Criteri di Scelta

&

Manutenzione

 

pochi i suggerimenti che sono proposti per questo capitolo; l’unica priorità di chi scrive, sarebbe quella d’indirizzare a grandi linee, ma con il piede giusto, coloro che si apprestano ad entrare nel mondo della pesca sub. Per la lama vale il discorso principale del tagliente che non deve essere scelto con l’unico obiettivo dell’inossidabilità poiché spesso non corrisponde alle esigenze pratiche effettive. Il filo dovrà essere, inopinabilmente, eccellente; in quanto alla possibilità remota di un’ossidazione precoce, basterà compiere una manutenzione minima e ordinaria per conservare l’acciaio in efficienza per decenni. Riguardo alla lunghezza non c’è bisogno di superare i dieci, dodici centimetri di lama, poiché questa rappresenta la mediazione tra ingombri contenuti dell’intero coltello e un impiego sicuro nella fase dell’uccisione di pesci. Se il cacciatore si serve sempre del componente per infliggere il colpo di grazia, si rivela molto buona l’arma con la punta fine e di sezione appena triangolare, liscia sui bordi contigui. La presenza di tratti seghettati e di tagliasagole non è bandita ma, fermo restando che un’affilatura valida è indispensabile, se ne può fare anche a meno. L’impugnatura dovrà risultare piccola, ergonomica, e permettere allo stesso  tempo una buona maneggevolezza. Se sarà smontabile ne beneficerà la pulizia dell’arma, altrimenti si dovrà verificare che sia saldamente inglobata sul metallo, senza giochi strani ne lassità. Acquistando un solo pugnale per tutte le stagioni, bisogna provarlo con differenti spessori di guanti, per evitare sorprese nel futuro prossimo. Il pomello arrotondato serve, ad esempio, quando non si riesce a bucare l’osso cranico di una cernia brandendo normalmente l’arma. Un colpo ben assestato con il palmo della mano, sul fondo del manico liscio e stondato, è  l’ideale per aumentare la forza impressa al puntale, vincendo le resistenze alla penetrazione. La custodia deve possedere un “ingresso” comodo ed intuitivo per lo stiletto. Bandire quelle che: abbisognano di troppo tempo per inserire la lama o con aperture meschine; i modelli ricchi di arzigogoli plastici e incavi strani che non servono a nulla; i meccanismi di gancio – sgancio, in cui ci vuole una laurea in ingegneria meccanica per venirne a capo; le dimensioni esagerate ed eccessive.

L’involucro sarà elementare, dotato di sistemi d’aggancio semplicissimi e soprattutto azionabili velocemente ma, allo stesso tempo, sicuri nel bloccaggio. Deve bastare la pigiatura di una falange, per azionare il bottone basculante, e il coltello si deve agganciare senza impuntamenti o pressioni erculee. Sapeste quante volte capita, e com’è è facile, smarrire attrezzi che si crede stoltamente siano sistemati perfettamente! Per la sistemazione del coltello la scelta è abbastanza soggettiva ed il box presentato dovrebbe schiarire gli orizzonti. Per pescate tranquille in poco fondo, senza esigenze speciali, si può applicare dovunque, secondo i propri gusti ma se le pretese aumentano o se si caccia a stretto contatto con il fondo, a quote impegnative, in zone ricche di reti, palamiti, relitti, bisognerà vagliare attentamente i pro e i contro di tutte le soluzioni, per garantirci sempre un margine di sicurezza.

LA MANUTENZIONE: 

per assicurare ad un coltello un glorioso futuro come servitore fedele delle nostre pescate, occorre una buona manutenzione fatta di semplici precauzioni. La lama va mantenuta nella sua custodia senza sottoporla ad urti o ad abrasioni che la potrebbero danneggiare. Il filo deve essere tenuto sempre vivo e nel caso si notasse che il grado di affilatura non garantisse risultati validi, portare subito l’arma dall’arrotino per la molatura a specchio. La corrosione si previene semplicemente lavando l’attrezzo in acqua corrente e conseguentemente asciugandolo da ogni traccia d’umidità con un po di carta assorbente. Tassativamente: ogni volta che lo si adopera. Non lasciare che un alone di ruggine si soffermi a lungo sull’acciaio perché l’ossido potrebbe intaccare gli strati profondi del metallo con danni significativi e a volte irreparabili. Tutte le lame buone tendono a “macchiarsi” se trascurate, ma è sufficiente procedere alle operazioni citate per scongiurare lesioni gravi. Un velo d’olio leggerissimo passato sui taglienti li conserva splendidamente e previene ossidazioni nel caso si lasci l’attrezzo nel cassetto per molto tempo. Il fodero plastico è resistentissimo al sole e al sale ma i suoi meccanismi di sgancio un po meno: se si tratta del classico anellino di gomma non esitate un solo istante a cambiarlo quando è usurato (il ricambio è in vendita) perché se si spacca in immersione, con la prima capovolta è perso il coltello. Per i vari pulsanti e bottoncini automatici bisogna controllare che non siano rotti, crepati, o peggio mal funzionanti; dalla loro efficienza dipende in parte la nostra sicurezza. La sabbia o altri detriti si insinuano all’interno delle mollettine inox o nei binari di scorrimento, grippando i meccanismi. Utilizzare un getto di acqua diretta per lavarli e una spruzzata di spray siliconico per lubrificarli; evitate l’applicazione di  grasso perché tiene adesi i granellini di rena e tanti altri residui. I cinghioli di gomma temono i raggi ultravioletti e l’azione deleteria della salsedine: sciacquarli stirandoli sotto l’acqua per agire a fondo, e per verificarne l’integrità. Nel dubbio si sostituiscono senza esitazioni.  

  Emanuele Zara & Lucia Notarangelo