La Manutenzione

 

LA MANUTENZIONE: la muta presenta una durata, tutto sommato, non prolungata nel tempo. In mano ad un pescatore incallito che si tuffa quasi ogni giorno in acqua, un capo può durare al massimo un paio di stagioni. 

Non sono i tagli, le abrasioni, a decretare la fine di una muta ma sopraggiungono fattori d’invecchiamento e di stress quali: l’assottigliamento del materiale, la perdita di un buona parte di capacità coibentante, l’igroscopicità, la secchezza dei collanti, la degenerazione del tessuto neoprenico. 

Lo stesso prodotto in mano ad un’esordiente che frequenta il mare con  molta più pacatezza avrà una vita maggiore ma per una buona conservazione dell’indumento si dovranno attuare alcune precauzioni. 

Il neoprene si schiaccia con facilità e perciò non deve stare compresso e spiegazzato in cassetti angusti, stropicciato in borsoni minuti, lasciato per mesi sotto dei pesi. E’ necessario curarsi anche delle eventuali tracce di umidità: il materiale foderato tende ad imputridire ed ammuffire mentre il liscio se collabisce tende ad incollarsi malamente. 

Il luogo di stivaggio ideale è un armadio largo; un appendiabiti di plastica o legno con le spalle larghe e stondate terrà le giacche in posizione corretta di riposo. I long john seguiranno la stessa sorte mentre  i pantaloni a vita alta potranno essere sospesi con una gruccia apposita per calzoni. Il luogo sarà arieggiato, protetto da eccessivi sbalzi di temperatura. 

Le mute in spaccato o le sfoderate subiscono danneggiamenti precoci se lasciate esposte ai raggi del sole: verificate, dopo averle sciacquate con abbondante acqua dolce, che non vengano lasciate sotto i diretti raggi del sole; è sufficiente una leggera corrente d’aria per asciugarle bene. Il bifoderato dopo molti cicli di immersione può restringersi ed irrigidirsi lievemente a causa del comportamento delle fibre tessili. 

C’è chi ravviva i tessuti lasciandoli immersi per una notte in acqua e ammorbidente da bucato, sembra che il metodo funzioni. In previsione di una lunga sosta di inattività è opportuno immergere la muta in una soluzione di acqua e sapone neutro per alcune ore: questo ripulisce e deterge da ogni residuo di materiale organico il neoprene. 

Riguardo i classici tagli o buchi che inevitabilmente si determina sott’acqua, e le scollature di materiale, è necessario intervenire immediatamente per evitare che il tessuto si danneggi ulteriormente aggravando la situazione. 

Per riparazioni di routine funziona egregiamente il notissimo mastice neoprenico acquistabile in tutti i negozi di attrezzatura subacquea. Noi personalmente abbiamo riscontrato che esistono piccole differenza fra i diversi collanti a seconda della casa produttrice, quindi consigliamo di testarne singolarmente la qualità. Come si incolla correttamente il neoprene? 

I due lembi devono essere puliti e asciutti. Si stende un velo di mastice su entrambe le facce da appaiare e si attende che il solvente evapori (circa 10 minuti a temperatura ambiente). Testare con un  dito “l’appiccicosità” (se non appiccica più è asciutto), una seconda mano seguirà lo stesso  procedimento. A questo punto si procederà all’unione indissolubile delle parti. 

Fate attenzione: l’adesività dei lembi, così trattati, è altissima, una volta appiccicati non si separeranno più. 

Con questa metodica si risolvono quasi tutti i problemi che appaiono all’orizzonte subacqueo, comprese delle vere e proprie ricostruzioni strutturali di porzioni rovinate e irrecuperabili (ginocchia e gomiti, ad esempio); se volessimo aumentare il grado di rifinitura dei materiali, soprattutto i foderati, potremmo adoperare con successo l’Acquaseal.  

 

 

                                                          Emanuele Zara & Lucia Notarangelo