Metodi d' assemblaggio

 

Abbiamo visto che le tipologie di pinne sono davvero molte ma numerosi cacciatori subacquei e tanti altri “apneisti tranquilli” amano, in special modo, il classico sistema scomponibile della scarpetta solitaria e della pala intercambiabile. Sarà per il piacere di manipolare la propria attrezzatura secondo la stagione, o per adattarla ai parametri fisici o alle tecniche e ai luoghi di pesca frequentati, o semplicemente perché si può sostituire, senza spendere una fortuna, solo una parte dell’attrezzo, fatto sta che gli adepti di questo genere sono sempre di più. L’operazione di assemblaggio degli elementi è abbastanza semplice e non differisce di molto neanche per quei due o tre tipi di scarpetta presenti sul mercato nazionale, ad eccezione solamente di determinate pale. Come procedere? Ci doteremo di un tubetto di materiale lubrificante idrosolubile che tutte le farmacie o i negozi di materiale sanitario vendono. In mancanza del prodotto va anche bene dell’acqua e sapone oppure qualcuno impiega unicamente dell’alcool denaturato. Gli altri attrezzi occorrenti sono un martello di gomma e un cacciavite a taglio o a croce.

Procedura.

1.     La pala, lubrificata abbondantemente lungo i bordi, deve essere spinta dentro la scarpetta fino a che i fori di entrambe sono collimati: il martello ci aiuterà, con battute leggere, quando la manovra si fa duretta e non riusciamo a fare penetrare la pala fino in fondo.

2.     Tenendo la scarpetta ben ferma si divaricano con decisione i due longheroni, senza timore di spaccarli, flettendoli verso l’esterno, in maniera da evidenziare bene le sedi interne.

3.     Ora, con calma e pazienza, s’innesta il profilo a “T” della pala dentro lo stretto profilo; il pollice premerà posteriormente e l’indice coadiuverà l’azione. L’ultimo tratto è il più difficile e delicato perché l’inserimento del fermo interno della costolatura, nella scanalatura obliqua della pala, richiede molta attenzione e cura.

4.     Al termine s’avvitano le due viti controllando che la mascherina plastica con le due femmine in rilievo sia posta nella posizione giusta.  

Le pale sottili, come quelle in fibre composite o alcune in tecnopolimero, non sempre accoppiano perfettamente con la scarpetta. La “luce” tra i due elementi può essere elevata, così come il sistema di bloccaggio a fine longherone che può dimostrarsi inadeguato a bloccare stabilmente la struttura. Personalmente ho adottato, dopo varie prove, una soluzione che funziona benissimo. Si scartavetra finemente sia l’interno della costolatura (con l’aiuto di un cacciavite riesco a penetrare dappertutto, fino a rimuovere quella sottile patina bianca, residuo dei prodotti usati per lo stampaggio) sia il bordo della pala. Una volta che le parti sono pulite e prive di scorie di lavorazione introduco, nella fessura del profilo, un sottile strato di colla poliuretanica, in luogo del classico silicone nero. Questo prodotto è davvero un’eccezionale adesivo, resistentissimo a temperature, acidi, flessioni, torsioni ed è molto tenace pur conservando grande elasticità. Lo applico con la pistola a cartuccia tradizionale e poi monto la pala. Servono dei guanti protettivi perché macchia parecchio e sulle specifiche tecniche è riportato che è tossico al contatto con la pelle.

Con un dito ripasso i profili ed elimino con uno straccetto i residui che sbordano Si può modellare per qualche decina di minuti e polimerizza completamente solo dopo qualche giorno. Una goccia di cianoacrilato per gomma, instillata sull’apice del tratto mediale delle pale, nelle piccole sedi angolate, ancora definitivamente il tutto.  

 

  Emanuele Zara & Lucia Notarangelo