Bifoderato

 

LE FODERE: il foglio di neoprene viene accoppiato a caldo con una, o due, falde di tessuto sintetico di vario colore. La gomma espansa in questione non è un materiale molto forte e robusto: essendo porosa ha una struttura intima povera, non particolarmente compatta che privilegia soprattutto altre caratteristiche fisico –meccaniche. Ciò la rende fragile e soggetta a lacerarsi ampiamente se sottoposta ad eccessiva trazione o a tagli significativi. Per conferirgli un elemento protettivo si unisce a delle fodere elastiche che la preservano da abrasioni e danneggiamenti. Come fattori supplementari si possono applicare su alcune zone anatomiche dei riporti siliconici, poliuretanici, plastici.

 

Se la fodera è fissata su tutte e due le facce del foglio si parlerà di neoprene bifoderato: un sandwich così strutturato da origine alla muta più robusta che si possa acquistare. 

Dal punto di vista pratico, un capo bifoderato non patisce quasi nulla: si indossa senza prestare troppa attenzione “all’ancoraggio” delle unghie, scivola sulla pelle normalmente e facilmente senza usare nessun tipo di lubrificante, non si strappa a contatto degli scogli, le cuciture “tengono” meravigliosamente per svariati anni, non subisce l’attacco dei raggi solari, dura stagioni su stagioni. Non sono tutte rose e fiori però: le due fodere limitano quasi sempre una gran parte dell’elasticità posseduta dal solo materiale nudo; dopo un periodo d’uso qualcuna può irrigidirsi, a causa del restringimento delle fibre tessili, trasmettendo al capo l’identico peggioramento; non sono caldissime come altri modelli che ne sono privi, perché la superficie del tessuto non consente l’attuazione piena di un’aderenza, con “effetto ventosa” del neoprene; assorbono dell’acqua restando più pesanti e umide a lungo. 

Ultimamente hanno fatto la comparsa sulla scena mondiale delle fodere innovative che impiegano dei filati con caratteristiche molto interessanti: sono adoperate sia per la parte interna, a contatto con il corpo, sia per l’esterno per un fattore protettivo.

C’è una fodera termica, felpata, in alcuni casi “termo riflettente” per l’addizione di una mescola argentea, denominata “plush”: il suo aspetto ricorda il pile (o polar, il materiale costituito da sottilissimi fili di poliestere nato per il settore militare, che scalda ugualmente anche se indossato bagnato) con la particolarità di uno strato spazzolato, variamente spesso, fino ad un paio di millimetri e più, composto da fili ritorti disposti caoticamente. 

Si impiega naturalmente a contatto con la superficie corporea e rispetto al tessuto classico, raso, delle fodere tradizionali, mantiene più a lungo il calore. E’ valida in inverno o quando la tecnica di caccia prevede tanti spostamenti a lungo raggio, con molte riemersioni e soste all’asciutto, sull’imbarcazione. Durante la permanenza in superficie, con la muta bagnata, non si provano molti brividi di freddo perché il tessuto simil spugnoso e conformato appositamente: assorbe l’acqua verso il suo interno minimizzandone il contatto gelido e sgradevole sulla pelle. L’inconveniente principale è che con il tempo tende a restringersi un po rendendo la muta meno morbida e in alcuni casi anche più stretta di  misura.

Ci sono fodere d’eccezionale elasticità per cui la loro applicazione non inficia quasi per nulla le qualità intrinseche del foglio di neoprene: sono filati sintetici speciali come il super tex, la lycra, il nylon jersey, ecc. Si stendono a meraviglia sia in senso orizzontale sia verticale, percentualmente variabile da tipo a tipo, con una capacità d’allungamento che per alcuni materiali è incredibile: sembra quasi che non limitino le proprietà della gomma su cui sono riportati ma anzi l’assecondino in tutte le mosse.

 

                                                            Emanuele Zara & Lucia Notarangelo