IL BOCCAGLIO

Quando da bambino giocavo sulla spiaggia guardavo il mare e interrogativi infiniti si accavallavano tra loro nella mia piccola testolina al pari dei flutti che fragorosamente spumeggiavano sul bagnasciuga. Come nascono le onde? Dove comincia il mare e da dove nasce? Perché è salato e i pesciolini non muoiono? Via di questo passo stressai per tanti anni i miei amati genitori ma con il passar del tempo ebbi modo di esaudire abbondantemente un gran numero di quesiti e porre finalmente termine alle torture psicologiche. Tra i tanti ve n'era qualcuno un pò più importante e qualcun altro di banale valenza. Però dalla mia posizione tutto sembrava (e moltissime questioni sono ancora insolute tutt'oggi) immensamente grande. Di una grandezza difficile da decifrare.

Trascorse numerose estati venne l'ora di imparare a nuotare, tra bevute storiche e cocciuta testardaggine, e una volta appresa la tecnica del galleggiamento mi resi inconsciamente conto che la strada verso nuovi e più appaganti orizzonti era spianata. Mi faceva impazzire la bravura dei ragazzini grandicelli che al mattino, armati di maschera e boccaglio, catturavano i polpi e qualche prestigiosa e rara seppia tra gli scogli del molo, servendosi di artigianali archetti costruiti con le stecche degli ombrelli. Possibile che riuscissero a respirare tenendo sempre la testa sott'acqua? Come facevano? Ci provai anch'io, dopo avere trovato nello sgabuzzino di casa unicamente la maschera di mio cugino, ma riuscivo a malapena a osservare il fondo del mare per tré secondi, e subito dopo annaspavo come un cagnolino per respirare. Il "saliscendi" era drammatico e doveva per forza di cose barcamenarsi tra la legge di gravita e la spinta di sostentamento. I miei non avevano nessuna intenzione di acquistarmi al bazar "troviognicosa" un minimo di attrezzatura e allora mi diedi da fare in altro modo. I primi esperimenti li feci di nascosto, nella vasca da bagno, con un vecchio tubo di scarico della lavatrice. Attrezzato con il coltello seghettato del pane resecai uno spezzone abbandonato per una trentina di centimetri complessivi. Solo allora intuii a che cosa servisse quello strano arnese che i ragazzetti più bravi possedevano insieme alla maschera.  

Facevo spesso il bagnetto tra le pareti smaltate e orgogliosamente cacciavo la testa, qualche volta con gli occhi aperti, sotto il pelo dell'acqua armato con l'inseparabile pezzette di gomma grigia. A parte l'iniziale sapore dolciastro di sapone e l'acro aroma della gomma, dopo alcune difficoltà legate alla sistemazione ortodontica dell'appendice, ottenni risultati eclatant!. L'operazione primaria consisteva nell'espellere con grande violenza il liquido che era penetrato nella bocca attraverso una soffiata poderosa e subito dopo tapparsi con le mani le orecchie, per non sentire la mamma che urlava per l'acqua che schizzava tutt "attorno e filtrava sotto la porta del bagno. La seconda, più tranquilla, era tenere il viso sul fondo della vasca, afferrare il tubo, posizionarlo all'altezza della tempia e respirare l'aria, in immersione. Avevo il mio primo aereatorel II passo successivo accadde con l'acquisto dello snorkel "regolare", in un grande magazzino. Il modello si rifaceva a quello stilizzato negli album della Walt Disney utilizzato da uno dei personaggi più simpatici.

La plastica era dura, di colore pastello e un tappo mobile di simil gomma, posto al termine di una piegatura a gomito, aveva il compito di non farti bere: appena abbassavi il capo facendo toccare il meccanismo sulla superficie liquida, esso implacabilmente si chiudeva. Bastava un movimento brusco o qualche ondina che nel bei mezzo della respirazione vi veniva un accidente. 

Sicuramente l'esercizio aumentava l'aquaticita ma dopo alcune chiusure e altrettante espirazioni brutali per disappiccìcare la guarnizione del tappo che sembrava bostik, la pazienza aveva toccato il fondo.

 Gli otto anni divennero dieci, poi dodici, le vacanze scorrevano beate fintantoché si giunse ai quindici, sedici e l'attrezzatura si rivoluzionò. Guardando il passato mi viene da ridere, se penso ai pasticca e all'improvvisazione caotica di quei momenti, ma posso considerarmi fortunato per avere saggiato direttamente il livello poco professionale dei rudimenti dell'attrezzatura primitiva. Ora qualsiasi materiale, tecnologia, progetto mi affascina terribilmente. Un volgare tubo areatore può sembrare una cosina insignificante, non degna o quasi di commenti ulteriori e parole profuse ma avete provato mai a pescare o anche solo a farvi un giretto di snorkeling, senza questo fondamentale accessorio? E' veramente tragica. Trattenete il respiro, iniziate l'esplorazione subacquea, vi guardate intorno e poi, ... sul più bello, dovete alzare il capo per prendere fiato, una, due volte e ... ancora giù. per un tempo che è sempre troppo corto; la commedia dura qualche atto e dopo ci si arrende, sconsolati. Un componente semplicissimo, dal costo se volete irrisorio ma indispensabile.

Oggi il panorama delle attrezzature ha qualcosa che sa di miracoloso nella creazioni di novità, enorme, se solo abbiamo il coraggio di guardare al passato. Diamo un'occhiata rapida al mondo degli aereatori analizzandone le caratteristiche salienti. Uno snorkel è diviso solitamente in due settori: il boccaglio vero e proprio e il tubo principale.

Il boccaglio è la parte che viene posta in bocca e che quindi deve possedere ottime doti di anallergicità, morbidezza, confort. Dalla gomma dei primi modelli siamo giunti ai più svariati tipi di siliconi, strutturati secondo precisi canoni ortodontici. Il boccaglio deve essere scelto tenendo presente che lo terremo tra le labbra per moltissime ore. Se non sarà adatto al nostro apparato boccale potrebbero verificarsi gengiviti fastidiosissime, abrasioni e tutta l'immersione sarà un calvario. Vi sono dei boccagli di lunghezza marcata che compiono un tragitto significativo per raccordarsi al tubo e altri cortissimi, appena accennati. Verrà data importanza, nella scelta soggettiva, alle dimensioni e ai raggi di curvatura che l'attrezzo possiede nel suo insieme. Ogni persona umana ha una morfologia del volto differente. Se infatti le misure del boccaglio non fossero adeguate, troppo grandi o troppo corte, saremo costretti a compiere movimenti anomali ogni volta che lo serreremo in bocca, con conseguente disagio. Anche la disposizione e la mole delle due alucce che vengono addentate sono elementi da non sottovalutare. In certi casi con una forbicina minuta e affilata si rimodellarlo, rimpicciolendoli ed eliminando del materiale in sovrappiù. Sono apparsi ultimamente, sempre più frequentemente, numerosi boccagli dotati nella parte inferiore di una valvola per espellere direttamente ed immediatamente l'acqua. Sono generalmente validi per chi ama nuotare sulla superficie e non compie troppe capovolte consecutive ma per i pescatori subacquei vige la regoletta del: " Più è semplice, meglio è ". La porzione che si unisce al tubo è di solito mobile e ruota mediante snodi semplici. Esiste però anche un boccaglio dotato di un'articolazione brevettata che permette una rotazione non solo sull'asse orizzontale ma anche sul piano verticale. Per i pescatori che volessero il massimo grado di regolazioni multiple o che non trovano uno snorkel che li soddisfi, potrebbe essere una soluzione da provare. Una situazione che può verificarsi e che non è troppo piacevole da sopportare accade quando l'inserzione del boccaglio con il tubo fa acqua. Di norma l'unione delle due parti è molto semplice e non vengono interposte speciali guarnizioni. Succede che l'attrezzo sia un pò vecchio o che la cura nella manutenzione lasci a desiderare, e allora basta un granellino di sabbia o altri tipi di detriti che si inseriscano nelle giunture, per allagare parzialmente il boccaglio: ogni volta che inspiriamo sottraiamo un pò di liquido al Mediterraneo. La soluzione potenziale si applica smontando lo snorkel, pulendo bene gli incavi e rimontando il tutto. Se ciò non bastasse si può fasciare il tubo interno con un sottile velo di teflon per idraulici e si crea una sorta di spessore a tenuta stagna. La terza manovra possibile è 1 owolcpm&^to dell'insieme con nastro adesivo ben tirato: l'unico neo è che il boccaglio non può più ruotare e quindi il lavoro va eseguito considerando a priori l'esito finale.

Il tubo è la classica appendice con il terminale fluorescente che tutti abbiamo ben presente. Quando si acquista uno snorkel l'attenzione del soggetto è quasi sempre rivolta a questa parte. Si ammira, si guarda la foggia di costruzione, la curvatura; i più tecnici ed impallinati controllano il diametro interno, la sezione, la morbidezza dei materiali, il colore, la lunghezza. Oqnuna di queste caratteristiche ha una suo rilievo più o meno da ricercare e soprattutto da scegliere in base alla tecnica di pesca adottata. L'unico discorso comune riguarda il diametro, la lunghezza e quindi il conseguente volume interno: i 20/22 millimetri di misura interna e i 38/40 centimetri circa di misura esterna, sono da considerarsi ottimali per uno svuotamento rapido dell'acqua ma soprattutto per la combinazione tra sforzo inspiratorio ed espiratorio. Alcuni specialisti dell'apnea profonda li accorciano il più possibile per limitare al massimo l'aria residua all'interno dell'areatore.  

Per chi caccia in tana troverà eccezionale un tubo morbidissimo, che gli permetterà di incunearsi nella crepa, di infilare la testa sotto a quel lastrone bassissimo, di muoversi tra i buchi della frana senza il timore e l'imprevidibilità che la maschera venga scalzata improvvisamente dal viso a causa della leva accidentale compiuta dall'areatore contro qualche roccia. Infatti la maggioranza degli apneisti ama fissare lo snorkel facendolo passare sotto il cinghiolo della maschera, di lato, proprio per evitare l'incoveniente sopra citato o per sfilarlo rapidamente e magari posizionarlo in vita, sotto la cintura dei piombi. La comodità di un tubo flessibile è grande e risolve la questione senza rischiare spaventi o smarrimenti dell'attrezzo molto probabili in caso di intenzionale o forzato sgancio della zavorra. I vari sistemi di aggancio adottati dalle ditte costruttrici, sempre più sofisticati, sono ancora poco ìmpieciàti  dai pescatori perché comunque troppo complicati rispetto alla disarmante semplicità del metodo classico. Il colore potrà essere sgargiante e ben visibile perché il pesce intanato non richiede componenti mimetici e potrebbe invece rifilare utilissimo al sub per pedagnare una buca interessante e identificarla così dalla superficie, agevolmente. Per aumentare l'avvistabilità è possibile fasciare il tubo con anelli di nastro fluorescente o fosforescente.  

Per gli aspettisi!, per chi pratica l'agguato, la personalizzazione dello snorkel può essere fatta sperando che tutto concorra ad ingannare o sorprendere al libero le prede.

Innanzi tutto non aspettiamoci che il nostro equipaggiamento faccia dei miracoli ma un piccolo particolare, adattato a situazioni contingenti può dare dei vantaggi tangibili, almeno in qualche situazione. La scelta del colore sarà rivolta alle tinte scure e personalmente elimino anche l'adesivo variopinto che viene apposto al termine del tubo; meno visibili siamo, meglio è.- Esistono dei sub che addirittura per essere poco avvistabili nel contesto sottomarino sfilano, durante la capovolta, lo snorkel. 

Un amico per ovviare alle frequenti perdite dell'oggetto in questione, nel corso delle pescate, e successivo plurimo esborso economico, ha escogitato un metodo strano ma efficace. Ha collegato al boccaglio una sottile corda elastica, fissata ad un passante della cintura, e così, quando lo sfila e lo passa all'interno della cinta, non ha più il timore di smarrirlo. Per quanto mi riguarda accorcio l'areatore fino al limite possibile e cioè quello dell'ingresso di acqua nel sistema, per permettermi di nascondermi ai pinnuti e rendergli così resistenza più difficoltosa. All'inizio si potrà bere un pò ma poi si fa l'abitudine e sia la respirazione in superficie che l'effetto scomparsa saranno buoni. Credo che anche la ventilazione ne guadagni nell'insieme poiché ho constatato che diminuiscono sensibilmente gli sforzi di respirazione complessivi. Il capo dell'aspettista senza innaturali appendici che spuntano come antenne anomale da una "V" di roccia nel fondo marino è molto più ingannevole. In caso di mare agitato e pesca in poca acqua, adotto uno snorkel più lungo e in tal modo non ingurgito involontariamente acqua. I tubi degli areatori non sono più tutti a forma di "L" e rigidi come alberi. Esistono snorkel semicurvi, tubi profilati che seguono i tratti del viso, sezioni rettangolari per la minima resistenza e attrito nel nuoto, tratti elastici. Ognuno può reperire il tubo maggiormente congeniale. Un modello non troppo rigido e che segua il più possibile le curve della nostra faccia è da preferirsi. Le ore di condivisone e le avventure in sua compagnia saranno tantissime e un prodotto valido è quanto di meglio ci si possa assicurare per delle pescate memorabili.  

Per mimetizzare un aereatore si può procedere in tré modi: il primo consiste nel fasciarlo tutto con del nastro adesivo sottile e ben tirato. In seguito si procurano dei barattoli di vernice poliuretanica e si inizia a dipingere il tubo secondo le proprie esigenze. Il metodo è duraturo ma tende ad irrigidire lievemente l'attrezzo.  

MIMETIZZAZIONE

Nella seconda variante il nastro da usare sarà quello telato mimetico acquistabile in un negozio di caccia e pesca o sulla bancarella del mercatino che venda prodotti militari. Se ne tagliano due spezzoni di circa 35 cm di lunghezza e si riveste lo snorkel in senso longitudinale. Per evitare che si scollino è opportuno ripassare le giunzioni di attaccatura con un filo di colla poliuretanica o con il classico Acquaseal. La terza via è la più difficoltosa ma da le maggiori soddisfazioni. Si cartavetra finissimamente il tubo con una passata di grana fine per poi rifinire l'opera con della carta seppia. Preparato il fondo (sul boccaglio in silicone non si può effettuare nessuna operazione) si contatta l'amico carrozziere e ci si fa dare una mano di "primer" per materie, plastiche. Una volta attesa la compieta essicazione si può procedere alla verniciatura classica servendosi di pennelli e tamponcini di cotone. L'opera omnia sarà pronta con il suo abitino speciale per ogni occasione. Il trattamento non è eterno ma dura più di quanto si possa immaginare.

Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.