Come si Indossano
Una muta subacquea bifoderata si veste alla guisa di una tuta ginnica: prima si calzano i pantaloni, poi la giacca.
I tessuti di rivestimento sono robusti e permettono altresì una sufficiente scorrevolezza.
Se ci sono dei bordini stagni questi si dovranno rivoltare verso l’esterno, come dei calzini per intenderci, se no si procederà intuitivamente.
S’introduce la punta del piede all’interno dei pantaloni neoprenici e si spinge, fino ad arrestarsi alla base della caviglia; poi si afferra il tessuto delicatamente con i polpastrelli e si tira verso l’alto con strappetti decisi e progressivi. Non si devono fare salsicciotti e accavallamenti di materiale se no la muta non avanzerà di un centimetro.
La manovra va svolta abbastanza celermente perché se si inizia a sudare diverrà tutto più complicato. L’assestamento del capo deve iniziare assolutamente dalle caviglie e dal polpaccio, proseguire verificando la giusta linea del ginocchio e del cavo popliteo, fino a sentire il materiale perfettamente aderente sul cavallo e sui fianchi.
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La presenza di bretelle, se il pantalone è “a salopette”, faciliterà intuitivamente l’ultimazione della vestizione mentre se è “a vita alta” si dovrà arrotolare il bordo come un salamotto lungo i fianchi e poi, una volta indossata la giacca si farà scorrere all’insù. Per la giacca senza cerniera e con il cappuccio incorporato ci si comporta esattamente come infilare una felpa: anche in questo caso se ci sono polsini stagni vanno rivoltati, ed è consigliabile effettuare la medesima operazione anche per il fondo della giacca che scivolerà meglio nelle ultime fasi di assestamento. I polsini vanno orientati in modo che le cuciture longitudinali o le sagomature dei gomiti si trovino nella posizione corretta e cioè verso l’esterno. Si calza prima una manica, optiamo per la destra, facendo fuoriuscire la mano fino al polso e si fa avanzare piano piano la muta, senza arricciature, fino a che giunge all’inizio dell’attaccatura del bicipite o almeno al termine dell’avambraccio. La stessa operazione va svolta identicamente per il braccio sinistro; quando avremo la muta inserita per metà dovremo cacciare la testa nella predisposizione del collo e, piegando il tronco e il capo per facilitare la manovra, porteremo a termine l’azione con una spinta “d’imboccamento” decisa, nell’interno del cappuccio. Il risvolto terminale verrà srotolato e sovrapposto perfettamente sui pantaloni. Potrà essere necessario completare la sistemazione del tronco o delle spalle con successivi aggiustamenti: un aiuto efficace lo potrà fornire una soffiata d’aria all’interno dei polsini, dilatati meccanicamente con le dita, perpetuata autonomamente o ancor meglio praticata dal compagno d’immersione. La pattina del cavallo si aggancerà finalmente sulla battuta della giacca solo dopo che tutto sarà sistemato perfettamente. |
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Per togliersi la muta si procederà all’inverso anche se la manovra risulterà più difficile. La giacca è l’elemento più ostico: si sgancia la pattina, si rivolta il fondo senza fare pieghe accavallate e si colloca, tirandolo all’insù, più in alto che si può.
Piegheremo il busto anteriormente e cercheremo con una mano di ribaltare sulla schiena la coda di castoro. Già con una piegatura in avanti del corpo molto repentina dovrebbe sentirsi la fascia del sotto cavallo arrivare sulla nuca ma per le prime volte conviene aiutarla afferrandola ai lati e tirarla con una certa delicatezza, se no potrebbe strapparsi di brutto.
Stringendo e racchiudendo le spalle per non fare attrito, faremo avanzare, a strattoni decisi, il capo rivoltato e lo tireremo fino a farlo arrivare all’altezza del torace.
A questo punto si infileranno le dita delle mani nell’ovale del cappuccio e si introdurranno fino al sottogola; una breve apnea e poi si scollerà il cappuccio dal viso fino a farlo giungere sul mento. Ciò si effettua per liberare la testa velocemente senza offrire una resistenza supplementare allo sfilamento dell’intera giacca. Poi si riprenderanno saldamente i laterali della muta servendosi delle braccia incrociate sul davanti e li faremo avanzare sia sul torace sia sul dorso.
Giunti più o meno a livello dei deltoidi si tirerà con decisione: la muta scivolerà sugli avambracci liberandovi immediatamente la testa e la porzione superiore del torace. Con le ginocchia ci aiuteremo a sfilare una manica e poi l’altra. I pantaloni invece si levano come si sono indossati, senza fare pieghe su pieghe, altrimenti starete a tribolare per un bel po.
Le mute in spaccato o in neoprene liscio non si mettono e non si sfilano se non le lubrificate per benino.
Risolto il problema principale non sussistono altri intoppi tecnici a parte una maggiore prudenza nelle azioni globali di trazione. Assoluta dedizione e cura per il monopelle.
| Quali sono le sostanze atte a far scivolare meravigliosamente la
gomma espansa sull’epidermide e sia per minimizzare l’attrito tra due
medesimi materiali? In situazioni felici, ad esempio d’estate, va benissimo la
semplice acqua.
Si deve però immergere completamente la muta nel liquido: infatti tanti apneisti si vestono e si spogliano direttamente in mare. Se si dovesse per caso asciugare il capo, o per il vento o per un’insufficiente bagnatura, non riusciremmo a fare scorrere il neoprene agevolmente e i rischi di rottura e di vestizione complicata si farebbero concreti. Il secondo metodo che va per la maggiore è l’impiego del sapone. C’è chi adopera un bottiglia di plastica con un po di shampoo diluito e chi un thermos con del sapone liquido annacquato; chi spruzza sulla muta del detergente puro con un micro irrigatore per i fiori e chi lo sparge manualmente, prelevandolo da un contenitore standard. |
Adeguatamente insaponata una muta in spaccato scivolerà ancor meglio di un bifoderato. Una regoletta da osservare è quella di non esagerare con la schiuma poiché l’indumento non deve essere annegato nel lubrificante ma solo umidificato leggermente: solo così potremo ottenere sin dalle prime battute di pesca un’aderenza immediata del sistema protettivo.
La muta non dovrà scivolare eccessivamente e se ciò dovesse attuarsi per un’esagerata insaponatura è consigliabile, se le condizioni termo climatiche lo consentono, far penetrare subito della copiosa acqua pura che eliminerà l’eccesso di lubrificante. Per la sola svestizione, invece, più schiuma ci sarà meno fatica complessiva si dovrà spendere.
Ricordate che un sapone neutro o a pH acido, eviterà potenzialmente dermatiti e allergie da contatto, possibili con l’impiego prolungato di sostanze scadenti e poco rispettose dell’equilibrio naturale della pelle. La terza soluzione è la polvere di talco. E’ valida nel contesto invernale, quando l’immissione di liquidi freddi potrebbe suscitare rifiuti psicologici da parte dell’utente.
Non è scivoloso come il sapone e non si può applicare sulla muta bagnata precedentemente. Il borotalco va usato abbondantemente per non avvertire “impuntamenti” durante la vestizione e per questo deve essere di buona qualità. Il vantaggio tangibile e che l’aderenza della muta è subito efficace e permetterà un ingresso in mare molto dolce.
Emanuele Zara & Lucia Notarangelo