La Lama
è
senza ombra di dubbio la parte del coltello più importante. Il materiale usato
principalmente è l’acciaio inossidabile ma esistono anche esemplari
costituiti da rara e preziosa ceramica, limitati numericamente ad una produzione
minore.
La barra
d’acciaio ha una sezione lievemente romboidale, con due angoli appena
accennati, distanti tra loro da 3 mm a 5 mm, e con gli opposti lavorati e molati
in modi diversi: un lato seghettato per 1/3 e uno completamente liscio; dentini
a sega su entrambe le facce; seghettature su un’unica parte; lati “nudi” e
diritti; punte ricurve come scimitarre e altre lineari; profili acuminatissimi
del puntale, ecc. Molte lame sono interrotte, nella linearità del disegno, da
anse, gole, sedi speciali, che prendono il nome di tagliasagole o tagliacime.
Tutte le varianti e le unicità che dissentono dalle geometrie dell’arma
tradizionale, impiegata in campo terrestre, sono adottate principalmente per
risolvere le problematiche connesse all’uso marino, e cioè recidere corde e
affini in tutte le situazioni d’emergenza spicciola. Alcuni coltelli, invece,
destinati quasi esclusivamente ai cacciatori per l’uccisione della preda,
hanno la forma a stiletto, e cioè: la punta dalla linea molto rastremata e
acuminata e dai laterali lisci. La lunghezza ideale è intorno ai 10 centimetri
ma anche in misure leggermente minori svolge benissimo la sua opera: il machete
è ormai solo più appannaggio di qualche bombolaro anacronistico... Qual è la
dote migliore da ricercare, e da possedere, per un’ottima lama subacquea?
Molti affermano che l’inossidabilità è il punto su cui incentrare la
ricerca, altri privilegiano l’aspetto esteriore, la foggia nel suo insieme.
Personalmente non abbiamo incertezze nell’esprimere un criterio di valutazione
prioritario: l’affilatura dei taglienti. Un coltello deve possedere un buon
grado di resistenza alla corrosione, e fin qui non sussistono dubbi sostanziosi,
ma se poi, nel momento critico, non riesce a tagliare quasi nulla? La lama con
il bordo a sega serve principalmente per recidere le sagole senza che esse
scivolino sul filo al momento del taglio; medesima ma più specifica azione per
il tagliasagole, dove la rientranza consente di troncare anche cime di calibro
generoso. Tutti e due gli ausili di supporto non funzionano a dovere se il
tagliente del coltello non è come quello di un bisturi. Una lama scarna, senza
tanti fronzoli ma dotata di un filo micidiale, è perfettamente in grado di
mozzare qualsiasi fune, nylon o canapa, con velocità e semplicità. Le punte
molto sottili, strette e fini hanno una capacità di penetrazione elevatissima e
quindi sono idonee a perforare con facilità le teche craniche dei pesci, anche
appartenenti a bestioni di svariate decine di chili. Una raccomandazione
doverosa da fare è quella che il coltello dell’apneista non deve essere mai
usato per serrare delle viti, staccare patelle e cozze dagli scogli, o per altri
ameni scopi, perché perde la punta e l’affilatura in un baleno. Va’
conservato come una reliquia ed estratto solo quando c’è veramente necessità
(sono ammesse irregolarità come lo sventramento del pesce e la sua squamatura).
| La coltelleria industriale, sin dal brevetto depositato nel lontano 1912
dalle acciaierie tedesche Krupp per il 18/10, ha dovuto barcamenarsi con la
cattiva nomea che l’acciaio inox si trascinava tra gli addetti ai lavori: il
fatto che non “tagliava abbastanza”. La resistenza alla corrosione della
lega inossidabile (l’acciaio viene addizionato con una buona percentuale di
cromo che gli dona un ottimo grado d’inossidabilità) è molto alta:
infatti ha rappresentato la soluzione definitiva e la risposta sicura a
gravi problemi di deperimento ed erosione strutturale di manufatti o
costruzioni, nei campi e nei settori più disparati. Purtroppo, però, per la
fabbricazione di un coltello eccellente, di una lama seria, servono tante
caratteristiche chimico – fisiche che molti inox non possiedono affatto. La
composizione chimica del metallo comprende suddivisioni percentuali tra il
carbonio (che è il protagonista di performance in fatto di robustezza), il
cromo, il molibdeno, il nickel, il vanadio.
La questione fondamentale, ridotta ai minimi termini, comunque tra due realtà per un certo qual modo in antitesi, è incentrata sul match: resistenza alla corrosione / durezza. Un acciaio con un tasso di carbonio molto elevato presenta un rischio potenziale di ossidazione e corrosione, soprattutto in un ambiente ricco di umidità salina. Ciò accade, semplificatamente, perché avviene a livello molecolare una precipitazione di carburi ricchi di cromo che creano, nella struttura granulare del materiale, un impoverimento di cromo proprio tra gli spazi infinitesimali delle varie molecole; permettendo, proprio da quei punti, l’aggressione della corrente ionica erosiva, indotta dall’acqua marina. Per questo gli esperti consigliano un acciaio con un tasso di carbonio inferiore allo 0,3 %, al fine di ottenere un componente perfettamente inossidabile. Una lama, che si voglia fregiare di tale titolo, però, deve transitare necessariamente attraverso numerosi trattamenti termici e cioè sottoporsi a lavorazioni precise e accuratissime. |
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La forgia (a 800 – 1100 C°),
la tempra (a 980 – 1060 C° e in ambiente di tempra olio a 80 C°- aria), il
rinvenimento (300 C° circa), per incrementare e stabilizzare le caratteristiche
meccaniche intrinseche, non ultima quella preziosa dell’inossidabilità. Ciò
è reso possibile, solamente, da acciai che presentano un tasso di carbonio
superiore allo 0.4 %. Come sempre il “giusto” si ricerca con dei
compromessi. In questi ultimi anni sono comparsi sul mercato internazionale
acciai inossidabili straordinari, frutto di “miscele” ricercate che stanno
rivoluzionando le convinzioni negative radicate nel pubblico. Un valido acciaio
inossidabile, con un tasso di carbonio non eccessivo ma neanche latitante,
trattato e lavorato sapientemente, aumenta non solo la resistenza ai problemi
relativi all’ossidazione ma soprattutto acquista una capacità di taglio e una
conservazione del filo, straordinarie. Il principe degli acciai inossidabili da
coltelleria è attualmente lo Z 100 CD 17 denominato, secondo le norme
statunitensi, AISI 440 C; il tasso di carbonio è intorno all’1 %, quindi
fornisce prestazioni di taglio assolutamente superiori
e, nonostante il dato chimico, garantisce una resistenza buona alla
corrosione (leggero grado di “offuscamento” della lama dopo 48 ore
consecutive di immersione marina). Affidato a mani esperte e a lavorazioni
termiche specialistiche, partorisce, al termine delle operazioni sopra
descritte, una lama con durezza dell’acciaio di 60 Rockwell!
·
L’affilatura di una lama in acciaio inossidabile, non è
un’operazione che si possa espletare correttamente in ambiente domestico,
neanche con le pietre vendute per i coltelli generici. E’ consigliabile
affidare ad un professionista del settore il nostro attrezzo, per conservarlo
sempre efficiente e a lungo. L’inox è insidiato da due tipi di corrosione: il
primo, quello inter-cristallino, è stato analizzato nel box precedente ed è
imputabile ad un processo intimo, molecolare, quindi difficilmente affrontabile
e prevedibile se non da chi fabbrica il coltello e tempra la lama; il secondo è
quello della corrosione da macchia, meno subdolo dell’altro, perché
si verifica quando la lama non è molata specularmente e quindi presenta
visibilmente, sulla superficie del metallo, delle porosità, delle micro
lesioni, da cui inizia il tarlo ossidativo. Capite bene che se l’arrotatura è
eseguita con attrezzi di fortuna o non idonei al lavoro richiesto, le possibilità
che il nostro coltello si danneggi irreparabilmente si fanno elevate. Sono
sufficienti pochi biglietti da mille per ottenere un filo speciale e una lama
levigata alla perfezione dall’arrotino di fiducia. Il procedimento artigianale
è complesso: incomincia con una sgrossatura alla mola di carborundum (silicio
– corindone), della durezza di grana 60 / 80, raffreddata continuamente ad
acqua; il secondo passaggio, più delicato, si effettua su una mola sinterizzata
(smeriglio e altre sostanze abrasive), della durezza di grana 40 per una prima
rifinitura; la terza comporta un passaggio sull’identico tipo di mola ma con
grana 80, finissima. Il filo “irregolare” (che durante la molatura si è
creato) si “rompe” manualmente sulla pietra in carborundum a grana 80/100,
con rapide ed esperte passate, prendendo un’affilatura finale esemplare. Su un
rullo di feltro compresso, coadiuvato dalla saltuaria applicazione di pasta
polish speciale, avviene la lucidatura speculare di tutta la lama. Per i
meticolosi, gli esigentissimi c’è l’ultima chicca tecnica per dare al
tagliente l’effetto bisturi: il passaggio “a strappo” sulla correggia di
cuoio!
Le
modifiche e le elaborazioni artigianali.
“Materiali
occorrenti”: una coltelleria super fornita e un titolare conoscitore dei
processi di molatura e affilatura dell’acciaio inossidabile.
La lama di
un coltello subacqueo è generalmente di scarsa qualità, in termini di bontà
meccaniche, perché si privilegia quasi sempre l’inossidabilità e tenendo
necessariamente un occhio ai costi di produzione. E’ possibile, però,
sostituire l’elemento in uso, intercambiandolo con un attrezzo dalle
caratteristiche uniche e straordinarie. Al
pugnale tradizionale smontabile, si rimuove la lama e si conservano, se
ne vale la pena, l’impugnatura e il fondello di metallo. Tra i vari
pugnali reperibili in una coltelleria sceglieremo una lama inox in ottimo
acciaio, (magari proprio in 440 C) che possa essere inserita nel nostro
progetto. L’artigiano, con maestria, procederà allo smontaggio del manico o
delle guardiole laterali per mettere a nudo lo scheletro dell’arma; la fase
successiva sarà la sgrossatura del materiale alla mola e l’imbastitura della
forma prescelta. E’ incredibile come si possa cambiare il contorno e il
profilo dell’acciaio per adattarlo al meglio all’interno dell’impugnatura.
Una volta che sono stati dati gli ultimi ritocchi, non resta altro che fare
parecchia attenzione nel brandeggiarlo, perché avremo tra le mani un prodotto
veramente micidiale. I costi non sono proprio popolari ma la qualità ottenibile
è superlativa.
L’arrotino
che sa come affilare correttamente l’acciaio inossidabile potrà modificare
tratti di lama, correggere difetti o trasformare radicalmente i coltelli
acquistati con l’uso accorto delle mole ad acqua, secondo le nostre
personalissime indicazioni. Potremo rastremare il puntale troppo largo,
assottigliare lo spessore della lama per renderla più performante, ridurre un
tratto seghettato o eliminare un tagliasagole, accorciare coltelli
esageratamente lunghi, ecc...
Emanuele Zara & Lucia Notarangelo