Il Fodero

 

è l’alloggiamento ideale del coltello. Al suo interno s’inserisce la lama che trova una sede adeguatamente conformata; sul fondo c’è solitamente un’apertura, qualche volta più d’una, che serve a non fare ristagnare l’acqua. Sul retro o lateralmente, in basso, si osservano i passaggi dei cinghioli alti un paio di centimetri (le custodie di piccoli coltelli a volte ne sono prive) mentre, in alto, campeggia la scissura da 50 mm in cui si fa passare la cintura o una banda di velcro. 

E’ possibile reperirlo in due o tre varianti: di morbida cordura di nylon o stampato a caldo in leghe termoplastiche o in polimeri caricati ad alta resistenza. La maggioranza degli apneisti sceglie la seconda tipologia di foderi ma per casi specifici si adotta anche il modello in tessuto sintetico, occultabile ovunque. La foggia estetica non è cambiata molto rispetto ai prodotti di qualche anno fa, comunque, i contenuti tecnici si sono sviluppati verticalmente sul fronte della sicurezza. 

Ora le custodie sono prodotti ricercatissimi per quanto riguarda i materiali di fabbricazione e i sistemi di trattenuta dell’arma durante il trasporto. Un tempo c’era il classico anellino di caucciù con la linguetta prominente, che era posto nella porzione superiore del fodero e che veniva assicurato al manico del coltello con una trazione decisa. Attualmente esiste ancora su parecchie custodie ma è subissato e insidiato da concorrenti temibili: i pulsanti di aggancio – sgancio rapidi. 

Gli attrezzi che montano i nuovi marchingegni di ritenzione sono il frutto della ricerca progettuale e basta osservarne uno da vicino per capire quanto siano ingegnosi. La punta dello stiletto sembra teleguidato tra le pareti plastiche, poiché l’acciaio scivola nella parte interna dell’astuccio con naturalezza e senza pressioni marcate. Una volta che la lama è penetrata quasi fino in fondo vi è, in molti modelli, una specie d’invito, una sorta di slitta che porta ad azionare il bottone, la fibbia basculante o il gancio di bloccaggio, automaticamente. 

Una molla in acciaio inox è quasi sempre il fulcro centrale del meccanismo. Un ausilio importante, collegato direttamente all’azione, è svolto dal manico del coltello che, mediante lo studio di prominenze e rilievi ad hoc, completa l’efficienza dei congegni, lavorando in stretta simbiosi con essi. I tecnopolimeri con cui si stampano le custodie hanno differenti gradienti di rigidità: qualcuno è morbido per cui l’acciaio della lama facilmente crea abrasioni e solchi mentre altri sono durissimi e quasi inscalfibili dal pugnale, rendendo più sicura l’azione veloce di “rimessa” che spesso tende a far impuntare pericolosamente l’arma.

 Osservando un astuccio con attenzione noteremo, in certi esemplari, tante sporgenze e rilievi che costituiscono un rischio da non sottovalutare per l’uomo immerso in apnea: una struttura ricca di appigli è sempre facile preda della sagola della boa o di qualche cordicella errante tra le rocce di un fondale. Rammentiamo, ogni tanto, che il pescatore subacqueo ha una scorta d’aria limitata ed è per questo che si cerca di razionalizzare ogni parte dell’attrezzatura affinché le problematiche legate al suo utilizzo non complichino l’attività intrapresa. Il fodero è dotato generalmente di cinghioli in gomma o strisce di velcro, impiegati per assicurare il coltello al corpo, specificatamente per gli arti superiori ed inferiori. I cinturini presentano la nota fibbietta in acciaio inox con il passante di fermo, che è bene controllare sia sempre diligentemente inserito come sicura, sopra la coda di caucciù. Esistono anche dei sistemi di regolazione che assomigliano a quelli montati sul telaio della maschera: offrono i benefici di una messa a punto molto precisa. Il velcro è impiegato su foderi di ridotta fattura e si adatta a meraviglia dovunque si decida di piazzare lo stiletto.

 

Le modifiche e le elaborazioni artigianali.

 

Materiali occorrenti: lime per plastica (taglio bastardo), un cacciavite, cartavetro di diversa grana, un cutter a lama robusta, un barattolino di resina epossidica, della limatura di alluminio o un fazzolettino di fibra di vetro, dei colori poliuretanici, dei pennelli, un po di primer per plastica, una pistola termica per la colla a caldo, qualche anellino di gomma per il ricambio, una pinza, un trapano.

 

Il fodero è un accessorio fondamentale che garantisce l’estrazione e l’inserimento del coltello al suo interno. Le case produttrici si prodigano nei controlli di qualità e i difetti di una custodia sono relegati a piccole quisquilie. Un componente anziano o anche recente, necessitano di una controllatina nei dettagli che solo un pescatore subacqueo può dare con cognizione di causa. Per prima cosa verifichiamo che tutto ciò che è “in più”, come passanti che non si utilizzano, alucce laterali sporgenti, superfici invadenti, non diano troppo  fastidio.

Se così non fosse, adopereremo la lima e la cartavetro che pialleranno a meraviglia l’attrezzo: sarà rimpicciolito e plasmato secondo un discorso di efficienza pratica. L’azione terrà conto delle nervature plastiche di irrigidimento e dello spessore del materiale per non indebolire pericolosamente la struttura con assottigliamenti esagerati. La superficie interna di una custodia è costituita da plastica dura che dovrebbe generalmente non lesionarsi al passaggio dello stiletto acuminato. 

 Dopo un periodo d’uso continuo o per carenze composite, si  può verificare che la custodia subisca delle profonde “unghiate”: in tal caso la manovra di rinfoderamento del pugnale comporta un ostacolo allo svolgimento corretto dell’azione. Si può perdere l’attrezzo, danneggiare ulteriormente la plastica o rendere inservibile il meccanismo di trattenuta. Un foglietto di cartavetro, avvolto su un cacciavite per lavorare anche in profondità, consentirà di spianare le anomalie superficiali presenti. Nei casi disperati, prima si stuccano le sedi anomale con un impasto di resina epossidica, caricata o con polvere di alluminio o con fibra di vetro, poi si lucida con cartavetro. Gli amanti del mimetismo, e dei foderi assicurati ai bicipiti, possono verniciare la custodia con i medesimi procedimenti adottati nella colorazione dei telai della maschera: una passata con cartavetro, stesura di un velo di primer e successivo tempo di attesa per l’evaporazione del solvente, infine la verniciatura secondo gli impieghi tipici.  

I fori di scarico dell’acqua possono essere allargati un po o creati dal nuovo, nel caso non fossero presenti: l’evacuazione del liquido salato è importante per un discorso di durata del metallo e di manutenzione. Con il trapano e la lima oltre che dilatare le aperture esistenti si può alleggerire il tutto con piccoli occhielli praticati ai lati e sulla faccia anteriore della custodia.

Una modifica che si esegue sui foderi antiquati è quella di inserire l’anellino di caucciù dove manca o quando i sistemi di aggancio,  ridotti a due gancetti appena accennati di gomma flaccida, non danno fiducia. Con una lama si pratica una sottile fessura rettangolare, a misura, sulla sommità dell’astuccio; si inserisce l’apposita lingua dell’anello e, dall’altra parte, tirando con una pinza, si ancora la tipica battuta a gradino; il cutter recide il surplus e una goccia di collante a caldo sigilla il gommino.

-         Le metodiche di posizionamento del coltello sul corpo del cacciatore subacqueo sono varie e in questa scaletta sottolineeremo i pregi e i difetti visti nell’ottica particolare della sicurezza; comprendono le tre zone abitualmente impiegate dalla totalità degli apneisti.

 

Gli arti inferiori. La posizione scelta da un buon numero di atleti prevede che la custodia sia assicurata alle gambe mediante una coppia di cinghietti. Non bisogna mai stringere troppo e tirando i laccetti perché si può fermare la circolazione sanguigna con esposizione precoce a crampi. Le opzioni di fissaggio possibili implicano: o il bloccaggio verso l’interno del polpaccio o all’esterno dell’arto. La presa del manico si effettua con il busto che si flette in avanti e contemporaneamente avviene la flessione del ginocchio per facilitare la manovra. Sia i destri che i mancini mantengono un controllo visivo dell’attrezzo, attraverso la maschera, e il suo raggiungimento è possibile con entrambe le mani. Gli inconvenienti della sistemazione all’esterno comportano: un facile coinvolgimento con la cima del pallone che occasionalmente si può impigliare; un ostacolo all’abbandono della cintura della zavorra in caso di sgancio della stessa, poiché potrebbe subire intoppi nello scivolamento lungo il corpo; un orpello aggiuntivo nella silhouette dell’apneista che ricerca sempre il massimo dalle leggi dell’idrodinamica. Per l’interno della gamba c’è il fatto che, soprattutto in modelli di una certa stazza, il disturbo e l’interferenza con l’azione di pinneggiamento si avverte e può dare fastidio.

La cintura di zavorra. Tanti pescatori adottano questo sistema ritenendolo il migliore. Statisticamente è la collocazione in cui si smarriscono più coltelli. La fascia di nylon o la banda di gomma s’inserisce nel passante più grande della custodia, costituito a proposito. C’è chi lo piazza sulle reni, chi lo ferma sui fianchi o addirittura sul ventre. L’impugnatura dello stiletto è rapida e si effettua generalmente con tutte e due le mani, a parte il fissaggio in angoli remoti della schiena. Resta il fatto che raramente può essere individuato direttamente poiché l’azione è legata molto all’intuizione, dato che gli occhi sono situati solo sul “versante” anteriore; inoltre il campo visivo di molte maschere permette, a malapena, di guardare il torace e si deve procedere a “tentoni”. Sul gommone, in posizione seduta, una lama di proporzioni medie, sistemata troppo sul davanti, urta  con la coscia e la custodia, a lungo andare, rovina i pantaloni o i bermuda. Il problema più grave si riscontra quando la cintura viene abbandonata: con lei resta, inevitabilmente, anche il prezioso coltello. La soluzione di alcuni professionisti che pescano con il metodo del piombo mobile è: o scegliere un altro sistema per assicurare l’arma o indossare una seconda cintura.

Gli arti superiori. Ultimamente sono sempre di più coloro  che, generalmente aspettisti o agguatisti, assicurano i mini coltelli all’avambraccio o al bicipite. Si brandeggiano e si afferrano in un attimo ma esclusivamente con la mano opposta al braccio sul quale è collocato il fodero. Con qualunque maschera sono tenuti sotto controllo visivo diretto e le operazioni di aggancio – sgancio avvengono sicuramente. La fettuccina di velcro fornita a corredo consente una regolazione precisa; mancando, però, di un minimo d’elasticità è frequente che, con lo schiacciamento del neoprene e suo successivo ritorno alla normalità, il fodero si sposti e “balli”. I mini cinghiaggi di gomma o degli anelli ricavati abilmente da una camera d’aria lo fanno stare più fermo; naturalmente non si devono stringere troppo, pena l’insorgenza di formicolii alle dita, sintomo di un’insufficiente circolazione ematica. Infilandosi tra stretti spacchi o strusciando in anguste tane costituisce un appiglio non desiderato; anche questa sistemazione, dal punto di vista schietto dell’occultamento e della fluidità di contorni idrodinamici, non è scevra d’annotazioni dubbie: però un attrezzo lillipuziano e mimetico riduce significativamente gli aspetti biasimabili della questione.  

 

  Emanuele Zara & Lucia Notarangelo