BIOTOSSINE MARINE

Ogni organismo attraverso il proprio metabolismo produce delle molecole organiche, apparentemente inutili, ma che in realtà sono state spiegate come una chiave di successo selettivo per la competizione e/o il parassitismo; probabilmente, vengono utilizzate dai loro produttori come il modo di competere per lo spazio e la predazione.

A questa categoria di sostanze appartengono le “tossine”. La sintesi delle biotossine marine ha come origine il fitoplancton, il fitobenthos ed i batteri. La produzione di tossine non avviene in continuazione e non in periodi particolari, bensì può essere associata ad eventi particolari come per es. all’eutrofizzazione (arricchimento organico ed inorganico dell’acqua di mare).

Quello delle biotossine  inizialmente nasce come problema sanitario: molte persone, a causa del consumo di mitili crudi, subiscono effetti tossici che a volte  possono essere addirittura letali. Oltre ai problemi di ordine sanitario ne insorgono altri come, per esempio, quello economico per l'industria della pesca. Nelle aree in cui si verifica il fenomeno della tossicità, infatti, è necessario un periodo di interdizione dalla raccolta e dalla pesca ed il ritiro dalla commercializzazione delle specie vettrici della tossicità.

 Le tossine manifestano la loro tossicità una volta che si sono concentrate all’interno dei tessuti degli organismi erbivori. Sono circa 5.000 le specie algali identificate, 300 possono essere presenti a concentrazioni tali da colorare l’acqua e 75 possono produrre le tossine. Le fioriture algali di specie tossiche vengono comunemente chiamate HAB. Non necessariamente le specie che determinano le maree colorate sono tossiche, infatti, nel Mediterraneo, le tossine vengono prodotte dalle specie che producono bloom algali incolore.

Le biotossine marine sono un gruppo eterogeneo di composti strutturalmente divisi che possono essere raggruppati in base alla loro solubilità ai solventi in:

 

-         idrosolubili (PSP, ASP, TTX)

-         liposolubili (NSP, DSP, ciguatossina)

 

Alcuni esempi di tossine sono:

         La PSP (Paralytic Shellfish Poisoning) viene contratta dall’uomo con l’ingestione del mollusco che contiene queste tossine. La PSP viene accumulata dal mollusco che pascola su alghe che producono queste tossine. I sintomi che determinano la PSP nell’uomo, variano, da un formicolio alla paralisi respiratoria che porta alla morte. La sindrome PSP è causata dalla saxitossina (una tossina idrosolubile di natura basica derivante da un nucleo purinico) e da 18 altri composti con proprietà chimiche simili. Le PSP si possono suddividere in quattro sottogruppi in base ai gruppi sostituenti e differiscono di tossicità a seconda del quarto gruppo sostituente. La STX risulta essere la più tossica. Le tossine di PSP sono prodotte principalmente da una dinoflagellata che appartiene al genere Alexandrium e che si trova sia nelle zone tropicali che temperate ed in una specie di alghe blu-verde.

 

Le tossine DSP (Diarrheic Shellfish Poisoning) sono prodotte da dinoflagellate e la loro produzione può variare da specie a specie e dalla stagione. Sono solubili e tendono ad accumularsi nei tessuti grassi dei bivalvi. L’ingestione di DSP determina disturbi gastrointestinali ed un dolore addominale che inizia 30 minuti dopo l’assimilazione. Il recupero completo si ottiene dopo 3 giorni.  Le DSP possono essere divise in due gruppi:

 

 

 

Tra le tossine silicee, l’acido okadoico OA, è quello più importante perché provoca una contrazione lunga e durevole dei muscoli lisci, che normalmente è involontaria e controllata dagli ioni Ca+.

 

         Le tossine ASP (Amnesic Shellfish Poisoning) sono state isolate da una varietà di fonti marine incluse micro- e macroalghe. L’ASP è causata dall’acido domoico DA,  un amminoacido neurotossico che agisce sui recettori degli amminoacidi eccitabili (ac. glutammico ed ac. aspartico) e quindi sulla trasmissione sinaptica solubile in acqua.

L’ASP è presente in molluschi bivalvi, gasteropodi, granchi, aragoste ed altre specie che si nutrono di plancton o di organismi contaminati. Il DA è analogo al glutammato ed ha un’ alta affinità per i suoi recettori.

L’intossicazione da ASP porta a disturbi gastrointestinali e neurologici provocando perdita di  memoria e confusione.

 

Le tossine NSP (Neurotoxin Shellfish Poisoning) sono prodotte da dinoflagellate come le Gymnodium. Queste tossine sono dannose per i pesci, mammiferi marini, uccelli e l’uomo ma non per i molluschi.

Esse sono insapori, liposolubili e in grado di biotrasformarsi. La biotrasformazione è specie-specifica e può condurre a derivati più tossici; alterano le proprietà delle membrane modificando il flusso di ioni Na+ nella cellula, trasformando così i canali veloci in più lenti.

I sintomi provocati da un’intossicazione da NSP sono: una rapida diminuzione della respirazione, disturbi cardiaci e riduzione della temperatura corporea; si possono rilevare già trascorsi 30 minuti fino a 3 ore dopo la loro assunzione e gli effetti durano alcuni giorni.

 

         La ciguatera CFP è il frutto di biotrasformazioni che avvengono nel pesce, è perciò un miscuglio di tossine idro-liposolubili (ciguatossina, gambiertossine, maitossina, scaritossina, acido ocadiaco) prodotti da microfite bentoniche, la cui presenza è elevata e diffusa negli ambienti tropicali. La molecola è termostabile e rimane tossica anche dopo la cottura.

 

Le molte specie e famiglie di pesci di scogliera possiedono la ciguatera, queste includono il pesce pappagallo che è erbivoro e trasmette questa tossina ai carnivori che si alimentano di esso. Anche piccoli  gamberetti e granchi possono essere un vettore nel trasferimento ai pesci carnivori. I sintomi, causati dall’ingestione di pesce contenente CFP, sono di tipo gastrointestinale e neurologico.

 

L’aumento degli scambi commerciali, il traffico navale, l’apertura di nuove vie d’acqua, hanno modificato l’equilibrio biologico anche del  Mar Mediterraneo, permettendo l’ingresso a specie aliene potenzialmente tossiche.

La stessa importazione di nuove specie ittiche da destinare all’allevamento può essere stata veicolo inconsapevole di importazione di specie estranee.

Le acque di sentina  e di zavorra delle navi di ritorno dai mari tropicali, eventi fortuiti come l’introduzione della Caulerpa taxifolia nel Nord Tirreno, possono essere ulteriori vie di arrivo di contaminanti non autoctoni.

 

Uno dei problemi è la poca conoscenza che si ha sugli organismi che producono le tossine e sulle tossine stesse. A tale proposito per limitare i problemi d’intossicazione, soprattutto per le specie ittiche che provengono dalle zone tropicali, la CEE ha proposto delle normative sanitarie che stabiliscono precisi limiti di tolleranza e analisi d’applicare sulle specie ittiche, provenienti, soprattutto dall’estero.

 

Marina Schiano Lomoriello