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Come Armarlo |
Le
posizioni assumibili per una corretta azione di armamento.
· Caricare con la tecnica giusta un fucile ad aria agevolerà sicuramente lo svolgimento stesso dell’operazione, ma soprattutto non si creeranno situazioni pericolose e non si danneggeranno i meccanismi e gli accessori presenti sull’arma.
Prima regola assolutamente inderogabile: i fucili si caricano esclusivamente in acqua e mai a stretto contatto, o peggio, diretti contro persone o cose. Non è raro aver sentito descrivere incidenti gravissimi sfiorati solo per un soffio e per pura fortuna.
L’asta si colloca sulla sommità della testata e si assicura il codolo (o fondello) nella sede del pistone: è sufficiente premere con una lieve pressione.
Verificate che la rondella scorrevole del dardo si stabilizzi nella depressione apposita della ghiera di testata e il fondello abbia fatto presa: le precauzioni adottate servono a tenere in asse la freccia durante la progressione rapida all’interno della canna. Inserite la sicura se presente. Dopodiché bloccate stabilmente e immobilizzate il calcio, o l’impugnatura, con una parte del corpo.
Questa può essere: la coscia, quasi all’angolo inguinale, per le armi corte o cortissime; la depressione creata dalle due ginocchia serrate e appaiate per le armi medie; la sede determinata tra due gambe incrociate, con una delle due caviglie appoggiate al tallone dell’altra, per le armi medio lunghe; il collo del piede per le armi lunghe.
Una mano stringerà saldamente l’ogiva e l’altra spingerà in basso l’asta.
La fase principale, quella della spinta, dovrà esercitarsi con i vari elementi allineati e saldi sulle posizioni intraprese inizialmente.
Il viso e la porzione superiore del torace non devono essere per nessun motivo avvicinati, o meglio sopravanzati alla verticale del fucile in armamento
Durante uno sforzo fisico impegnativo, ad esempio per i cannoni da 110/115 centimetri, bisogna coinvolgere anche parte dei muscoli della schiena, lombari e dorsali, al fine di aumentare l’energia e la forza di carico: il solo impiego limitato all’uso dei bicipiti va bene per i fucili corti e medi.
Inserendo la minima, nelle armi che ne sono provvisti, spingeremo all’inizio fin dove riusciremo ad arrivare, anche solo per i primi fatidici venti centimetri; se la manovra di carica non fosse immediata e risultasse faticosissimo il proseguo si potrà suddividere la spinta nell’arco di due o tre volte: ad ogni pressione il sistema sarà sempre più cedevole.
Quando il pistone giungerà finalmente sul dente, per un gioco di molla, verrà
trattenuto: sentiremo un “clack” di aggancio familiare.
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Il
carichino. · L’azione di carica di un fucile pneumatico è un’operazione molto delicata sia per l’utilizzatore stesso sia per l’asta in se. Una piccola manovra sbagliata, una torsione disassata, un improvviso calo di forza fisica e il patatrac potrebbe succedere: la freccia piegata orribilmente, l’arma che può sfuggire pericolosamente alla presa, ecc. I problemi divengono flebili quando si armano i fuciletti e sul dardo si montano le fiocine: le dita prendono posto saldamente tra i denti di metallo o nei fori ricavati nel telaio plastico, e la spinta avverrà con forza, decisa, ma sarà quasi istantanea e senza tentennamenti. Tutto si complica se al posto del cinquedenti avvitiamo un arpione, uno spaccaossa, o peggio ancora se abbiamo a che fare con un’esilissima tahitiana e un cannonaccio. Il carichino è una piccola appendice a forma di “T”, stampata in tecnopolimero caricato, che è indispensabile per caricare i fucili ad aria muniti di punta unica. Presenta una sede apposita, qualche modello è rinforzato con del metallo o con una pallina di gomma dura, in cui si colloca la punta del dardo; nella porzione opposta ha due spessi prolungamenti laterali, atti a esercitare una presa manuale efficace. |
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In un angolo c’è il forellino per legare un tratto di sagolino, o un elastichino, al fine di non smarrirlo e assicurarlo da qualche parte. Si usa in modo istintivo, infilando il tratto terminale dell’asta nell’incavo ed effettuando un’abbondante pressione con la mano racchiusa sui due “tiranti”: dopo alcuni istanti il pistone è agganciato.
Per i fucili medi e corti non si riscontrano praticamente difficoltà oggettive ma se passiamo ai grossi calibri si evidenziano le questioni serie. Se siete due metri di statura nessuna paura: anche se l’insieme asta – fucile, supera la vostra altezza, riuscirete ad armare anche “le colubrine” più impegnative poiché con l’estensione di un braccio oltrepassate il limite centimetrico.
Ma come la mettiamo se siete alti solo un metro e sessantacinque?
Fermo restando che il calcio deve restare sul collo del piede e una mano deve impugnare l’ogiva, come fare a raggiungere il puntale della tahitiana a tale distanza e “scaricare” di botto tutte le atmosfere?
Bisogna dotare necessariamente l’ammennicolo di due prolunghe laterali e di una traversa orizzontale per poterlo afferrare bene.
Con un trapano basta praticare due forellini alle estremità del carichino e legarci una cimetta, o una treccia composta da trefoli più sottili, fino a creare l’architettura di trazione.
Un tubetto di plastica o dell’Acquaseal spalmato sui cordini, costituiranno l’impugnatura obliqua.
Personalmente ne ho fatti parecchi tipi, di differenti lunghezze, e ne adotto specificatamente uno per ogni modello perché le misure, da calcolare attentamente, non ammettono errori di valutazione. E utile fare dei test preventivi all’asciutto o fare delle proporzioni di comparazione con i modelli più corti.
Il carichino semplice, di dimensioni lillipuziane può essere inserito all’interno dell’impugnatura, sotto il polsino della giacca, sotto i bordini dei pantaloni, sotto la giacca o legato alla boa.
Quello elaborato e naturalmente più ingombrante, si posiziona sotto ai bermuda, sotto al bordo della giacca, sotto al pallone. Per saggia precauzione è auspicabile averne con se almeno un altro esemplare, il costo è ridicolo, perché è frequente ed è capitato a tutti, di sfilarsi la muta senza tante precauzioni e vederlo finire malinconicamente in acqua.
Una elaborazione
maniacale consiste nel sagomare un carichino ex novo da una barra di
tecnopolimero con un basso peso specifico (galleggiante).
Emanuele Zara & Lucia Notarangelo