Scarichi domestici

I collettori cloacali urbani riversano in mare materiale organico ed inorganico di origine biologica, contenente una carica più o meno elevata di microrganismi patogeni (batteri e virus), associato ai detersivi.

Il materiale organico va incontro nell’ ambiente marino ad una sufficiente diluizione e processi di degradazione ossidativa ad opera della flora batterica aerobica in conseguenza dei quali si ha la produzione di composti inorganici, principalmente sali di azoto e di fosforo. L’ apporto di questi elementi nutritivi, se contenuto entro certi limiti, va considerato un fatto positivo in quanto “eutrofizza” (ipernutre) l’ area interessata, incrementando prima la produttività primaria e di conseguenza la produttività biologica nel suo insieme.

Tuttavia quando lo scarico è massiccio e viene ad interessare ambienti particolari come i bacini salmastri costieri, esso diviene un fenomeno negativo e perciò inquinante: la biomassa planctonica può raggiungere livelli tali da ridurre a livelli critici la concentrazione d’ ossigeno.

Le acque cloacali convogliano in mare una vasta gamma di microrganismi. Molti di essi sono patogeni (bacilli del tifo, del paratifo, della tubercolosi, del colera; virus della poliomielite, dell’ epatite virale, ecc.) e costituiscono quindi un rischio per la salute dell’ uomo, sia in rapporto alle condizioni igieniche delle attività balneari che alla sanità dei prodotti della pesca, specie dei molluschi.

L’ ambiente marino appare estremamente sfavorevole alla sopravvivenza della maggior parte di questi microrganismi,.

Tuttavia, là dove le immissioni sono massive e continue essa può permanere a livelli estremamente elevati.

Numerose ricerche condotte in questo settore negli ultimi anni hanno messo in evidenza come molte aree costiere italiane, specie nelle zone prospicienti i grandi insediamenti urbani, siano caratterizzate da livelli d’ inquinamento microbico nettamente al di sopra dei limiti accettabili.

Questo aspetto del fenomeno è particolarmente preoccupante per ciò che concerne le caratteristiche sanitarie dei molluschi destinati al consumo.

I mitili e le ostriche allo stadio adulto sono in grado di filtrare quantità di acqua dell’ ordine dei 5-7 litri/h, rispettivamente.

Nel mollusco taluni microrganismi possono trovare un ambiente più favorevole per la loro sopravvivenza che non nell’ acqua circostante o in altri organismi marini, così che nei tessuti e nelle acque si possono accumulare tassi notevolissimi di germi, alcuni dei quali, Salmonelle e Poliovirus, sono stati rinvenuti anche in mitili destinati al consumo.

Per ciò che concerne i detergenti sintetici il largo consumo da essi raggiunto, sia per usi domestici che industriali, fa si che costituiscano uno dei tipi di polluenti più diffuso nelle acque costiere, dove permangono a lungo inalterati in virtù della scarsa biodegradabilità.

Appaiono particolarmente sensibili all’ azione di questi composti i vegetali marini, ma sono stati messi in evidenza anche effetti di disturbo sull’ attività degli organi respiratori dei pesci.

Apprezzabili concentrazioni sono state rilevate nelle acque dell’ alto Adriatico.

Le dosi normalmente rinvenibili in mare non sembrano poter avere effetti tossici diretti sui popolamenti ittici. Va tenuto presente tuttavia che i detergenti, pur in concentrazioni minime, possono favorire, a causa delle loro proprietà tensioattive, la penetrazione di sostanze tossiche o indesiderabili nei tessuti degli organismi marini.

Molti di essi, inoltre, sono messi in commercio in miscela con altre sostanze, quali fosfati, alcali, ossidanti che possono costituire un’ ulteriore causa di inquinamento.

Willy the Kidd