La Scarpetta

 

è stampata con un procedimento a caldo in percentuali variabili di gomma naturale, in mescole rinforzate da additivi, o in termoplastiche miscelate ad “ingredienti” vari. La forma ricalca quella classica del piede, con lo sviluppo normale della pianta, del collo, del puntale che risulta forato, e del calcagno. C’è da dire che esistono anche delle scarpette cosiddette – aperte -, che non comportano la totale chiusura posteriore e che, in luogo, hanno un cinghiolo di fissaggio, munito di fibbie di regolazione. Gli usufruitori di tale sistema sono coloro che si immergono con le bombole: le indossano con dei calzari a suola rigida, per una maggiore robustezza e comodità, durante la lunga fase della vestizione con i compagni. L’interno di una scarpetta non è quasi mai un capolavoro di perfezione, il massimo dell’ergonomia fisiologica e, a parte qualche rarissimo esemplare davvero fortunato, la calzata risulta goffa, piuttosto bombata: l’anatomia del piede è tenuta in considerazione forse solo per la dimensione della lunghezza. In virtù di ciò, e per la riduzione conseguente di bolle, vesciche, abrasioni varie, è sempre consigliato l’uso di calzettoni o di calzari di neoprene che “riempiono” la struttura di gomma adeguatamente e non fanno “ballare” il sistema, che deve sempre risultare omogeneo e indissolubile. Le numerazioni offerte non seguono fedelmente quelle terrestri e di solito vanno a cavallo di due numeri (ad esempio: da un 38/39 ad un 44/45) oppure di tre in tre (38/40 – 46/48). La scarpetta può essere fabbricata con il caucciù uniformemente distribuito su tutte le facce, oppure con più mescole; si riconoscono degli inserimenti differenziati di materiali più morbidi, o maggiormente rigidi, solo in punti particolari. Il componente non è unicamente un contenitore passivo ma riveste l’importantissima funzione di trasmettere il moto fisico alla pala: dai muscoli del nuotatore alla tecnologia fluidodinamica delle pinne. Le zone sollecitate nella fase di spinta possono essere caricate o magari accreditate di spessori maggiorati, per non cedere troppo sotto sforzo e perdere così energia utile, mentre le porzioni a contatto con le dita, i talloni, e l’area circostante la caviglia, è preferibile siano elastiche e flessibili. Ecco perché molti costruttori scelgono di produrre un oggetto che inglobi, in un’unica soluzione, tutta la pinna: lo scopo è di dare all’utente un attrezzo che risponda al meglio (intendendo per questo l’assenza di qualsiasi disomogeneità d’appaiamento tra scarpetta e  pala) nelle complessi fasi del nuoto pinnato, secondo una determinata sequenza comportamentale, simulata e sperimentata attentamente in fase di progettazione.

Una scarpetta “nuda”, destinata esclusivamente all’accoppiamento successivo con la pala, invece, e’ abbastanza spartana come aspetto generale; di colore nero, liscia, priva solitamente di disegni e soluzioni speciali, presenta, al termine della suola, due forellini passanti e una sede incavata superiore, dove si avvitano le viti che bloccano il tutto. Tra gli agonisti e fra tanti altri appassionati, è la soluzione più apprezzata poiché si può sostituire, con un lavoretto di pochi minuti, la pala. Il numero folto di ricambi e i miglioramenti testabili sono alla portata di chiunque. Ultimamente è comparso sul mercato un modello francese, (inventori d’altronde delle pinne assemblabili) sapientemente irrobustito nelle aree critiche unicamente sfruttando delle nervature, delle costolature e dei rilievi ricavati direttamente sulla superficie dello stampo: è leggero, poiché è stato scaricato laddove lo spessore del materiale è ininfluente ai fini pratici e, allo stesso tempo, rende molto tecnicamente. Una scarpetta che lavori in perfetta simbiosi con la pala, garantisce che le forze spese confluiscano, senza grandi smarrimenti, nell’azione dinamica utile. Osservando una qualsiasi calzata, si potrà notare come questa non sia piatta e diritta di profilo ma comprenda angolazioni, anche accentuate, rispetto all’inclinazione della pala, ciò per donare all’insieme una razionalità di postura, e aumentare così la resa atletica. Il peso di una scarpetta scomponibile, di misura media e sprovvista di pala, si orienta intorno ai 650/700 grammi; obiettivamente non sono pochi, soprattutto dopo giornate intense di pesca dove la constatazione che il risparmio di qualche etto, qua e là, non sarebbe certamente malvisto da chicchessia.  

 

Emanuele Zara & Lucia Notarangelo