LE PINNE CON LE PALE IN
COMPOSITO DI CARBONIO
Le
pinne lunghe sono mezzi tecnici insostituibili per il pescatore in apnea in
quanto permettono di esplorare i fondali marini con un ridotto sforzo natatorio
poiché spostano molta più acqua rispetto al piede “nudo”. L’evoluzione
che ha interessato questi attrezzi ha avuto un netto balzo in avanti negli
ultimi decenni con l’avvento di pinne componibili costituite da una scarpetta
in gomma e da una pala lunga intercambiabile. La scarpetta non è stata
rinnovata eccessivamente nella struttura di calzata e nelle forme (a parte la
recente e rivoluzionaria Sporasub Variant, e un tentativo artigianale effettuato
coraggiosamente dalla Galliani Design qualche anno fa) ma riguardo alla pala
c’è stato un processo di aggiornamento continuo, principalmente tra vari tipi
di tecnopolimero con forme e progetti differenti, che è scaturito poi,
nell’ultimo decennio del secolo scorso, nella creazione della fenomenale pala
in fibra di carbonio a matrice termoindurente. Coloro che la provarono per primi
in acqua si resero conto che una nuova dimensione apneistica si era appena
aperta e ai giorni nostri, ai vertici dell’agonismo mondiale apneistico, quasi
tutti gli atleti calzano scarpette con la pala in composito di carbonio. Il
campione Riccardo Molteni che gestisce l’interessantissima rubrica di posta su
PescaSub, nel numero 163 di Aprile 2003 ha ribadito il concetto di superiorità
di queste pale, dando una risposta estremamente veritiera sull’argomento ad un
lettore curioso, affermando che il componente dell’attrezzatura subacquea che
in questi ultimi dieci anni ha subito i maggiori incrementi qualitativi (e
offerto le migliori prestazioni nell’ordine del 15/20%, secondo la sua
esperienza) è stato senza ombra di dubbio la pala in composito di carbonio.
Quando
Marco Bonfanti, titolare della C4 (una
ditta specializzata nella produzione di telai in composito avanzato per le
biciclette da competizione), presentò per la prima volta al
mondo, nel 1990, i prototipi di una coppia di pale in fibra di carbonio, aveva
intuito la bontà del nuovo materiale e orgogliosamente sosteneva che la sua
invenzione avrebbe cambiato il modo di andare sott’acqua. Aveva perfettamente
ragione: è avvenuto proprio così. Le performance mondiali di Umberto Pelizzari
e di Renzo Mazzarri furono le testimonianze più evidenti della qualità di ciò
che era stato appena creato dalla C4. La Omersub negli anni successivi le
distribuì sotto il nome famoso di Rekord, poi fu la volta della Picasso, con le
Black Line, che iniziò a produrle autonomamente (con altre tecniche di
lavorazione), seguite da marchi artigianali, eccetera, eccetera. Gli
appassionati di apnea profonda e i pescatori più esigenti si resero
immediatamente conto delle potenzialità delle pale in composito e presto il
“contagio” si allargò a nuove schiere di subacquei. Le pale in composito di
carbonio hanno consentito un salto di prestazioni fantastico rispetto alla
produzione degli anni precedenti sia per la leggerezza estrema posseduta dal
prezioso composito (tutte le pale lunghe in commercio non superano i 400 grammi
di peso cadauna) sia, soprattutto, per le straordinarie doti meccanico/fisiche
esibite durante l’azione di nuoto. Gli obiettivi che hanno guidato la nascita
delle pale lunghe in composito di carbonio sono da ricercare principalmente
nella riduzione dei consumi energetici per gli atleti e, conseguentemente, nel
perseguimento di un livello di sicurezza sempre maggiore per chi s’immerge in
apnea. Il segreto più apprezzato del materiale composito in fibra di carbonio
è quello in cui si conferma che è un materiale anisotropo (l’anisotropia è
la differenza di proprietà e prestazioni a seconda della disposizione delle
fibre) ed avere quindi un grafico di deformazione/sforzo esclusivamente
rettilineo, segnale di resa elastica eccezionale; per di più ha assorbimenti di
energia, durante la flessione e deformazione, prossimi allo zero come esposto e
dimostrato nel ciclo di isteresi da studi scientifici approfonditi. L’apneista
dispone quindi di pinne reattive che spostano molta acqua riducendo al contempo
gli angoli morti che intercorrono tra una falcata e l’altra; assorbendo
pochissima energia durante il ciclo di lavoro rivelano un rendimento elevato a
tutto beneficio dello sfruttamento integrale ed economico dell’azione di
spinta. Il composito avanzato, inoltre, ha una resistenza all’invecchiamento,
e quindi all’usura e alla perdita d’elasticità, quasi nullo garantendo un
livello di prestazioni natatorie sempre alto e costante per tutto l’arco della
giornata, e per tutto il periodo di utilizzo. Questi aspetti sono tangibili in
tutti i frangenti ma si esaltano soprattutto quando l’apneista richiama le
pale in fase di risalita. La pala in composito da sicurezza nello stacco dal
fondo perché si avverte subito che “morde” l’acqua senza tentennamenti,
senza incertezze; non presenta “vuoti” che rallentano pericolosamente la
riemersione e la progressione verso la superficie è entusiasmante. I modelli
dotati di bordino canalizzatore laterale, il bordo a T in gomma, sono ancora più
stabili e precisi nel nuoto rispetto ad una pala completamente liscia, derapano
molto meno, e la sensazione di “potenza” fluida è avvertita
prepotentemente. Per la loro leggerezza tutte le pale in composito gravano meno
sulla muscolatura della gamba anche se per apprezzarle appieno bisogna condurle
un po in allenamento sino a che la sensibilità di falcata si integri alla
perfezione con le caratteristiche dinamiche delle pale. Ogni pala in fibra di
carbonio ha un suo preciso comportamento: più dura o morbida, più elastica o
meno, più facile da decifrare o più bizzarra da domare, azione di punta o
flessione parabolica; non c’è una regola comune ed universale e ogni apneista
dovrà imparare a gestirle perché non basta calzare scarpette con pala lunga in
composito di carbonio per diventare campioni di apnea.
Che
cos’è la fibra di carbonio. Il filo
di carbonio si origina semplicemente da un processo pirolitico, cioè facendo
transitare del materiale speciale sotto un arco voltaico a circa 3000 gradi
centigradi. I materiali che hanno un alto numero di atomi di carbonio e un basso
numero di atomi d’ossigeno (il nylon, il poliacrilonitrile, la cellulosa,
ecc.) prima di fondersi si trasformano chimicamente in carbonio. La fibra di
carbonio così ottenuta (talmente esile e sottile che in un trefolo da mezzo
millimetro di sezione possono contarsi più di 3000 filamenti) ha un indice di
purezza pari al 93,95% ma se si trafila successivamente in un forno a 2500 gradi
si riesce a ricavare la pregiatissima fibra di grafite, carbonio quasi allo
stato puro (99%). Successivamente, come si fa con un filo di lana, si procede
alla tessitura, un fase in cui la fibra di carbonio viene intrecciata e
strutturata in centinaia di modalità.
Quando è nato e che cos’è un composito. Il termine composito ha origine agli inizi del 900, negli Stati Uniti, dove furono deposti i primi brevetti ed effettuati i primi studi di settore (1916). Bisogna attendere sino al periodo del dopo guerra (1959) per trovare le fibre di rinforzo in boro, e addirittura la fine degli anni 60, inizio 70 per osservare la nascita di oggetti sperimentali realizzati con compositi in fibra di carbonio e Kevlar: il composito ottenuto con queste fibre si rivelò un materiale da costruzione innovativo, eccezionale, addirittura superiore a certi metalli, e fu impiegato soprattutto nel campo aeronautico dove si richiede basso peso specifico e superlative caratteristiche meccaniche, fisiche, chimiche. Il materiale composito non è altro che l’unione di una matrice e di un annesso rinforzo strutturale. Nello specifico del composito di fibra di carbonio si tratta di una matrice di resina termoindurente e di fibre lunghe di carbonio amalgamate insieme. Ma non è sufficiente unire la matrice alle fibre di rinforzo per ottenere un composito, e soprattutto una pala di pinna, dalle caratteristiche meccaniche superlative. Innanzi tutto la qualità della resina è una peculiarità irrinunciabile al risultato finale (attualmente la migliore per una pala di pinna è ritenuta ancora quella epossidica ma per la cronaca esistono resine più economiche come le resine poliestere, fenoliche, siliconiche, eccetera) e poi c’è la scelta altrettanto importante e fondamentale del tessuto di fibra di carbonio, disponibile in oltre 60 tipologie di peso e grammatura variabile, di trama e ordito, di costituzione (ad esempio: carbonio unidirezionale, HD; alta resistenza, HS; alto modulo, HM; altissimo modulo, UHM; oppure fornito secondo le specifiche del cliente richiedente; pre peg, ibridato, eccetera). Resta infine il processo di creazione delle pale, (artigianale) che vede l’unione sapiente delle parti, la preparazione della stratificazione, il dosaggio delle componenti. Infine avviene la polimerizzazione della matrice resinosa in autoclave che a secondo del tipo di resina impiegata richiederà un tempo di stabilizzazione determinato.
Come nasce una pala in composito di fibra di
carbonio a matrice termo indurente.
Il ciclo classico di lavorazione per realizzare una buona pala in fibra di carbonio è uguale a quello adoperato come riferimento internazionale in aeronautica: esso prevede l’utilizzo della tecnica “stampaggio in autoclave” ed è l’unico metodo produttivo che riesce a creare una pala in composito avanzato cioè con il più basso peso possibile e le migliori caratteristiche meccaniche ottenibili. Ma per una pala efficiente e reattiva bisogna studiare attentamente l’intreccio e il senso di lavoro dell’ordito, l’impiego di fibre speciali di supporto o di integrazione, le caratteristiche della matrice resinosa epossidica, il processo di catalizzazione, il comportamento fluidodinamico del prototipo finale: tutti campi in cui l’improvvisazione scientifica, necessariamente, non paga, e dove i segreti aziendali sono custoditi abbastanza gelosamente. Altre “scorciatoie” tecniche, notevolmente più semplici e convenienti dal punto di vista del produttore, infatti, non riescono a realizzare manufatti con la stessa qualità finale. Le operazioni di preparazione della pala avvengono quasi tutte manualmente e comportano obbligatoriamente alti costi di manodopera che vanno a sommarsi all’investimento economico prodotto per l’acquisto del tessuto di carbonio e di una buona resina, o direttamente del carbonio pre impregnato (pre-peg). All’interno dello stampo vengono adagiati manualmente gli strati di tessuto (pochi ritagli di fogli di carbonio in totale con l’aggiunta di lamine di fibra di vetro o di aramide a sandwich) opportunamente disposti e alternati secondo il progetto del costruttore e soprattutto rispettando le peculiarità anisotrope delle fibre utilizzate. L’ordito deve risultare ben intriso dalla resina della matrice (nel tessuto di carbonio pre-peg il materiale è già pre impregnato industrialmente dalla casa distributrice e quindi le dosi sono perfettamente calcolate) in modo che i due componenti si amalgamino alla perfezione. Lo stampo viene immesso in autoclave dove sarà sottoposto a una certa pressione (qualche atmosfera) che compatterà per bene gli elementi costitutivi del composito sino a eliminare i possibili interstizi tra le lamine; il lento ciclo ad alta temperatura si concluderà con la polimerizzazione completa della resina termo indurente.
La scarpetta. In questo articolo si parla di pale in composito ma queste, da sole, non si possono certamente legare ai piedi, ci vuole per forza di cose una scarpetta di supporto. La scelta di questo particolare deve essere oculatissima perché la bontà di una pala in composito di fibra di carbonio si potrà apprezzare a fondo solo se la scarpetta lavorerà “in simbiosi” con la lunga appendice. Molte pale in carbonio sono universali in quanto si possono acquistare da sole e montare su qualsiasi scarpetta scomponibile mentre altre sono distribuite già montate o possono lavorare solo con un tipo di scarpetta dedicata. La porzione da curare con maggiore riguardo (oltre il lato del comfort) è la sinergia di accoppiamento unita alla giusta durezza della scarpetta. Quando la pala in carbonio viene sollecitata in maniera importante, ad esempio nello stacco dal fondo o in corrente, è soggetta a una flessione marcata che deve essere “controllata” a monte da una buona scarpetta se no si vanifica in parte l’eccezionale performance di spinta elastica del carbonio. La trasmissione dello sforzo muscolare deve avvenire integralmente alla pala senza giochi eccessivi o lassità, dai longheroni alla soletta, in maniera che lo sfruttamento dinamico della pala in composito di fibra di carbonio sia totale. La migliore soluzione è informarsi direttamente presso i produttori delle pale che saranno in grado di consigliarvi la scarpetta più idonea alla pala, avendo realizzato dei tests e delle prove per controllare il rendimento d’insieme. In alcune scarpette ci saranno le sedi per le viti in altre bisognerà procedere a incollare le pale: per nessun motivo si dovranno bucare le pale nel caso i fori non fossero presenti o non collimassero. La nota finale riguarda il peso: anche in questo settore esistono delle differenze significative e non sempre scarpetta pesante significa calzata ergonomica, fasce di rinforzo sul collo del piede e sulla soletta, costolature ben realizzate, comfort.
Consigli per la scelta.
Parecchi
pescatori sono attratti superficialmente dalla pubblicità ma pochi sanno
scegliere con effettiva realtà le caratteristiche prioritarie delle proprie
pale in composito di carbonio. Innanzitutto la velocità del nuoto dipende
dall’efficienza meccanica ed idrodinamica dell'insieme uomo/pinne e non solo
dalle appendici più o meno rigide che si calzano. La regola base che molti
apneisti suggeriscono è quella che le pale in composito di carbonio vanno
acquistate più morbide possibili in
relazione al lavoro che esse devono svolgere. Gli aspetti che
condizionano la scelta sono principalmente: il carico massimo che si ha allo
stacco dal fondo e quello nel nuoto controcorrente. Il carico dello stacco dal
fondo è soggettivo, dipende dal peso corporeo, dalla piombatura e dalla
profondità alla quale il sub si trova. E' necessario considerare anche
l’abitudine psicologica alla profondità in apnea: c’è chi ha molta
“fretta” di risalire e allora indosserà pinne con pala più dura che
incutono una sensazione di “potenza immediatamente disponibile”. Una pala
dura, nello specifico, ha però migliori rendimenti e minor consumo di ossigeno
per portare dalla velocità zero alla velocità costante di risalita (test con
sub fermo sul fondo) ma consumerà più ossigeno durante la risalita. Invece, se
si ha una buona gestione dell'apnea e molta tranquillità interiore, si potranno
usare pinne più morbide che nell’economia totale del tuffo fanno risparmiare
più ossigeno; nella velocità costante di spostamento si otterranno migliori
rendimenti, con conseguenti minori assorbimenti di ossigeno. Per confermare che
la scelta della durezza delle pale in composito richiede un po d’attenzione si
nota che la maggioranza dei pescatori, al contrario degli apneisti puri,
effettua molti tuffi in rapida successione, spesso con poco tempo di recupero
tra loro: in tali condizioni una pala leggermente più dura, pur penalizzando la
prestazione massima ottenuta con un risparmio d’ossigeno, consentirà maggiore
sicurezza. Riguardo le dimensioni e le forme si è notato che pale strette e
lunghe consentono di applicare tutta la forza muscolare nella direzione di
movimento della pinneggiata mentre pinne più larghe obbligano ad un movimento
in acqua innaturale, con gambe leggermente divaricate, provocando, a pari fatica
e/o consumo di ossigeno, una minore energia applicata al movimento delle pinne.
L’opinione della Cressi Sub. La Cressi Sub non ha in catalogo una pala in fibra di carbonio- mi conferma Nino Piras - perché la scelta aziendale ha preferito orientarsi per un’altra strada che ha dato una pinna sempre in “composito”, ma un composito di termoplastica caricata e termogomma, la Gara 3000. Dai primi esperimenti si è constatato che per realizzare una buona pala in composito avanzato in fibra di carbonio occorre un procedimento quasi artigianale e di difficile industrializzazione. Ciò comporta necessariamente degli alti costi finali e la direzione commerciale ha concentrato gli sforzi nella Gara 3000 una pinna integrale (omogeneità di progetto e trasmissione con la scarpetta) ottenuta con un sofisticato sistema di iniezione: il prodotto ha un prezzo abbordabile, è rivolto a tutti, pur risultando ugualmente una pinna estremamente elastica e reattiva (simile nel comportamento dinamico ad una pala in carbonio) e sta riscuotendo un notevole successo anche tra i profondisti, tradizionale territorio d’elezione della pinna con pala in carbonio.
Cressi sub S.p.A. via Gelasio Adamoli, 501 16165 Genova tel. 010 8301315 fax 010 804743 E-mail: info@cressi-sub.it www.cressi-sub.it
Schede pale in composito di fibra di carbonio.
C4. Le Falcon
sono le pale in composito avanzato che hanno sostituito le gloriose C25-C30-C40.
La metodologia di costruzione è quella di composito con resina epossidica e
fibre di carbonio intrecciate in senso ortogonale, per far lavorare la pala
rispettando le peculiarità anisotrope delle fibre. La flessione dell’attrezzo
è di tipo progressivo, e interessa tutta la pala a spessore differenziato. Il
processo di catalizzazione avviene in autoclave ad alta temperatura quindi si può
definire avanzato. Le Falcon hanno per prime introdotto
geometrie inconsuete per le pale da apnea: più lunghe, più strette (dimensioni
760 x 190 mm) e con un
angolo tra piede e pala maggiormente accentuato. Dal 1994 le Falcon sono
equipaggiate da bordi laterali a profilo costante in gomma, altra innovazione
marchiata C4, ora maggiorati all'altezza di 34 mm, per un vero e proprio canale
di scorrimento per l'acqua. La porzione finale della pala, all'innesto con il
piede, è convessa per evitare, soprattutto sulle pale più dure o con l'uso di
scarpette morbide, che questa parte causi indolenzimenti alla pianta dei piedi.
Sono presenti due fori passanti per l’inserimento delle viti di fissaggio
scarpetta. Le Falcon sono disponibili in tre durezze differenti, 25
soft, 30 medium,
40 hard, per meglio adattarsi a diversi utilizzatori con
differenti esigenze. Il peso di una Falcon 25 è di circa 350 grammi. La
scarpetta è acquistabile separatamente nelle misurazioni 40/42; 43/45; 46/48,
direttamente alla C4.
Le Falcon 80 sono pale più lunghe di 10 cm (86 x 19) concepite specificatamente per apneisti puri e prodotte in un’unica versione con la stessa metodologia avanzata adoperata per le Falcon classiche. La loro durezza è soft, perchè l'apneista ha come scopo la massima profondità, per cui è fondamentale risparmiare sul tempo necessario alla risalita, ma risultano molto veloci. Il logo C4, come nelle Falcon normali, è inserito discretamente sotto la resina di copertura.
Ogni pala Falcon è marcata indelebilmente sul retro della pala con un numero di garanzia seriale. Le Falcon, come per tutti i prodotti sottoposti alla normativa Italiana che ha recepito le indicazioni della Comunità Europea, sono garantite per un minimo di 2 anni.
C4 via Europa 11 23881 Airuno (LC) tel. 0399944066 fax 0399943459 www.c4carbon.com E-Mail info@c4carbon.com
Beuchat. La Mundial Carbone Pro, firmata dal campione mondiale Pedro Carbonell, è una pinna venduta completa di scarpetta. Per la realizzazione della pala a spessore differenziato (comunque intercambiabile con le altre pale in tecnopolimero della casa francese) i tecnici e i collaudatori Beuchat hanno atteso un lungo periodo di tests affinché fosse distribuito un prodotto assolutamente affidabile. Le pale Mundial Carbone Pro sono costituita da un tessuto ibrido di carbonio e fiberglass pre impregnato risultato il migliore di tutti i campioni provati. Si è poi seguita la tecnica dello stampaggio sottovuoto al fine di avere una pala molto robusta ed estremamente reattiva. La pala in composito è liscia, scattante; ai bordi non sono previste strutture di canalizzazione laterali. La porzione che s’inserisce nella scarpetta è leggermente spessorata per accoppiarsi al meglio con la soletta e l’angolo di inclinatura è molto accentuato. L’accoppiamento con la scarpetta di serie sfrutta gli originali e intelligenti longheroni a clip plastica (non ci sono fori per le viti) per cui non ha bisogno di essere incollata e si può sostituire rapidamente. Misure scarpette disponibili: 41/42;43/44; 45/46.
Effesub
via della Repubblica, 133 – 20038 Seregno (MI) Tel. 0362/26551 Fax 0362/265555
www.effesub.com
E-mail: info@effesub.it
Merou. Le pale in composito Merou sono manufatti assai ricercati e realizzati con estrema cura artigianale. Strutturate da carbonio uni direzionale pre-peg con grammatura 150/180 gr/m² e resina epossidica ordinato secondo specifica richiesta appaiono opache e con un ordito esteticamente assai compatto. La superficie della pala è liscia, uniforme; la disposizione dell’ordito segue direzioni di 45 e 90°. Il sandwich interno è costituito da un foglio di fibra di vetro anch’esso unidirezionale posto per un preciso fine progettuale. Il tutto è sottoposto a catalizzazione e compattazione in autoclave con un ciclo molto lento (8 atm. e 80 C° di temperatura per circa 9 ore in totale). Le pale Merou in composito hanno spessore differenziato: 2 mm nel tratto sotto soletta pre inclinata, 0.8 mm sul terminale a coda di rondine. Le misure di 780 mm di lunghezza per 195 di larghezza valgono per tutti e tre i gradi di durezza la S (Soft); la M (Medium); la H (Hard). I bordi laterali sono caratterizzati da due bordini a T che corrono lungo tutto il decorso delle pale Merou: il primo, quello alto 15, 5 mm ha una funzione anti derapamento e di canalizzazione filetti fluidi; il secondo, sempre a T, alto 7, 5 mm, ha la funzione di fissaggio, senza colle o mastici, dentro qualsiasi tipo di longherone. La pala Merou non ha fori passanti per l’ancoraggio di viti. Il peso è contenuto intorno ai 355 grammi cadauna circa per versione S.
Via Augusto Righi, 17 - 80125 - Napoli
- TEL: +39 081 2303417 - FAX: +39 081 2428054
- E-MAIL: merousub@tiscalinet.it
Omersub. La Omersub è stata la prima azienda a credere nelle pale in composito e sin dai primi anni novanta le Rekord hanno equipaggiato moltissimi atleti. Le pale in composito proposte per il decennio successivo si chiamano Millenium Carbon e si presentano con una scarpetta anatomica eccellente, la Millenium, appositamente stampata dalla Omersub, caratterizzata da una calzata ergonomica, da diversa durezza di gomma a secondo delle zone, da due longheroni auto aggancianti universali grazie a due clips terminali e da una panoramica di misure completa: 38-40; 40-42; 42-44; 44-46; 46-48. Le pale in composito Millenium Carbon sono costituite da un tessuto di carbonio stratificato a spessore differenziato (Gradual power blade) che parte da 1,48 mm di sezione nel punto che s’innesta nella soletta sino ad assottigliarsi a 0.87 mm nella parte terminale a coda di rondine: questo tipo di lavorazione conferisce un’azione di punta marcata. Sono di aspetto verde/blu, leggermente traslucide per una resinatura supplementare colorata mentre le trame di fibra di carbonio sottostanti, appaiono raggruppate a fasci molto sottili e fitti, orientati diagonalmente. Sui laterali è presente un bordino basso a T che ha una doppia funzione: permettere l’inserimento del longherone e quindi l’aggancio della pala (completato da due viti passanti sulla scarpetta) e la protezione dagli urti. La pala in composito delle Millennium penetra all’interno della soletta con un’angolazione accentuata, frutto di una attento studio sugli angoli di falcata, ma la scarpetta è stata disegnata per accoglierla al meglio e quindi non ci sono parti vuote da colmare eventualmente con qualche sigillante. La superficie è caratterizzata da tredici ondulature che si protraggono per tutta la lunghezza dell’attrezzo: l’intento perseguito dai progettisti Omer è quello di annullare il fenomeno del dérapage. La pala in composito Omersub Millenium Carbon è larga 220 mm, lunga circa 720 e il suo peso di circa 350 grammi.
Omersub. via Gramsci 16 20048 Carate Brianza (MI) tel. fax 0362 908634 www.omersub.com www.marcobardi.com
Picasso. La casa iberica presenta l’offerta di pale in composito di carbonio più completa di tutto il panorama subacqueo internazionale. I modelli sono ben quattro, suddivisi in durezza di pala, in design funzionale, in destinazione d’uso. Dal 2003 tutte le pinne in composito Picasso (che in merito ha una tradizione decennale) sono stratificate con eccellente tessuto in carbonio pre-peg. La Carbonprene è una pala in composito assai particolare sia per la soluzione che prevede un vuoto centrale nel mezzo dell’attrezzo sia per il rivestimento integrale del composito con un foglio di neoprene liscio. Il tunnel centrale, costituito unicamente dal neoprene, si deforma durante la falcata, canalizza l’acqua e per effetto delle due ali di carbonio la veicola verso l’esterno. L’efficienza natatoria derivata da una maggior quantità d’acqua spostata è dichiaratamente elevata. La Carbono 21 sono state ridisegnate e proposte in due durezze: S e H. La pala in composito pre-peg è completamente liscia, a ordito fine e intersecato diagonalmente, con il terminale stondato. L’innesto sulla scarpetta Picasso avviene tramite due nuovi bordi a T laterali che oltre a riempire perfettamente la sede dei longheroni canalizza i filetti d’acqua durante il nuoto subacqueo. Le Pale Carbono 21 sono fissate posteriormente da un’unica vite e per evitare rotture indesiderate è stata rinforzata internamente tutta la parte intorno al foro. Infine le Spuma 22, delle pale piuttosto corte e dalla forma assolutamente inusuale. Lunghe circa 650 mm e larghe 250 mm, dal peso inferiore ai 200 grammi, sono state concepite per gli amanti della pesca all’agguato e all’aspetto nel bassofondo grazie alla particolare geometria di spinta. La forma arrotondata e in progressione allargata sul puntale permette di avere un braccio di leva potente, utile nella risacca e nei tuffi con schienalino e cintura pesanti. Le dimensioni corte e il peso ridottissimo favoriscono le pale in composito delle Spuma 22 anche nel nuoto in superficie e negli spostamenti subacquei in cui si richiede un ingombro limitato dell’attrezzatura. I laterali sono protetti dal bordino a T in gomma presente anche sulle Carbono 21. La scarpetta che equipaggia tutte le pale in composito Picasso è realizzata in gomma vulcanizzata a spessore differenziato ed è disponibile in quattro misure dal 40/42 al 46/48.
Effesub
via della Repubblica, 133 – 20038 Seregno (MI) Tel. 0362/26551 Fax 0362/265555
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SDIVE.
Nicola Riolo titolare della Sdive
distribuisce delle pale in composito carbon-Kevlar, in due durezze specifiche:
la Rio (versione morbida) e la Rio GT (versione più rigida). Entrambe le pale
si avvalgono di una costruzione particolare che prevede l’uso di un tessuto
ibrido su di un lato (superiore) e fibra di carbonio dall’altro (faccia
inferiore). Il grado di rigidità maggiore, e anche il peso finale delle pale,
è dato da una variazione di grammatura nei fogli di tessuto adoperati. La
stratificazione interna è studiata molto attentamente con particolare riguardo
all’elasticità e all’azione progressiva di curvatura; la resina impiegata
è epossidica. Il carbon-Kevlar ha l’aspetto tipico giallo nero, a fasci molto
stretti e si presenta molto elegantemente (nonché mimetico) mentre il tessuto
di carbonio della faccia contro laterale appare opaco e a ordito simile. Sempre
per un discorso di mimetizzazione anche il logo Sdive è poco appariscente e di
colore beige. La lavorazione è fatta in stampo e autoclave per consegnare ai
clienti un paio di pinne robustissime e leggere. A riprova di ciò le Rio e le
Rio GT non sono forate ma per il montaggio viene consegnata una mascherina e il
cliente può bucarle, se vuole, in corrispondenza dei fori della scarpetta
universale posseduta. I laterali sono coperti da un bordino a T basso, adatto
per l’innesto sulle costolature delle scarpette; il resto della pala ha due
profili a T, alti 20 mm, per un’ottimale canalizzazione dell’acqua. Le
dimensioni delle Rio e delle Rio GT sono di circa 700 mm di lunghezza e 200 mm
di larghezza per un peso di 350 grammi per le Rio GT e poco più di 300 grammi
per la versione più morbida Rio.
SDIVE
via M. Toselli, 2 90143 Palermo Tel
& Fax 091 6250130.
Sporasub.
La Sporasub commercializza due tipi di
pale in composito a spessore differenziato di ottima fattura e che differiscono,
in pratica, soltanto per la lunghezza e nel tratto che s’innesta sulla
scarpetta: sia le Pure Carbon che la pala Carbon del sistema Variant sono frutto
di una lavorazione accurata e del medesimo tipo pregiato di fibra di carbonio.
Il progetto prevede inoltre che le pale Sporasub non siano completamente piatte
ma presentino un doppio concavo longitudinale che serve per aumentare la
reattività della pala ad ogni falcata. La conformazione dell’ordito segue i
dettami della struttura a “stiramento” e cioè di una disposizione
particolare delle fibre che durante l’arco di flessione “carica” l’asse
traverso della pala garantendo un rapido ed efficiente ritorno elastico. Anche
sui laterali troviamo un bordo comune in gomma anti dérapage alto circa 15 mm.
Il tessuto di carbonio impiegato conta fasci larghi di trama, è di tipo
unidirezionale, e la stratificazione della pala vede l’interposizione di un
foglio di fiberglass. Nella pala Carbon Variant, lunga 660 mm e larga 200 mm,
tutta la zona forata, interessata all’aggancio con la scheletratura della
scarpetta Variant, è rinforzata ulteriormente tramite delle bacchette di fibra
a sezione ellittica. La resina della matrice è epossidica, applicata a mano con
estrema dedizione e senza eccedere nelle proporzioni con i tessuti per non
limitare l’elasticità delle fibre di carbonio. Successivamente le pale si
compattano in autoclave ad alta temperatura per poi passare a un controllo
qualitativo finale prima di essere distribuite al pubblico. Le pale in composito
delle Pure sono caratterizzate da una lunghezza di circa 800 mm (la larghezza è
di 200 mm) e un terminale classico Spora, stondato. La scarpetta universale H.
Dessault, dagli alti standard di comfort e di sinergia meccanica con le pale, può
essere scelta fra le 5 taglie 38-40; 40-42; 42-44; 44-46; 46-48. Due viti in
inox e una placchetta plastica vincolano le pale nella porzione della soletta
inclinata mentre sui laterali i longheroni si incastrano nell’apposito bordino
a T in gomma. Il modulo Sporasub Variant ha una scarpetta futurista, leggera di
peso, ergonomica e dalla comoda calzata. L’O.P.B (Optimized Pivoting Blade)
grazie all’articolazione dei soffietti trasversali e del particolare tipo di
assemblaggio dinamico, fornisce alla pala Carbon un’angolazione a geometria
variabile (da 20° a 45°) in tutte le fasi della falcata con conseguente
aumento del rendimento di spinta. La pala Carbon Variant si ancora rapidamente
alla scarpetta per mezzo di un fermo in tecnopolimero. E’ distribuita in
quattro taglie, dalla 39-40 alla 45-46. Differenze con la più tradizionale
pinna Pure Carbon? Comodità nel trasporto (si può smontare all’istante) ed
eccezionale linearità di comportamento dinamico che
non le fa “sentire” ai piedi!
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Testo di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.