DOVE POSIZIONARE 

IL COLTELLO SUBACQUEO

Il coltello subacqueo è un accessorio che da sempre ha accompagnato l’immagine del subacqueo. Fino a non molti anni fa si notavano attrezzi di proporzioni inusitate poste ai polpacci dei sub poi il mercato si è specializzato e in particolare, per i pescatori in apnea, è nato il coltellino che oggi equipaggia la maggioranza dei pescatori in apnea. Non mi dilungherò a descrivere quali caratteristiche deve possedere un buon coltello da apnea anche se ricordo (vari atleti consultati in merito hanno confermato il mio pensiero) che un prodotto veramente valido sotto il profilo della qualità dell’acciaio, delle dimensioni e taglio della lama, del fodero di contenuto ingombro e di un ottimo sistema di sicura non è troppo facile da reperire sul mercato nazionale. Desidero, invece, affrontare il tema del posizionamento del coltello, un discorso soggettivo ma con importanti implicanze nella dinamica dell’immersione se, ad esempio, non si trova immediatamente l’impugnatura dell’attrezzo quando occorre. Il coltello si tiene solidale al corpo innanzitutto per motivi di sicurezza, cioè per la prevenzione nei confronti di potenziali incidenti (per fortuna estremamente rari), e in seconda battuta, anche se non tutti lo usano per questo scopo, per la rapida uccisione della preda ferita. Bisogna sempre disporre, in qualsiasi tuffo, di uno strumento tagliente che ci tolga d’impiccio da situazioni che nessuno ipotizza possano farci diventare sfortunati protagonisti ma che mai si devono escludere a priori. Il fondale marino è pieno d’insidie (guarda caso create da attività del genere umano): il pericolosissimo spezzone di rete abbandonato sul fondo che inaspettatamente ci ha avvinghiato un piede o una pinna; il sottilissimo filo di nylon della madre o dei pendagli con amo del vecchio palamito strappato sul fondo che inavvertitamente abbiamo agganciato; un gomitolo di filo del mulinello che improvvisamente si è imparruccato dietro la fuga di un imponente ricciolone, o del tonno gigante…

Quando abbiamo arpionato un pesce e non siamo riusciti a ucciderlo istantaneamente è bene (o ci troviamo costretti a farlo per l’indomita esuberanza della preda ferita) procedere a una seconda lesione mortale, il cosiddetto colpo di grazia. La zona anatomica per eccellenza è il cervello: perforato questi da sopra, sulla sommità della teca cranica, o da sotto, tramite l’apertura della branchia, il pesce muore all’istante. Naturalmente nell’esperienza di ognuno di noi si potrebbero fare tanti altri esempi ma per non farci trovare “scoperti” dove dobbiamo posizionare il fodero del nostro coltellino? Vediamo tre profili tipici, ognuno dei quali conta dei pregi e dei difetti.

Il coltello posizionato sugli arti inferiori. Molti apneisti collocano la fodera del coltello direttamente sul polpaccio, per mezzo di due cinghioli in gomma, sia sulla gamba destra che su quella sinistra. Tra i pescatori che amano sganciare la cintura di zavorra nei tuffi più profondi, o in quelli che pescano in zone rischiose per l’incontro di reti e affini, è la tecnica di posizionamento più adottata. In questa tipologia di dislocazione bisogna stare solo attenti a non serrare eccessivamente i cinturini, operazione che si fa per evitare che il fodero troppo lasco rispetto al diametro dell’arto scivoli verso la caviglia, perché una compressione tipo laccio emostatico rischia di disturbare le corrette fasi della circolazione sanguigna. 

Anche la parte interna o esterna sono due punti in cui si vede fermato il coltello di un atleta: ma quale importanza rivestono tali collocazioni dal punto di vista pratico/logistico? La prima valutazione critica si ricava guardando le modalità di presa dell’impugnatura che deve privilegiare l’immediatezza di riscontro in qualsiasi frangente. Con il coltello montato sugli arti inferiori sia i destri sia i mancini hanno la possibilità di afferrare, allentare sicure eventuali, ed estrarre il manico del coltello tramite un controllo visivo diretto, sempre possibile anche con mascherine dal campo visivo limitato. L’operazione dal punto di vista psicologico è estremamente positiva perché da una garanzia certa che il coltello c’è, si vede, si può toccare. La preferenza del punto migliore, in linea di principio, tiene conto che con la mano destra libera e la sinistra che mantiene il fucile si raggiungono più facilmente, e istintivamente, l’esterno gamba destro, l’interno gamba sinistro; coloro che hanno la mano destra impegnata saranno invece più comodi e immediati nel reperire l’attrezzo sull’interno del polpaccio destro e sull’esterno della gamba sinistra. Ma vediamo le problematiche connesse a questo tipo di sistemazione. Per prendere il coltello allacciato agli arti inferiori si deve compiere prima una lieve flessione in avanti del busto e contemporaneamente piegare il ginocchio: questa manovra potrebbe risultare difficile da compiersi nel caso una delle parti anatomiche risulti impigliata e conseguentemente immobilizzata. Chi sgancia la cintura di zavorra con frequenza, o chi pesca collegato al sagolone o al tramite di nylon deve tenere conto che un coltello inserito in un fodero portato all’esterno della gamba è sempre un’entità che sporge dalla silhouette dell’apneista e quindi fonte potenziale d’incaglio e di disturbo nell’azione natatoria. Se l’insieme coltello custodia è posizionato all’interno del polpaccio ci sono meno problemi ma resta il fatto che nel nuoto pinnato si può provare un po di fastidio soprattutto se il componente non è dei più piccini.

Il coltello in cintura. Il coltellino subacqueo può essere appeso alla cintura di zavorra, tra un peso e l’altro, o al termine di tutti i piombi (a volte lo si usa proprio come comodo ferma piombi). Solitamente tutti i modelli hanno un fodero che presenta un passante posteriore sufficientemente alto, predisposto per il transito della cintura, e l’operazione di montaggio è facilissima a patto di avere delle mattonelle di piombo rimovibili e non degli ammassi di metallo schiacciati da innumerevoli urti. Negli ultimi anni è un tipo di collocazione che statisticamente ha preso sempre più piede tra molti agonisti. Naturalmente in cintura si piazzano dei foderi e conseguentemente dei coltelli di lunghezza ridotta poiché dimensioni oltre la media possono creare problemi durante la capovolta perché alla flessione del busto toccano la parte superiore della coscia o puntano sulla parte bassa dell’addome. Sulla seduta del gommone si può verificare identico problema se il coltello non decorre su un fianco: la punta della custodia sfrega contro il neoprene e se è del tipo liscio lo può abradere. C’è chi preferisce posizionare il coltello all’altezza dei lombi, chi sui fianchi, chi sull’addome: la cosa importante è poter contare sempre sull’effettiva e veloce rapidità di presa. Questa è la qualità maggiormente apprezzata dai pescatori in apnea che scelgono di tenere il coltello in cintura: una lieve flessione del braccio, destro o sinistro, e il coltello è subito disponibile per uccidere il pesce o per tagliare una cima pericolosa. Peccato che anche questa tipologia di assetto sia assoggettata a  qualche problema connesso alla sicurezza d’uso. Per prima cosa il coltello in cintura è difficile e talvolta impossibile da rilevare con la vista; sono numerosi coloro che perdono coltelli tenuti in cintura: credono di aver riposto in custodia il coltello e poi alla prima capovolta lo vedono precipitare nel blu. Le maschere da apnea, a parte gli ultimi modelli con le lenti inclinate di alcuni gradi, non permettono di inquadrare il campo visivo così in basso da vedere l’impugnatura del coltello posta sull’addome o sui fianchi; se il fodero è posto sulla schiena è praticamente impossibile da identificare se non con il solo senso tattile. E ciò può costituire un grave handicap mentale nel caso un atleta finisca impigliato in una rete e si faccia prendere dall’agitazione. Un’altra questione piuttosto diffusa interessa chi pesca fondo con la tecnica dello sgancio della zavorra mobile: con la cintura abbandonata sul fondo resta anche il prezioso coltello e se in risalita ci fosse bisogno di una lama affilata… Allora si ricorre a un diverso punto di collocazione o ad un’altra cintura supplementare priva di piombi, questa volta dotata di fodero e coltello.

Il coltello al braccio. Con l’avvento dei mini coltelli, e non può che trattarsi di modelli di misura ridotta, è nata anche l’usanza di legare il fodero a uno degli arti superiori sia sull’avambraccio che al bicipite, in posizione normale o addirittura capovolta verso il basso. Non sono moltissimi gli atleti che costantemente li montano in questa posizione anche se chi ne fa uso afferma che sono posizionati in modo assai comodo e versatile. La custodia in plastica o in tessuto che ospita il coltellino si monta tramite un fascione di velcro o con una coppia di laccetti di gomma. Gli appassionati del bricolage modificano gli attacchi con braccialetti di neoprene o con larghe bande di camera d’aria: l’obiettivo consiste nel rendere saldo il complesso altrimenti quando i volumi del corpo e del neoprene si schiacciano a causa della profondità si potrebbe verificare l’eccessivo “gioco” del sistema. Il coltello posto all’interno o all’esterno del braccio offre l’opportunità di essere mantenuto costantemente sotto controllo e di poter essere rinfoderato con estrema sicurezza di tenuta. Va da se, e questo vale per tutti gli altri metodi di posizionamento, che il blocco di sicura deve risultare facile da inserire ma soprattutto tenace nella ritenuta della lama altrimenti basta un colpo involontario o una distrazione nelle manovre di aggancio sgancio per ritrovarsi con la custodia vuota. Il coltello tenuto al braccio è in posizione favolosa per essere prelevato ma solo con il braccio su cui non è ancorato. Questa disposizione è abbastanza sicura in condizioni di emergenza poiché essendo vicino all’altro arto si raggiunge sempre ma sul piano teorico… se l’unica mano disponibile e libera fosse bloccata da qualsivoglia problematica? Nei passaggi stretti, nelle tane più anguste il fodero sul braccio costituisce un surplus che può strisciare rumorosamente sulle rocce o addirittura potrebbe impigliarsi in qualche asperità o lenza abbandonata.

Metodi alternativi di posizionamento coltello. Qualche ingegnoso pescatore campano ha creato un funzionale sistema per portarsi appresso il coltello. Si tratta di una specie di bermuda a doppio strato, cioè con una tasca di neoprene posta lungo il fianco. Tra i due strati di neoprene viene inserita una lama senza manico in plastica trattenuta sul fondo da una corta cimetta. Ogni volta che occorre si tira la cordicella e si afferra il coltello e altrettanto rapidamente si ripone al termine dell’uso.

 

La parola a Stefano Bellani. - Devo essere sincero: io il coltello non lo uso spesso perché mi da sempre un po di fastidio, mi intralcia molto quando pesco normalmente. Con il barcaiolo appresso è raro che lo porti anche se so che è una pratica da non seguire perché è un elemento importantissimo nel discorso della sicurezza. Io i pesci li uccido pungendoli direttamente con l’asta: lo trovo un metodo rapido e veloce. Poi è molto difficile trovare in commercio coltelli buoni, pratici da mettere e da togliere. Se devi uccidere una preda grande, con l’osso della testa durissimo o il cervello difficile da raggiungere come ad esempio la ricciola dovresti avere un coltello serio, con un manico robusto, una testa piatta su cui battere con il palmo, e una lama lunga e spessa perché un coltellino piccino serve a poco. Per tagliare un filo o una cima ci vorrebbe una lama affilatissima da tutte e due le parti perché se ti trovi in difficoltà non puoi permetterti il lusso di cercare la parte che ha il tagliente. Comunque quando lo porto appresso lo metto in cintura. Sul braccio, come qualche amico lo porta, mi da fastidio, noia: entri in tana e ti rimane impigliato nell’alga. In vita lo tengo sul fianco destro, accanto al mio inseparabile mulinello. La mano destra e quella preferita e quindi manovro i due accessori senza difficoltà.

 

La parola a Gabriele Del Bene. Io adopero due tipi di soluzione: in generale metto un coltello in cintura e uno al polpaccio. Tendenzialmente li utilizzo entrambi quando non pesco a sgancio, invece nel momento in cui sgancio la cintura dei piombi ne tengo solo uno alla gamba. Molti anni fa, ho mollato la cintura con il coltello attaccato in seguito alla cattura di una cernia e in risalita, dopo tre quattro metri dallo stacco dal fondo, mi sono trovato la sagola di vincolo del sagolone attorcigliata ad un piede. Non avevo il coltello e solo per una grande fortuna sono riuscito a liberarmi in tempo! Da allora non entro in acqua se non ho il coltello addosso: lo trovo uno strumento insostituibile, un elemento irrinunciabile dell’attrezzatura. Dalle mie parti si pesca spesso con acqua molto torbida e mi è capitato di finire in una pancia di rete, in corrente, con un metro e mezzo di visibilità. Stavo risalendo in diagonale e ci sono finito dentro. Per fortuna avevo un coltello affilatissimo e mi sono sganciato.

 

Testo di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.