TUTTO SULLA TORCIA SUBACQUEA

In questi ultimi anni ho avuto l’immensa fortuna di seguire direttamente in acqua alcuni forti campioni di pesca in apnea, nazionali e internazionali, e in quasi tutte le uscite ho notato nei loro borsoni e soprattutto nelle loro azioni subacquee la presenza della torcia. Sinceramente pensavo che fosse uno strumento andato un po in “disuso”, o meglio, un pezzo della nostra storia sportiva relegato a qualche saltuaria azione di caccia, all’osservazione di qualche spacchetto impenetrabile all’occhio umano, e molti pareri sembravano confermare la tendenza al “ribasso”, invece, per un motivo o per l’altro, ho dovuto profondamente ricredermi. C’è chi usa la lampada con una certa frequenza, in quasi tutti i tuffi; chi l’accende al termine di un’attenta ricerca in tana e solo dopo che le pupille si sono dilatate a sufficienza nell’oscurità dell’antro; chi la porta appresso più per precauzione e per lungimiranza nel caso possa servire in qualche occasione…però quasi tutti la portano appresso! Insomma, anche nel nuovo millennio, l’attrezzatura inventata da qualche nostro progenitore trova motivo di fervida applicazione. Certo, l’evoluzione tecnica ha compiuto passi da gigante e se solo si ha la costanza di visionare vecchi cataloghi di qualche ditta prestigiosa ci si accorge che le lampade subacquee del passato erano perlopiù modelli enormi, ingombranti, pesanti poiché erano concepiti soprattutto per la pesca notturna e talune esigenze, trenta, quarant’anni fa non erano poi così sentite. Nel corso dei decenni la pesca in apnea si è specializzata, sono cambiate alcune regole e l’industria del settore, costituita spesso da dirigenti appassionati, ha adattato l’equipaggiamento a nuovi bisogni: ricerca di materiali plastici compositi sempre più favorevoli nel rapporto resistenza meccanica/peso; tecniche di progettazione computerizzate; metodiche di stampaggio sofisticate, miniaturizzazione dei componenti; ricerche in campo elettronico; eccetera: attualmente sono in commercio delle torce subacquee sorprendenti per ergonomia di forma, dimensioni, autonomia, potenza luminosa, fruibilità. Ma qual è la torcia ideale per il pescatore del nuovo millennio? In quale occasione e come la lampada subacquea va impiegata?

Caratteristiche della torcia ideale. Chi va in acqua con una certa regolarità e ha l’opportunità di sondare diversi fondali mediterranei, ha potuto constatare che ciclicamente le abitudini dei pesci che si credevano consolidate variano da stagione in stagione, di anno in anno, quasi a confermare in campo subacqueo la legge dei ricorsi storici. 

Qualche decennio orsono la maggioranza dei pesci da tana come ad esempio i saraghi e le corvine, frequentavano in abbondanza tutti i fondali intorno alla nostra penisola, ricchi di anfratti e tane. I racconti che i pescatori più vecchi fanno, sono corredati da splendide e invidiabili descrizioni di spacchi ricchi e pieni zeppi di pesce dove, certe volte, tanta era l’abbondanza e la tranquillità degli animali che con qualsiasi aggeggio luminoso facevano carnieri strepitosi. Col passare del tempo le caratteristiche ambientali si sono fatte sempre più difficili per le specie marine a causa degli insediamenti turistici, della cementificazione e l’inquinamento costiero, del prelievo ittico umano; così la maggioranza dei pinnuti da tana sopravvissuti ha trovato scampo in acqua libera, a quote più profonde, in ambienti più complessi e ardui da violare. 

Ai giorni nostri il quadretto che si apre quando mettiamo la testa sott’acqua non è dei più edificanti ma sembra che saraghi e cernie, più raramente corvine, abbiano ripreso a colonizzare con cautela molte morfologie rocciose. Ci sono dei pescatori che con pazienza esplorano miriadi di buchetti lillipuziani, fenditure strettissime (tecnica che paga molto durante l’inverno) e al termine di qualche ora si vedono uscire dalla riva con cavetti adornati da una serie di belle prede. Costoro spesso hanno dei fucili molto corti, mute foderate e piccole torcette subacquee. E a volte il loro segreto sta proprio in quella piccola e compatta lampada che hanno sistemato sulla plancetta o boa segna sub, oppure che tengono allacciata al polso o all’avambraccio, che ha scrutato l’angolino meno visibile della crepa di grotto, la fenditura in cui mai e poi mai si supponeva potesse nascondersi il saragone da chilo. 

La maggioranza delle torce subacquee in possesso dei pescatori odierni sono ancora modelli più o meno generosi di proporzioni per via che non tutti i produttori hanno inserito lampade di ridotte dimensioni nei loro cataloghi, oppure retaggio di un recente e nostalgico passato, ma in questi ultimissimi anni bisogna constatare che si sono fatti passi da gigante. Ora, se si sta un po attenti al mercato, si possono acquistare torce subacquee di dimensioni davvero contenute, ideate per gli apneisti che normalmente non gradiscono oggetti ingombranti e voluminosi, costituite da un corpo plastico, di pochi centimetri di lunghezza e diametro, di forma ergonomica, che s’infila agevolmente in ogni tana; dotate di un congegno di accensione comandato da una levetta comoda e sicura da utilizzare; alimentate da pacchi di accumulatori, ricaricabili o alcalini, in grado di fornire energia sufficiente per centinaia di esplorazioni; munite di lampade connotate da  temperatura di luce bianchissima inserite in parabole studiate e progettate al CAD in grado di proiettare un raggio di luce spot, concentrato e penetrante. Ma vediamo nei dettagli tutte queste prerogative che a mio giudizio rappresentano il miglior biglietto da visita per la torcia subacquea del pescatore in apnea moderno.

Le dimensioni contenute sono ideali per conservare una torcia dappertutto, addirittura sotto i bermuda o infilata sotto il bordo inferiore della giacca. Per un pescatore esigente anche pochi centimetri o poche decine di grammi in meno sul computo dell’equipaggiamento possono sempre far comodo e sovente una torcia che sta in una mano è in grado di svolgere al meglio un compito d’illuminazione difficile ed impegnativo. Un corpo ridotto non da fastidio neppure quando si tiene la torcia allacciata ad un polso (a questo proposito è molto importante il tipo o modello di cinghiolo di cui è fornita la torcia), durante la carica l’arbalete o si maneggiano altre armi, e non si ha la possibilità di agganciarla alla boetta segna sub o depositarla sulla barca appoggio. Ridotte dimensioni vogliono dire anche comodità di gestione e suggerimento a condurre l’attrezzo in tutte le uscite perché non ci si accorge quasi dell’ingombro aggiuntivo. Il sistema di accensione/spegnimento a cursore o a levetta è il meccanismo che si è guadagnato i favori del pubblico in quanto è comodo da usare e soprattutto si accende la lampada solo quando serve. Altri tipi di comando presenti su torce piccole, ad esempio quelli a contatto mediante compressione da avvitatura, non sempre si sono rivelati affidabili e rispondenti alle esigenze dell’apneista che non può permettersi il lusso di perdere tempo a regolare parabole oppure ritrovarsi senza luce perché la torcia è rimasta accesa a lungo. 

Un interruttore che si rispetti deve preferibilmente azionarsi con la stessa mano che impugna la torcia, anche guantata, (in questo caso un corpo ergonomico aiuta nel compito) e deve essere dotato di una sicura da inserire quando non si desiderano accensioni involontarie. Riguardo alla quantità e al tipo di pile in dotazione alla torcia ogni costruttore segue una propria linea progettuale. Gli accumulatori alcalini, quelli che si reperiscono in ogni esercizio commerciale o quasi, equipaggiano la quasi totalità degli attrezzi siano essi sotto formato di stilo o mini stilo o mezze torce. Offrono un’autonomia sufficiente a decine per non dire tranquillamente centinaia di esplorazioni e non incidono in maniera significativa nel budget di un pescatore. Inoltre il costo totale di una torcia con pile intercambiabili è notevolmente più bassa rispetto ad un modello munito di celle interne ricaricabili. Gli accumulatori ricaricabili, le batterie al nichel-metalidrato, non afflitte dal famigerato effetto memoria che poteva colpire i precedenti accumulatori al nichel cadmio, solitamente sono inseriti in una torcia progettata appositamente per il voltaggio in uscita di queste batterie con tensioni regolate da circuiti elettronici e lampadine appropriate. Il loro acquisto è suggerito nel caso si faccia un uso prolungato e frequente della torcia tale da compensare l’incremento di spesa iniziale. 

Quando e come si usa il fascio luminoso. Ci sono pescatori che abbinano l’esplorazione di una tana all’accensione simultanea della torcia: questo tipo di atteggiamento non è dei più corretti o almeno non lo è in tutti quegli spacchi che consentono di visualizzare il pesce con la luce naturale. La regola confermata da più parti, e da moltissimi anni, recita che il sub deve entrare in tana tenendo sullo stesso piano maschera, punta dell’asta, parabola della torcia. L’atleta si pone così nella possibilità di individuare il pinnuto e contemporaneamente premere il grilletto prima che esso possa individuare la fonte di pericolo e fuggire. E’ inutile sottolineare che una torcia di piccole dimensioni, manovrabile e azionabile con una mano sola è una componente di supporto eccellente in tutti quei siti dove occorre rapidità e ritmo d’esecuzione. Carbonell è un’atleta che usa tantissimo la pila con le cernie, dice addirittura che gli serve per “paralizzare” l’animale nell’istante che lo inquadra con la tahitiana, ma Pedro è un fuoriclasse, dotato di una conoscenza bestiale sul comportamento dei serranidi, sul loro posizionamento in tana, e possiede una rapidità d’azione formidabile costruita su tantissimi anni di esperienza. Per noi “umani” è conveniente accendere la luce artificiale solo quando la fenditura è nel buio più totale e pensiamo che la potenziale preda sia sistemata in fondo a qualche budellino di roccia. Saraghi e corvine in alcune zone del mediterraneo hanno imparato ad associare immediatamente il pericolo con la visione del fascio di luce artificiale e c’è chi spara con condizioni di luce scarsissima non appena localizza un luccichio di squame, una pinnetta, un muso nero, un paio di labbroni biancastri… Se al contrario si accendesse prima la torcia ci sarebbe la possibilità di una fuga precipitosa tale da non riuscire a puntare la preda e a sparare. La torcia con un fascio di luce potente e concentrato serve anche per “bucare” la sospensione di fango sollevata dalla fuga di qualche esemplare o da un pesce precedentemente ferito. Potremmo impiegare la lampada subacquea anche per stanare una preda colpita successivamente finita al termine di una profonda spaccatura: il controllo diretto della sua posizione all’interno delle pareti di roccia consente un lavoro finalizzato e un conseguente risparmio di risorse. Stesso vantaggio per disincagliare aste conficcate al fondo di una tana di cui non riusciamo a distinguerne la posizione esatta, a valutarne la serietà d’incaglio, eccetera.

 

Divieti. In Italia la torcia subacquea si può usare dappertutto ad eccezione della regione a statuto speciale Sardegna. La legge italiana ha regolamento l’uso di una fonte luminosa per la pesca sportiva già nel passato con una legge e un decreto  (legge 963 del 14/7/65 articolo 140 comma F e il successivo DPR n° 1639 del 2/10/1968) che di fatto vieta la lampada a tutti i pescatori sportivi durante le ore notturne ma la autorizza di giorno ai pescatori subacquei. In alcune nazioni affacciate sul mediterraneo come la Francia, la Tunisia, la Grecia, la Turchia, ecc. l’utilizzo della torcia è severamente vietato. Comunque quando si va a pescare in uno stato estero è sempre meglio informarsi presso gli uffici marittimi preposti al fine di evitare spiacevoli conseguenze amministrative o addirittura penali. Spesso nella licenza di pesca o permesso sono elencate le varie disposizioni da osservare. Il lato “comico” della vicenda è che in alcuni stati vige la proibizione ma le ditte nazionali hanno in catalogo apparecchi di illuminazione subacquea dedicati agli apneisti!  Dal punto di vista strettamente “ecologista” la proibizione all’uso di una fonte artificiale subacquea potrebbe essere adottata per limitare il prelievo nelle tane ma non credo che un provvedimento del genere incida profondamente nel discorso di salvaguardia della fauna marina. I problemi da risolvere sono ben altri e sono sotto gli occhi di tutti, ormai

Com’è strutturata la torcia subacquea per gli apneisti. Una moderna torcia subacquea è suddivisa in alcuni parti smontabili e ispezionabili per una corretta manutenzione. Il serbatoio contenente il pacco accumulatori o le pile alcaline intercambiabili è stampato generalmente in ABS anti urto e indeformabile; ha una forma tubolare più o meno variabile come dimensioni, aspetto, colore, peso. Sulla sua superficie c’è l’attacco per il cinghiolo in gomma o in poliuretano e la sede per l’interruttore e la levetta di comando accensione/spegnimento. Il cilindro termina con una filettatura che accetta la ghiera anteriore, anch’essa stampata in tecnopolimero oppure addirittura tornita in metallo, solitamente dotata di una lente frontale piana e spessa, costituita da policarbonato trasparente oppure cristallo temperato. 

Tra i due elementi sono interposte delle guarnizioni O-Ring, fondamentali per la tenuta ermetica del sistema, in numero singolo o doppio, poste in battuta o di tipo torico. Esse devono sempre risultare pulite, leggermente velate di grasso siliconico, non deformate rispetto allo stato originale per rispettare appieno le caratteristiche di ermeticità garantite dalla casa costruttrice.

 All’interno della ghiera si trova una parabola, elemento importante nella costruzione del fascio luminoso: deve avere un preciso punto di fuoco, un altissimo indice di riflessione, un’inalterabilità temporale e un’elevata termoresistenza.

 La parabola ospita nel centro del cono rovesciato una lampadina, inserita, generalmente, in un supporto porta lampada. Essa ha, come prevedibile, un ruolo fondamentale nelle caratteristiche di luminosità della torcia. Ha un voltaggio leggermente minore rispetto alla tensione di corrente erogata dal pacco batterie (ad esempio con 6 elementi da 1,5 volt si trova una torcia con lampadina da 7,4 volt) al fine di sprigionare una potenza luminosa maggiore. Oggigiorno le lampadine sono quasi tutte alogene e rispetto alle tradizionali a filamento incandescente del passato, offrono un’efficienza luminosa tripla, una luce fredda e bianchissima (elevata temperatura di colore). 

La speciale ampolla che non va mai toccata con le mani nude (le particelle di grasso presenti sulla pelle potrebbero sporcare e quindi creare ombre, aloni e opacità fastidiose durante l’uso oppure si rischia di danneggiare seriamente il vetro sottilissimo della lampada) ha un filamento interno in tungsteno posto in un bulbo di quarzo puro ripieno di iodio allo stato gassoso. Durante il passaggio di corrente il filamento si disgrega liberando particelle di tungsteno che si raffreddano a contatto con il quarzo: avviene una reazione ciclica con il vapore di iodio che forma ioduro di tungsteno e produce una luce abbagliante, di fortissima intensità.

 

Testi di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo