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è appassionato di reperti storici relativi all’attrezzatura subacquea (alcuni
siti Internet propongono delle belle collezioni in merito) può verificare che i
modelli di lampade subacquee del passato avevano dimensioni piuttosto generose.
La produzione di alcuni decenni fa proponeva più che altro dei fari subacquei,
delle torce caratterizzate da volumi imponenti, da forme massicce e strutture
pesanti. I principali utilizzatori erano infatti i pescatori con le bombole che
se ne servivano per illuminare gli altri più bui magari situati a trenta,
quaranta metri di profondità ma ancor più frequentemente erano impugnate da
chi pescava per molte ore la notte. A tale proposito alcuni miei amici sardi mi
hanno mostrato dei manufatti artigianali che prevedano l’uso nientemeno che di
fanali automobilistici opportunamente impermeabilizzati, alimentati con batterie
a 12 volt alloggiate all’interno delle imbarcazioni o addirittura su plancette
di legno da portarsi appresso durante le “mattanze” condotte senza luna
piena! Per fortuna la legislazione ha regolato il settore e così, proibendo la
pesca con l’auto respiratore e la pesca notturna, anche i fabbricanti di
attrezzatura si sono adeguati alle nuove regole aggiornando conseguentemente la
produzione. Il primo problema è stato quello di rendere facilmente portatile la
torcia subacquea: sono state progressivamente ridotte le dimensioni complessive,
il peso, riviste forme e modalità di impugnatura. Bisognava rendere il più
possibile ergonomico un componente che doveva essere trasportato da un atleta
che s’immergeva esclusivamente con la scorta d’aria accumulata nei polmoni.
Non c’era più l’esigenza di illuminare a giorno un fondale e tanto meno di
godere di numerose ore di autonomia.
Con l’evoluzione dei materiali,
l’aggiornamento delle tecniche produttive, le torce dedicate agli apneisti
assunsero definitivamente una forma cilindrica, la parabola si ridusse di
diametro, il pacco di batterie fu scelto con l’obiettivo di garantire un buon
livello di autonomia ma contemporaneamente fu rimpicciolito ai minimi termini
diminuendo il numero di accumulatori e il formato degli stessi. La tendenza
attuale è quella di equipaggiarsi con una torcetta di dimensioni contenutissime,
in grado di accompagnare il pescatore in tutte le sue uscite senza arrecargli
impiccio, garantendo comunque un buon fascio luminoso e un’autonomia
soddisfacente. |
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Le parti che formato una torcia dedicata a chi pesca in apnea non sono cambiate radicalmente nel corso degli anni: direi piuttosto che il normale sviluppo industriale ha decretato l’uso di nuovi materiali, sono stati impiegati nuovi sistemi di stampaggio delle materie plastiche (la lega di alluminio è stata quasi del tutto abbandonata), sono stati studiati nuovi metodi di progettazione computerizzata relativi a migliorare la struttura del corpo e della parabola, i meccanismi di accensione, la posizione delle guarnizioni e la tipologia di accumulatori. La torcia ha sempre come componente principale il corpo che nello specifico caso dell’impiego in apnea deve risultare compatto e maneggevole. E’ il classico serbatoio di forma tubolare più o meno ricercato nell’ergonomia delle geometrie esterne che s’impugna, che contiene il pacco batteria, e che nella maggioranza dei modelli ospita anche il congegno di accensione e spegnimento.
| Alcune ditte hanno stampato in ABS antiurto dei corpi
a sezione ellissoidale, più o meno lisci superficialmente, al fine di ridurre
la lunghezza dell’attrezzo altri sono rimasti fedeli alla classica forma
tubolare (sul mercato esistono anche corpi a sezione esterna rettangolare o
multi angolare) ma hanno giocato sulla circonferenza degli elementi sempre per
ricercare un compromesso tra facilità di brandeggio e numero e tipo di batterie
di corredo. Tutte le torce presentano al termine del corpo plastico un sistema
di trattenuta, il cinghiolo: si tratta di una fettuccina di caucciù, di gomma,
o anche di tessuto imputrescibile che vincola il corpo della torcia solitamente
tramite un anello terminale. All’interno del contenitore principale sono
situati gli accumulatori che possono essere “liberi” nella collocazione
interna o qualche volta alloggiati dentro un pacco batterie estraibile, una
scheletratura plastica di supporto. Naturalmente sono inseriti rispettando le
polarità previste in fase di progetto: nelle istruzioni fornite a corredo, o
direttamente stampato sul corpo lampada, internamente o esternamente, è
visibile lo schema di collegamento elettrico diverso da modello a modello.
Il voltaggio degli accumulatori è ormai stabilizzato su 1,5 volt per tutte le torce dedicate agli apneisti (nel caso degli accumulatori ricaricabili al Nichel Cadmio o ai più attuali all’idrogeno Ni-Mh, la tensione nominale è di 1,2 Volt ma talvolta sono montati con un circuito elettronico compensatore) e il numero delle pile varia solitamente da due, tre unità fino ad un massimo di otto. La tipologia di accumulatori incide direttamente nel discorso di contenimento degli ingombri, e del peso, così si usa abitualmente il formato stilo (size AA) anche se alcuni produttori hanno in catalogo sempre illuminatori con pile a mezza torcia (size C). Sull’esterno del corpo, in una posizione facile da trovare e da azionare con le dita anche guantate è collocato il pulsante scorrevole o la leva che aziona l’apertura o la chiusura del circuito elettrico. Il meccanismo di accensione/spegnimento può essere di tipo meccanico o magneto/elettronico. La sicura è un blocco meccanico sull’interruttore che impedisce, più che altro, l’accensione accidentale della torcia durante i periodi di inutilizzo sia in acqua che in esterno; esistono anche modelli equipaggiati con interessanti sistemi a molla di richiamo che impediscono di scordarsi la lampada accesa dopo un’esplorazione subacquea. |
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Avvitata al corpo della torcia si trova la ghiera,
una struttura plastica (ne esiste in commercio un modello stampato in lega di
alluminio per resistere al calore generato da un lampadina molto potente) dotata
di oblò in policarbonato trasparente o in cristallo temperato, che ospita al
suo interno la parabola, il porta lampada, e la lampadina. Tra la ghiera e il
corpo si trovano le importantissime guarnizioni di tenuta ermetica O-Ring
(singole o doppie) che possono essere poste in battuta o sul diametro esterno,
cioè toroidali.
L’importanza
della lampadina, della potenza luminosa, del fascio concentrato.
La
parabola è responsabile della proiezione del cono e della concentrazione di
luce: per l’uso richiesto in apnea deve rispondere ad alcuni requisiti: un
preciso e concentrato punto di fuoco, un altissimo indice di riflessione,
un’inalterabilità temporale, una buona termoresistenza nel caso la potenza
della lampada sia molto elevata. Il suo ruolo fondamentale è in qualche caso
progettato al computer simulando il comportamento in acqua e valutando, con
appositi programmi di calcolo illuminotecnico, le curve fotometriche, le
luminanze, l’angolo di copertura luminosa, le zone d’ombra, eccetera. La
lampadina, sorretta quasi sempre da una struttura di sostegno, rappresenta il
cuore della torcia subacquea. Solitamente essa ha un voltaggio leggermente
minore rispetto alla tensione di corrente erogata dal pacco batterie (alcuni
esempi rilevabili su torce di produzione nazionale: con quattro pile stilo da
1,5 volt si ottengono 6 volt totali quindi si può montare una lampadina da 5.2
volt; con tre mezze torce sempre da 1,5 volt si ottengono 4.5 volt e si adotta,
generalmente, una lampadina da 3.8 volt): la lampadina appena survoltata
consente di ottenere un’intensità luminosa superiore. Attualmente si
utilizzano lampade di tipo alogeno e rispetto alle tradizionali a filamento
incandescente, offrono un’efficienza luminosa tripla e una luce bianchissima e
fredda (elevata temperatura di colore misurata in gradi Kelvin).
Nell’esplorazione di strette fenditure, di tane basse e completamente buie una
fonte di luce bianca e concentrata serve per illuminare adeguatamente l’angolo
in cui si ritiene possa esserci la preda. La torcia per l’apnea ha dimensioni
contenute, la potenza che pochi accumulatori sono in grado di esprimere è
giocoforza ridotta rispetto a pacchi batterie molto più performanti quindi
bisogna utilizzare al meglio ogni Watt disponibile. Un buon progetto di torcia,
e nel dettaglio le attenzioni devono essere rivolte soprattutto al complesso
parabola/bulbo luminoso, sfrutterà in maniera corretta e utile ai nostri scopi
il fascio di luce disponibile, ridurrà ogni dispersione potenziale evitando
qualsiasi alone, qualsiasi ombra all’interno del cono luminoso. L’area
illuminata non dovrà essere ampia, dispersiva; non occorre visualizzare a
giorno la parete di gorgonie o la caverna piena di corallo; i 70/80° di cono
luminoso servono a chi fa riprese video non a un pescatore in apnea che cerca di
intrufolarsi in uno spacchettino dove passa appena la testa! Un fascio di luce
bianco e concentrato sarà inoltre molto apprezzato per vincere la coltre di
sospensione fangosa provocata da molte prede ferite e intanate: diversamente
correremo il rischio di ottenere l’effetto opposto cioè una diffusione di
luminosità amplificata che creerà un effetto “nebbia” abbagliante e renderà
imperscrutabile la buca da esplorare.
BOX
Lampadina alogena. La lampada alogena
fonda il suo funzionamento sulla speciale ampolla contenete un filamento interno
in tungsteno posto in un bulbo di quarzo puro ripieno di iodio allo stato
gassoso. Durante il passaggio di corrente il filamento si disgrega liberando
particelle di tungsteno che si raffreddano a contatto con il quarzo: avviene una
reazione con il vapore di iodio che forma ioduro di tungsteno. La qualità di
luce esibita è eccellente. Esistono anche altre tipologie di lampadine a
scarica di gas nobili in grado di produrre una luce ancora più bianca e intensa
ma solitamente hanno un costo molto elevato.
Proibizioni. La torcia subacquea non si può usare liberamente in tutto il Mediterraneo. Ci sono paesi come la Francia, la Grecia, la Turchia che l’hanno proibita a tutti i pescatori in apnea sportivi. I legislatori di quei paesi l’hanno ritenuta un mezzo illegale: probabilmente hanno creduto di risolvere la questione dell’allarmante depauperamento ittico mondiale impedendo di esplorare qualche decine di tane più buie di altre… In Italia si può usare liberamente secondo la normativa risalente agli anni 60 che decretava la fine della pesca sportiva nelle ore notturne (legge 963 del 14/7/65 articolo 140 e comma F e il successivo DPR n° 1639 del 2/10/1968). Unica eccezione la Sardegna: in questa regione a Statuto Speciale la torcia subacquea si può portare in barca ma non si può usare sott’acqua pescando in apnea.
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L’autonomia luminosa. Ogni torcia subacquea è dotata di una certa autonomia di luce. I fattori che la condizionano sono il numero e lo stato di carica delle pile, la potenza assorbita dalla lampadina, eventuali circuiti elettronici di stabilizzazione. Generalmente non si oltrepassano le tre/quattro ore di autonomia per una classica torcetta per apneisti e questo è un valore più che esuberante. Il dato squisitamente temporale, secondo il mio parere, non riveste molta importanza strategica perché un pescatore subacqueo, nel corso di una giornata di attività piena, non accenderà, in totale, più di un’ora la sua torcia. Anche battendo a scorrere
una zona dal mattino alla sera, per supposizione, dove si debba continuamente
accendere la lampada ad ogni tuffo, sarà difficilissimo superare il limite
sopra descritto. Più che altro conviene conoscere l’autonomia del proprio
accessorio luminoso per non trovarsi dopo qualche giornata di utilizzo senza
luce nel bel mezzo di una pescata. Il fascio di luce prodotto dai modelli dotati
di pacchi accumulatori ricaricabili o da batterie alcaline resta potente e
bianco sino al limite dell’autonomia poi “cade”, si esaurisce di colpo.
Con le pile normali la qualità di luce decresce, si affievolisce, sino a
divenire debole e gialla man mano che le batterie allo zinco carbone si
scaricano. Disponendo di batterie ricaricabili di ultima generazione, senza
effetto memoria, le Ni-Mh (Nickel Metal Hydride), si può procedere a metterle
sotto carica di tanto in tanto in modo da non avere mai brutte sorprese. Con
batterie usa e getta conviene, invece, per ovviare a ogni dubbio, disporre
sempre di un blister di ricambio. Dove si colloca. Per un apneista è importante disporre di attrezzatura maneggevole, leggera, e la torcia subacquea non fa eccezione a questa norma. Il problema di dove alloggiarla durante il trasporto sembra una questione trascurabile invece può divenire un vero e proprio assillo per l’apneista concentrato nell’azione di caccia. Se si decide di esplorare una zona ricchissima di spacchi bassi e bui la torcia si trasporta direttamente in mano, cioè s’impugna e si usa di volta in volta. Altrimenti, e ciò rapprenda la casistica reale più frequente, si deve tenere agganciata al braccio, sotto la boetta segna sub o consegnata al barcaiolo che segue l’atleta. |
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Il lacciolo in
dotazione è sempre regolabile quindi se la torcia non è voluminosa si lascia
trasportare senza troppi fastidi o assicurata al polso o infilata sino
all’avambraccio o al bicipite. Un’altra zona di rimessa sono i bermuda: i
modelli dal corpo plastico abbastanza appiattito si possono inserire sotto un
gambale. Per evitare che la lampada si agganci pericolosamente a qualche
spuntone di roccia è preferibile che il lacciolo sia di gomma, facilmente
strappabile sotto forte tensione. Gli amanti del fai da te possono ricoprire la
ghiera (nel caso non sia già protetta dalla casa produttrice) e il corpo della
torcia con nastro auto vulcanizzante o con una guaina di neoprene: i rumori
contro le pietre si attutiscono. Discorso a parte, e inevitabile plauso di
merito, per l’innovativo modello brevettato di aggancio/sgancio rapido (easy-click)
della MiniMicra Omersub: con questo meccanismo rivoluzionario è possibile
riporre la torcetta direttamente in cintura e adoperarla al bisogno impiegando
una mano sola.
Come
è preferibile usarla. Ho già
accennato che la torcia da pesca non si adopera in continuazione. I fondali
rocciosi sono un alternarsi di tane dove filtra la luce e spacchi o antri
stretti dove regna sempre l’oscurità più totale. E’ bene che chi esplora
una zona utilizzi al massimo il senso della vista concentrandosi
sull’approccio corretto alla tana piuttosto che inseguire ad ogni costo
l’illuminazione a giorno della stessa. Chiudendo le palpebre prima di
raggiungere il fondo o qualche secondo prima di scrutare la crepa in cui si è
visto imbucare il saragone o la corvina le pupille si dilatano e la vista si fa
più acuta. Inizieremo a scrutare l’oscurità scoprendo che riusciremo ad
analizzare molti punti di un buco che inizialmente ci sembravano impossibili da
valutare. Una specchiata di squame argentee o dorate, un labbro biancastro, la silhouette
di un contorno sono segnali inequivocabili per un pescatore attento e tali da
farci scoccare immediatamente il tiro senza neppure toccare la leva
d’accensione della nostra lampada! Questa precauzione ottica naturale risolve
di per se moltissime catture ma nel caso la spaccatura sia così inviolabile
s’interverrà con la torcia. Alcuni specialisti entrano in tana esibendo
contemporaneamente maschera, fucile, lampada: questa manovra serve per
sorprendere la preda, per non farla fuggire prima del tempo. Ho visto pescare
così Pedro Carbonell: un lampo sugli occhi della cernia e pescione immobile,
fulminato. Il campione Stefano Bellani mi ha incuriosito moltissimo perché usa
poco la lampada e quando entra nei buchi lo fa sempre dall’alto, a testa in giù
(insegnamento paterno): i pesci sono meno allarmati e lui li fiocina con
precisione chirurgica!
Non
solo per la pesca in tana. La lampada
subacquea è un accessorio da sempre ritenuto alleato fedele nella pesca in tana
ma ci sono anche altri utilizzi al di fuori di questo ambito. Nel caso di
un’asta incagliata a fondo, ad esempio, un fascio di luce concentrato serve
per capire meglio dove si è ancorata, come agire correttamente per liberare
l’aletta, la punta. C’è chi la utilizza per fare segnali al compagno di
pesca mentre risale: un paio di lampi significano che c’è pesce intanato, ad
esempio. Alcuni impiegano la torcia subacquea come pedagno occasionale, come
elemento per chiudere provvisoriamente l’ingresso di una tana. I pescatori
all’aspetto o all’agguato la portano appresso più che altro se durante una
posta o un tragitto si pensa ci possa essere qualche anfratto interessante da
visitare ma io l’ho adoperata pure per recuperare felicemente uno stupendo
denticione di nove chili che per mia inesperienza avevo fatto intanare in una
spaccatura lunghissima dopo averlo colpito troppo basso: sono riuscito a
immobilizzare subito il pesce sparandogli un secondo colpo da un’apertura
secondaria microscopica grazie esclusivamente al fascio di luce della mia
torcetta!
Norme
di manutenzione. Come qualsiasi altro
componente della propria attrezzatura subacquea anche la torcia dovrà essere
risciacquata dopo l’impiego in acqua salata: personalmente preferisco svolgere
l’operazione per immersione, cioè riempio un contenitore
di plastica e lascio un po a bagno tutto il mio equipaggiamento. Sarebbe
anche utile azionare il meccanismo di accensione, inserire e disinserire
l’eventuale sistema di sicura: insomma, simulare l’uso della torcia in acqua
dolce affinché ogni parte meccanica sia priva di eventuali tracce di salino o
detriti sabbiosi. Con queste semplici precauzioni di manutenzione ordinaria la
torcia non darà adito a brutte sorprese nel tempo. I problemi potrebbero
instaurarsi al momento di smontare, e soprattutto rimontare malamente la torcia
per cambiare le pile o sostituire la lampadina bruciata. Innanzitutto è bene
scongiurare ossidazioni di contatti e circuiti interni evitando cioè di svitare
la ghiera della torcia finché l’articolo non sia perfettamente asciutto.
Prima di procedere controllare che le tracce d’acqua intorno alla ghiera siano
completamente evaporate poi si può procedere oltre. Quando si smonta la torcia
è indispensabile evitare di toccare con le mani nude la parabola e soprattutto
la lampadina: nel primo caso le particelle di grasso presenti sulla pelle
potrebbero sporcare e quindi creare ombre, aloni e opacità durante l’uso, nel
secondo danneggiare seriamente il delicatissimo bulbo di cristallo. Nel
rimontare i componenti attenti a non invertire la polarità degli accumulatori,
a inserire il pacco batteria o la scheletratura porta lampadina nelle sedi
giuste senza forzature. Le guarnizioni devono essere appena velate di grasso al
silicone e assolutamente pulite; si sostituiranno solo quando risulteranno
schiacciate o deformate. Quando non si usa la torcia per molti mesi è bene
smontare la ghiera così da lasciare a riposo gli O-Ring. Anche gli accumulatori
dovranno essere rimossi: quelli ricaricabili è consigliabile tenerli sempre
carichi, mentre le pile alcaline potrebbero perdere (succede nel caso si lascino
in sede per anni) acido corrosivo. Per ultimo controllate lo stato del cinghiolo:
in caso di micro lesioni strutturali o segni di cedimento prossimo è
preferibile sostituirlo con il ricambio originale pena la perdita della torcia
senza neppure accorgersene.
Testo
di Emanuele Zara