LA TORCIA SUBACQUEA  

 

Articoli Pesca Sub

scritti da Emanuele Zara

La lampada perfetta in poche domande

Tutto sulla torcia

La Torcia per l' apnea

Facciamo un salto nel passato per comprendere meglio quale sia stata l’evoluzione occorsa all’elemento che crea una fonte di luce artificiale ad uso subacqueo. Il mercato della torcia era concentrato per il solo scopo della pesca notturna e i primi modelli erano ridotti ad alcuni fari molto ingombranti poiché alimentati con primordiali tipi di batterie per automobili. Anche in questo caso il genio del pescatore subacqueo ebbe ampio modo di sfogarsi dando origine a torce artigianali in ottone cromato o rame e vetro, con guarnizioni in caucciù. Il decorso evolutivo fece apparire diversi modelli costruiti in gomma, completamente stagni anche a profondità abbastanza rilevanti. Producevano una luce a cono diffusa che permetteva di avere un ampio campo d’azione e il corpo rivestito di gomma che le rendeva sorde agli urti. Dopo il miracoloso divieto posto dalle autorità alla massacrante pesca notturna anche il mercato dovette modificare i suoi parametri produttivi: occorreva iniziare a concepire una torcia più piccola, pratica, ad uso prettamente apneistico, che si rivelasse necessaria solo in alcune situazioni diurne oggettive. 

Negli ultimi dieci anni appena trascorsi, le modifiche attuate, soprattutto grazie all’ausilio dell’apporto tecnico computerizzato, non riguardano tanto un’innovazione strutturale ma quanto una dotazione di accessori più evoluti, ad esempio: accumulatori ricaricabili al Nichel Cadmio o piombo assorbito; lampadine allo iodio, al quarzo, al kripton, allo xeno ed altri gas nobili; parabole e vetri sofisticatissimi.  

Segnaliamo che in alcune nazioni mediterranee, Francia, Tunisia, Grecia, ??…, e in Sardegna l’utilizzo della torcia diurna è severamente vietato. L’intento della proibizione è di impedire che alcuni pesci stanziali che vivono tra le rocce siano insidiati facilmente con una fonte di luce artificiale. Nella panoramica delle spaccature ci sono infatti anfratti parzialmente illuminati, quindi semplicemente ispezionabili, ma tantissimi altri completamente al buio. Se poi ci spostiamo a quote fonde le problematiche naturalmente si fanno ancora più ostiche. Probabilmente lo sfruttamento eccessivo e inconsiderato della pesca notturna (non ancora abbandonata in tante località) ha stravolto certi habitat. Molti pesci hanno imparato che è meglio incunearsi in angoli inviolabili dal solo occhio umano e senza una luce che li individui sono praticamente al sicuro. Un’altra situazione che si è creata vede i pinnuti terrorizzati al solo sentore di poter essere illuminati da un fascio luminoso. Dibattendoci tra le due posizioni, di difficile giudizio, potremmo affermare che la torcia subacquea è, inevitabilmente in alcuni frangenti, indispensabile ma va adoperata solo in caso di estrema necessità.

L’esigenza principale di una torcia per la pesca subacquea attuale è quella di riuscire ad illuminare brevemente con un fascio di luce diretto, compatto e abbagliante, una tana o uno spacco negli angoli più reconditi, sino in fondo, anche in caso di abbondante sospensione fangosa (in gergo “bucare”). Potremmo impiegarla per stanare una preda intanata: il controllo diretto della sua posizione all’interno delle pareti di roccia consente un lavoro finalizzato. Stesso vantaggio per disincagliare aste conficcate tra i sassi.

 

Il corpo. E’ il contenitore tubolare, cilindrico o poligonale, che viene impugnato dall’apneista e che ospita internamente il gruppo di alimentazione e anteriormente la parabola e la lampadina; in alcuni modelli, medialmente, si presenta il sistema di accensione. Nelle torce dei pescatori l’involucro deve essere robusto, anti urto, leggero, indeformabile, di ingombro ridottissimo, estremamente  maneggevole, di forma ergonomica, anti scivolo. I materiali solitamente sono appartenenti alla famiglia dei tecnopolimeri: alcuni sono addizionati, in fase di stampaggio, a sostanze ausiliarie che ne incrementano i valori di resistenza meccanica. I più sofisticati sono ricoperti di termogomma che li rendono quasi sordi  in caso di impatto con i sassi o di superfici zigrinate o presagomate per una presa ottimale. Il cilindro termina con una filettatura dotata quasi sempre di uno o più O rings di tenuta su cui si inserisce la porzione ausiliaria anteriore.

La ghiera. E’ il sistema anteriore che contiene gli elementi salienti della torcia: parabola, porta lampada, lampadina e oblò. Nelle torce d’apnea essa è ricoperta da un particolare rivestimento anti urto in poliuretano, in gomma o in PVC. Qualche esemplare possiede una guarnizione di tenuta supplementare. È anch’esso stampato in plastiche o ABS ed ha, frontalmente una lente piana spessa in policarbonato trasparente, in vetro o in eccellente cristallo temperato; è annegata direttamente e indissolubilmente al supporto. Essa deve essere insensibile a graffi e rigature marcate e di buona qualità ottica. La parabola è la responsabile della proiezione del cono di luce: per l’uso richiesto deve avere un preciso punto di fuoco, un altissimo indice di riflessione, un inalterabilità temporale e un’elevata termoresistenza. Sono argentee lisce o dotate di micro sfaccettature, per catturare e riflettere ogni briciola di luminosità e qualcuna è progettata al computer per esaltare la qualità della luce. La lampadina, sorretta da una mollettina e da un supporto porta lampada, è il cuore dell’attrezzo. Ha un voltaggio leggermente minore rispetto alla tensione di corrente erogata dal pacco batterie (es: tre pile da 1,5 volt = 4,5 volt totali; lampadina da 4 volt): questa precauzione di survoltaggio consente di ottenere un’intensità luminosa superiore senza interferire troppo con la durata della lampadina. Oggigiorno sono quasi tutte alogene e rispetto alle tradizionali a filamento incandescente, offrono un‘efficienza luminosa tripla e una luce bianchissima (elevata temperatura di colore) e fredda..  

La speciale ampolla ha un filamento interno in tungsteno che è posto in un bulbo di quarzo puro ripieno di iodio  allo stato gassoso. Durante il passaggio di corrente il filamento si disgrega liberando particelle di tungsteno che si raffreddano a contatto con il quarzo: avviene una reazione con il vapore di iodio che forma ioduro di tungsteno. Il risultato è di una qualità di illuminazione prodigiosa. 

L’interruttore. Insieme a eventuali lamine di contatto è il mezzo che consente l’accensione o lo spegnimento della torcia; deve essere pratico, immediato, facilmente individuabile al tatto, azionabile con guanti spessi e sottili, e deve sopportare continue manovre di accensione e spegnimento, tipiche caratteristiche della pesca subacquea in tana. Può essere di due tipi: meccanico se sono presenti dei leveraggi metallici che chiudono e aprono il circuito elettrico; magnetico se il contatto si azione tramite un cursore a calamita esterno. Il primo metodo è il più comune e ha raggiunto livelli di affidabilità totali: per accedere ai meccanismi c’è bisogno che il corpo sia forato e protetto dalle infiltrazioni d’acqua con un O ring. L’alberino di trasmissione potrà essere comandato da diversi sistemi: a rotazione ,a slitta, a cursore. Uno speciale interruttore equipaggia alcune micro torce ed è definito: a vite. In pratica è la stessa ghiera basculante che opportunamente allentata consente il contatto d’accensione che si effettua tramite una pressione anteriore: normalmente si sfrutta quelle presente ad una certa quota d’esercizio subacqueo. Il sistema magnetico è andato in disuso dati i costi abbastanza elevati dei componenti interni. Una piccola ampolla sottovuoto (reed) presenta due lamelle responsabili della chiusura/apertura del circuito: esse sono azionate dal cursore magnetico che scorre al di sopra del sistema. Il vantaggio è che non ci sono aperture supplementari sullo scafo plastico; lo svantaggio è che le lamelle possono incollarsi o far cilecca. La sicura è quasi presente in tutti i modelli. Si tratta di un blocco meccanico sull’interruttore che impedisce, più che altro, l’accensione accidentale della torcia durante i periodi di inutilizzo sia in acqua che fuori.

Il sistema di alimentazione. E’ fornito da svariate pile o accumulatori. In una torcia rivolta alla pesca non è necessaria una durata prolungata nel tempo ma un’erogazione sincera di corrente ogni volta che viene accesa. Per limitare il peso e le dimensioni dell’attrezzo non ci sono svariati elementi: comunemente esistono gli alloggiamenti estraibili o una predisposizione diretta nel corpo. Si trovano o mini stilo, stilo, mezze torce. Il voltaggio è da 1,5 volt cadauna. Le pile consigliabili sono quelle alcaline poiché offrono una qualità di energia ottima, prolungata al massimo per quasi tutta la loro vita (senza un esagerato decadimento progressivo della tensione elettrica ma con una caduta netta un attimo prima di esaurirsi). Una casa subacquea ha brevettato un circuito elettronico che mantiene la luminosità costante fino all’esaurimento dell’energia. Il costo di un ricambio che può durare per un paio di ore abbondanti continuative (in pratica considerando la scarsa frequenza di accensione potrebbe garantire anche una stagione di pesca!) va dalle 4/5.000 lire alle 7/8.000 lire a seconda del tipo e della marca. Un’alternativa un po più costosa al momento dell’acquisto è un pacco batterie composto da elementi ricaricabili. Sono reperibili parallelamente rispetto al modello base, in alcuni casi, mentre per altri si dovrà procedere ad acquistarli separatamente. Controllate il voltaggio compatibile (solitamente è lievemente inferiore) e la qualità della composizione interna: quelle al Nichel cadmio soffrono dell’effetto memoria cioè che se non vengono ricaricate partendo dall’accumulatore azzerato, si perderà la proprietà di accumulo.

Il cinghiolo. In tutte le torce è presente un sistema di trattenuta denominato cinghiolo. E’ una fettuccina di caucciù, di gomma, o di plastica morbida che vincola il corpo della torcia solitamente tramite un anello terminale. Le caratteristiche irrinunciabili che deve possedere sono l’adattabilità al polso dell’utente, la regolazione continua, la possibilità di rompersi se sottoposta a una trazione marcata. La torcia è  generalmente assicurata al  braccio che non impugna l’arma e deve essere immediatamente individuabile ed afferrabile: a volte esclusivamente adoperando la rotazione dello stesso polso. Per questo un  doppio anellino scorrevole di fermo è indispensabile per le regolazioni micrometriche. Nel caso disperato rimanessimo impigliati col supporto, in un appiglio pericoloso, dobbiamo avere la possibilità di rompere rapidamente il collegamento. Qualche lacciolo possiede un ferretto che funziona da sicura: basta collocarlo in un a fenditura appositamente creata in prossimità del cursore dell’interruttore.

Le modifiche e le elaborazioni artigianali

Il corpo potrà essere rivestito di nastro autovulcanizzante che lo renderà silenzioso al contatto. La ghiera subirà la medesima sorte facendo attenzione però, a non ostacolare il flusso luminoso. In tante torce, che non hanno una lampadina performante, si può spesso sostituire con un bulbo alogeno o allo xenon. Il pacco batterie è passabile di trasformazioni con elementi ricaricabili; per evitare il tintinnio tra le varie pile si posiziona una sottile striscia di neoprene o di gomma piuma, che bloccherà in posizione tutte le parti. Il lacciolo si può sostituire in infiniti modi, qualità e modelli. Una modifica assai complessa ma di eccellente utilità è  l’applicazione di un interruttore magnetico su una minuscola torcia dotata del sistema a vite.

 

MANUTENZIONE: Risulterà necessario risciacquare con abbondante acqua dolce: gli interstizi, le parti meccaniche in movimento e le sedi di congiunzione dei diversi pezzi che rappresentano i punti cruciali in cui la salsedine ha la buona abitudine di fermarsi, quindi spesso, non basterà solo lavare la torcia, soprattutto se durante il trasporto ha avuto modo di asciugarsi, ma si dovrà lasciare a bagno in acqua corrente. Non bisognerà mai smontare la torcia prima che sia completamente asciutta poiché qualche gocciolina di acqua potrebbe infiltrarsi nei meccanismi o nei circuiti presenti. Intervenite con un panno o un cotton fioc per rimuovere eventuali detriti che potrebbero alterare l’integrità delle guarnizioni. Quando ci si prepara ad abbandonare l’attrezzo per una stagione, è meglio smontare tutti i componenti: pulirli singolarmente e lubrificare con un velo di grasso al silicone quelli che necessitano di tale trattamento (O ring della ghiera e dell’interruttore). Durante la fase di smontaggio dell’attrezzo o in caso di sostituzione della lampadina, è indispensabile evitare di toccare con le mani nude la parabola e soprattutto la lampadina: nel primo caso le particelle di grasso presenti sulla pelle potrebbero sporcare e quindi creare ombre, aloni e opacità fastidiose durante l’uso e nel secondo danneggiare seriamente il delicatissimo bulbo di cristallo. L’oblò della ghiera deve sempre essere pulito e conservato trasparente: due dita di sporcizia affievoliranno qualsiasi lampadina sia essa standard, alogena o allo xenon. Un intervento consigliabile sarà sempre quello di rimuovere le batterie nel caso non si utilizzi la torcia per diverso tempo: la possibilità che perdano acido non è remota e l’operazione salva a priori gli elementi interni. Nel caso delle batterie ricaricabili il consiglio è quello di controllare periodicamente lo stato di carica: una volta ogni tanto si accende la torcia e la si lascia scaricare completamente in una bacinella d’acqua. Così facendo gli accumulatori non si danneggeranno e manterranno per molto tempo stabili le loro proprietà. Il cinghiolo dovrà essere integro e privo di screpolature: in caso di lesioni è meglio sostituirlo in toto.

CRITERI DI SCELTA: la torcia per l’apneista dovrà essere innanzi tutto di dimensioni contenute tali da non impacciare le movenze atletiche e il trasporto. Si preferisce un modellino di peso leggero e lievemente negativo in acqua: risulta la condizione migliore per l’uso pratico. Potrebbe succedere infatti che si debba pedagnare una tana oppure appoggiare sul fondo per un’azione continuativa fatta di estenuanti tuffi su un’unica crepa. Molti sub la devono infilare sotto i bermuda e allora una micro torcia sarà l’ideale. Durante l’acquisto verificate che il rapporto tra il lacciolo, la sezione e gli ingombri del corpo, l’ampiezza della ghiera corrispondano alle vostre esigenze e si adattino all’ergonomia dell’asse polso/mano. L’interruttore dovrà essere abbastanza in rilievo e con una superficie ampia per poter lavorare in condizioni contorsionistiche semplicemente con il pollice o un dito occasionale; al contempo non dovrà essere troppo “morbido” o facile all’accensione accidentale. Il fascio luminoso dovrà essere concentrato e non diffuso a cono esteso. Chi usa la torcia con una frequenza pazzesca e durante tantissimi mesi all’anno, potrà orientarsi verso gli accumulatori ricaricabili, utili per centinaia di cicli. Sul mercato esistono anche delle nuovissime pile (al litio, all’idrogeno, ecc…) che non hanno il difetto memoria.

                            Emanuele Zara & Lucia Notarangelo