LA MASCHERA PERFETTA IN POCHE DOMANDE

 

E’ quasi inutile riaffermare che la maschera subacquea è un accessorio indispensabile per l’immersione ma in questo articolo, il primo di una serie analoga che riguarderà i principali complementi dell’attrezzatura subacquea, mi sono posto una sequenza di domande atte a soddisfare i dubbi e i quesiti che un pescatore in apnea si pone al momento della scelta. La tecnologia ha fatto passi da gigante, sono cambiati i modi di fabbricare le maschere, i materiali, le soluzioni in merito al telaio di sostegno, allo spessore e all’inclinazione delle lenti, alle dimensioni del cinturino, eccetera. Chi si avvicina al bancone di un negoziante deve disporre di un bagaglio di conoscenze ampio e consolidato affinché il suo acquisto sia ponderato visto che il semplice oggetto dal costo di qualche decina di euro ci accompagnerà per anni in ogni avventura.

Perché la maschera ci consente di vedere sott’acqua?  

Tutti noi, da bambini e da adulti abbiamo sicuramente provato a immergere il capo durante un bagno in mare o in piscina. La prima sensazione, quella che prova un giovinetto, per intenderci, è quella di fastidio intenso al contatto con il liquido. Successivamente, se si vince la repulsione a questo fenomeno meccanico, si prova a sollevare la palpebra con il risultato di osservare un mondo completamente sfocato, confuso, indistinto. L’uomo possiede un’anatomia oculare che non permette la visione subacquea diretta. L’acqua possiede un diverso indice di rifrazione rispetto all’aria (1.33) guarda caso identico al valore posseduto dai tessuti interni del bulbo oculare. Questo fattore di uguaglianza tra interno/esterno non consente di visualizzare correttamente l’immagine perché non si riesce a mettere a fuoco. L’occhio ha bisogno di anteporre dinanzi alla cornea, necessariamente, uno strato di aria che riporti allo stadio fisiologico il rapporto di rifrazione corretto e la giusta distanza affinché l’immagine sia messa a fuoco sul fondo oculare. Appoggiando quindi un semplice paio di occhialini con guarnizione perimetrale stagna sul viso la visione subacquea sarà perfettamente fruibile. 

La maschera evolve il quadro ottico fornendo delle lenti ampie, un telaio che sorregge i vetri, un facciale in morbido materiale elastomerico che assicura comodità di portamento. Purtroppo lo stratagemma inventato dall’uomo nell’ultimo secolo per integrasi meglio in un ambiente ostico come quello acquatico non risolve tutti i problemi. Si godrà di una nitidezza di vista pari a quella esterna ma il campo visivo sarà limitato spazialmente, le immagini osservate appariranno alterate sia nella stima dell’effettiva distanza sia nella dimensione reale dell’oggetto o dell’essere animale posto dinanzi alla maschera. Per ultimo lo spazio occupato dall’aria in superficie all’interno del facciale subirà una drastica riduzione man mano che si scende sott’acqua: per l’effetto di una legge fisica, la Boyle/Mariotte, con l’aumento della pressione si produrrà una depressione all’interno della maschera che dovrà essere adeguatamente compensata dall’utente.

Perché il facciale deve risultare morbido e soprattutto a tenuta stagna?

Sembra lapalissiano un quesito del genere eppure non tutti i pescatori in apnea o coloro che fanno del semplice snorkeling si rendono conto che indossare una maschera dal facciale perfetto è un fattore assolutamente preponderante nelle dinamiche dell’immersione. Il sottoscritto è stato consigliato dall’inizio, e parlo di quasi 30 anni fa, riguardo la scelta di un modello che possedesse un facciale morbido, confortevole, preciso sulla conformazione della faccia, a tenuta stagna. Non ho mai avuto un problema nella gestione di una maschera ma dei miei amici un po' più frettolosi e poco informati in merito sono incappati in veri e propri strumenti di tortura. Facciali che non calzavano bene già a secco, durante la classica prova di inspirazione e constatazione di tenuta ermetica, si sono dimostrati una continua fonte di disturbo, fastidio. 

Durante la pesca si dovevano fermare per svuotare le maschere, durante le discese erano disturbati dal dolore sulla fronte, dall’ingresso di goccioline d’acqua, la concentrazione era continuamente alterata. Quando avete di fronte a voi uno scaffale pieno di maschere non fatevi conquistare subito dalle versioni mimetiche o super pubblicizzate: l’acquisto va ponderato con intelligenza e soprattutto senza fretta, provando più modelli. Il facciale deve essere delicato sulla pelle, seguirne ogni tratto e una volta che si è appoggiato sul volto non si devono sentire punti dolenti neppure premendo con il palmo della mano tra le due arcate cigliari. Il silicone con cui sono realizzati tutti i facciali moderni generalmente è soffice, morbido ma anche in questo campo le differenze ci sono, eccome. Un facciale stampato in silicone troppo cedevole può determinare un’eccessiva deformazione della maschera se si scende a profondità elevate con possibilità che il telaio o qualche struttura interna nel caso dei modelli “Frameless” (montaggio delle ottiche direttamente nel facciale, senza interposizione di telaio rigido plastico) premano fastidiosamente su qualche porzione anatomica. 

Altri problemi possono insorgere se il nostro facciale è rigido, duro: portare per cinque o sei ore una mascherina che sembra cartone non è certamente il massimo del piacere. Per ultimo attenti a come è conformato il profilo nasale: ciò incide sempre sulla questione confort ma ha un ruolo preponderante durante la manovra di compensazione. Si dovrebbero chiudere le narici solo con la punta delle dita, dal basso, ma con guanti invernali, o se si è abituati diversamente, capita di serrare il naso in maniera molto meno delicata. Va da se che il profilo ricavato nel facciale deve conformarsi sulla vostra anatomia e lasciare un po' di spazio sui laterali per le dimensioni delle dita. In relazione al colore del facciale bisogna escludere a priori il silicone trasparente, adatto solo per mettere in luce il volto di una modella per esigenze fotografiche, ma fonte di proiezioni luminose parassite. Nella scelta del colore scuro privilegiare facciali in silicone opaco, non troppo riflettente.

Perché le maschere da apnea attuali hanno le lenti posizionate il più vicino possibile al piano oculare?

Studiando gli ultimi modelli, ma la tendenza è incominciata parecchi anni fa, si nota che i cristalli sono sempre più vicini rispetto gli occhi. Questa caratteristica si è sviluppata sensibilmente con l’avvento della progettazione computerizzata in quanto si sono realizzati facciali e telai sempre più ridotti ai minimi termini. Il vetro posto a stretto contatto del piano oculare, infatti, permette di ampliare il campo visivo del sub in tutte le direzioni visto che normalmente risulta penalizzato dalla struttura deputata a sorreggere le lenti e dal fatto che queste sono piane (sono stati fatti tentativi di maschere con vetri curvi ma i problemi di distorsione che queste inducono ne hanno sconsigliato l’uso generalizzato). Per confermare questo fenomeno basta poggiare sul viso un modello vecchio magari dedicato a chi si immerge con le bombole: ci si renderà subito conto che con la vetratura posta a 35/40 mm dalla pupilla si avrà una visione anteriore sufficiente ma non appena si cercherà di proiettare lo sguardo sui laterali,  verso l’alto o verso il basso, saremo colpiti dalla “chiusura” del campo visivo, una sorte di paraocchi per equini! Le ultime mascherine per apnea, anche in versione non proprio lillipuziana, possiedono facciali studiati per avvicinare il più possibile i cristalli al viso, magari appena inclinati verso il basso, che permettono di annullare quasi totalmente la percezione visiva della maschera. Ma la soluzione di cristalli a distanza ridotta significa anche che tra i vetri e il viso c’è pochissimo volume, una quantità d’aria assai ridotta. Nelle dinamiche di discesa è stato accennato il problema che insorge nella progressione del tuffo: per una legge fisica insorge la necessità della compensazione altrimenti si crea quella pericolosa depressione che da la percezione di ventosa sul viso cioè si sente “aspirare” l’occhio verso l’interno della maschera. Per annullare il fenomeno spiacevole basta insufflare un poco d’aria all’interno della maschera così da riportare la pressione a valori compatibili. E’ comprensibile che un volume ridotto da compensare non potrà che essere apprezzato da tutti gli apneisti e in special modo da coloro che fanno immersioni a notevole profondità.

Perché la maschera in silicone tende ad appannarsi?  

All’ultimo Salone Nautico ho avuto un lungo colloquio con un ingegnere di una prestigiosa azienda di attrezzatura subacquea e nella discussione gli ho domandato se poteva darmi la sua opinione sulla spinosa questione. In pratica succede che quando si acquista una maschera in silicone, praticamente tutte quelle che ci sono in commercio poiché i modelli con i facciali in gomma non sono più reperibili, non appena si indossa e ci si immerge si nota che la lente o le lenti si appannano. L’alone che impedisce una visione nitida e che fa impazzire l’apneista se non riesce a risolvere bene il problema è causato dalla migrazione di silicone liquido durante l’estrazione della maschera dallo stampo. Questi si deposita sotto forma di pellicola finissima, impalpabile e rende difficoltosa la vista. Cosa capita in fase di produzione? E’ sufficiente che l’oggetto non venga immediatamente rimosso dallo stampo, si tratta di secondi, perché sui vetri coli del silicone liquido. Ecco spiegato perché ci sono maschere che si appannano e altre della stessa linea produttiva che non presentano nessun problema. Per annullare alla radice il fenomeno bisogna pulire a fondo i cristalli. Nelle maschere con telaio quasi sempre le lenti si possono smontare e la detersione può essere fatta senza timore di danneggiare il facciale. 

Nel caso di maschere assemblate con metodo Frameless bisognerà procedere con maggior cautela. Personalmente mi sono trovato a mio agio lavando i vetri con la pasta lavamani, un prodotto per uso professionale (officine meccaniche, generalmente): il sapone è addizionato con microgranuli abrasivi e questa azione meccanica rimuove lo strato di silicone. C’è anche chi pone i vetri in forno, chi li scalda con la fiamma di un accendino (si brucia il silicone), chi usa dentifricio, polish, eccetera. Può essere necessario ripetere più volte l’operazione scelta e prima di collaudarla direttamente in mare si testa dentro una bacinella con acqua tiepida, un rapido indicatore.

Perché è consigliabile possedere due maschere di diversa dimensione, una grande e una piccola, da gestire secondo le stagioni dell’anno?  

Il periodo invernale è un buon banco di prova per una maschera subacquea. Per chi pesca in bassofondo seguendo le tecniche di predazione tipiche della fascia costiera come l’agguato e l’aspetto la maschera ideale non avrà necessariamente delle dimensioni minimaliste perché le esigenze principali sono quelle di visuale il più possibile ampia (intercettare le prede senza essere costretti a muovere troppo la testa) anche a scapito dello spazio interno. Generalmente un modello di dimensioni medie possiede un ottimo campo visivo e consideriamo che anche il volume interno di questi modelli è stato ridotto in questi ultimi anni quindi con una maschera del genere si può tranquillamente pescare anche in medio fondo. Un facciale ampio svolge pure una funzione preventiva nei confronti dei raffreddamenti, della sinusite: copre parte della fronte ed evita che l’acqua fredda sia a diretto contatto della pelle. Il tema della libertà di compensazione è già stata trattata ma è bene rammentare che solitamente una maschera non estremizzata dimensionalmente riserva un profilo del naso sufficientemente lontano dalla struttura sorreggi lenti e quindi si può “pinzare” anche con guanti a tre dita, a manopola, o con guanti spessi, da 5 o più mm.  

Dalla fine della primavera, durante l’estate si è propensi a scendere di quota e se questa è medio fonda, oltrepassa con una certa costanza i 17/18 metri di batimetrica conviene acquistare una maschera da intercambiare con il modello di medie o grandi dimensioni analizzato in precedenza. Questa sarà scelta tra le versioni con facciale ed eventuale telaio di piccole dimensioni assicurandosi che le lenti siano il più possibile vicine agli occhi e che l’interno della mascherina non abbia elementi troppo sporgenti. Con poco volume da compensare l’apnea risulterà economizzata al massimo e coloro che sonderanno gli abissi ne beneficeranno perché anche pochissimi cc d’aria sono importanti nel computo di un tuffo a 25 o 30 metri. Per chi non scende in profondità, un modello contenuto servirà a pescare ancora più leggero perché calzare sul viso una mascherina che non arriva neppure a 200 grammi assicurerà un grado di confort elevato.

 

Testo di Emanuele Zara.