In quasi tutti i mari,
specialmente in quelli temperati, Mediterraneo compreso, è diffuso Lo Spinarolo
Imperiale (Squalus acanthias),
così chiamato per la presenza di due aculei impiantati alla base del
margine anteriore delle due pinne dorsali; di questi lo Spinarolo si serve come
armi di difesa, e riesce spesso a ferire i pescatori che tentano di maneggiarlo.
Il corpo di questo squalo, che solitamente non raggiunge la lunghezza di un
metro, è molto affusolato, e presenta grosse macchie biancastre su di un colore
di fondo grigio tendente al blu, che si fa più chiaro sulle regioni inferiori.
Le pinne pettorali sono assai più grandi delle ventrali, e la coda è di
modeste dimensioni. Il muso è slanciato e ottuso; i denti, disposti in più
file, sono tutti quanti ripiegati all’indietro, tappezzando così l’intera
cavità boccale. Molto grandi gli spiracoli, e anche gli occhi hanno dimensioni
notevoli. Sono ovovivipari, e lo sviluppo dei piccoli in ogni ovidutto materno
avviene in un involucro che ne protegge da quattro a sei, e dura circa due anni.
Questi involucri, contenenti gli embrioni, vengono venduti sui mercati
alimentari col nome di uova di Spinarolo. Apprezzate per il loro sapore
gradevole sono pure le carni degli adulti, che vengono pescati in grande numero.
Questi piccoli squali si nutrono in massima parte di pesci, e spesso
nell’inseguire le loro prede nei bassifondi litoranei, dove normalmente
vivono, danneggiano gravemente le reti dei pescatori, tanta è la violenza dei
loro movimenti. Il danno derivato dalla ferita inferta da una spina di spinarolo
è di per sé grave, e farebbe già sufficientemente male anche se la spina non
contenesse veleno. Più pericolose possono essere le punture prodotte dalle
spine della prima e seconda dorsale. Queste spine che sono molto rigide e
robuste hanno un bordo posteriore seghettato e scanalato nel centro che nella
parte superiore porta la ghiandola del veleno
che provoca vivo dolore, arrossamento e tumefazione della parte colpita. La
puntura di certi squali tropicali è addirittura mortale. Gli
aspetti medici delle punture rassomigliano più o meno a quelli degli altri
pesci velenosi, soltanto che le sue ferite sono molto più rare, perché è un
pesce pigro che vive e nuota lentamente sul fondo, e derivano sempre da una
scarsa attenzione nel maneggiarlo quando si estrae da una rete, o si sfila da
qualche amo o dalla fiocina. Alcune fonti di informazione, compresa «Science in
the Sea», avanzano l’ipotesi che alcune persone siano morte in seguito alle
ferite inferte da spinaroli, ma tutto ciò rimane molto discutibile.
Terapia:
Non esiste alcun antidoto conosciuto per il veleno dello spinarolo
che, sebbene possieda molte proprietà simili a quelle del veleno del cobra, non
è minimamente combattuto dal siero anti-cobra mentre gli ossidanti come gli
ipocloriti e le soluzioni di permanganato di potassio riescono a distruggerlo,
così come gli antistaminici con iniezioni endovenose di gluconato di calcio. Ciò
che è più da temere, nelle ferite inferte dallo spinarolo è il prolungato effetto del veleno e le gravi conseguenze
che esso può portare per lunghissimo tempo. Anche anni.
Le prime cure che
possiamo portare alla parte ferita si basano anzitutto sulla suzione nel
tentativo di diminuire la quantità di veleno destinata ad entrare in circolo.
Ciò non sarà possibile se la parte offesa si trova su uno degli arti inferiori
o in un tratto del corpo che non possiamo raggiungere con la bocca, in questo
caso comunque conviene fare il possibile per favorire l’uscita del sangue
allargando la ferita ed esercitando pressione con le mani, quindi lavandola con
acqua di mare. Subito dopo cerchiamo di raffreddare l’epidermide con del
ghiaccio o, se non ci è possibile reperirlo, utilizzando un panno bagnato
oppure immergere la parte colpita nell’acqua più calda che possiamo
sopportare lasciandola immersa anche per un’ora sciogliendoci dentro solfato
di magnesio o ammoniaca. Bisognerà quindi praticare analgesici, atropina, belladonna, e diazepan
che sembra avere un ottimo effetto nel controllare la nausea, l’ansietà e
gli spasmi muscolari. Se siamo sensibili alle punture in genere dobbiamo
aspettarci un certo rialzo della temperatura e ricorrere, in caso di punture
profonde, ad un’iniezione di cortisone, pomate antistaminiche. Qualora non
fosse possibile questa soluzione, provare a fare uscire il sangue, lavare con
acqua di mare e bruciare la ferita con una sigaretta.
Nel Mediterraneo sono
presenti: Lo Spinarolo imperiale e lo Spinarolo bruno.

| Classe:
Selaci Sottoclasse:
Plagiostomi Ordine:
Squaliformi Famiglia:
Squalidi Descrizione:
corpo longilineo con testa compressa e bocca
armata di piccoli denti. Il colore è grigio e sul dorso dei giovani
sono presenti delle macchie bianche. Abitudini: vive
in branchi a profondità variabili tra la superficie e oltre 200 metri.
Per difendersi si inarca e punge con
la spina che ha sul
dorso iniettando nella vittima un veleno,
tossico anche per l’uomo. Aggredisce
anche pesci più grandi di
lui. Si pesca con reti a strascico. Dimensioni:
circa
1,5 metri. Distribuzione:
comune
nel Mediterraneo e nei nostri mari. Nomi dialettali: ferraro
(Napoli), arculate (Pescara), asià (Venezia), ugghiata (Palermo). |

| Classe:
Selaci Sottoclasse:
Plagiostomi Ordine:
Squaliformi Famiglia:
Squalidi Descrizione:
simile allo spinarolo, ma più panciuto. Il
colore è bruno. Abitudini:
poco
note; vive in profondità
fino a 700 metri e si pesca con palangresi di fondo e reti a strascico.
Veniva pescato perché si riteneva che la sua spina dorsale, molto dura,
fosse un efficace rimedio al mal di denti: appoggiando infatti la
spina al dente dolorante, si riteneva che il male cessasse
rapidamente. Dimensioni:
non
supera il metro di lunghezza. Distribuzione:
diffuso
e comune in tutto il
Mediterraneo. Nomi dialettali: smoca
(Venezia), cadutu (Messina), aguseo (Genova). |