Manutenzione

 

un articolo che presenta delle parti in gomma è sempre vulnerabile ai raggi solari, all’acqua marina, agli sbalzi eccessivi di temperatura, alla poca assistenza amorevole che il proprietario gli dedica. Molte volte subentra la terribile pigrizia, oppure siamo così stanchi che lasciamo nella borsa tutta l’attrezzatura e la ripeschiamo magari dopo due o tre giorni dopo, in condizioni disdicevoli. Il metodo è perfetto per scialacquare al vento, prima o poi, un mucchio di quattrini. Cerchiamo di affezionarci alle pinne e riguardarle un pochino, quasi fossero esemplari unici. Non si cammina per metri sulla ghiaia o sulla sabbia, a pinne calzate, per entrare in acqua: così facendo si deforma la struttura, si arrecano danni alla pala, si possono rompere o lesionare. In gommone basta riporle al riparo della luce, sotto un telo o dentro al gavone, e mai esposte alla calura eccessiva: oltre a conservarle in efficienza per tanto tempo non perderemo neppure un briciolo di prestazione sportiva, inevitabile se la gomma della scarpetta e dei longheroni diventa molliccia e decadente; anche le pale in tecnopolimero accusano qualche problemuccio di efficienza elastica se abbandonate per ore e ore al caldo. Tornati dalla gita subacquea immergiamole in una vasca o in un cestone di plastica e lasciamo che l’acqua dolce elimini tutte le tracce di salsedine e di sabbia. Successivamente è sufficiente riporle all’ombra e stenderle orizzontalmente, senza metterci sopra nulla: a lungo andare le deformazioni ledono la struttura e la funzionalità originaria. Per i tagli e le lacerazioni delle scarpette, che accadono particolarmente a chi le ha trascurate, a chi non ha garbo nel calzarle o sforza troppo il piede in una calzata non adeguata, si attua l’operazione vista nel paragrafo delle modifiche ed elaborazioni (ampliamento scarpetta). Per le pale in plastica non scomponibili è difficile trovare un sistema di riparazione senza ledere le caratteristiche iniziali ma si può provare con della vetroresina o con del collante epossidico. Pochi problemi invece, a parte il costo, per gli elementi smembrabili: se il ricambio è fornito dal fabbricante la pinna tornerà come nuova. Per il caucciù funziona discretamente l’adesivo a base neoprenica, bicomponente, che si usa per riparare i gommoni: naturalmente bisogna trovare la compatibilità corretta tra i vari supporti. Un piccolo incidente, che non pregiudica assolutamente nulla, è la perdita o il rallentamento delle viti che bloccano la scarpetta con la pala. L’attrezzo non si scompone poiché i punti di trattenimento sono tanti altri ma se il tutto rimane invariato è meglio. Una goccia di blocca filetti all’interno dei forellini serve come prevenzione primaria ma nel caso non fosse stato effettuata l’operazione, è consigliabile controllare con un cacciavite la chiusura del sistema di tanto in tanto. I lunghi periodi d’inattività si curano con riposo in piano orizzontale, a temperatura ambientale media, con una spruzzatina di protettivo per elastomeri sulla scarpetta o con della polvere di talco che appartiene ad una vetusta usanza, sempre valida.

 

  Emanuele Zara & Lucia Notarangelo