IL COLTELLO
| FODERO | IMPUGNATURA | LAMA | SCELTA |
| Articoli Pesca Sub
scritti da Emanuele Zara |
Tutto sul coltello |
Come in
genere accade per tutte le armi, anche il coltello subacqueo esercita un fascino
speciale ed enigmatico su molte persone. L’impressione della gente comune, e
di qualche atleta in là con gli anni, è che quest’elemento deve
necessariamente essere mastodontico, smisurato, lungo almeno una cinquantina di
centimetri e con un fodero “importante”. Sfogliando i fumetti, i libri o
assistendo a certi spettacoli cinematografici, non si può dare loro
assolutamente torto, perché l’attrezzo è proposto dai media esattamente in
questi termini. A volte può capitare che quando si pinneggia in solitaria
meditazione, s’intrufolino nella nostra testolina certi pensierini malandrini
che ci accompagnano involontariamente tra calette e dorsali rocciose. Chissà se
per caso non esiste in qualche fossa abissale, o nuota nelle correnti
imprevedibili, un predatore marino di proporzioni eccezionali o anche
semplicemente un pescione che ha deciso di cambiare menù proprio oggi? In
teoria potrebbe benissimo salire in superficie all’improvviso e creare una
situazione di pericolo all’incauto ominide che lo ha infastidito, magari
aggredendolo, da sotto, quando meno se lo aspetta...
| L’idea è
fortunatamente di brevissima durata poiché la fantasia e il suo contenitore
esterno, quando galleggiano nell’acqua salata, sono immediatamente coinvolti e
trascinati in miliardi d’altre sfumature più produttive che inducono a
cambiare “canale”. I grandi scrittori del passato, invece, suffragati da
scarse conoscenze scientifiche e dotati di una fervida immaginazione, crearono,
in alcuni romanzi d’avventure marinaresche, orripilanti creature armate di
tentacoli giganteschi o di fauci e zanne micidiali. I marinai si prodigavano in
acerrimi combattimenti tra scialuppe, uncini, sartie, remi, arpioni e fatidici
coltellacci; inutile descrivere la strenna della disputa perchè raramente
l’uomo aveva la meglio.
L’epopea continuò per secoli e anche oggi il saltuario ritrovamento di un calamaro gigante arenato sulle spiagge atlantiche o la piovra di svariati metri finita nella rete del peschereccio neozelandese, richiama precocemente alla mente le leggende cariche di misteri. Effettivamente gli oceani, alla soglia del duemila sono ancora, per ampie zone, luoghi immersi nell’ignoto nonostante i mezzi di ricerca e le tecnologie avveniristiche tentino di carpirne continuamente i segreti. Tornando sui nostri passi credo che nel povero mediterraneo non vi
siano i presupposti per subire attacchi, o almeno esistano in percentuale
teorica infinitesimale, da parte di qualche essere realmente pericoloso. E’
vero che l’acqua del “mare nostrum” si sta riscaldando d’alcuni decimi
di grado rispetto alle rilevazioni passate, e che alcune specie tipicamente
oceaniche hanno fatto la comparsa intorno alle coste italiane, ma prima di
sentirci cingere il collo da delle ventose formato trentatré giri, d’acqua,
sotto le pinne, ne passerà ancora molta! Sinceramente, poi, chi sarebbe capace
di impugnare con successo un’affilatissima roncola e menare fendenti a destra
e a manca sull’ammasso viscido e gelatiniforme? |
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I pericoli che incontriamo sott’acqua tutti i giorni sono tantissimi altri, indotti dal genere umano e non certamente dal mondo dei pesci, e il coltello subacqueo deve essere lo strumento primario (oltre alla solita, soggettiva, prudenza), per ovviare a situazioni potenziali di rischio. Lo sguardo attento scopre frammenti di rete che scodinzolano liberamente sul ciglio spazzato dalla corrente che stiamo esplorando a mezz’acqua e che con la complicità della sottile sospensione si scorgono a malapena.
| Il “tremaglio” spezzato che si nasconde
tra gli steli e le radici delle posidonie, è proprio inserito nell’area che
abbiamo scelto per effettuare gli aspetti e lo avvistiamo quando siamo giunti a
pochissimi centimetri. Tra le scoscese lame di roccia si aprono spaccature
verticali, ricchissime di sparidi corpulenti: si profilano nel buio, peccato
solo che lunghi tratti di lenze siano aggrovigliati tra le dorsali strettissime
e vengano notati per caso. Potremmo continuare con le reti prodotte in oriente e
ordite con invisibile e sottilissimo nylon, (i famigeratissimi “barracuda”)
con gli spezzoni di palamito armato con sagolino nero e ami pericolosissimi, con
le cime, le corde, abbandonate subdolamente sul fondo... Le insidie per il
povero apneista sono veramente centinaia ed è curioso osservare che, per
fortuna, nonostante le premesse eccellenti ci siano, non si verificano troppi
incidenti di una certa gravità
Ciò deve indurre a pensare che non adottando
comportamenti azzardati e spalancando bene gli occhi, possiamo ritenerci
abbastanza al sicuro. I pericoli, però, si evidenziano proprio quando la nostra
stolta sicurezza abbassa orgogliosamente la guardia. Un coltellino
affilatissimo, sempre tenuto in ordine, collocato in una posizione accessibile,
potrà salvare il cacciatore sub da brutte avventure inserite lungo il percorso
sportivo. |
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Un’altra
funzione secondaria, adottata specificatamente dai pescatori subacquei, si
evidenzia quando bisogna infliggere il colpo di grazia alla preda, trapassata
dalla nostra freccia ma non “freddata” al contempo. La pratica
dell’uccisione istantanea del pesce è un’abitudine che dovrebbe entrare di
diritto nel mondo dei pescatori subacquei e il coltello, soprattutto per pinnuti
di dimensioni generose, si dimostra un valido partner. L’attrezzo si può
studiare analiticamente in tre distinti elementi: tutti e tre concorrono al
discorso sicurezza in modo differente ma significativo.
Emanuele Zara & Lucia Notarangelo