LA PREPARAZIONE DELLA PLANCETTA

 

Nelle competizioni regionali, in varie manifestazioni e trofei agonistici l’uso della plancetta segna sub è in costante incremento. La moda dello zatterino d’appoggio è una pratica che i nostri colleghi transalpini impiegano da decenni: i regolamenti delle gare che non prevedono un imbarcazione al seguito, la diffusione di fucili a propulsione elastica dalla lunghezza considerevole, il vento di maestrale costantemente presente nella costa sud francese di fatto sono stati i motivi preponderanti che hanno introdotto l’adozione sistematica della plancetta segna sub. Nel nostro paese molte ditte specializzate hanno in catalogo scafi rigidi, o intermente pneumatici dedicati appositamente al ruolo duplice di elemento obbligatorio di segnalazione e di base di supporto per il trasporto di equipaggiamento e, quando necessita, anche per il sub. I vantaggi di un galleggiante dalla conformazione larga e piatta si presta in maniera particolare al trasporto di materiale senza incidere troppo sulla facilità di conduzione. 

Un classico pallone segna sub offre un ingombro elevato in altezza, da il fianco al vento e in certe circostanze, ad esempio quando ci sono armi o raffi appesi di sotto, pesci, bisogna fare uno sforzo notevole per trascinarselo dietro. La pancetta possiede solitamente un basso profilo, una linea di pescaggio altrettanto ridotta a tutto vantaggio di una facilità di conduzione e di scorrevolezza sulla superficie del mare. Ma la peculiarità che reputo maggiormente interessante è il fatto che questo accessorio acquistato in negozio o costruito artigianalmente rappresenta un vero e proprio “gommone d’assistenza” nel senso che di fianco e sulla generosa sommità è possibile stipare ogni genere di bagaglio: i fucili di qualsiasi lunghezza, le aste di ricambio, piombi di riserva, torcia, elastici o carichino di ricambio, qualcosa da mangiare e da bere, i documenti personali eccetera. In caso di corrente, di onda contraria, di eccessiva stanchezza basterà appoggiarci il torace sopra e tornare a riva pinneggiando scioltamente. Si potrà quindi partire da riva per una fruttuosa battuta invernale potendo disporre di un “secondo” efficientissimo e sempre presente in grado si supportarci durante tutta la fase di caccia.

 

Disporre il sagolone. Il primo intervento da eseguire se si ha intenzione di adoperare una plancetta è quello di assicurarsi che il sagolone o il monofilo di nylon con cui saremo collegati abbia un elemento di avvolgimento facile da regolare. Il più usato è sicuramente l’avvolgisagola, una specie di H stampato in materiale plastico (nel fai da te si possono ritagliare da un rettangolo di compensato marino o di sughero) che ha la funzione di raccogliere ordinatamente tutto il filo ma al contempo di permetterne una facile regolazione da parte dell’utente. L’avvolgisagola è ancorato alla boa ma è lasciato in mare in modo che il subacqueo a secondo delle proprie esigenze si prenda il sagolino che necessita di volta in volta. Un’alternativa consiste nel procurarsi un mulinello e fissarlo alla plancetta: il vantaggio ottenuto è la compattezza d’insieme (sta fuori dall’acqua) unita alla possibilità di dosare il filo millimetricamente con la frizione. E’ buona regola, per qualcuno un’esigenza, unire al termine del sagolone un pedagnetto da un chilo, un piombo in modo che si possa ancorare la plancetta in una zona buona e pescarci tutt’attorno, naturalmente nel raggio di 50 metri. Sempre per una ragione di utilità nello svolgimento di strategie di pesca particolari come l’aspetto e l’agguato c’è chi posiziona una girella sul trave principale e poi termina il vincolo con uno spezzone di nylon fine e un galleggiantino da rete in modo da non allarmare le specie ittiche con eccessive vibrazioni del trecciato principale.

Farsi avvistare. La plancetta ha innanzi tutto il ruolo fondamentale di segnalazione di un sub in immersione che diventa regolamentare solo se c’è la bandiera segna sub posta sulla verticale del galleggiante e avvistabile a grande distanza. La cronaca, tutte le estati, ci parla di natanti che non ci hanno notati, di incidenti accaduti perché il conducente non si è neppure accorto che c’era una boa rossa fluorescente a segnalare un sommozzatore. La plancetta è molto più bassa rispetto ad un classico pallone segnasub, ha una linea sviluppata in orizzontale e non in verticale quindi montare una bandiera super avvistabile è d’obbligo se non si vuole incappare in bruttissime storie o noie con le forze dell’ordine deputate al controllo dei mari. La plancetta offre però la possibilità, per la sua base larga e stabile, di posizionare un’asta molto alta (ce ne sono di telescopiche e regolabili) con una bandiera altamente visibile. Gli amanti del fai da te, come il sottoscritto, possono farsene addirittura costruire una gigante dalla moglie, dalla fidanzata, dalla mamma o dalla sarta: bandiera generosa uguale a maggiore tranquillità quando di pesca.

Come e dove sistemare i fucili. Nel cappello d’apertura ho parlato di uno dei motivi che ha contribuito all’adozione della plancetta in luogo del pallone: la sistemazione dei fucili. In effetti collocare un fucile di riserva sotto alla boa segna sub è fonte di notevole attrito, non c’è ombra di dubbio. Se poi il tipo di arma è un arbalete le misure in gioco diventano ancora più grandi innescando ulteriori disagi. La plancetta è in grado di ospitare lateralmente, quasi sempre, ma ci sono modelli che prevedono una serie di anelli elastici anche sotto lo scafo, due o più fucili di riserva. Posizionati in lunghezza occupano meno spazio e il traino non ne risente. Di norma ci si porta dietro un secondo fucile, talvolta due a secondo dei tipi di pesca che s’intendono effettuare e ciò permette di adoperare un’arma specifica per ogni situazione. Nella disposizione bisogna preventivare una serie di cose. La prima consiste nell’assicurare bene, e se possibile, doppiamente il fusto dell’arma perché non deve succedere che per un’onda di troppo si corra il rischio di perderla. In secondo luogo il fucile deve essere velocemente prelevabile perché potrebbe servire per doppiare un pesce ferito o, altro esempio pratico, insidiare rapidamente un pesce che sta scorrendo una serie di lastre passanti. Sono da preferire elementi di fissaggio elastici o clips di sicurezza: sicuri nel trattenere ma facili da recuperare.

L’applicazione degli accessori. Sotto la voce accessori cito solo i più utili e comuni perché la rassegna è affidata alla propria fantasia. Qualcuno pone sotto la boa delle aste di ricambio, a tal scopo ci sono modelli che appositamente esibiscono anellini elastici o reti elastiche; una torcia, bloccabile tramite un moschettoncino rapido (elemento di fissaggio che non deve mai mancare su una plancetta segna sub); elastici e ogive, carichino per pneumatico, O-ring per la chiusura delle alette stipabili in una semplice tasca in tessuto imputrescibile fornita in dotazione a acquistabile in qualsiasi negozio di nautica; un cavetto porta pesci di riserva, eccetera.

I generi alimentari e gli integratori. Sempre tra gli accessori ho separato i generi alimentari perché è solo in questi ultimi anni che la ricerca scientifica ha ribadito la necessità di reidratasi e rifocillarsi durante l’attività apneistica. Molti modelli forniscono come optional una borraccetta di plastica e qui si può introdurre almeno un po' d’acqua da bere. Nel caso si desideri esistono parecchi integratori energetici o idrosalini e basta acquistare un libro dedicato all’apnea (ad esempio l’ultimo del preparatore atletico Luca Bartoli edito da Olimpia) per reperire quali sono i più indicati. Il cibo vero e proprio non si porta quasi mai appresso ma io ho provato con delle tartine di riso soffiato spalmate di miele imbustate sotto vuoto e mi sono trovato a mio agio sia nel prelevarle asciutte dalla solita tasca sia per l’alta digeribilità che ho riscontrato. Ancora più indicate le barrette energetiche che possono sempre trovare sistemazione in una tasca da agganciare al tradizionale moschettone.

Documenti & telefonino. Con la diffusione del telefonino sono nati anche impieghi particolari come quello di portaselo in plancetta non tanto per fare le foto al pesce appena preso o alle mire a terra quanto per la sicurezza di avvisare qualcuno in caso di problematiche o per pianificare il nostro recupero nel caso si opti per la battuta a staffetta. Dove collocarlo? In commercio esistono degli astucci stagni, trasparenti che addirittura lasciano filtrare ottimamente la voce. Uniche precauzioni quella di inserire il delicato apparecchio (preferibilmente quelli con tastiera fissa e non pieghevoli) all’interno del contenitore impermeabile sempre a terra, all’asciutto; collocare un galleggiante tipo un portachiavi da barca o un sughero da rete all’appendice della custodia così anche se dovesse cadere in mare starebbe a galla. Per i documenti valgono le stesse indicazioni: una busta stagna vincolata a una robusta cima da legare saldamente alla nostra plancetta.

Mire e strumenti per rilevarne. Abbiamo trovato una rimonta bellissima o semplicemente una serie di lastre interessanti. Appoggiati comodamente alla nostra plancetta recuperiamo la tavoletta di plastica e la matita incominciando a disegnare i tre rilevamenti a terra. Evoluzione tecnologica. Siamo sempre interessati a prendere le mire di un punto buono. Dalla tasca di rete legata alla boa esce una microscopica custodia trasparente e al suo interno ecco comparire la struttura di una macchina fotografica digitale: posizione zoom, tre scatti su posizioni differenti della costa, salvataggio in memoria… e il gioco è fatto.  Seconda possibilità per pescatori “tecnologici”: busta trasparente stagna tipo quella per accogliere telefonini e immissione di Gps portatile. Accensione, pressione del tasto Mark, waypoint creato.

I dispositivi di segnalazione acustica. L’ho visto sulla plancetta di un mio carissimo amico: un semplicissimo fischietto da giubbetto di salvataggio. Con un avvistatore acustico si segnala la posizione ad un compagno di pesca lontano e magari controluce, ci si fa sentire da un’imbarcazione che non ha visto che in acqua c’è altra gente. Utile collegarlo a un cordino elastico di modo che per fischiare non ci debba stirare il collo…

Dove riporre il pescato. Per ultimo il lato più piacevole della faccenda: dove sistemare il carniere. Generalmente si appende un porta pesci sotto la boa e man mano che il pescato in cintura aumenta si trasferiscono i pesci al galleggiante. Ma se si prendono dei polpi, un grongo grosso, delle prede voluminose la massa appesa sotto frena maledettamente la plancetta. Molto meglio collocarli sopra la boa: d’inverno non c’è il rischio di cuocerli, d’estate è sufficiente preparare un sacco di iuta fissato adeguatamente con almeno due corde elastiche. Il tessuto di iuta ha il pregio di conservare benissimo il pesce, anche sotto il sole battente, bisogna solo adottare un banale stratagemma: tenerlo appena bagnato.

 

Testo e foto di Emanuele Zara.