IL BOCCAGLIO  

 

 

Articoli Pesca Sub

scritti da Emanuele Zara

  Il tubo per Respirare

Il corpo umano è una macchina fantastica che per espletare il suo perpetuo lavoro abbisogna di continuo comburente. Il più prezioso è senza dubbio l’ossigeno, che è introdotto all’interno dei polmoni attraverso il circolo della respirazione. Gli imputati principali di quest’attività sono: le vie aeree superiori (cavità nasali, faringe, laringe), le vie aeree inferiori (trachea, bronchi), i due polmoni e l’apparato osteo - muscolare (scheletro, muscoli intercostali, diaframma).  E’ un’operazione talmente elementare e spontanea, svolta incessantemente dal momento del primo vagito, che nessuno di noi presta particolare attenzione alla dinamica dell’esecuzione. L’apnea agisce su questa fondamentale azione assoggettando, piegando, parte dei parametri fisiologici alla volontà dell’atleta. Pensate, trattenendo il respiro, come fanno d’altronde molti altri mammiferi, si riesce a stare immersi sott’acqua per molti minuti, senza che il meccanismo vitale vada in tilt. Poi però, trascorso un certo lasso di tempo, l’organismo sente assolutamente l’impellenza di ricarburarsi, e lo fa eliminando rapidamente una parte d’aria viziata e introducendone immediatamente di nuova. Mentre stiamo effettuando le nostre tranquille pescatine, non vengono certamente in mente tutte queste divagazioni e l’unica priorità è costituta dal sarago malandrino che non vuole saperne di cuccarsi la fiocinetta sul groppone. La tecnica sembra quella corretta, il fucile anche, e la rincorsa prosegue per due ore buone. Trascorso lo svago venatorio, esausti e orgogliosi per il trofeo o ansimanti per un’inaspettata declabe, facciamo ritorno all’imbarcazione. Aggrappati al tientibene, osserviamo la moglie abbarbicata sul prendisole, completamente abbrustolita e oliata come un’aringa affumicata, quando ad un certo punto, distrattamente, la nobile maschera e il volgare tubo di plastica ancorato al cinghiolo cascano a capofitto nel blu. Sarà stata la disattenzione o la scaletta d’acciaio inox troppo stretta?  Fatto sta che gli strumenti che aprivano gli occhi alle bellezze del mondo sottomarino non ci sono più. Niente timore, dal capiente gavone di poppa spunta un’altra mascherina: meno male che, una volta tanto, la previdenza è servita a proposito. Il subacqueo si catapulta in acqua con la rapidità di una saetta, felicissimo per il prezioso ricambio; non appena caccia il viso a pelo d’acqua, si ode un’imprecazione crudissima, ma così cruda, che perfino un cormorano li vicino smette di sonnecchiare e alza stupito il lungo collo (della donna sul gommone è meglio non rivelare la reazione). Cosa sarà successo?  

Semplicissimo: il soggetto si è accorto che manca qualcosa d’insostituibile, un’inezia apparente che lo ha fatto imbestialire. Come il volatile nero dello scoglio fa abitualmente, anche lui incomincia un curioso saliscendi: un attimo sotto, poi, annaspando, sopra, ma ogni volta che riemerge il fiato è sempre una volta più corto. Non è l’età. La coordinazione nell’effettuare l’atto inspiratorio si scontra con l’incapacità di mantenere un minimo d’apnea senza bere, e l’agitazione psico motoria lo assale definitivamente.  L’unico lato positivo è che il fondale ha una profondità ridicola e un ragazzino in gamba, senza un briciolo d’attrezzatura, si offre spontaneamente per il ricupero. Il prode prende una bella boccata d’aria, e giù, con una capovolta perfetta; trascorrono pochissimi istanti e il reperto torna al legittimo proprietario. 

Gli occhi dei due coniugi s’incrociano e il marito avverte subdolamente i commenti telepatici e caustici della signora...

Il morale della storiella è sempre il solito: - Le cose semplici, apparentemente di poco conto, sono ritenute tali fino a che, dal momento della loro perdita, non si capisce tutta l’importanza -. Il boccaglio fa parte di quest’ipotetico elenco: frugale, d’aspetto dimesso, d’ingombri ridicoli, di costo irrisorio ma importantissimo, obbligatorio per un’apneista. E’ il collegamento continuo con l’ossigeno, il tramite con la superficie. Il nuotatore quando è disteso orizzontalmente sull’acqua, ha la bocca e il naso totalmente immersi, quindi non è in grado di inspirare correttamente senza introdurre del pericolosissimo liquido all’interno dell’ambiente polmonare. Cosa fa’? Solleva il capo, compie l’atto respiratorio all’esterno e torna nella posizione primitiva; capite bene che il tempo trascorso necessariamente fuori dell’elemento liquido in questo caso sarà significante, considerando che compiamo circa ventuno cicli il minuto. Per uno sportivo che ami guardare le meraviglie del fondo marino la faccenda si complica: o si passa il tempo ad osservare il panorama costiero (facendo due calcoletti...in un’ora compiamo, più o meno, milleduecentosessanta inspirazioni che moltiplicate per una media di quattro ore di snorkelling fanno cinquemilaquaranta episodi d’emersione...) o si acquista uno snorkel. Nei fumetti, nei film d’avventura, si vedono gli inseguiti che si gettano nel lago per scappare alla vendetta degli inseguitori, e che scompaiono nel nulla, completamente immersi e nascosti alla perfezione. 

Focalizzando il fotogramma o l’angolo del disegno, noteremo con arguzia una piccolissima canna che spunta per pochi centimetri dal contesto lacustre: è l’antenato spartano del nostro tubo aeratore. Così deve essere successo per i progenitori dei progenitori, tantissimi anni fa, magari per sfuggire al vicino di tribù che aveva bisogno di un nuovo scalpo, oppure, prosaicamente, per i pensatori idealisti, un sistema geniale per unire lo spirito di vita esterno alla curiosità innata dell’uomo sott’acqua.. L’evoluzione tecnica marcia speditamente e dagli antichi steli di legno e dai segmenti di bambù si giunse fino alla metà del nostro secolo con artefatti di gomma realizzati dai primi pionieri della subacquea.  In una rivista dell’epoca ho visto addirittura pubblicizzare una maschera con l’aeratore incorporato al facciale: quando si raggiungono certe comodità...

 Ci fu anche l’epoca dei tormentoni waldisneyani, con gli snorkel adornati dalle trappolette per non far penetrare l’acqua all’interno del tubo. Erano macchinette infernali che tappavano per mezzo di varie modalità, più o meno ingegnose, l’ingresso dell’aeratore: c’era il tappo di sughero o di lattice articolato su un perno basculante, la pallina di plastica mobile su una gabbietta galleggiante ecc. Lo snorkel, com’è proposto attualmente, non è una semplice congiunzione tra l’elemento immerso e il cielo sovrastante ma un accessorio dotato di numerose soluzioni tecniche, ergonomiche, fisiologiche, studiate dal fior fiore degli ingegneri di quasi tutte le aziende mondiali, e rispettano un’ampia varietà di parametri naturali, importanti per la pratica dell’immersione subacquea. Ora ci addentreremo in questo settore smontando completamente uno snorkel e verificandone l’aspetto esteriore e  i contenuti “pratici”.

IL BOCCAGLIO: è la porzione inferiore dell’attrezzo, quella che si tiene in bocca durante la respirazione; la parte terminale si caratterizza per il classico disegno a ferro di cavallo del boccale terminante con le due protuberanze anatomiche. Le forme ricalcano all’incirca il piano anteriore dentale e quindi le proporzioni sono ridotte e lievemente ovalizzate in senso longitudinale. C’è qualche boccaglio cortissimo, un paio di centimetri al massimo, giusto per connettersi con il componente superiore, e altri molto lunghi che compiono un’ampia panoramica di curve. Questi ultimi possono essere completamente lisci, lisci internamente e corrugati all'esterno, oppure si trovano corrugati da tutte due le facce.  Il raccordo fra le parti avviene per innesto a semplice pressione o tramite snodi articolati, complessi, multipli, elastici. I materiali con i quali si stampano a caldo i componenti sono: la gomma, il policloruro di vinile, il silicone puro, il silicone grafitato. Naturalmente la validità e la bontà di queste sostanze è giunta a livelli tali che rispetto ai prodotti di dieci, quindici anni fa non ci sono molti paragoni da effettuare: praticamente non si contraggono quasi più allergie al contatto poiché le garanzie d’anallergicità odierne sono elevate.  La resistenza agli agenti meteo marini è superlativa: al massimo il silicone liquido tende ad ingiallire un po nel corso del tempo mentre la gomma deperisce lievemente se trascurata pesantemente. Ciò però che è essenziale ai fini pratici è il grado di morbidezza, la delicatezza e la precisione della sistemazione ortodontica a cui si è pervenuti: le labbra, l’interno della mucosa labiale, le gengive sono tessuti che per un niente si irritano, si abradono, sanguinano. Perché continuare a torturarli con spezzoni d’elastomeri durissimi o dal disegno innaturale che costringono a morderli come si addenta un morso per cavalli? Perché creare dei decubiti fastidiosissimi per un profilo innaturale che non si adatta perfettamente al proprio cavo orale, per i dentini di rilievo dei due mordenti eccessivamente distanziati o troppo pronunciati, ecc.? Anche in questo delicatissimo campo c’è l’imbarazzo dell’acquisto, con boccagli trasparenti che sembrano scomparire al tatto, tanto sono fini e impalpabili. Molti sub hanno l’abitudine di levarsi ad ogni tuffo l’attrezzo: va da se che più la linea sarà pulita e filante maggiore apparirà la comodità di manovra.  Discorso un po più approfondito per i corrugati. Una volta (e in qualche caso raro tutt’oggi) i corrugati erano tutti fabbricati con i caratteristici doppi “anelli”: sia esterni sia ovviamente interni. 

Questi modelli hanno una serie di difetti: nella fase di svuotamento dell’acqua, che è penetrata all’interno, non si riescono mai ad evacuare completamente e nelle pieghe resta sempre un residuo significativo; medesimo problema con l’aria che penetra con maggior attrito e altrettanto avviene nella fase rilevante, per un apneista, dell’espirazione. Il boccaglio che, invece, ha la parte in rilievo soltanto esternamente, è un valido componente: si torce, si flette, si piega assecondando i movimenti ma, avendo l’anima liscia, funziona normalmente, senza le anomalie sopracitate. I meccanismi che uniscono il boccaglio al tubo sono quasi tutti mobili ma ruotano soltanto su un unico piano orizzontale. Il collegamento è semplicissimo: c’è un maschio con delle sedi circolari che si alternano, concave e convesse, e altrettanto avviene per la parte morbida che si sovrappone per alcuni centimetri. I passi elastici, come in un filetto di una vite, fanno guarnizione e il sistema resta stagno. 

Gli snodi articolati, le giunzioni meccaniche, i complessi rotanti in infinite varianti e posizioni, rappresentano la massima espressione della tecnologia applicata al settore e consentono una regolazione micrometrica del boccaglio. Praticamente qualsiasi apneista può adeguare l’aeratore come meglio crede, senza dovere tribolare nella scelta dell’accessorio.  Per dovere di cronaca accennerei anche ai sistemi automatici, alle valvole d’evacuazione e spurgo presenti inferiormente su alcuni modelli. Essi danno l’opportunità di espellere l’acqua con uno sforzo espiratorio ridotto, direttamente da una valvola situata a pochi centimetri dalla bocca.  Questi dispositivi non hanno conseguito successo tra i pescatori mentre per chi fa esclusivamente snorkelling possono andare bene; non sono troppo silenziosi nel funzionamento, lasciano sempre un po d’acqua residua e poi, tutto sommato, i cacciatori amano le cose semplici e senza tanti orpelli.

IL TUBO: il tratto superiore dell’aeratore è senza dubbio il punto in cui i progettisti si sono sbizzarriti negli ultimi anni. La nostra attenzione, per il novanta per cento, è catturata da questo particolare, dalla nastratura fluorescente del terminale, dai suoi colori variopinti, dalle fogge più strane, dalle sezioni innovative. Esso rappresenta praticamente lo sviluppo verticale della nostra trachea, il prolungamento astratto. La parte anatomica del torace, infatti, ha una forma tubolare, un diametro compreso tra dieci, tredici millimetri, e una lunghezza di circa dodici, quattordici centimetri, prima di dividersi nei due rami bronchiali. Quando mi concentro e rilasso prima di qualche tuffo impegnativo, amo soffermarmi mentalmente sul passaggio lento dell’aria, il suo profondo percorso, le divisioni interne, gli scambi alveolari, tutto ciò nell’ottica di una sottospecie di training autogeno, personalissimo. I materiali impiegati nello stampaggio sono mescole poliviniliche o derivati della gomma; alla fine del ciclo produttivo si presentano tubi  morbidi, rigidi, semirigidi. Qualche aeratore è coronato, nella porzione superiore, da un dispositivo plastico, da un cappuccio che ha il compito di non far entrare spruzzi d’acqua o di defletterli in un canale separato. Bellini a vedersi, interessanti e ingegnosi nel progetto, ma valgono le medesime considerazioni sulle valvole di spurgo dei boccagli: chi è quel pescatore che non ha mai bevuto e si preoccupa per ciò?

 Le peculiarità di un buon aeratore riguardano altri parametri e direzioni.  La lunghezza di un tubo classico, è un compromesso buono per tutte le occasioni di pesca (vedremo più avanti gli specifici indirizzi). Lo sviluppo longitudinale dello snorkel completo è di circa trentotto, quaranta centimetri. In questa misura l’espulsione di liquido e il rischio di sonore bevute si minimizza e non comporta disguidi. Riguardo al diametro interno si fa un po di confusione: visto che il lume tracheale non è immenso perché si dovrebbe impiegare un tubo largo come una condotta idrica? E’ sufficiente sia di venti, ventidue millimetri per ventilarsi correttamente e lo scambio di volumi espiratori / inspiratori sarà buono. Con queste misure si espelle tutto il liquido in un attimo e i ristagni d’anidride carbonica saranno debellati. Il grado di rigidità del tubo è ampio e interagisce con l’apneista in alcuni punti: se è troppo rigido diventa facile che urtando un ostacolo, una roccia, si comporti come una leva che scalzerà dal viso la maschera con i rischi connessi. Un’altra problematica riguarda la pressione e il dolore conseguente che lo snorkel induce sulla parte temporale della testa e che dopo tante ore di mare è una vera sevizia.  Però, se fosse eccessivamente molle, verrebbe schiacciato esageratamente dal cinghiolo che lo inclinerebbe malamente favorendo l’ingresso d’acqua e, inoltre, non promuoverebbe una respirazione libera e pervia. Una rigidità media è un compromesso sincero sia per chi fa pesca in tana sia per i profondisti.

La struttura geometrica esterna comprende tubi a sezione ellittica, rettangolare, prismatica, conica, classicamente tonda; il profilo in vista laterale può essere a “ L “, curvo, semi curvo, più o meno angolato, sagomato ergonomicamente.  Con un disegno opportuno si aumenta il comfort durante l’uso sia perché si riduce la compressione di questi sul capo dell’uomo sia per il motivo che con la diminuzione delle resistenze idrodinamiche si fanno meno attriti in fase di discesa, di caccia; con meno rumore e sciacquio si scende silenziosamente e il pesce può contare su una difesa in meno.

I colori spaziano dal classicissimo e universale nero o grigio scuro, fino ai colori sgargianti e fluorescenti in una gamma molto ampia: mancano, per il momento, tubi mimetici ma si può provvedere con un minimo di capacità hobbistiche. Ogni sub, secondo le tecniche praticate e gli ambienti frequentati, adotterà la tinta più consona. Anche gli snorkel hanno il loro mega tormentone: il fermaglio per agganciarli al cinghiolo. Si tratta di tutta una serie di marchingegni che vanno dall’anellino a “ 8 “ di caucciù, di plastica, di silicone, fino al sistema brevettato d’aggancio/sgancio rapido, passando per molte altre fibbie in tecnopolimero, clip ad innesto e reggiboccagli ad incastro.  La maggioranza degli atleti, dei pescatori preferiscono l’antico metodo del passaggio sotto il cinghiolo della maschera per tanti motivi: il tubo libero lateralmente, in caso d’incaglio o quando si esplora il fondale facendosi trainare dal gommone, permette una discreta mobilità dell’attrezzo non rimuovendo bruscamente la maschera; chi è abituato a sfilarlo per metterlo in cintura in casi specifici, o per chi effettua la manovra routinariamente, non vuole impedimenti d’alcun genere; più i vari elementi, che il sub si porta con se, sporgono dalla silhouette, dal profilo dell’uomo in agguato, maggiore è l’azione di disturbo ai fini dell’applicazione corretta della tecnica.

 

Le modifiche e le elaborazioni artigianali.

 

Materiali occorrenti: un cutter, una forbicina, un rotolino di teflon per uso idraulico, alcuni fogli di cartavetro a grana fine, del primer per materie plastiche, dei barattolini di vernice poliuretanica di varie tonalità, pennelli, tamponcini di stoffa, solvente, nastro telato militare, nastro adesivo classico, nastro fluorescente, un foglietto sottilissimo di neoprene o del poliuretano da imballaggi da 1 mm di spessore, un tubetto d’Aquaseal.

 

Non sono molti gli interventi da eseguire sullo snorkel e non comportano neppure fatiche ercoline. Il boccaglio ha un primo punto in cui si può agire: è la porzione introdotta nel cavo orale. Non sempre, nonostante l’offerta dei prodotti spazi notevolmente, si trova ciò che fa per noi e allora si possono modificare gli angoli, le superfici, le prominenze dei mordenti di gomma o similari. Anche il bordino tutt’intorno può essere ridimensionato. Con il taglierino affilatissimo o con la forbicina si assottiglieranno i materiali e si modificheranno le gibbosità secondo le proprie esigenze pratiche. Ho visto trasformare esasperatamente un boccaglio in quest’ottica, da un’apneista che sommozzava con un ritmo bestiale in acqua bassa (incessante esecuzione rapida di immersioni ed emersioni): la spiegazione fornita è stata quella che a lui lo snorkel serviva libero, senza appigli, per poterlo sfilare dalla bocca senza quasi accorgersene!  In caso si desiderasse montare un diverso boccaglio su un tubo, ricordo che non esistono ricambi specifici e che quindi l’esborso economico riguarderà l’acquisto di uno snorkel intero che poi sarà successivamente smembrato per ricavarne i pezzi necessari. L’adattamento tra le varie marche non è sempre attuabile: si ovvia a ciò, in alcuni casi, con la creazione di guarnizioni supplementari eseguite con il teflon da idraulico, interposto tra le connessioni.  Il tubo aeratore si può accorciare di qualche centimetro con un cutter a lama robusta; l’operazione è eseguita non tanto per aumentare la portata d’aria, anche se si nota, effettivamente, un’impercettibile riduzione delle resistenze complessive, ma soprattutto per non far sporgere, dalla testa del cacciatore all’aspetto, un elemento accessorio di disturbo. I contro sono che per un nulla si beve assai e che in superficie diveniamo quasi “invisibili” agli osservatori esterni, con i rischi conseguenti. Alcune volte, lo snorkel da fastidio alla tempia per sporgenze plastiche, rilievi, e preme, schiaccia la cute.  Con il cutter si asporteranno delle micro fettine di materiale dalla porzione di tubo incriminata e si luciderà la zona con cartavetro fine; attenzione a non esagerare nella rimozione della plastica perché di solito la parete è spessa solo due millimetri. La positività parziale dell’elemento (si evitano molti episodi di perdita dello snorkel) si crea incollando delle strisce di neoprene o di poliuretano sottilissime lungo il tubo. Con l’identico procedimento applicativo, si ottiene l’insonorizzazione del tubo nel caso l’apneista desideri la massima raffinatezza. Per aumentare il grado d’avvistabilità, si fascia l’aeratore con del nastro fosforescente o fluorescente: un negozio di sistemi antinfortunistici ha un assortimento vario che soddisfa qualsiasi esigenza. All’opposto c’è chi desidera scomparire tra le pietre del fondo o mimetizzarsi perfettamente nell’ambiente anche nel più piccolo dei particolari.  Ebbene ciò è possibile verniciando lo snorkel. La preparazione si effettua seppiando con cartavetro a grana fine l’attrezzo, (escluso il boccaglio in silicone perché è impossibile da dipingere) e si applica poi un velo di primer come base aggrappante. Rispettati i tempi d’evaporazione del prodotto si procede alla tinteggiatura finale. Il lavoro è resistente ma non eterno e al termine della stagione qualche ritocchino è auspicabile. Se la plastica fosse particolarmente difficile da tinteggiare o non volessimo cimentarci in questa fase di bricolage, si può adottare una seconda strategia più immediata: la fasciatura del tubo con nastro adesivo, carta adesiva tagliata a strisce, o con il telato mimetico (reperibile in un fornito negozio di caccia e pesca o meglio in un magazzino d’articoli militari); per bloccare tra loro definitivamente le spire s’impiega un velo d’Aquaseal. In seguito, volendo, con i soliti colori poliuretanici, si colora il tutto. Tenete presente che con questa elaborazione la struttura originale perde in “cedevolezza”, divenendo un tantino più rigida. Seguendo un amico che pesca togliendosi sempre lo snorkel, infilandolo poi in cintura, ho osservato un semplice espediente che adotta per evitare di smarrire l’oggetto. Collega ad un passante della cintura un sottilissimo cordino elastico che in posizione è leggermente tirato ma appena il boccaglio è passato in vita si accorcia, quasi scomparendo alla vista, non creando rischi d’impiglio.

 

 CRITERI DI SCELTA: l’aeratore è uno di quei componenti che non si può scegliere facendo le prove tecniche e “pratiche” in negozio, o almeno per quella parte chiamata boccaglio (non entriamo nei particolari...). Dovremo rassegnarci a scrutarne l’aspetto e i contenuti intrinseci attentamente, oppure se qualche amico possiede l’attrezzo adocchiato, ed è disponibile e cordiale, potremmo testarlo in piscina o in occasione di una pescata comune.  Il boccaglio deve accomodarsi tra le labbra senza che la bocca sia spalancata abnormemente: i muscoli facciali accusano precocemente eccessivi stress. I materiali morbidi e sottili sono da preferire in caso d’uso assiduo e prolungato: si prevengono abrasioni della mucosa e delle gengive. Il tubo con un diametro di 20 / 22 mm è più che sufficiente per ossigenarsi senza sforzi, espellere l’acqua con una pressione esigua, ridurre la stasi d’anidride carbonica.  La curva che si unisce al tubo deve rispettare l’anatomia facciale, seguendo armoniosamente il decorso della mascella e la via di fuga verso la tempia: effettuiamo la scelta nell’ottica di massimo comfort. Il raccordo tra i due elementi può bastare semplice, con il solo movimento sul piano orizzontale, ma se sussistono perplessità di comodità e sistemazione, esistono degli snodi eccellenti che permettono i movimenti e le articolazioni su tutti i versanti. Il corrugato esterno è adatto a risolvere molti casi difficili.  Per gli incontentabili è possibile addirittura prelevare un boccaglio di un tipo e adattarlo con qualche perizia ad un tubo separato e differente. I tanisti sono soliti scegliere snorkel di gomma morbida che si flettono straordinariamente e permettono di infilarsi in spacchi strettissimi, e con colorazioni non necessariamente scure: in tante situazioni, una tinta vivace e avvistabile dalla superficie è un grosso vantaggio per pedagnare improvvisamente la buca buona. Per questo motivo si può anche lasciare in sede l’adesivo fluorescente classico, se non addirittura aggiungerne dell’altro. Gli aspettisti o gli agguatisti opteranno per un aeratore mimetico, a scomposizione d’immagine, non eccessivamente morbido; con il mare mosso sarà di lunghezza quasi normale mentre con l’acqua ferma si accorcerà l’estremità del tubo il più possibile.  Attualmente, i disegni della sezione di uno snorkel spaziano in varie geometrie; personalmente ho trovato superlativo un modello di sezione ellittica, nella parte a contatto con la testa.  Fermo restando che la sezione interna rispetta i canoni tradizionali d’ampiezza (non fidandomi della brochure illustrativa ne ho misurato uno con il calibro) devo affermare che non sembra quasi presente, tanto è idrodinamico e comodo nel portarlo sotto il cinghiolo della maschera.  E’ consigliabile, visto anche che i costi lo permettono, acquistare un paio di boccagli, per avere sempre il massimo in ogni occasione. I miei, paranoicamente, hanno in comune il medesimo boccaglio, ma li ho accoppiati a tubi diversi e posso sostituirli con rapidità: uno cortissimo e mimetico per l’aspetto selvaggio; uno elastico e flessibile per i buchi assurdi; l’ultimo “normale” ma dipinto secondo la filosofia della scomposizione d’immagine (a bande separate) per l’agguato e la pesca in basso fondale.

 

LA MANUTENZIONE: per uno snorkel le precauzioni da adottare per conservarlo a lungo sono elementari. Non accanitevi a mordere le alucce del boccaglio perché una volta rosicchiate bisogna comprare un attrezzo nuovo: non esistono pezzi di ricambi e non si possono incollare. Sciacquate sempre e bene in acqua dolce tutto, anche all’interno del tubo perché rimangono tracce di saliva che è meglio eliminare. Il sole e il sale danneggiano la gomma e deteriorano i materiali: l’ombra e la temperatura ambientale sono l’ideale per una vita senza sorprese. Ogni tanto smontate il boccaglio dal tubo e pulite il raccordo che spesso è ricettacolo di detriti e minutissimi granelli di sabbia: una sottile nastratura con del teflon da idraulico risolverà i trafilaggi d’acqua tra gli elementi. Un’occhiata attenta ai sistemi che trattengono l’aeratore al cinghiolo della maschera se ne fate uso: controllarne l’integrità e la funzionalità più volte nella stagione d’impiego.

 

                                                               Emanuele Zara & Lucia Notarangelo