Le boe
| Articoli Pesca Sub
scritti da Emanuele Zara |
Il Palloncino da trazione |
C’è una sensazione di connubio inscindibile quando si parla di palloncini colorati sparpagliati in mare o in lago, e subacquei in immersione. L’attrezzo in questione è divenuto un simbolo che oramai è entrato nella cultura di quasi tutti gli uomini che si recano in acqua con un imbarcazione, per vacanze, lavoro, diletto o anche di chi se ne sta immobile su una spiaggia a prendere il sole. Abbiamo detto quasi, perché probabilmente il concetto non è perfettamente radicato a fondo nella coscienza collettiva.
Dovrebbe essere come un segnale che avverte gli utenti che in un determinato cavo transita la corrente elettrica a 30.000 volt: non ci sarebbe di certo un’anima che si avvicini troppo.
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A volte si è tentatati a credere che la boa segna sub assomigli più che altro al drappo rosso che impugna il torero nelle arene: appena qualche timoniere focoso le avvista scatta la molla irrefrenabile che gli fa mettere la prua esattamente in linea di collisione. In tanti casi la dea bendata si frappone tra voi e lo sconsiderato e vi salva la pellaccia all’ultimo momento. La schiera dei sub deve dotarsi necessariamente di un sistema specifico di segnalazione. Lo prescrive una legge italiana con l’articolo 130 dal regolamento di Esecuzione D.P.R. 2.10.1969 n° 1639: - il subacqueo in immersione ha l’obbligo di segnalarsi con un galleggiante recante una bandiera rossa con striscia diagonale bianca, visibile ad una distanza non inferiore a 300 mt.: se il subacqueo è accompagnato da mezzo nautico di appoggio, la bandiera deve essere issata sul mezzo nautico. Il subacqueo deve operare entro un raggio di 50 mt. dalla verticale del mezzo nautico di appoggio o del galleggiante portante la bandiera di segnalazione - Fatta la legge sono state previste anche le contravvenzioni per chi transige: si parla di milioni di multa. La disposizione legislativa ha imposto a tutti i pescatori l’uso di un pallone sormontato da una bandiera regolamentare. All’estero non è sempre obbligatoria in tutti i paesi e comunque assume le colorazioni e le forme internazionali: stendardo bianco e blu a doppia coda. |
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Le barche dovrebbero
rimanere distanti almeno 100 m dal punto segnalato. Sono una costante estiva i
bisticci e i battibecchi con i numerosi cafoni e incoscienti che fanno a gara
per sfiorarvi. Speriamo che i tutori della legge, così veloci a castigare i
subacquei siano altrettanto solerti nei confronti di chi pilota una barca. La
boa è comunque utile non solo per un’imposizione legislativa ma anche come
base d’appoggio per un numero considerevole di accessori molto utili, come
occasionale punto di riposo fisico, come segnale di posizione per il
pedagnamento di una zona o di una tana interessante.
Il galleggiante subacqueo è un
sistema che può avere due connotazioni: pneumatico o rigido. La questione
fondamentale che soddisfa i requisiti del decreto è una bella bandiera
regolamentare visibile a grande distanza: sarete avvistabili senza scusanti.
La boa tradizionale
ha un aspetto tondeggiante di diverse dimensioni. È composta da una camera d’aria con la valvolina di gonfiaggio e da un attacco rigido per infilarci l’astina della bandiera o da un’apposita appendice gonfiabile che funge da segnale regolare. Il colore è di norma molto vivace proprio per distinguersi dall’uniformità della superficie marina.
Per uso apneistico sono nati su questa scia una serie di palloni caratterizzati da importanti innovazioni. Innanzitutto l’involucro può essere doppio e cioè composto da una monocamera pneumatica e da una sovrastruttura in materiale anti graffio e molto robusto: ricorda la gomma di una bicicletta divisa tra camera d’aria e copertone.
Questa trasformazione
consente di appendere i secondi fucili, i cavetti porta pesci, ecc…
direttamente a ganci solidali alla copertura. Una grossa placca plastica di
rinforzo è posta nella zona inferiore
di quasi tutte le boe: è il punto classico che si collega al sagolone.
Nell’azione di trascinamento le boe tonde comportano un attrito significativo
che diviene un eccezionale mezzo per disperdere migliaia di chilo calorie quando
ci si appende sotto una pescata abbondante.
Non c’è subacqueo che impieghi la boa come una stazione super fornita di ricambi e suppellettili varie. Su qualche involucro sono state sistemate delle tasche e degli agganci robustissimi.
Un
elenco brevissimo riferito a chi abbia sistemato di tutto: da bottigliette per
ristorarsi a barrette energetiche per rifocillarsi, da fucilini per la tana a
cannoni per il libero, da aste e fiocine di ricambio a retini porta conchiglie,
da buste stagne con documenti a macchine fotografiche impermeabili, da torce di
scorta a mulinelli volanti, da strisce di cintura con il piombo in eccesso a
fettucce reggi peso a sgancio rapido, da sagolini di ricambio a
pinze schiaccia giunti per impiombatura, da raffi per le prede intanate a
spezzoni di aste filettate porta arpioni, ecc… l’importante è utilizzare
moschettoni o ganci in acciaio inox dotati di un sistema di blocco per evitare
di perdere qualcosa.
La boa a siluro
detta anche torpedo, ha preso piede per risparmiare le faticacce: ricalca la struttura intima pneumatica ma ha variato l’aspetto esterno. La forma è quella di un cilindro allungato, leggermente schiacciato in senso orizzontale. La bandiera è posta ad un’estremità così come i vari gancetti e anelli appendi tutto.
Quando si deve portare appresso si denoterà la grande idrodinamicità e la scarsa influenza data dal vento teso. Ad essere pistini nonostante il colore sgargiante o fluorescente che equipaggia tutte le boe, non sono identificabili alla pari della forma a pallone.
La questione si risolve
prolungando la lunghezza dell’asta e confezionando un drappo di stoffa molto
più grande del normale. In presenza di mare formato si noterà che la boetta
tonda rimarrà stabilmente eretta, assettata, mentre quella a siluro tenderà a
maggiori oscillazioni e fluttuazioni laterali. Una miglioria è costituita dalla
possibilità di ancorare i pezzi di ricambio lungo l’asse longitudinale
soluzione che impedisce agli elementi di fornire un ulteriore freno idrodinamico
nel caso fossero tenuti perpendicolari alla boa.
La boa a materassino
è un ulteriore evoluzione della precedente: aumentando la superficie di appoggio e mantenendo sottile la linea di galleggiamento si è creata una famiglia di boe con diverse connotazioni: una che somiglia a una zatterina pneumatica, un’altra ottenuta dall’unione di due camere a siluro con una struttura centrale di tessuto che le unisce, un modello vagamente triangolare.
Al trascinamento non oppongono resistenze: lo scivolamento delle boe è elevato e inoltre possedendo una larga base non si capovolgono. L’interno accogliente e spazioso del micro canotto, consente di ospitare comodamente numerosi prodotti utili. In altri casi è previsto un tascone porta oggetti posto superiormente. Sono presenti sempre degli anelli per l’aggancio eventuale di accessori che possono essere sistemati quasi “all’asciutto”.
In caso di forte vento c’è il problema che
essendo di dimensioni abbastanza sostenute possono subire una sorta di effetto
vela, assai contrastante se pinneggiamo in senso opposto.
La plancetta alla francese
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è una boa di tipo rigido quindi non si può sgonfiare, ripiegare per benino e riporla dentro ad un borsone però non patisce gli aculei dei ricci, le spine dei pesci, le asperità taglienti delle rocce. La produzione è affidata quasi totalmente all’estro, alla fantasia, all’abilità manuale dell’auto costruttore. La struttura portante è composta da una lastra in poliuretano espanso o da un manufatto in vetroresina. Il fondo é piatto o al massimo, ha un disegno di chiglia a catamarano, magnificamente idrodinamico. La
parte superiore è accogliente per il sub che durante gli spostamenti può
appoggiarsi comodamente con il torace, per i fucili e le suppellettili che
trovano posto tra gli innumerevoli ganci e anelli elastici, per i pesci che
invece di frenare lo scorrimento della boa non influiscono le dinamiche di
avanzamento. Il mulinello posto a prua consente di regolare la lunghezza del
sagolone a piacimento. La bandiera completamente artigianale si ergerà
maestosamente dalla struttura. Una boetta molto speciale è la boa da trazione. Ha una forma sferica di piccole dimensioni ed è caratterizzata o da un grosso anello posto inferiormente o da una rete di nylon che l’avvolge totalmente per irrobustirla strutturalmente. C’è chi la dota di un grosso moschettone in acciaio inossidabile ad aggancio rapido; non è collegata a nessuna cima e viene gonfiata un attimo prima di essere impiegata. La sua nascita ha preso spunto dai palloni di sollevamento usati per i lavori subacquei. |
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Questi arnesi gonfiati d’aria sollevano dal fondo carichi di
diversa natura. Alcuni atleti francesi e spagnoli iniziarono ad adoperare un
sistema simile per fiaccare la resistenza delle
grosse cernie ferite e colpite in profondità. Una volta arpionato il serranide
risalgono con il mulinello del fucile aperto e lo legano alla boetta situata
sotto il pelo dell’acqua. La spinta di galleggiamento della camera d’aria
porrà la preda in uno stato costante di tiro e impedirà la sua progressione
all’interno dei dedali rocciosi.
Le sagole di collegamento.
La boa segna sub viene fornita al momento dell’acquisto di una sagola che servirà per collegare il sub al galleggiante. Il punto di contatto sul pallone deve risultare estremamente valido e sicuro.
Un intelligente soluzione è quella di sfruttare più punti di attacco per avere una corretta distribuzione di forza. Sarebbe utile conservare la sagola avvolta su un rocchetto per distribuire in acqua solo i metri di cui si ha bisogno. Il colore (bianco, giallo o fluo) della cimetta è importante nel caso si debba pedagnare una tana con l’acqua un po torbida: le discese verticali lungo il decorso della stessa offrono sicurezza psicologica e risparmio di ossigeno e tempo.
A tal fine molti sub sono soliti posizionare un piombo da mezzo chilo da portare sempre appresso: basterà lasciarlo andare a fondo per ancorare stabilmente la boa. La qualità del cordino ha moltissimi risvolti pratici: la treccia di nylon da 5/6 mm si adopera se prevediamo di attaccare la boa alla cintura di zavorra, tramite un robusto moschettone.
Potremo sganciare i piombi e recuperarli con facilità, si potrà porre in trazione una preda intanata senza subire strappi improvvisi dovuti alla fragilità delle sagole fini.
Il monofilo di nylon dello 0.50/0.70 adornato di alcuni galleggianti lungo il decorso, che lo sospendono dagli impigli del fondo, si adopera nelle situazioni in cui non si vuole segnalare la nostra presenza ai pinnuti particolarmente diffidenti. Tutte le sagole producono vibrazioni deleterie e l’unico che sembra comportarsi bene e il sottilissimo capillare di nylon.
Il rischio di rimanere
ancorati tra le rocce che si ergono dai fondali si scongiura con un tubicino
di PVC: è il materiale usato per la trama degli sdrai. Sigillandone
a caldo le due estremità lo renderemo positivo e quindi non starà a
contatto con gli ostacoli presenti tra i sassi.
Le modifiche e le elaborazioni
artigianali.
La prima operazione che fanno un po tutti è quella di comprare un avvolgi sagola, se il pallone non ne fosse dotato dalla casa distributrice. Noi proponiamo anche un mulinello spartano che risulterà altrettanto valido quando si utilizza il monofilo di nylon. Tantissimi moschettoni, cinghioli e ganci vari aiuteranno l’apneista nella collocazione dei gadget o del secondo fucile.
Nelle boe torpedo può essere utile una cinghia elastica dotata di fibbia a regolazione continua per posizionare le armi o le aste di ricambio lungo l’asse orizzontale.
Per chi
volesse un pallone robustissimo alla trazione potrebbe incamiciare una boetta di
serie con degli spicchi di tessuto di nylon intrecciato: tramite cucitura e
accoppiamento potrà esercitare qualsiasi carico. Un elastico come quello usato
per rassicurare i pacchi alla vettura, ripiegato ad anello, costituisce un
eccezionale ammortizzatore per annullare la reazione di qualsiasi pelagico: si
collega tra la boa e la sagola del mulinello del fucile.
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MANUTENZIONE le boe sono costruite con materiali plastici quindi di per se resistenti agli agenti meteo marini. L’attenzione va rivolta alla camera d’aria e alla valvola di gonfiaggio, nei sistemi pneumatici: si presentasse un forellino o uno scolla mento di tessuto si può riparare con delle piccole toppe di tessuto plastico e un adesivo apposito. Un occhiata conserviamola per i
vari punti di fissaggio: può succedere che si perdano degli oggetti se questi
si lacerano per un eccessiva trascuratezza di controlli. Unica accortezza
risciacquare con abbondante acqua dolce soprattutto la sagola e i sistemi di
aggancio. CRITERI DI SCELTA anche per le boe non è semplice fornire dei criteri di scelta. Il pescatore che non pedala per miglia e miglia e si fa il giretto tranquillo sotto costa, va bene il pallone tradizionale provvisto di un moschettoncino per collegare un fucile di scorta. La sagola di collegamento sarà di semplice sagolino. |
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Chi ha il vezzo di partire da terra e percorrere in lungo e in largo il litorale, avrà bisogno di un vero e proprio mezzo d’appoggio. Gli aspettisti apprezzeranno il monofilo di nylon mentre i tanisti si troveranno meglio con un sagolone senza incertezze, vistoso e robusto.
L’atleta che vorrà fare poca fatica fisica si cercherà il mezzo
più filante, che non crei attriti significativi. Nella pesca in basso fondo la
lunghezza del sagolone sarà corta e in questo caso è molto utile un sistema di
recupero con un avvolgi sagola o un mulinello pratico.
Emanuele Zara & Lucia Notarangelo