IL FUCILE
PNEUMATICO
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| Articoli Pesca Sub
scritti da Emanuele Zara |
Il Secondo Fucile |
Con la trattazione di questo piacevole argomento entriamo, definitivamente e concretamente, in un mondo affascinante, al quale tutti noi sacrifichiamo tempo, denaro, affetti, e chissà quant’altro: la pesca sub.
Gli uomini del passato erano motivati unicamente da un denominatore comune, assai nobile, che consisteva nel procacciare il pesce quotidiano per il nucleo famigliare.
Noi, cacciatori metropolitani del duemila, perseveriamo nell’opera intrapresa migliaia di anni fa magari con un intento meno elevato ma sempre con una predisposizione genetica e una passione senza fine.
Abituati a destreggiarci con ogni sorta di ostacoli, avversità, inquinamento, malvagità ideologiche, falsi addebiti di responsabilità stragistiche, ecc., affrontiamo il mare armati di un fucilino, per correre dietro a qualche pinnuto per interminabili ore.
Terminata la sfacchinata selvaggia torniamo, spesse volte, al desio, senza avere catturato nulla, in preda a visioni paradisiache, nate più che altro da uno spirito di rivalsa e alienazione. Intrepidamente ritorniamo in acqua convinti che prima o poi le cose assumeranno inevitabilmente un’altra piega trascinandoci appresso il fedelissimo, l’artefice dei successi o, se volete un capo espiatorio, il responsabile delle disfatte sportive: l’amato - odiato fucile subacqueo.
Peccato che, verificando obiettivamente le cause
possibili dell’amaro cappotto, il maggior numero di volte scopriamo che
i veri “bidoni” siamo proprio noi, i manovratori, e quasi mai il
contrario dato che l’attrezzatura è giunta ad un livello tecnologico che non
offre più tanto il fianco a critiche varie...
Il subacqueo italiano del dopoguerra si dilettava con armi dalle propulsioni più varie: a elastico, a molla, a propulsione di gas, a cartuccia.
Esistevano degli articoli estremamente semplici e dei sistemi più complessi che si basavano su convinzioni scientifiche elaborate. I produttori sfornavano delle armi ricche di contenuti meccanici ma anche delicate e complesse come utilizzo pratico e manutenzione.
L’epopea terminò un bel giorno quando un’idea geniale spiazzò parte della concorrenza. Stop ai marchingegni “ingegneristici”, alle elucubrazioni mentali per caricarli, alle anomalie di funzionamento, alla difficoltà di brandeggio. Il personaggio che determinò il successo del fucile oleopneumatico, e che, in un certo senso, variò il modo di pescare del tempo, si chiamava Ludovico Mares; erano gli anni sessanta.
Attualmente, a più di venticinque anni di distanza, ci sono ancora schiere di pescatori che cacciano grazie a quella felice “intuizione”.
Il principio di funzionamento non ha perso lo smalto dei tempi lontani, così come le frugali caratteristiche primarie che hanno decretato l’enorme fama dei primi, mitici, Sten: impugnatura posteriore a pistola, variatore di potenza, elementarità meccanica, gestione e manutenzione semplice.
Campioni di incommensurabile valore hanno scritto pagine fantastiche nella storia della pesca subacquea con l’arma pneumatica, stracciando letteralmente orde di atleti avversari e ottenendo centinaia di vittorie e piazzamenti internazionali.
Il progetto in effetti
trasuda di preziosità: potenza esuberante, maneggevolezza senza confronti,
rapporto ottimo tra gittata effettiva – lunghezza del fucile, costi globali
contenuti, affidabilità funzionale elevata, materiali di assemblaggio
inossidabili. Il concetto di lavoro si basa sulla concezione fisica elementare
della comprimibilità ed elasticità dell’aria.
Rispetto ai primi esemplari prodotti nei primi anni 70 non si riscontrano, oggi, molti cambiamenti radicali anche se alcuni distributori hanno fatto notevoli sforzi per donarci dei fucili con originali soluzioni meccaniche e applicative. I margini di crescita, per noi, sono ancora tanti e chissà che il futuro non ci riservi delle succulente sorprese.
Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.