare le prestazioni balistiche.

 I fucili assemblati in essenza lignea multilamellare si sono prontamente aggiornati e l’impugnatura, componente altrettanto fondamentale nella progettazione di un arbalete, è stata direttamente incastonata alla trave portante, in culatta, che funge anche da porta gomme quindi sono divenuti rigidi e dotati di ottime prestazioni balistiche.

Perché molti cultori dell’arbalete montano sui modelli lunghi la doppia coppia di elastici?

Per disporre di maggior potenza propulsiva. Un elastico seppur di qualità eccelsa possiede un dato numero di chili di spinta.

 L’apneista lo stira, lo colloca sulla tacca dell’asta e al momento di premere il grilletto dispone di una certa energia accumulata. Si parla, a mio avviso un po a sproposito, di decine e decine di chili per gomme da 16, da 17, da 18, da 19 da 21 mm: realmente una gomma circolare o una gomma singola è molto raro che esprima in acqua spinte iniziali di oltre 40/50 chilogrammi, e se ne avesse di più risulterebbe difficilissima da caricare! Frazionando gli elastici si sommano le potenze e qui non si discute più: si cresce esponenzialmente e l’azione di carica non comporta nessun problema di forza fisica.

 Gli specialisti che applicano sui loro fucili lunghi due coppie di gomme accoppiate a un’asta di sezione generosa sono concordi nell’affermare che il salto qualitativo è netto: la gittata è esuberante, la freccia è scagliata con estrema velocità ed è in grado di perforare pesci di qualsiasi stazza.

 Non c’è sempre bisogno di montare due elastici troppo esuberanti, è preferibile invece puntare su mescole con capacità di allungamento notevole e diametri non eccessivi, tipo un buon 16 o al massimo un 17 mm.

 La gomma corta, non legnosa, accompagna più a lungo la corsa della freccia quindi il tiro avrà caratteristiche di gittata maggiori rispetto a una gomma grossa di diametro e necessariamente più lunga perché altrimenti non si riesce a stirare.

 Questa scelta fa si che non si stravolga il bilanciamento complessivo del fucile e la gestione appaia sempre agevole: l’azione del rinculo non sarà esageratamente veemente e potrà essere assorbita se il fucile è ben progettato nel suo insieme, il brandeggio dell’arma non si altererà troppo, la precisione si manterrà buona, si riuscirà sempre a caricare l’arbalete anche a fine giornata.

 

Perché si prediligono aste tahitiane di sezione generosa quando si parla di allestire dei 110 o dei 130?

 

Dal punto di vista balistico un proiettile di massa rilevante offre performance d’impatto e di gittata, a parità di velocità, nettamente superiore a uno di massa ridotta. Chi prepara un arbalete lungo, un 120, un 130 cerca soprattutto una gittata di almeno quattro o cinque metri dalla punta dell’arma.

 L’asta da 7 mm è probabilmente la scelta più adatta sempre se a sospingerla c’è un’energia elastica autorevole e corretta: corre dritta sul bersaglio lontano e a fine corsa la sua massa permette ancora di bucare pesce di notevole spessore.

 Da prove filmate, poi, si evince che un dardo in acciaio di sezione piccola lungo 160, 170 centimetri subisce delle deformazioni lungo la corsa, delle specie di serpeggiamenti che influiscono sulla qualità del tiro.

 Ma c’è una terza ragione per preferire aste di buon diametro quando si va a caccia di pelagici e affini.

 Attualmente quasi tutte le ditte commercializzano della aste con ardiglioni in luogo delle tradizionali tacche. Si comprende facilmente che un tondino metallico non segnato da fresature che penetrano a fondo nel materiale è assai più robusto quindi darà maggiore sicurezza nel combattimento e nel recupero di prede di mole.

Ottime le varie aste proposte dalla ditta sigal sia a mono che doppia aletta con tacche o perni in vari diametri ,insomma c'è n'è per tutti .

 

Perché bisogna settare con estrema perizia un arbalete lungo dedicato alla cattura di grandi pelagici?

 

Preparare adeguatamente un fucile a propulsione elastica, in special modo i modelli più lunghi, richiede una certa attenzione, attenzione necessaria a ottenere le massime prestazioni possibili dal sistema.

Pensate che una semplicissima passata di sagola trecciata in luogo di un monofilo di nylon interviene sulla velocità della freccia, dieci grammi in più o in meno sulla punta dell’arbalete lo possono rendere pesantemente negativo, una doppia coppia di alette in luogo di quella singola montata di sopra o di sotto sulla tahitiana interferiscono sulla gittata e sulla precisione!

 Minuscole modifiche nei fucili subacquei possono causare pesanti ripercussioni sulle prestazioni balistiche.

Innanzitutto c’è da valutare l’assetto in acqua perché posizionando una doppia coppia di gomma e intercambiando l’asta tahitiana da 6 mm montata di serie, con una da 6.5 mm o da 7 mm, o un mulinello opzionale, per fare un esempio, si potrebbero evidenziare delle alterazioni sull’equilibrio dei pesi, da compensare.

 Esiste però anche un tipo di settaggio molto più importante che chiameremo bilanciamento dinamico.

  Ogni arbalete è progettato per sopportare una determinata quota di energia, per ridurre al minimo possibile gli attriti, quindi bisogna stare attenti a incrementare a dismisura il carico delle gomme o il peso dell’asta: spesso si pensa che montando una doppia coppia di gomme da 20 mm, per esempio, si disponga di quantità di energia incredibile invece esistono dei parametri che potrebbero stravolgersi.

 Per una gittata precisa e capace di centrare bersagli a cinque, sei metri di distanza occorre l’asta pesante che è stabile nella sua corsa e due gomme con mescola capace di un allungamento considerevole, caratteristiche queste osservabili in elastici di buona qualità non necessariamente di diametro generoso.

Come quelli proposti dalla ditta SIGAL che sono di lattice interno e esternamente  ricoperti anti luce -invecchiamento .

Infine una cura maniacale nella giunzione del tramite di collegamento, precauzione questa che mette al riparo da improvvise rotture del filo, perdita certa dell’asta e…della preda!

 

Testo di EMANELE ZARA