Inquinamenti del mare

Ricerca su elementi inquinanti  a livello marino che tutti dovrebbero conoscere, per riflettere nel nostro piccolo di  più su questo meraviglioso ambiente che ci regala bellissime emozioni.

La crescente espansione delle attività umane ha determinato, soprattutto a partire dagli anni quaranta profonde alterazioni agli ambienti naturali.

Per quanto riguarda il mare gli effetti sono ben noti: cementificazione delle coste,modifiche dei fondali, impoverimento delle risorse ,introduzione di specie estranee e soprattutto inquinamenti di tutti i tipi. La situazione appare più grave nelle regioni industrializzate ma certi inquinanti che interessano le catene alimentari fanno risentire la loro azione anche sull’ecosistema marino nel suo complesso.

I danni provocati dall’uomo sono molteplici e possono essere così riassunti.

Prelievo dei minerali, pesca, dragaggi, modifica dell’ambiente geofisico con opere di vario tipo moli porti immissioni di acque calde, apertura di barriere naturali infine immissione in mare di sostanze di varia natura, diverso grado di tossicità ma comunque tali da determinare situazioni di anormalità a seconda della concentrazione e dell’area di impatto.

Secondo la definizione dell’O.N.U. si intende inquinamento marino l’immissione in mare diretta o indiretta di sostanze e di energie che producono effetti negativi sulla qualità delle acque sulla salute umana e sulle risorse biologiche.

I rifiuti si dividono in quattro categorie:

I rifiuti biodegradabili provengono dagli scarichi urbani e particolari industrie come cartiere, zuccherifici e mangimifici.

I non conservativi di origine industriale perdono rapidamente le loro proprietà una volta che raggiungono le acque come il cianuro utilizzato in metallurgia che ha un micidiale effetto sugli organismi ma si idrolizza rapidamente, come anche le acque di scarico delle centrali elettriche che vengono scaricate a 10° C superiore all’acqua di mare.

I rifiuti conservativi sono i metalli pesanti e i composti organo –alogenati che permangono in acqua senza subire il processo di degradazione ma si concentrano  negli organismi attraverso le catene alimentari. Se i predatori si inseriscono ai vari livelli della catena alimentare sono soggetti ad accumulare le sostanze tossiche in una quantità sempre maggiore quanto è più alto il livello che essi occupano. Invece i rifiuti particellari si intendono i materiali inerti di grandezza variabile delle più diverse provenienze:

Tossicità

Gli organismi di regola non reagiscono tutti allo stesso modo alla presenza di una sostanza tossica ma dimostrano un differente grado di sensibilità che si manifesta con  conseguenze più o meno gravi e con tempi di mortalità più o meno lunghi. La sensibilità degli organismi varia in rapporto alla specie e nell’ambito di una specie e dipende dalle diverse costituzioni genetiche degli individui ,dalle condizioni fisiologiche, dall’età e dalla grandezza.

In molti organismi si possono riscontrare modificazioni morfologiche che costituiscono una buona base per individuare la presenza di determinati inquinanti e per stabilire in laboratorio la loro azione specifica. Nei pesci si verificano talvolta malformazioni di vario tipo a carico della colonna vertebrale ,delle singole vertebre e delle pinne che possono essere di carattere naturale.

Ma si è constatato che la frequenza di tali alterazioni aumenta nelle popolazioni di acque inquinate come ulcerazioni della superficie corporea,deformità e alterazione delle pinne o anche infezioni cutanee. In laboratorio si è visto che lo zinco determina ipocalcemia e diminuzione del potassio con conseguente decalcificazione delle ossa, per cui si producono deformazioni a carico della colonna vertebrale. I composti di stagno sono un costituente delle vernici antialghe che vengono ampiamente usate per impedire la crescita di alghe o di altri organismi marini incrostanti, sugli scafi dei natanti o ancora peggio vengono applicate anche sulle maglie delle reti per gli allevamenti per impedire il proliferarsi delle alghe.

L’uomo può essere colpito sia attraverso il consumo di animali che abbiano accumulato queste sostanze sia attraverso l’aerosol marino. Fra i più frequenti agenti mutageni presenti in mare ,sono da segnalare gli idrocarburi policiclici, le amine aromatiche ,vari metalli pesanti e i radionuclidi .

Gli scarichi urbani contengono in prevalenza sostanze di natura organica derivate dalle attività dell’uomo (deiezioni, resti di animali e di vegetali, detersivi) una mescolanza quindi di carboidrati ,grassi proteine , perborati ipocloriti ecc. oltre ad una grande varietà di microrganismi.

Gli effetti dell’inquinamento organico dipendono dalla consistenza dello scarico rapportato alla possibilità delle acque riceventi di diluire la massa dei materiali.

 Pertanto la velocità del processo di mineralizzazione nell’area di scarico sarà in rapporto alla disponibilità di ossigeno e quindi legata alla temperatura, all’idrodinamismo alla profondità .

Per cui in acque con scarsa circolazione , poco profonde e eutrofiche ,l’aggiunta di materiale organico può produrre condizioni di anossia soprattutto nei mesi estivi ,con conseguenze alla fauna e alla flora. Gli organismi sono gravemente danneggiati dalla presenza dei detersivi in quanto questi composti attaccano lo strato lipidico delle membrane cellulari e anche l’azione dei venti che agiscono sulla superficie del mare in presenza di questi composti  forma l’aerosol  trasportando questo inquinante sulla costa con danni anche  alla vegetazione costiera.

Ricordando che i detersivi contengono polifosfati  che arrivando al mare creano ulteriori problemi di eutrofizzazione. Questa eccessiva comparsa in varie zone di sali nutritizi determina un conseguente sviluppo della vegetazione ,ma se è eccessivo in rapporto alla disponibilità di ossigeno si hanno fenomeni di anossia. Con la produzioni di batteri anaerobi  e quindi produzione di ammoniaca, nitriti idrogeno solforato con conseguente scomparsa o grave danno della comunità biologica. L’eccessivo aumento di nutrienti può causare il fenomeno delle maree rosse dovute ad una massiccia proliferazione di alghe rossastre , ben conosciuto nell’alto Adriatico  con grossi danni alla pesca e al turismo. L’abbondanza di proliferazione di queste alghe fa si che consumano tutto l’ossigeno di quella determinata zona causando estese morie di pesci e di altri animali.

Ricordiamoci che queste alghe chiamati dinoflagellati  dei generi Goniaulax, Peridinium e Gymnodinium, contengono biotossine liposolubile idrosolubili ma la saxitossina che si accumula nei

bivalvi che non sono sensibili al veleno ,diventano un pericoloso veicolo di avvelenamento per l’uomo. I petroli sono costituiti principalmente da una miscela di idrocarburi liquidi che contengono disciolti idrocarburi solidi e gassosi. La fuoriuscita in mare di petrolio colpisce per gli effetti della marea nera sulle coste con le note conseguenze per la flora e la   fauna .

Secondo la fonte del ceom le  perdite si aggirano sui 4 milioni di tonnellate e derivano dai depositi dagli oleodotti dalle raffinerie, da attività urbane, da veicoli da ricadute atmosferiche di idrocarburi evaporati o parzialmente incombusti, dalle navi  nelle operazioni di scarico, incidenti di petroliere  o dalle piattaforme petrolifere ecc.

Il petrolio essendo più leggero dell’acqua si sparge sulla superficie del mare formando una pellicola il cui spessore dipende dalla temperatura dell’acqua ,dalla composizione e dalla quantità stessa versata. Tanto più alta è la temperatura e più rapida sarà l’evaporazione arrivando così più densa sulla costa .

Gli idrocarburi aromatici come il tuolene, naftaline, benzopirene, fenantrene, sono i più tossici in quanto tendono ad accumularsi nei grassi e sono quindi difficilmente eliminabili dall’organismo.

Sono state segnalati in pesci bentonici e in molluschi bivalvi  viventi in aree cronicamente inquinate da petrolio, forme tumorali e condizioni precancerogene.

In ordine decrescente i più sensibili appaiono echinodermi,antipodi,isopodi e turbellari, a livello intermedio  molluschi bivalvi e gasteropodi infine policheti e nematodi presentano specie molto resistenti. Più gravi sono le conseguenze sia per la fauna che per la flora se per la dispersione del petrolio vengono usati i detergenti. Anche gli uccelli perdono le proprietà idrorepellenti del piumaggio che non consente più l’isolamento termico, l’animale appesantito non è più in grado di volare e la morte segue per ipotermia.

I composti organo alogenati sono prodotti dalle industrie come il fluoro ,bromo iodio e cloro.

Insetticidi, pesticidi e vari composti  sono insolubili in acqua e resistenti all’azione batterica.

data la loro lipofilia passano facilmente attraverso il doppio strato della membrana cellulare penetrando e accumulandosi nei tessuti adiposi degli animali.

Il DDT (Diclorodifeniltricloroetano) è un insetticida che persiste a lungo nell’ambiente mantenendo le sue proprietà , accumulo nella catena alimentare, tossicità.

Negli animali al vertice della piramide alimentare si trovano alte concentrazioni di DDT e  PCB (policlorobifenili) anche in regioni molto distanti dalle fonti di inquinamento .

In adriatico sono stati determinati valori di DDT E PCB sia su animali costieri come (ostriche e mitili ) che su animali come seppie e calamari e anche acciughe e sardine.

Anche effetti di diminuzione della riproduzione per gli uccelli costieri come gabbiani e pellicani sono da ricercare nei composti organo –alogenati presenti nel fegato di questi animali.le foche del mar Baltico hanno tutte una elevata concentrazione di DDT E DI PCB favorendo l’aborto dei piccoli e decimando le speci .

Anche nell’uomo analogamente agli altri animali di cui si è parlato, il DDT e PCB  stimolano l’attività enzimatica del fegato provocando fra l’altro la degradazione degli ormoni sessuali.

Il mercurio con le sue 10.000 tonnellate viene immesso nell’ambiente ogni anno e proviene dalle industrie elettrolitiche, dai fumi del carbon fossile dai pesticidi e batterie alcaline.

I tonni e i pesci spada contengono normalmente nei loro tessuti concentrazioni che si aggirano su valori da 0,5 - 1 ppm. Il cadmio è ampiamente distribuito sulla superficie terrestre e viene prodotto dalla fusione dello zinco ogni anno finiscono in mare circa 8000 tonnellate di questo metallo.

I molluschi e i crostacei ne accumulano in notevoli quantità e solo quando vengono superate certe soglie, si possono verificare danni all’epatopancreas e all’apparato riproduttore.

Per quanto riguarda la salute umana salvo episodi di nausea e diarrea per l’ingestioni di molluschi contenenti alte concentrazioni di cadmio, non vi sono particolari evidenze di danni permanenti alla salute.tuttavia una continua ingestione di molluschi contaminati può provocare danni ai reni.

Il rame proviene dall’erosione delle rocce e l’uomo contribuisce usando i sali di rame come fungicidi in agricoltura, nelle vernici e in varie attività industriali.

La maggior parte del rame viene assorbito su particelle e il resto rimane scarsamente solubile.

L’effetto tossico sugli organismi è notevole,i molluschi bivalvi accumulano notevoli quantità di rame,tuttavia se uno se ne ciba  risultano con un sapore ripugnante ma non costituiscono un pericolo per l’uomo. Il piombo tetraetile additivo antidetonante nelle benzine viene immesso nell’atmosfera in oltre 37.000 tonnellate all’anno.

L’aspetto biologico non si hanno dati che dimostrano una concentrazione negli abitanti marini salvo in zone limitrofe ad aree urbane e industriali.

Il cromo in mare è presente in natura ma logicamente arriva per scarichi industriali tipo concerie ,tintorie,coloranti e cromature di metalli .

La radioattività dell’acqua di mare è una cosa naturale fino ai livelli di 11,85Bq/1, dovuta all’azione dei raggi cosmici. Invece l’immissione di radioattività in mare da parte delle attività umane inizia nel 1945 con le prime esplosioni nucleari ,o incidenti alle centrali nucleari ,rifiuti radioattivi prodotti durante le varie fasi del ciclo del combustibile nucleare, ecc.

I danni da radioattività non sempre si manifestano immediatamente, ma solo nelle generazioni successive sono evidenti danni al corredo cromosomico.

A parte alcune situazioni particolari l’ambiente marino non sembra particolarmente alterato dall’aumento della radioattività artificiale.

Diciamo che i pericoli radioattivi  per la salute umana provengono più da altri ecosistemi che non da quello marino. Gli scarichi termici derivanti dalle centrali termoelettriche situate sulle coste ,per raffreddare i condensatori a turbina,devono pompare grandi quantità d’acqua dal mare che in uscita viene ad avere una temperatura di 10 °C superiore rispetto alla temperatura di ingresso.

Le conseguenze sull’ambiente marino sono molteplici: in primo luogo la distruzione degli organismi platonici contenute nelle masse d’acqua che, passando attraverso il sistema di raffreddamento, muoiono sia per l’aumento della temperatura e per l’effetto meccanico del trascinamento, sia per il cloro che viene immesso nei circuiti come antivegetativo.

Il cambiamento dei parametri termici normali fa risentire i suoi effetti sulla struttura della comunità circostante come aumento dell’eutrofizzazione e ampliamento dell’effetto di certi inquinanti.

In estate per tutti quegli organismi  marini che vivono  nelle zone circostanti l’aumento della temperatura viene poco tollerato, determinandone la morte o influendo sulla crescita e sulla riproduzione. I molluschi bivalvi dei fondi sabbiosi divengono incapaci di scavare il substrato mentre quelli viventi su fondi duri non riescono a formare il bisso .

I problemi più gravi per la flora e la fauna si rivelano nei mari tropicali dove l’innalzamento della temperatura dell’acqua anche di due o tre gradi può essere la causa di estese morie , in quanto gli organismi vivono in condizioni di temperatura molto vicine ai limiti di tolleranza.

Lo scarico in mare di materiali provenienti da sbancamenti di terreni lungo la costa, o da operazioni di dragaggio nei porti ,recano gravi danni alle comunità bentoniche per il ricoprimento del fondo con materiali terrigeni diversi.

Ovviamente i danni più gravi si verificano sui fondali rocciosi o sulle praterie di posidonia perché viene distrutta la biocenosi  senza possibilità di una sua ricostruzione.

Le materie plastiche sono presenti in grandi quantità dato che questi materiali sono molto resistenti alla degradazione batterica o a quella degli agenti fisici.

Molte specie di animali marini sono vittime dei materiali di plastica,delfini , foche pesci tartarughe e anche uccelli rimangono spesso impigliati in pezzi di reti  in nylon abbandonate o filamenti vari.

Un'altra causa di mortalità è dovuta all’ingestione di frammenti di plastica o sferule da imballaggio che galleggiando sulla superficie vengono scambiati  per prede vive come meduse o molluschi, rilevando che la causa della morte è dovuta a materiali sintetici che occludono il tubo digerente.

Willy the Kidd