LA TORCIA PER L’APNEA

 

Il pezzo uscito su PESCA SUB numero 174, Marzo 2004 pag. 40, s’intitolava “CARA VECCHIA LAMPADA”. Rispetto a quel pezzo ho cambiato completamente forma e contenuti.

 

Il mercato delle attrezzature subacquee sta proponendo alcune interessanti novità tecniche e anche il settore delle torce subacquee dedicate alla pesca in apnea è stato coinvolto in questo processo innovativo. Rispetto a qualche anno fa la lampada per gli apneisti ha subito una profonda rivisitazione funzionale sia perché lo sviluppo tecnologico ha permesso di miniaturizzare i componenti strutturali sia perché sott’acqua i pesci si sono adattati a nascondersi in ambienti sempre più complessi e difficili da esplorare richiedendo attrezzature specifiche. Vediamo di analizzare punto per punto tutti gli aspetti relativi a questo accessorio che in certe situazioni si rivela un elemento indispensabile per la cattura della preda intanata ma che può risultare utile anche in altre preziosi occasioni.

Come si è trasformata nel corso degli anni la forma della torcia subacquea per gli apneisti.  

Chi è appassionato di reperti storici relativi all’attrezzatura subacquea (alcuni siti Internet propongono delle belle collezioni in merito) può verificare che i modelli di lampade subacquee del passato avevano dimensioni piuttosto generose. La produzione di alcuni decenni fa proponeva più che altro dei fari subacquei, delle torce caratterizzate da volumi imponenti, da forme massicce e strutture pesanti. I principali utilizzatori erano infatti i pescatori con le bombole che se ne servivano per illuminare gli altri più bui magari situati a trenta, quaranta metri di profondità ma ancor più frequentemente erano impugnate da chi pescava per molte ore la notte. A tale proposito alcuni miei amici sardi mi hanno mostrato dei manufatti artigianali che prevedano l’uso nientemeno che di fanali automobilistici opportunamente impermeabilizzati, alimentati con batterie a 12 volt alloggiate all’interno delle imbarcazioni o addirittura su plancette di legno da portarsi appresso durante le “mattanze” condotte senza luna piena! Per fortuna la legislazione ha regolato il settore e così, proibendo la pesca con l’auto respiratore e la pesca notturna, anche i fabbricanti di attrezzatura si sono adeguati alle nuove regole aggiornando conseguentemente la produzione. Il primo problema è stato quello di rendere facilmente portatile la torcia subacquea: sono state progressivamente ridotte le dimensioni complessive, il peso, riviste forme e modalità di impugnatura. Bisognava rendere il più possibile ergonomico un componente che doveva essere trasportato da un atleta che s’immergeva esclusivamente con la scorta d’aria accumulata nei polmoni. Non c’era più l’esigenza di illuminare a giorno un fondale e tanto meno di godere di numerose ore di autonomia. 

Con l’evoluzione dei materiali, l’aggiornamento delle tecniche produttive, le torce dedicate agli apneisti assunsero definitivamente una forma cilindrica, la parabola si ridusse di diametro, il pacco di batterie fu scelto con l’obiettivo di garantire un buon livello di autonomia ma contemporaneamente fu rimpicciolito ai minimi termini diminuendo il numero di accumulatori e il formato degli stessi. La tendenza attuale è quella di equipaggiarsi con una torcetta di dimensioni contenutissime, in grado di accompagnare il pescatore in tutte le sue uscite senza arrecargli impiccio, garantendo comunque un buon fascio luminoso e un’autonomia soddisfacente.  

I pezzi che compongono una torcia subacquea.

Le parti che formato una torcia dedicata a chi pesca in apnea non sono cambiate radicalmente nel corso degli anni: direi piuttosto che il normale sviluppo industriale ha decretato l’uso di nuovi materiali, sono stati impiegati nuovi sistemi di stampaggio delle materie plastiche (la lega di alluminio è stata quasi del tutto abbandonata), sono stati studiati nuovi metodi di progettazione computerizzata relativi a migliorare la struttura del corpo e della parabola, i meccanismi di accensione, la posizione delle guarnizioni e la tipologia di accumulatori. La torcia ha sempre come componente principale il corpo che nello specifico caso dell’impiego in apnea deve risultare compatto e maneggevole. E’ il classico serbatoio di forma tubolare più o meno ricercato nell’ergonomia delle geometrie esterne che s’impugna, che contiene il pacco batteria, e che nella maggioranza dei modelli ospita anche il congegno di accensione e spegnimento. 

Alcune ditte hanno stampato in ABS antiurto dei corpi a sezione ellissoidale, più o meno lisci superficialmente, al fine di ridurre la lunghezza dell’attrezzo altri sono rimasti fedeli alla classica forma tubolare (sul mercato esistono anche corpi a sezione esterna rettangolare o multi angolare) ma hanno giocato sulla circonferenza degli elementi sempre per ricercare un compromesso tra facilità di brandeggio e numero e tipo di batterie di corredo. Tutte le torce presentano al termine del corpo plastico un sistema di trattenuta, il cinghiolo: si tratta di una fettuccina di caucciù, di gomma, o anche di tessuto imputrescibile che vincola il corpo della torcia solitamente tramite un anello terminale. All’interno del contenitore principale sono situati gli accumulatori che possono essere “liberi” nella collocazione interna o qualche volta alloggiati dentro un pacco batterie estraibile, una scheletratura plastica di supporto. Naturalmente sono inseriti rispettando le polarità previste in fase di progetto: nelle istruzioni fornite a corredo, o direttamente stampato sul corpo lampada, internamente o esternamente, è visibile lo schema di collegamento elettrico diverso da modello a modello. 

Il voltaggio degli accumulatori è ormai stabilizzato su 1,5 volt per tutte le torce dedicate agli apneisti (nel caso degli accumulatori ricaricabili al Nichel Cadmio o ai più attuali all’idrogeno Ni-Mh, la tensione nominale è di 1,2 Volt ma talvolta sono montati con un circuito elettronico compensatore) e il numero delle pile varia solitamente da due, tre unità fino ad un massimo di otto. La tipologia di accumulatori incide direttamente nel discorso di contenimento degli ingombri, e del peso, così si usa abitualmente il formato stilo (size AA) anche se alcuni produttori hanno in catalogo sempre illuminatori con pile a mezza torcia (size C). Sull’esterno del corpo, in una posizione facile da trovare e da azionare con le dita anche guantate è collocato il pulsante scorrevole o la leva che aziona l’apertura o la chiusura del circuito elettrico. Il meccanismo di accensione/spegnimento può essere di tipo meccanico o magneto/elettronico. La sicura è un blocco meccanico sull’interruttore che impedisce, più che altro, l’accensione accidentale della torcia durante i periodi di inutilizzo sia in acqua che in esterno; esistono anche modelli equipaggiati con interessanti sistemi a molla di richiamo che impediscono di scordarsi la lampada accesa dopo un’esplorazione subacquea. 

Avvitata al corpo della torcia si trova la ghiera, una struttura plastica (ne esiste in commercio un modello stampato in lega di alluminio per resistere al calore generato da un lampadina molto potente) dotata di oblò in policarbonato trasparente o in cristallo temperato, che ospita al suo interno la parabola, il porta lampada, e la lampadina. Tra la ghiera e il corpo si trovano le importantissime guarnizioni di tenuta ermetica O-Ring (singole o doppie) che possono essere poste in battuta o sul diametro esterno, cioè toroidali.

L’importanza della lampadina, della potenza luminosa, del fascio concentrato.

La parabola è responsabile della proiezione del cono e della concentrazione di luce: per l’uso richiesto in apnea deve rispondere ad alcuni requisiti: un preciso e concentrato punto di fuoco, un altissimo indice di riflessione, un’inalterabilità temporale, una buona termoresistenza nel caso la potenza della lampada sia molto elevata. Il suo ruolo fondamentale è in qualche caso progettato al computer simulando il comportamento in acqua e valutando, con appositi programmi di calcolo illuminotecnico, le curve fotometriche, le luminanze, l’angolo di copertura luminosa, le zone d’ombra, eccetera. La lampadina, sorretta quasi sempre da una struttura di sostegno, rappresenta il cuore della torcia subacquea. Solitamente essa ha un voltaggio leggermente minore rispetto alla tensione di corrente erogata dal pacco batterie (alcuni esempi rilevabili su torce di produzione nazionale: con quattro pile stilo da 1,5 volt si ottengono 6 volt totali quindi si può montare una lampadina da 5.2 volt; con tre mezze torce sempre da 1,5 volt si ottengono 4.5 volt e si adotta, generalmente, una lampadina da 3.8 volt): la lampadina appena survoltata consente di ottenere un’intensità luminosa superiore. Attualmente si utilizzano lampade di tipo alogeno e rispetto alle tradizionali a filamento incandescente, offrono un’efficienza luminosa tripla e una luce bianchissima e fredda (elevata temperatura di colore misurata in gradi Kelvin). Nell’esplorazione di strette fenditure, di tane basse e completamente buie una fonte di luce bianca e concentrata serve per illuminare adeguatamente l’angolo in cui si ritiene possa esserci la preda. La torcia per l’apnea ha dimensioni contenute, la potenza che pochi accumulatori sono in grado di esprimere è giocoforza ridotta rispetto a pacchi batterie molto più performanti quindi bisogna utilizzare al meglio ogni Watt disponibile. Un buon progetto di torcia, e nel dettaglio le attenzioni devono essere rivolte soprattutto al complesso parabola/bulbo luminoso, sfrutterà in maniera corretta e utile ai nostri scopi il fascio di luce disponibile, ridurrà ogni dispersione potenziale evitando qualsiasi alone, qualsiasi ombra all’interno del cono luminoso. L’area illuminata non dovrà essere ampia, dispersiva; non occorre visualizzare a giorno la parete di gorgonie o la caverna piena di corallo; i 70/80° di cono luminoso servono a chi fa riprese video non a un pescatore in apnea che cerca di intrufolarsi in uno spacchettino dove passa appena la testa! Un fascio di luce bianco e concentrato sarà inoltre molto apprezzato per vincere la coltre di sospensione fangosa provocata da molte prede ferite e intanate: diversamente correremo il rischio di ottenere l’effetto opposto cioè una diffusione di luminosità amplificata che creerà un effetto “nebbia” abbagliante e renderà imperscrutabile la buca da esplorare.

BOX Lampadina alogena. La lampada alogena fonda il suo funzionamento sulla speciale ampolla contenete un filamento interno in tungsteno posto in un bulbo di quarzo puro ripieno di iodio allo stato gassoso. Durante il passaggio di corrente il filamento si disgrega liberando particelle di tungsteno che si raffreddano a contatto con il quarzo: avviene una reazione con il vapore di iodio che forma ioduro di tungsteno. La qualità di luce esibita è eccellente. Esistono anche altre tipologie di lampadine a scarica di gas nobili in grado di produrre una luce ancora più bianca e intensa ma solitamente hanno un costo molto elevato.

Proibizioni. La torcia subacquea non si può usare liberamente in tutto il Mediterraneo. Ci sono paesi come la Francia, la Grecia, la Turchia che l’hanno proibita a tutti i pescatori in apnea sportivi. I legislatori di quei paesi l’hanno ritenuta un mezzo illegale: probabilmente hanno creduto di risolvere la questione dell’allarmante depauperamento ittico mondiale impedendo di esplorare qualche decine di tane più buie di altre… In Italia si può usare liberamente secondo la normativa risalente agli anni 60 che decretava la fine della pesca sportiva nelle ore notturne (legge 963 del 14/7/65 articolo 140 e comma F e il successivo DPR n° 1639 del 2/10/1968). Unica eccezione la Sardegna: in questa regione a Statuto Speciale la torcia subacquea si può portare in barca ma non si può usare sott’acqua pescando in apnea.

L’autonomia luminosa. Ogni torcia subacquea è dotata di una certa autonomia di luce. I fattori che la condizionano sono il numero e lo stato di carica delle pile, la potenza assorbita dalla lampadina, eventuali circuiti elettronici di stabilizzazione. Generalmente non si oltrepassano le tre/quattro ore di autonomia per una classica torcetta per apneisti e questo è un valore più che esuberante. Il dato squisitamente temporale, secondo il mio parere, non riveste molta importanza strategica perché un pescatore subacqueo, nel corso di una giornata di attività piena, non accenderà, in totale, più di un’ora la sua torcia. 

Anche battendo a scorrere una zona dal mattino alla sera, per supposizione, dove si debba continuamente accendere la lampada ad ogni tuffo, sarà difficilissimo superare il limite sopra descritto. Più che altro conviene conoscere l’autonomia del proprio accessorio luminoso per non trovarsi dopo qualche giornata di utilizzo senza luce nel bel mezzo di una pescata. Il fascio di luce prodotto dai modelli dotati di pacchi accumulatori ricaricabili o da batterie alcaline resta potente e bianco sino al limite dell’autonomia poi “cade”, si esaurisce di colpo. Con le pile normali la qualità di luce decresce, si affievolisce, sino a divenire debole e gialla man mano che le batterie allo zinco carbone si scaricano. Disponendo di batterie ricaricabili di ultima generazione, senza effetto memoria, le Ni-Mh (Nickel Metal Hydride), si può procedere a metterle sotto carica di tanto in tanto in modo da non avere mai brutte sorprese. Con batterie usa e getta conviene, invece, per ovviare a ogni dubbio, disporre sempre di un blister di ricambio.

Dove si colloca. Per un apneista è importante disporre di attrezzatura maneggevole, leggera, e la torcia subacquea non fa eccezione a questa norma. Il problema di dove alloggiarla durante il trasporto sembra una questione trascurabile invece può divenire un vero e proprio assillo per l’apneista concentrato nell’azione di caccia. Se si decide di esplorare una zona ricchissima di spacchi bassi e bui la torcia si trasporta direttamente in mano, cioè s’impugna e si usa di volta in volta. Altrimenti, e ciò rapprenda la casistica reale più frequente, si deve tenere agganciata al braccio, sotto la boetta segna sub o consegnata al barcaiolo che segue l’atleta. 

Il lacciolo in dotazione è sempre regolabile quindi se la torcia non è voluminosa si lascia trasportare senza troppi fastidi o assicurata al polso o infilata sino all’avambraccio o al bicipite. Un’altra zona di rimessa sono i bermuda: i modelli dal corpo plastico abbastanza appiattito si possono inserire sotto un gambale. Per evitare che la lampada si agganci pericolosamente a qualche spuntone di roccia è preferibile che il lacciolo sia di gomma, facilmente strappabile sotto forte tensione. Gli amanti del fai da te possono ricoprire la ghiera (nel caso non sia già protetta dalla casa produttrice) e il corpo della torcia con nastro auto vulcanizzante o con una guaina di neoprene: i rumori contro le pietre si attutiscono. Discorso a parte, e inevitabile plauso di merito, per l’innovativo modello brevettato di aggancio/sgancio rapido (easy-click) della MiniMicra Omersub: con questo meccanismo rivoluzionario è possibile riporre la torcetta direttamente in cintura e adoperarla al bisogno impiegando una mano sola.

Come è preferibile usarla. Ho già accennato che la torcia da pesca non si adopera in continuazione. I fondali rocciosi sono un alternarsi di tane dove filtra la luce e spacchi o antri stretti dove regna sempre l’oscurità più totale. E’ bene che chi esplora una zona utilizzi al massimo il senso della vista concentrandosi sull’approccio corretto alla tana piuttosto che inseguire ad ogni costo l’illuminazione a giorno della stessa. Chiudendo le palpebre prima di raggiungere il fondo o qualche secondo prima di scrutare la crepa in cui si è visto imbucare il saragone o la corvina le pupille si dilatano e la vista si fa più acuta. Inizieremo a scrutare l’oscurità scoprendo che riusciremo ad analizzare molti punti di un buco che inizialmente ci sembravano impossibili da valutare. Una specchiata di squame argentee o dorate, un labbro biancastro, la silhouette di un contorno sono segnali inequivocabili per un pescatore attento e tali da farci scoccare immediatamente il tiro senza neppure toccare la leva d’accensione della nostra lampada! Questa precauzione ottica naturale risolve di per se moltissime catture ma nel caso la spaccatura sia così inviolabile s’interverrà con la torcia. Alcuni specialisti entrano in tana esibendo contemporaneamente maschera, fucile, lampada: questa manovra serve per sorprendere la preda, per non farla fuggire prima del tempo. Ho visto pescare così Pedro Carbonell: un lampo sugli occhi della cernia e pescione immobile, fulminato. Il campione Stefano Bellani mi ha incuriosito moltissimo perché usa poco la lampada e quando entra nei buchi lo fa sempre dall’alto, a testa in giù (insegnamento paterno): i pesci sono meno allarmati e lui li fiocina con precisione chirurgica!

Non solo per la pesca in tana. La lampada subacquea è un accessorio da sempre ritenuto alleato fedele nella pesca in tana ma ci sono anche altri utilizzi al di fuori di questo ambito. Nel caso di un’asta incagliata a fondo, ad esempio, un fascio di luce concentrato serve per capire meglio dove si è ancorata, come agire correttamente per liberare l’aletta, la punta. C’è chi la utilizza per fare segnali al compagno di pesca mentre risale: un paio di lampi significano che c’è pesce intanato, ad esempio. Alcuni impiegano la torcia subacquea come pedagno occasionale, come elemento per chiudere provvisoriamente l’ingresso di una tana. I pescatori all’aspetto o all’agguato la portano appresso più che altro se durante una posta o un tragitto si pensa ci possa essere qualche anfratto interessante da visitare ma io l’ho adoperata pure per recuperare felicemente uno stupendo denticione di nove chili che per mia inesperienza avevo fatto intanare in una spaccatura lunghissima dopo averlo colpito troppo basso: sono riuscito a immobilizzare subito il pesce sparandogli un secondo colpo da un’apertura secondaria microscopica grazie esclusivamente al fascio di luce della mia torcetta!

Norme di manutenzione. Come qualsiasi altro componente della propria attrezzatura subacquea anche la torcia dovrà essere risciacquata dopo l’impiego in acqua salata: personalmente preferisco svolgere l’operazione per immersione, cioè riempio un contenitore  di plastica e lascio un po a bagno tutto il mio equipaggiamento. Sarebbe anche utile azionare il meccanismo di accensione, inserire e disinserire l’eventuale sistema di sicura: insomma, simulare l’uso della torcia in acqua dolce affinché ogni parte meccanica sia priva di eventuali tracce di salino o detriti sabbiosi. Con queste semplici precauzioni di manutenzione ordinaria la torcia non darà adito a brutte sorprese nel tempo. I problemi potrebbero instaurarsi al momento di smontare, e soprattutto rimontare malamente la torcia per cambiare le pile o sostituire la lampadina bruciata. Innanzitutto è bene scongiurare ossidazioni di contatti e circuiti interni evitando cioè di svitare la ghiera della torcia finché l’articolo non sia perfettamente asciutto. Prima di procedere controllare che le tracce d’acqua intorno alla ghiera siano completamente evaporate poi si può procedere oltre. Quando si smonta la torcia è indispensabile evitare di toccare con le mani nude la parabola e soprattutto la lampadina: nel primo caso le particelle di grasso presenti sulla pelle potrebbero sporcare e quindi creare ombre, aloni e opacità durante l’uso, nel secondo danneggiare seriamente il delicatissimo bulbo di cristallo. Nel rimontare i componenti attenti a non invertire la polarità degli accumulatori, a inserire il pacco batteria o la scheletratura porta lampadina nelle sedi giuste senza forzature. Le guarnizioni devono essere appena velate di grasso al silicone e assolutamente pulite; si sostituiranno solo quando risulteranno schiacciate o deformate. Quando non si usa la torcia per molti mesi è bene smontare la ghiera così da lasciare a riposo gli O-Ring. Anche gli accumulatori dovranno essere rimossi: quelli ricaricabili è consigliabile tenerli sempre carichi, mentre le pile alcaline potrebbero perdere (succede nel caso si lascino in sede per anni) acido corrosivo. Per ultimo controllate lo stato del cinghiolo: in caso di micro lesioni strutturali o segni di cedimento prossimo è preferibile sostituirlo con il ricambio originale pena la perdita della torcia senza neppure accorgersene.

 

Testo di Emanuele Zara