TUTTO SULLA ZAVORRA

Chi si avvicina per la prima volta al mondo della pesca subacquea in apnea deve affrontare numerose varianti tecniche relative alla scelta dell’attrezzatura. Uno degli aspetti più delicati del nostro amato sport acquatico è senza dubbio l’adozione di un sistema di zavorra corretto e ben calcolato come grammatura di carico. Ma prima di entrare in un negozio specializzato e fare incetta di piombi, cinture elastiche,  schienalini e cavigliere è meglio comprendere bene che cosa si sta acquistando; innanzitutto, qual’è il reale problema che ci obbliga a indossare una cintura di zavorra? Il corpo umano privo di indumenti è quasi sempre in grado di galleggiare o inabissarsi senza l’ausilio di piombatura: ci basta inspirare, riempire i polmoni per restare a galla anche in posizione verticale e senza muoverci, come è necessario espirare e automaticamente svuotare i polmoni per iniziare a discendere, pur restando immobili. I problemi seri iniziano dopo la vestizione degli elementi coibenti che ci aiutano a vincere il freddo dell’ambiente sottomarino: muta completa di giacca e pantaloni, calzari, per non parlare del periodo invernale in cui non solo aumenta lo spessore della muta ma talvolta anche il numero dei pezzi che aggiungiamo al nostro corredo (sottomuta, bermuda, guanti). 

Perché diventiamo improvvisamente galleggianti come tappi di sughero? Il neoprene è composto da un materiale gommoso che possiede una trama interna spugnosa, costituita da milioni di micro bolle d’aria. L’aria è un gas per cui più ce n’è intrappolata nell’espanso maggiore sarà la spinta di galleggiamento, al pari dell’azione svolta da una ciambella salvagente. Comprendiamo, a questo punto, che per governare la situazione sia di vitale importanza effettuare uno zavorramento congruo che annulli la spinta positiva data dall’aria inglobata nella muta. 

La regoletta frugale, spesso citata su molti testi e manuali, suggerisce che l’ideale piombatura si raggiunge quando alla fine dell’inspirazione si mantiene una leggera tendenza a restare in superficie e al termine dell’espirazione una lieve tendenza a discendere sotto la linea di galleggiamento (se vuoi si può integrare il testo scannerizzando l’immagine da qualsiasi manuale Fips o Padi o fare un disegno stilizzato). Ma se questi avvertimenti sono validi per un subacqueo tradizionale non possono soddisfare sempre le esigenze di un pescatore in apnea perché una zavorra ben calibrata assume un ruolo fondamentale sia nell’esecuzione di alcune strategie di caccia sia nel discorso della sicurezza dell’apneista immerso. 

Il ruolo esclusivamente passivo della piombatura appartiene al passato: una volta programmata l’immersione che si intende effettuare si sceglie il numero di chili e il tipo di zavorra da utilizzare in base alla muta indossata, alla densità dell’acqua (salata o dolce), alla tecnica di caccia praticata, alla profondità d’esercizio impostata.

 I vari campioni di pesca in apnea dicono che è sempre meglio avere un assetto leggermente positivo in superficie e anche per i primi metri sott’acqua, piuttosto che  piombarsi a dismisura e precipitare negli inferi solo dopo un paio di pinneggiate. La profondità d’immersione è la prima realtà da considerare: più si scende a fondo meno chili si portano addosso.

 E’ meglio “lavorare” maggiormente di gambe durante i primi metri di discesa che in fase di risalita. I metri iniziali saranno percorsi in leggera positività per poi discendere negli abissi con una naturale tendenza negativa. Alla riemersione avvertiremo la fase impegnativa del distacco dal fondo ma, progressivamente, saremo sospinti verso la superficie senza compiere particolari sforzi fisici. In quest’ottica eviteremo gli atteggiamenti di rischio e privilegeremo la sportività dell’apnea sicura. In acque dolci, per la minore densità del liquido, si tende ad affondare molto di più che in acque salate, in virtù della minore spinta idrostatica, quindi si adopererà una zavorra ultra ridotta rispetto a quella indossata al mare. Un allenamento guidato per migliorare le tecniche di base fondamentali è particolarmente consigliabile per chi trovasse difficoltà nelle prime fasi dell’immersione: effettuare una buona capovolta, è un metodo che porta addirittura ad inabissarsi per i primi 3-4 metri senza dover pinneggiare. L’unica eccezione ai concetti fin qui dipanati è la pesca in acque bassissime dove si adottano soluzioni di assetto negativo da definirsi eccezionali.

Con il termine di zavorra non s’intende solo ed esclusivamente la cintura classica ma anche tutta una serie d’altri pesi costruiti e adattati in modo da favorire la distribuzione del carico su quasi tutto il corpo. Questa è la strategia di tendenza del pescatore subacqueo moderno. L’equilibrio e l’integrazione dell’uomo sott’acqua transitano da una ricerca metodica delle piombatura migliore che favorisce i movimenti, l’azione di caccia, l’occultamento tra i massi del fondo, l’avanzata tra le rocce delle franate, la discesa calibrata, ecc. Concentrare tutto il contrappeso su un'unica zona, (per la cintura classica è la fascia lombare) può portare, inoltre, ad un affaticamento eccessivo di gruppi muscolari, tendinei, articolari. E’ consigliabile acquistare più tipi di zavorre e utilizzarle specificatamente per ogni differente attività senza intercambiare piombi e piombini, cinghie e spallacci ogni volta che si rinnovano le stagioni o gli stili di pesca.

La cintura di zavorra.

E’ sicuramente il più classico metodo di piombatura utilizzato in ambito mediterraneo. La cintura di zavorra è divisa classicamente in tre parti strutturali: cintura, fibbia, piombi, anche se alcune soluzioni alternative propongono delle sottili differenziazioni prese dal mondo dei sommozzatori come le cinture integrali dotate di sacchettini porta pallini di piombo. La fascia tradizionale da tenere intorno alla vita o leggermente più in basso, non è altro che un nastro di nylon, di cordura, di gomma, di Epdm atto ad ospitare delle formelle di piombo, un materiale dall’alto peso specifico: 11.4 kg/dm®. I piombi sono acquistabili in diversa foggia e grammatura: 500grammi; 1kg; 1,5kg; 2kg; 2,5kg: 3 kg. Il sistema che permette di regolarne la lunghezza attorno al busto e il fermo in posizione voluta, è costituito da una fibbia in plastica o in acciaio inossidabile obbligatoriamente a sgancio rapido. Gli apneisti più tecnici indossano quasi tutti cinture in gomma elastica perché questa resta sempre aderente al corpo anche quando si scende molto in profondità e i volumi si riducono (corpo e muta, vedi box relativo). Inoltre quando indossiamo una giacca in neoprene liscio il caucciù della cintura fa attrito con la pelle dell’espanso e quindi risulta sempre ferma. I problemi insorgono quando si caricano le cinture di gomma con troppi chili di piombo perché il materiale cede, si screpola e si può spezzare. I piombi sulla cintura dovranno essere disposti ordinatamente, distribuiti in modo da non inficiare il nuoto e l’equilibrio d’assetto dinamico dell’apneista (di grandissima utilità risulta sempre il piombo a sgancio rapido). La cintura di zavorra può essere caricata con molti chili ma attenti a due aspetti: se la circonferenza della vita è corta non potremmo inserire troppi elementi perché ogni peso sottrae centimetri alla cinghia e dopo un certo numero non se ne riescono a metterne altri; la seconda motivazione interessa il comfort: con troppi chili in vita si grava eccessivamente sui lombi, sulle reni e il mal di schiena e il peggior compagno d’immersione. L’optimum sarebbe non caricargli più di sei, sette chili di piombo sufficienti per una muta completa da 5 mm da adoperare in estate e passare ad elementi di zavorra aggiuntivi e complementari non appena si cambia la sezione neoprenica del capo o si varia l’azione di caccia.

La vestizione e suggerimenti sull’uso della cintura. Prima di indossare la cintura di zavorra bisognerà appurare che la fascia sia integra, i pesi ben fissati e ordinati lungo la circonferenza, la fibbia in perfetta efficienza. Le metodologie di vestizione variano dalla postura: se siamo seduti il metodo migliore è posizionarla svolgendola nella sua lunghezza, ribaltandola al contrario sulle cosce, afferrandola dalla parte dove non c’è la fibbia, farla girare intorno alla vita quindi appoggiarla e serrare la chiusura; se invece siamo in piedi basterà prenderla sempre dalla parte opposta alla fibbia, flettere il busto in avanti, adagiarla sulla schiena e provvedere alla chiusura stando sempre chinati in avanti. Questa ultima tecnica è la più usata perché permette di tendere la cintura al punto giusto. Attenti a verificare che il coperchio della fibbia abbia “morso” la fascia (soprattutto tra fibbia plastica e caucciù nuovo di zecca) e non stia in “bilico” altrimenti, appena sgusciati in mare, c’è il rischio che la zavorra precipiti a fondo. E’ efficace stirare un po il lembo pendente mentre si chiude la fibbia: si riduce lo spessore del materiale gommoso e il grippaggio riesce meglio. Spesso, comunque, sarà necessario assestare nuovamente la cinghia appena entrati in acqua, in posizione orizzontale, per avere la tensione ottimale e di conseguenza la comodità migliore durante le pescate. C’è chi la ferma in posizione lombare, chi un po più bassa, sulle ossa del bacino: è una questione di gusti soggettivi e di tecniche intraprese. E’ sufficiente che non schiacci troppo il diaframma, le viscere, che non segni i fianchi, che non comprima l’attaccatura degli arti inferiori. Il lembo del pendente, se possediamo una fibbia a regolazione continua, è meglio sia tenuto sempre sotto tiro e ogni tanto si verificherà, con una mano, che sia sempre raggiungibile istantaneamente. La parte sporgente non va infilata del tutto sotto la fascia in vita perché in caso di sgancio rapido potrebbe vincolare pericolosamente la zavorra, ne tenuta eccessivamente lunga e libera perché  sfarfalla e sbatte dappertutto. Controllate, infine, che gli accessori eventuali, come mulinello, pedagno, cavetto porta pesci, coltellino, siano a disposizione immediata e ben piazzati.

Lo schienalino.

Ultimamente la diffusione dello schienalino artigianale o del gilet porta piombi ha avuto una espansione notevole anche nel nostro paese. Consente innanzitutto di alleggerire il carico sul giro vita e inoltre conferisce un assetto più equilibrato durante l’immersione e l’applicazione delle tecniche di pesca come l’agguato e l’aspetto. 

Derivato dalla famosa piombatura dorsale francese denominata Baudriere consiste in un sistema piombato da applicare sul dorso, e in alcuni casi, anche sul torace, di fianco ai pettorali. C’è qualcuno che fissa direttamente sulla schiena una lastrina di piombo tramite l’incollaggio sulla muta di una sorta di tasca con fermaglio in velcro ma il sistema è limitato poiché non permette un carico pesante, lo localizza solo al centro della colonna vertebrale, non è applicabile su tutti i capi. La strada seguita attualmente da alcune ditte nazionali è quella di una imbracatura esterna dotata di regolazioni a scelta che accoglie una zavorra singola o più elementi intercambiabili. Dapprima si utilizzavano degli spallacci in gomma o in nylon poi si è passati a un’armatura in neoprene mono o bifoderato. Gli ultimi manufatti hanno raggiunto un livello tecnico eccellente poiché gli elementi piombati (classici, sotto forma di mattonelle, di pallini) sono inseribili a piacimento all’interno di tasche in tessuto imputrescibile, per un peso totale che può raggiungere i sei, sette chili in totale. Ci sono anche degli schienalini a forma di gilet, comodissimi da indossare e da portare appresso, che oltre a ripartire diversi chili di piombo nella zona dorsale possono accogliere dei pesi sulla porzione anteriore del busto. 

Bisogna ricordare che questi sistemi di piombatura anche se prevedono dei sistemi di fissaggio semplici non consentono una velocità di rimozione paragonabile a una semplice cintura di zavorra dotata di sgancio rapido: sono da usare sempre con accortezza e senza spingersi a quote eccessive.

Le cavigliere. Un altro sistema di zavorra adoperato in concomitanza con la cintura in vita, e in basso fondale con lo schienalino, è la cavigliera. Come recita il nome si tratta di una piombatura da applicare alle caviglie che serve per evitare che le pinne stiano sospese dal fondo durante l’azione di pesca. 

Generalmente sono acquistabili in tre tipi di grammatura: 250, 500, 1000 grammi cadauna. E’ consigliabile non eccedere troppo nel peso perché la gamba potrebbe affaticarsi troppo nel nuoto pinnato e poi perché non serve caricare eccessivamente l’arto inferiore: bisogna anche imparare a tener giù le pinne esibendo un po di “acquaticità”. Le cavigliere sono confezionate a coppia e, generalmente, fasciano la circonferenza della caviglia o tramite un design ergonomico se si tratta di strisce di piombo integrali, oppure tramite morbidi sacchetti di neoprene o nylon contenenti pallini di piombo. Esistono cavigliere dotate di chiusura velcro, tramite fast – tek, a fibbia; e cavigliere artigianali senza chiusura cioè costituite da un anello tubolare elastico in neoprene ripieno di sferette di piombo o un semplice semicerchio di piombo nudo da inserire sotto la muta. Quando si abbandonano i bassi fondali le cavigliere possono essere rimosse perché in profondità non servono: le pinne si riescono facilmente ad abbassare.

Il piombo mobile. La piombatura mobile è la più vecchia forma di zavorra conosciuta. Sicuramente i primi subacquei andavano sott’acqua trattenendo una pietra e poi ritornavano in superficie dopo averla abbandonata sul fondo. L’assetto variabile è attualmente in uso nei record di alcune specialità apneistiche ma è impiegato abitualmente anche da molti pescatori mediterranei in estate e per prestazioni per lo più fondissime. Nell’ultimo campionato italiano svoltosi a Calasetta l’ho visto usare con successo da Fabio Antonini su un fondale di oltre trenta metri. Il piombo mobile è un manufatto per lo più artigianale che consiste in una mattonella o un cilindro di piombo opportunamente collegato ad una lunga sagola. L’apneista lo prende in mano o se lo infila sotto la cintura in vita poi effettua la capovolta e si dirige verso l’abisso. Una volta raggiunta la quota d’azione si libera del piombo, pesca, poi risale senza zavorra. Giunto velocemente in superficie afferra la cima di vincolo e recupera il piombo mobile. Identica tecnica viene condotta con la cintura di zavorra opportunamente sagolata. Dal punto di vista pratico l’uso della zavorra mobile offre degli innegabili vantaggi primo fra tutti una risalita priva di aggravio di peso e quindi meno pericolosa rispetto a un tuffo tradizionale in cui la stessa massa di piombo si deve portare su e giù. Il pericolo deriva da chi vuole oltrepassare i propri limiti e forzare la quota di esercizio abituale: basta un nonnulla per trovarsi in seria difficoltà e in pericolo di vita!

 

Leggi fisiche.

Il Principio di Archimede recita: - Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume del fluido che sposta. Quando il peso di un corpo immerso è inferiore a quello dell’acqua che sposta, si dice sia in assetto positivo e cioè galleggia; quando il suo peso è uguale a quello dell’acqua si parla di assetto neutro o di equilibrio idrostatico; se invece il suo peso supera il peso dell’acqua parliamo di assetto negativo quindi affonda.

La legge di Boyle/Mariotte spiega esaurientemente le problematiche a cui si va incontro quando si sprofonda in mare:- …all’aumentare della pressione diminuisce il volume di un gas. Il volume iniziale contenuto nella muta in superficie, il tessuto spugnoso costituito da milioni di cellette piene di aria, e i nostri polmoni, si ridurrà sensibilmente man mano che la profondità d’immersione aumenta, sino a schiacciarsi  parecchio se la profondità è cospicua. I parametri indicativamente sono questi: a -10 metri ci sono 2 atmosfere quindi un volume d’aria si riduce della metà (½);  a -20 metri, 3 atmosfere, la riduzione passa a un terzo del volume iniziale; a -30 metri, 4 atmosfere, la riduzione dei gas contenuti nel neoprene passa a un quarto del volume iniziale.

La manutenzione. La cintura di zavorra, gli schienalini, le cavigliere sono le attrezzature meno seguite da questo punto di vista. Il piombo non si deteriora, tende a divenire opaco e “mimetizzarsi” ottimamente con l’ambiente sottomarino ma il materiale che lo supporta spesso ha bisogno di un po di manutenzione ordinaria altrimenti non dura a lungo. Le varie chiusure a sgancio rapido sono costituite da materiali plastici o dall’acciaio inossidabile: il controllo meticoloso e accurato della loro struttura, dei meccanismi, delle articolazioni, va eseguito con attenzione e con una discreta frequenza pena una rottura imprevista o una frattura indesiderata dopo alcuni cicli d’uso o nel più bello di un’immersione. Le fasce, i cinghiaggi di nylon, i sacchetti porta piombi seguono la stessa trafila e se presentano degli sfilacciamenti o delle estremità non bruciate adeguatamente bisognerà rifare l’operazione servendosi di cerini o di un accendino. La gomma dell’imbracatura o della cintura di zavorra, invece, è l’unica che patisce seriamente, nel tempo, gli agenti meteo salini ed il sole. Sottoposta a trazioni eccessive o esposizioni al sole prolungate fa in fretta a rovinarsi e la possibile perdita di qualche attrezzo o componente non è da accantonare.  Consigliamo di sciacquarla sempre, al termine di un’immersione, e se possibile almeno una volta all’anno, scioglierla dai vari sistemi di sgancio presenti, dai pesi, e lavarla a fondo, in modo che smaltisca le “tossine” accumulate in tutto il corso della stagione.

Spessore e condizioni della muta in relazione alla zavorra. L’adorato capo in neoprene che ci ripara dal freddo condiziona, fondamentalmente, le nostre scelte di piombatura. Il suo spessore ci obbliga a valutare i chili di piombo da aggiungere o eventualmente togliere dalla zavorra; è ovvio che più sarà elevato lo spessore più chili dovremo aggiungere, e viceversa: un 8 mm sarà compensato diversamente da un 3 mm. Se possediamo un pantalone a vita alta invece di una salopette, o i calzari, i bermuda, i guanti, le considerazioni saranno diverse: più neoprene sarà presente più dovrà aumentare il carico di piombo. Anche la tipologia intima del materiale gommoso vincola la valutazione oggettiva poiché esistono dei neopreni più positivi e altri meno: ci sono microcellulari con caratteristiche di memoria di schiacciamento prodigiosi e altri che dopo un paio di mesi d’uso intenso sono la metà della sezione originale. Ne consegue che man mano che aumenta la profondità, e la relativa compressione del materiale, i giochi saranno ben diversi, a seconda delle qualità possedute: - scarsa memoria – negatività accentuata e scarsissimo aiuto in emersione; - buona memoria elastica - positività progressiva da sfruttare in risalita. Fate molta attenzione anche allo stato di conservazione della muta: più sarà vecchia e iper usata e più sarà soggetta alle variazioni di pressione, creando così un’accentuazione delle considerazioni appena fatte.

 

La costituzione fisica. Ognuno di noi fisicamente è fatto in modo diverso quindi la zavorra necessaria per il nostro migliore compagno di pesca non è detto sia l’optimum anche per noi; essa sarà strettamente personale e valutata singolarmente. Gli individui longilinei e con un’ossatura fine, di norma abbisognano di meno chili mentre chi è tendenzialmente dotato di riserve caloriche non indifferenti, e ossatura possente, risulterà un po più galleggiante e quindi da trattare con un carico maggiore. La sensibilità individuale riguardo alla compressione delle pareti addominali e, soprattutto ai muscoli deputati alla respirazione, potrebbe richiedere un differente posizionamento della cintura o dell’imbracatura rispetto ad un altro sub: privilegiate il comfort e la rilassatezza generale.

La zavorra nelle varie tecniche di pesca. Per la pesca in tana bisogna evitare le zavorre troppo sporgenti che possono eventualmente agganciarsi da qualche parte e che risultano difficilmente sganciabili con immediatezza. I piombi arrotondati e bassi di profilo possono evitare incagli. La classica cintura di zavorra con la fibbia a sgancio rapido è il supporto di norma anche se qualche altro presidio similare (tipo fibbia marsigliese) non è da sottovalutare. In caso di discese ripetute su alti fondali, di tuffi abissali i più esperti possono utilizzare la zavorra mobile, da usare incondizionatamente in stretta compagnia con un altro sub, alternando i tuffi e sorvegliando le azioni reciprocamente. I chili di peso saranno valutati in funzione della profondità d’azione e dello spessore della muta. Per l’agguato in basso e medio fondale sarà opportuno calibrare alla perfezione la piombatura, in assetto medio, neutro nella fascia batimetrica scelta, suddividendola in più punti, cavigliere, piastra dorsale, cintura in vita. L’equilibrio di spostamenti, il silenzio di manovra devono risultare senza ombre d’incertezza, né troppo leggeri né troppo pesanti. Nell’aspetto profondo è sufficiente la cintura di zavorra normale, caricata con meno chili possibili, con la fettuccia in gomma elastica che recupera le variazioni di schiacciamento e non gira malamente attorno alla vita; un profilo attillato e idrodinamico sarebbe vantaggioso per il silenzio di discesa e la riduzione generalizzata degli attriti. Le cavigliere s’indossano se la profondità non è superiore ai dodici, quindici metri: a questa quota le pinne possono stare a contatto del fondale senza bisogno di appesantire ulteriormente la muscolatura delle gambe. In bassissima acqua saremo, invece, leggermente negativi, con una distribuzione capillare di pesi su tutta la superficie del corpo: l’immagine che il pesce deve osservare per l’ultima volta è quella di uno strano essere incastonato come un polpo a filo dei sassetti, nel fragore delle onde e nei vortici di spuma.

 

      Testi e foto di  Emanuele Zara & Lucia Notarangelo