GLI STRUMENTI DI MISURA SUBACQUEI PER I PESCATORI

L’esigenza di misurare il tempo è antica quanto l’uomo e anche in ambito subacqueo sono stati costruiti degli appositi strumenti progettati, innanzitutto, per resistere alle infiltrazioni d’acqua a profondità considerevoli e parallelamente in grado di fornire il classico computo dei secondi, dei minuti, delle ore vissute sul fondo del mare. In questo ultimo secolo, a partire dagli anni 30, si sono realizzati orologi subacquei perfetti e sicuri nel sopportare pressioni elevate, offrendo una misurazione dell’ora chiara e precisa, indirizzati e particolarmente apprezzati da tutti coloro che s’immergono con l’autorespiratore. Per questa categoria di sportivi, infatti, è fondamentale rilevare i parametri temporali che oltre ad essere monitorati in maniera assoluta devono essere confrontati con la rilevazione delle massima profondità raggiunta in virtù dell’economia d’aria, delle problematiche connesse all’eccessivo assorbimento d’azoto e ai potenziali rischi di embolia gassosa. Il profondimetro quindi, è un altro strumento preziosissimo che è entrato a far parte del corredo subacqueo, affiancandosi all’orologio, sotto forma di apparecchio solitario di grosse dimensioni atto a contenere il meccanismo di misura. Oggi giorno è difficile vedere sub che entrano in acqua con le braccia zeppe di marchingegni vistosi ma non sono passati molti anni da questo genere di esibizioni. L’accoppiata orologio-profondimetro resta l’attrezzatura di base per ogni subacqueo che pratica l’immersione con le bombole e se si vuole sottolineare la questione, ancora oggi, sebbene rivisitata in termini d’ingombro e di visualizzazione ergonomica, bisogna ammettere che è rimasta pressoché immutata. E gli strumenti di misura dedicati nello specifico agli apneisti, ai pescatori subacquei? 

Derivano da quelli appena citati e hanno trovato sempre più estimatori in un ampia schiera di appassionati. L’orologio impermeabile e stagno è visto spesso come il fedele compagno d’immersione non proprio indispensabile dal punto di vista teorico come nel caso dei cugini “bombolari” ma estremamente pratico in numerose circostanze. Infatti non c’è bisogno di calcolare perfettamente l’inizio e la fine di un tuffo perché non respirando miscele di gas in profondità non si determinano le condizioni di rischio accennate poc’anzi ma sapere l’ora esatta concorre a programmare seriamente una battuta, si utilizza nel caso si debbano rispettare appuntamenti, eccetera. Il secondo scopo a cui tutti i pescatori in apnea “cedono”, ma è difficile sia ammesso, è sostanzialmente un altro: calcolare il proprio tempo di apnea, la performance fisica! “Perbacco! Ho fatto due minuti di apnea! L’altro ieri ero sul minuto e mezzo ma oggi…!” Questi i commenti che ognuno di noi ha senz’altro proferito lungo la propria carriera giovanile! E come resistere alla curiosità? Il profondimetro svela un’identità similare perché il desiderio di conoscere la massima quota raggiunta con l’ausilio delle proprie gambe e dei propri polmoni non è fondamentale nell’economia di una pescata, anzi, ma il progredire è un discorso ancorato alla nostra natura competitiva. I modelli nati per questa misurazione in un primo tempo erano prelevati dal corredo dei sub, magari adottando quelli più compatti con cassa a bagno d’olio, ma ricordo benissimo che una famosa ditta del settore, la Mares, ne ha perfino realizzato uno piccino, a colonna d’acqua, da applicare sull’impugnatura di un fucile ad aria, lo Sten Competition! Ma riprendiamo per un attimo il discorso precedente perché gli strumenti che i pescatori in apnea utilizzano attualmente sono strettamente connessi alla dotazione ordinaria di uno sportivo che s’immerge con l’autorespiratore, e si evolvono lungo lo stesso percorso. L’evoluzione tecnologica, quella della micro meccanica e dell’ingegnerizzazione hanno fatto sì che anno dopo anno gli orologi e i profondimetri si perfezionassero rivedessero la loro costruzione, i materiali di composizione strutturale, il design, i volumi d’ingombro finché con l’avvento dell’elettronica si è giunti a realizzare strumenti di piccole dimensioni che in qualche caso uniscono i due sistemi di misurazione in un’unica cassa. I benefici ricavati da tale soluzione sono facilmente intuibili, talvolta i prodotti sono dei monoblocchi con l’unica via d’acqua possibile determinata dallo sportellino della batteria, e la comodità di gestione e di consultazione ha ben presto conquistato tutti i subacquei. Gli orologi con il display digitale che permette di visualizzare la quota d’immersione, il timer, la temperatura dell’acqua sono divenuti comunissimi e sono comparsi al polso anche dei pescatori.

 Ma il salto generazionale lo ha compiuto il computer, ed è una storia abbastanza recente. Il bisogno di prolungare al massimo l’immersione con le bombole, di tenere sotto controllo tutti parametri metrici, l’obiettivo della sicurezza hanno creato uno strumento sofisticatissimo capace di calcolare adeguatamente tutte le esigenze di un immersione. Da ciò, in questi ultimi anni, è derivata anche una serie specifica per l’apnea, un computer da polso in grado di attivarsi al semplice contatto con l’acqua; di misurare il gradiente termico dell’aria e del mare; di azionare il timer (o i timer) non appena percepisce il primo metro di discesa e via via registrando decimetro per decimetro la batimetria raggiunta; mantiene in memoria l’intera durata dell’apnea; la massima quota raggiunta, la media; avvisa acusticamente o visivamente per un allarme impostato in superficie riguardo un limite di quota o di tempo, eccetera. Poi, tornati a galla per respirare si osserva il quadrante dello strumento, naturalmente retroilluminabile nel caso il tramonto rendesse difficoltosa la lettura del display, che continua a funzionare mostrando quanto tempo sta passando dalla riemersone e se si desidera, alla semplice pressione di un comando, è possibile addirittura richiamare il planning dei dati relativi ai tuffi memorizzati fino a quel momento. Infine, per alcuni modelli di ultima generazione, è stata prevista l’opzione di scaricare e, se lo si desidera, stampare, i vari profili d’immersione stando comodamente seduti davanti al monitor del Pc!

Un’altra frontiera è stata aperta recentemente e riguarda dei minuscoli rilevatori Gps installati all’interno di orologi sportivi; alcune versioni sono impermeabili e possono essere indossate mentre si naviga. Non credo, invece, siano state previste versioni anche subacquee, e per subacquei intendo strumenti stagni in grado di resistere alle normali quote operative di un pescatore in apnea, perché tale soluzione, magari abbinata a semplici funzioni da computer potrebbero comportare risvolti pratici estremamente interessanti. Pensate, ad esempio, ai vantaggi che si otterrebbero in mare: possibilità di rilevare waypoint mentre si nuota (mire e segnali con riferimento visivo subacqueo), pianificazione di percorsi superficiali ottimizzati (rotte), totale monitorizzazione dell’azione apneistica.

Cenni storici, e dettagli costruttivi.  Il capostipite degli strumenti subacquei è senza dubbio l’orologio a carica meccanica. Ricordo che il primo orologio subacqueo lo ha prodotto l’elvetica Rolex nel 1927, quando il fondatore nonché titolare della blasonata maison, Hans Wilsdorf, brevettò il mitico Oyster. La collaudatrice fu la nuotatrice inglese Mercedes Gleitze che il 7 ottobre 1927 compì l’attraversamento della Manica a nuoto portando al polso questo strumento rivoluzionario. Non deve essere stato facile ideare il primo prototipo e infatti per molti anni il Rolex Oyster fu il solo orologio garantito stagno. Inutile dire che commercialmente fu un successo mondiale perché l’orologio subacqueo oltre che essere apprezzato in ambito professionale è conosciuto per le sue grandi doti qualitative. Come è fatto un orologio subacqueo tradizionale? Qual è il segreto che anche ai nostri giorni lo rende così ambito da generazioni di persone? Si parte da una meccanica affidabilissima all’interno di un robusto blocco di acciaio, o di titanio, un oggetto insensibile alla pressione esterna, agli urti e alla corrosione, ai segni del tempo; stessi riguardi nel confronto della copertura in scalfibile del generoso quadrante realizzata in vetro zaffiro sintetico di adeguata sezione posto a copertura di un quadrante con indici ben leggibili anche da una certa distanza, magari fosforescenti o luminescenti. 

Il test di resistenza allo schiacciamento deve superare alcune atmosfere di pressione (chilogrammi per centimetro quadrato) in relazione all’esigenza primaria di rendere il manufatto veramente impermeabile. Su questo tema ci sarebbe una lunga discussione da fare: per abbreviare il discorso dirò solamente che un buon strumento subacqueo è garantito, secondo le norme dell’orologeria svizzera NIHS, quando le atmosfere di collaudo sono almeno una decina (la dicitura all’interno del quadrante o sul fondello mostra la sigla Water resistant 100 meter), o ancor meglio 20 bar o atm (WR 200 mt). Per garantire l’impermeabilità totale ci sono guarnizioni nei punti in cui l’acqua potrebbe transitare all’interno della cassa metallica e ciò riguarda in special modo il serraggio a vite della corona di regolazione o di carica, il fondello di chiusura. A questa base solida si sono aggiunti degli accessori classici ma la contempo fondamentali come la lunetta girevole unidirezionale, la ghiera posta attorno al quadrante che riporta gli indici dell’ora divisi per secondi, indispensabile come promemoria nella pianificazione di un immersione con bombole: si utilizza come indice di lettura dell’ora, o meglio dei minuti, trascorsi sott’acqua la scala esterna opportunamente contrassegnata. Un altro dettaglio importante nella costruzione di un orologio subacqueo è il bracciale. Questi può essere di metallo o concepito in vari altri materiali, imputrescibili e ultra resistenti alla rottura, però deve avere la possibilità di variare la sua estensione per potere essere indossato sopra il polsino della muta; nella versione metallica utile il congegno di sicurezza supplementare che equipaggia alcuni orologi subacquei: impedisce l’apertura occasionale. Le versioni elettriche dell’orologio subacqueo furono introdotte per la prima volta nel 1958 dall’azienda americana Hamilton Watch Company, la titolare del brevetto. Nel corso di una cinquantina d’anni la strumentazione subacquea ha fatto grandi passi grazie a questa invenzione: si è aperta la via degli orologi con profondimetro incorporato, delle casse in tecnopolimero, dei display esclusivamente digitali, fino ai computer da polso in grado di coprire tutte le esigenze di calcolo da parte di subacquei con autorespiratore ad aria o miscele, degli apneisti. 

E anche il problema dell’impermeabilità ha trovato soluzioni efficaci grazie a strumenti monoblocco con tasti di comando a trasmissione esterna, vetri in tecnopolimero saldati indissolubilmente alla struttura. Da segnalare la Kienzle che negli anni 90 ha creato una serie di orologi subacquei pieni di un liquido incomprimibile: strumenti testati e in grado di resistere a una pressione di oltre 1000 atmosfere (chili su centimetro quadrato)!  

Il posizionamento. Sia che s’indossi un semplice orologio o un più completo strumento subacqueo è importante ancorarli al polso in una posizione facilmente consultabile e protetti da urti eccessivi. Bisogna considerare che soprattutto la copertura in vetro o in plastica patisce il contatto diretto con scogli acuminati quindi è preferibile porli in posizione leggermente “defilata”. Un settore buono è l’interno polso, magari ruotato di qualche grado verso l’esterno braccio: è sufficiente ruotare la mano per leggere i dati e si sta abbastanza tranquilli perché durante l’azione non si rischiano contatti troppo cruenti.  L’apneista però presta attenzione anche in altro campo, quello del bracciale. Il cinturino, oltre che risultare assai resistente come materiale da costruzione e come fermo sulla cassa dello strumento, deve consentire un’escursione abbastanza generosa così si potrà scegliere se sistemare l’accessorio sopra o sotto la muta. Se l’orologio o il computerino sono bassi di profilo, hanno una cassa sottile, è possibile vincolarli sotto il polsino in modo che siano protetto da urti diretti e non offra impedimenti nella manovre subacquee o nei passaggi stretti tra le rocce. Normalmente però i pescatori portano l’orologio sopra la muta e per proteggere il vetro o la bombatura in plastica sono abituati a coprirlo con parte del guanto preferibilmente munito di chiusura velcro.

La facilità di consultazione. Un settore importante e su cui le varie ditte costruttrici si applicano è dato dalla facilità della lettura quadrante. Sin dagli esordi l’ente di certificazione elvetico fornì una distanza minima in cui si dovevano leggere chiaramente i valori contrassegnati. Il motivo è comprensibile: il subacqueo deve avere sott’occhio tutta la situazione della sua immersione. Gli apneisti sono meno impegnati da questo punto di vista, certamente, ma la possibilità di comprendere al volo i dati e i numeri apparsi sul quadrante è un lato assai apprezzabile nella valutazione d’acquisto. Con l’avvento dei display digitali si è studiata una buona ergonomia ma anche qui ci sono differenze tra un modello e l’altro: non tutti risultano perfettamente intelligibili se colpiti da un raggio di sole o se non si sta perfettamente perpendicolari al quadrante. La possibilità di azionare a comando la retroilluminazione, o la semplice lucina di servizio è un’operazione utile in casi di scarsa luminosità ambientale ma bisogna considerare che usandola spesso diminuisce l’autonomia della pila.

Le funzioni che si utilizzano normalmente. Portando al polso un tradizionale orologio subacqueo completamente meccanico si è sicuri che questo funzionerà sempre, non ci sono problemi di scarica accumulatori, eccetera. 

Le funzioni che può offrire uno strumento semplice sono quelle del calcolo dell’ora d’inizio della battuta, del termine, dell’appuntamento in un determinato posto con gli amici di pesca. Si verificano le ore di escursione marea, il tempo migliore per trovare una preda, l’ora regolamentare in cui poter entrare in acqua all’alba o uscirne al tramonto. Consultando il cronometro, la lancetta dei secondi, invece, è possibile tenere sotto controllo la durata dell’apnea. Questa pratica deve essere vissuta non come stupida sfida con gli amici o con il proprio fisico ma vista nell’ottica dell’allenamento graduale, del contenimento dei limiti, dell’economia della pescata, del sufficiente spazio tra un tuffo e l’altro soprattutto se si opera in profondità. Gli strumenti digitali comportano una gestione più intuitiva sotto questo punto di vista perché quasi tutti indicano direttamente i valori numerici sul display e addirittura possiedono un sensore elettronico che da l’inizio al cronometro non appena lo strumento viene immerso. Inutile negare che una funzione di conteggio automatica è fantastica per un pescatore in apnea che ha come scopo principale della sua azione la cattura della preda non la valutazione delle sue performance. 

Stessa constatazione positiva per i recenti computer da polso, per la loro memoria interna: mostrare il tempo d’intervallo tra un tuffo e l’altro in modalità completamente automatica è un’operazione fantastica, forse la più preziosa di tutte. Molti campioni usano questa pregevole funzione e nelle mie sporadiche frequentazioni con Bellani, con De Silvestri ho potuto osservare che i campioni controllano di frequente i quadranti dei loro strumenti dopo tuffi impegnativi, anche in gara, proprio per rispettare un buon intervallo di superficie. Conoscere la profondità massima raggiunta è un dato fine a se stesso e va valutato senza enfasi, senza protagonismi. Assume più valore in questo contesto la lettura della profondità media dei tuffi che dispone un quadro più concreto riguardo lo stato di allenamento e magari alla quota in cui abbiamo pescato meglio. Per ultimo non è da sottovalutare, sempre se si affronta l’apnea in modo scientifico, la possibilità di scaricare i dati accumulati sul Pc: si raccolgono e si confrontano tutti i profili d’immersione.

La manutenzione. Il cenno alla manutenzione è obbligatorio in qualsiasi strumento subacqueo. Non è sufficiente lavare per immersione in acqua dolce l’orologio tutte le volte che si ritorna a casa. Proprio per la presenza di guarnizioni le casse degli orologi o dei computer devono essere revisionati da personale specializzato secondo i tempi prestabiliti dalla casa costruttrice e ben dichiarati nei manuali a corredo. Va da se che se la guarnizione si logora nessuno garantirà sull’impermeabilità dell’oggetto. Anche semplicemente cambiando una pila si apre un coperchietto con guarnizione e questo è un punto da controllare perfettamente. Gli orologiai più attrezzati si servono di piccole autoclavi che simulano il collaudo a decine di atmosfere, l’unica garanzia di una revisione a norma.

 

Testo di Emanuele Zara.