
Le
tartarughe appartengono alla classe dei rettili e fanno parte dell’ordine dei
Testudianati e Cheloni. Esse sono animali a sangue freddo e come tutti i cheloni
sono ovipari. Il corpo delle tartarughe è caratterizzato da un massiccio
cranio, mascelle forti, appuntite e prive di denti. Sul dorso e sul ventre
presentano una corazza unica formata da un “carapace” sulla cui parte
superiore si riconoscono le piastre, mentre in
quella inferiore è presente un unico piastrone. Le tartarughe marine più di
cento milioni d’anni fa si sono adattate all’ambiente acquatico sviluppando
un corpo idrodinamico (il carapace si è appiattito) in modo da potersi muovere
più facilmente. La loro pelle è coperta di squame e la loro temperatura
corporea varia in funzione della temperatura esterna. Gli arti si sono
modificati in pinne per dargli la possibilità di spostarsi più agilmente e
velocemente raggiungendo una velocità di 20 Km/h e si sono spostati più
lateralmente rendendo così i loro movimenti più difficili sulla Terra. Gli
arti anteriori si sono allungati fornendo così più spinta principale, mentre
quelli posteriori, più lunghi, sono utilizzati per ricoprire i nidi. Le
tartarughe marine, come le terrestri, respirano con i polmoni, ma in più hanno
sviluppato dei sistemi alternativi per poter restare immerse sott’acqua per
periodi più lunghi. I cheloni comprendono due sottordini:
Attualmente
le specie viventi sono otto e si trovano nella fascia tropicale e temperata. Nel
Mediterraneo sono state trovate tre delle specie che fanno parte dei Criptodiri.
Queste tre specie sono:
·
Caretta
caretta
(tartaruga comune) è la specie più diffusa e meno rara, si trova anche nei
mari italiani, predilige le acque profonde, ma si trova anche in quelle
costiere. È la più piccola tra le tartarughe del Mediterraneo ed è di colore
rosso-marrone, è carnivora perciò si nutre di meduse, ricci di mare,
molluschi, granchi e gamberi.
Dei
Criptodiri fa parte anche la Eretmachelys
imbricata (tartaruga embricata), che viene dall’Atlantico ed è stata
avvistata nella zona dello Stretto di Gibilterra. Questa tartaruga è dotata di
scaglie embricate, da cui deriva il suo nome, che vengono commercializzate
dall’uomo. Nel Mediterraneo la Caretta caretta è distribuita oltre che in
prossimità delle coste italiane anche in quelle della Grecia, Turchia, Libia,
Tunesia e di Creta mentre la Chelonia mydas ed è stata avvistata lungo le coste
di Cipro e della Siria. I Cheloni pur vivendo la loro vita in acqua tornano
sulle spiagge calde per deporre le uova. La tartaruga comune e quella verde si
possono incontrare sulle spiagge del Mediterraneo nel periodo della deposizione,
da giugno ad agosto. Le femmine vengono a riva di notte, scavano il loro nido (a
forma di fiasco) nella sabbia e vi depongono le uova. Dopo la deposizione, il
nido viene ricoperto di sabbia e mimetizzato, affinché possa sfuggire alla
vista dei predatori. Le uova deposte vengono incubate dal calore che il sole
trasmette alla sabbia per 45-60 giorni. È proprio la temperatura della culla di
sabbia che determina il sesso delle nasciture. Tra 26°- 28°C nascono
tartarughe di sesso maschile, tra 32°-34°C tartarughe femmine. Di tutte le
uova deposte solamente pochi nati arriveranno a diventare adulti. Quando le uova
si schiudono i piccoli scavano la sabbia sovrastante per uscire. Una volta fuori
tendono ad andare verso il mare, ma se le uova sono state deposte in soste dove
sono presenti luci artificiali di case, locali, alberghi…. i piccoli possono
esser attratti da esse e brevemente vanno incontro alla morte. Altre volte
invece il piccolo che arriva in acqua deve sfuggire ai predatori che vivono
lungo le coste.
Le
tartarughe sono animali “protetti” in quasi tutti i paesi mediterranei ma
l’uomo rappresenta per loro una grave minaccia. Esse spesso rimangono vittime
dell’attività di pesca, incastrandosi tra le reti o agganciandosi agli ami
che creano ferite, alcune volte anche mortali. L’intenso traffico marittimo e
lo sfruttamento delle spiagge rappresentano un’altra minaccia per le
tartarughe
Marina Schiano Lomoriello