Inquinamento da idrocarburi

 

Gli idrocarburi sono stati per lungo tempo riversati in mare con le acque di lavaggio degli impianti di raffineria come è accaduto sulle coste italiane dell’alto Tirreno prima che gli enti preposti siano intervenuti a disciplinarne l’emissione con la “legge Merli”.

In altri casi gli idrocarburi vengono tuttora scaricati abusivamente dalle navi cisterna adibite al trasporto del prodotto greggio; le operazioni di lavaggio dei contenitori, una volta effettuato lo scarico a terra, provocano come è noto episodi di inquinamento tanto più gravi perché difficilmente biodegradabili.

Queste sconsiderate operazioni, anche se effettuate al largo, riversano agenti inquinanti galleggianti che, sospinti dal vento e dalle correnti superficiali, si riversano sulle zone costiere.

La soluzione adottata di eliminare gli idrocarburi dalla superficie marina usando opportuni emulgatori che li precipitano sul fondale risultano devastanti per la vita Bentonica. Inquinamenti accidentali di vasta portata si hanno anche per naufragio di grandi petroliere.

Le aree portuali sono altresì interessate da questo tipo di inquinamento con la fuoriuscita di carburante dai natanti che rilasciano nelle acque anche i prodotti di scarico incombusti.

Le acque presentano aspetto grigio-biancastro e segnano i moli, gli scafi e gli scogli del litorale; grandi masse di catrame si ammassano nelle “pozze di scogliera” soffocando la vita animale e vegetale.

La flora e la fauna vanno scomparendo fatta eccezione per le forme più resistenti come l’Ulva tra le alghe, i Mitili ed alcuni Policheti del fondale (Nereis caudata).

Un aspetto particolarmente grave dell’inquinamento di questo tipo è la presenza, nei prodotti oleosi scaricati a mare, di idrocarburi cancerogeni come il Benzo-3-4-Pirene trovato in un gran numero di organismi marini: nella Baia di Napoli sono stati rilevati 60 microgrammi di Benzopirene in 100 grammi di Zooplancton.

Gli idrocarburi cancerogeni percorrono evidentemente tutta la Catena Alimentare sino ad accumularsi nei tessuti dei pesci commestibili rappresentando un grave pericolo per l’uomo.

L’ inquinamento da idrocarburi è quello più immediatamente percettibile, anche al di là dei disastri maggiori che provocano le maree nere. Trovare un metro quadro di spiaggia senza catrame diventa, su molte spiagge mediterranee, un exploit invidiato.

Questo cronico inquinamento da petrolio è dovuto in parti uguali a degli scarichi terrestri a livello di raffinerie e porti petroliferi ed agli scarichi in mare delle navi. Anche al largo, il Mediterraneo trasporta delle quantità considerevoli di prodotti petroliferi. Sono stati valutati quantitativi di 10 grammi di idrocarburi per metro quadro nella pellicola superficiale e di 500 litri di catrame per chilometro quadrato.

Questa situazione rischia di peggiorare rapidamente in avvenire se non verranno presi provvedimenti molto stretti su scala mondiale. In effetti il Mediterraneo è un ricettacolo ed un bacino di concentrazione: a causa del suo particolare regime di correnti, che è innescato dal deficit d’acqua dovuto all’evaporazione, e compensato dall’acqua atlantica superficiale già carica di idrocarburi, in effetti nessuna acqua superficiale è in grado di uscire dal Mediterraneo.

Questo mare è già considerato, assieme a certe parti dell’Oceano Atlantico, come l’area marina più inquinata dal petrolio di tutto il mondo.

I sali minerali, nitrati e fosfati, versati in quantità enormi da un fiume come il Rodano o da una condotta come quella di Marsiglia, sono dei fattori molto importanti di squilibrio dell’ambiente.

Questo arricchimento esagerato in sali nutritivi provoca un accrescimento esplosivo della produzione di alghe planctoniche, già favorite da un leggero abbassamento della salinità. Si produce così un fenomeno di “eutrofizzazione” che può tradursi in una proliferazione massiva di dinoflagellati, che ha per conseguenza un cambiamento di colore dell’acqua ed una elevata tossicità per la fauna bentonica, per i pesci e anche per l’uomo.

Queste “maree rosse” erano molto rare alle nostre latitudini ma esse tendono ad essere più frequenti e rischiano di diventarlo ancora di più in futuro con l’accrescimento dell’inquinamento termico dovuto alle acque di raffreddamento delle centrali elettriche.

Willy the Kidd