APNEA E PDD: IL TARAVANA
Autore: Prof. Massimo Malpieri
Lo
scopo di questa pagina è quello di raccogliere e rendere disponibili
informazioni riguardanti la sindrome del Taravana, male che può colpire i
pescatori subacquei in determinate circostanze.
Per questioni di privacy, i dati utili al riconoscimento del lettore vengono
cambiati salvo espressa autorizzazione di segno diverso. Il contributo dei
lettori è da intendersi come testimonianza, in cui solo i fatti e le
considerazioni di carattere medico sono commentate, non quelle di altro tipo.
Da circa dieci anni si parla con sempre maggior frequenza di incidenti da
decompressione nei praticanti l'apnea, in particolare nei pescatori subacquei
che operano a quote medio alte, tra i 25 ed i 45 m.
La metodica di discesa è abbastanza tipica e comune a molti: una
iperventilazione di superficie, di tempo variabile tra i 2 ed i 4 minuti,
quindi una discesa rapida, a volte utilizzando uno scooter subacqueo, aspetto
sul fondo con tempi compresi tra i 50 secondi ed 1,30 minuti, quindi risalita
più o meno veloce verso la superficie, alternativa allo scooter è la pesca a
"paperino".
E' ormai un dato di fatto che molti di questi apneisti dopo un certo numero di
ore (circa 5, di solito) possono presentare dei quadri patologici molto gravi
con sintomatologia praticamente sovrapponibile alla malattia da
Decompressione: emiparesi, paresi, disturbi della visione, dislalia sino
all'afasia, danni permanenti anche molto gravi, tanto da rendere
definitivamente invalido il malcapitato di turno ed in alcuni casi addirittura
morte.
La ripetitività di tali incidenti nel corso degli ultimi mesi, addirittura
verificatisi più volte nello stesso soggetto, e mi riferisco all'ex campione
del Mondo lo spagnolo Alberto March, oltre alla gravità di altri, come nel
caso di Marco Bardi e di un altro atleta agli ultimi campionati di Palermo e
di un atleta della nazionale Croata, impongono alla classe medica del settore
una profonda riflessione e, certamente, una revisione critica sulla
fisiopatologia dell'immersione in apnea per quel che riguarda gli stretti
rapporti che possono intercorrere tra apnea e malattia da decompressione.
CENNI STORICI
Il quadro clinico definito "TARAVANA" era già conosciuto nel
lontano 1947, epoca in cui si hanno le prime documentazioni su disturbi
neurologici, a volte anche mortali, che colpivano i pescatori di perle
Polinesiani delle isole Tuamotu, i quali effettuavano da 40 a 60 immersioni al
giorno ad una profondità variabile tra i 20 ed i 42 metri. Questi scendevano
verso il fondo con un peso tra i piedi, e risalivano arrampicandosi su di una
fune a cui, da un lato, era ancorato il cesto per la raccolta delle perle
mentre dall'altro il "pearls diver" era collegato con l'imbarcazione
in superficie, da dove un barcaiolo recuperava e il cesto e il subacqueo, a
forza di braccia. La discesa era di durata variabile tra i 30 e i 60 secondi,
con un tempo totale d'immersione intorno ai 100 sec. (1.40 minuti), ed
intervallo di superficie, tra una immersione e l'altra, di 1-2 minuti.
Molti di questi pescatori di perle hanno presentato un grave quadro clinico
che nella loro lingua è chiamato appunto Taravana, caratterizzato da disturbi
comportamentali associati con uno scadimento delle condizioni generali. I
sintomi del Taravana sono sovrapponibili a quelli della Malattia da
Decompressione. Infatti immediatamente dopo l'emersione, i sub possono
sviluppare un quadro caratterizzato da emiparesi sino alla paralisi, disturbi
della visione, perdita dell'udito, vertigini, ed in alcuni casi morte. La
maggior parte dei sub sopravvissuti hanno presentato poi danni permanenti sia
a livello cerebrale che del midollo spinale. Sebbene il Taravana sia una forma
di PDD, ci sono alcune caratteristiche che sembrano non combaciare con la PDD
e per tale motivo sono state ipotizzate altre cause etiopatogenetiche, come l'ipossia.
Lo stesso quadro clinico è stato osservato nelle pescatrici di perle
"AMA" Giapponesi e Coreane e descritto anche in recente lavoro di
Boris Holm, Erika Schagatay, Toshio Kobayashi, Atsuko Masuda, Tetsuro Ohdaira
e Yoshiyuki Honda.
Il meccanismo mediante il quale gli apneisti possano sviluppare una PDD è
stato inizialmente studiato dal Dr. P. Paulev in Danimarca.
Il Dr. Paulev, ufficiale medico della Reale Marina Danese, studiò
sommozzatori che simulavano, da una torre, una uscita di emergenza da un
sommergibile. Per l'esercitazione le reclute erano accompagnate da
sommozzatori in apnea che effettuavano assistenza nella fase di risalita in
difficoltà, prova richiesta nel corso Ufficiali. Il Dr. Paulev ha
successivamente descritto lo sviluppo di una PDD in un Ufficiale Medico della
Reale Marina Danese (non è ben chiaro se la cavia sia stata lo stesso Pavlev).
Questi ha cominciato a manifestare una serie di disturbi di estrema gravità,
e sovrapponibili al quadro di una PDD, dopo aver eseguito 60 immersioni in
apnea alla profondità di circa 33 m, con tempo di fondo di 2 minuti, e un
intervallo di superficie di 1-2 minuti. Dopo circa 5 ore dalle immersioni in
precedenza descritte, cominciò ad accusare dolore, paralisi degli arti
inferiori, nausea, disturbi della visione e debolezza al braccio destro. Fu
trattato con terapia ricompressiva in camera iperbarica, e, dopo trattamento
completo come previsto dalle tabelle, scomparsa totale di ogni disturbo.
In base a questa esperienza il Dr. Paulev calcolò la percentuale di N2 nei
tessuti dopo le ripetute immersioni in apnea, e giunse alla conclusione che il
breve intervallo di superficie non consentiva ai tessuti di eliminare l'Azoto
in eccesso, e che la pressione parziale dell'Azoto nei tessuti risultava
essere pari a quella rilevabile dopo una immersione con mezzi autonomi di
respirazione ad aria compressa. Gli studi successivi del Dr. E. Lanphier hanno
indicato che il rapporto tra tempo di superficie, tempo d'immersione e velocità
di risalita sono fattori di fondamentale importanza nello sviluppo di una PDD
nei praticanti l'apnea profonda. Lanphier calcolò che il rapporto 1 a 1 tra
intervallo di superficie e tempo d'immersione equivale a circa il 50% del
tempo reale d'immersione. Da ciò si ricava che una serie d'immersioni a 33
metri con tempo d'immersione di 90 secondi e intervallo di superficie di 90
secondi equivarrebbe ad una immersione continua a 16,5 m.
Se la velocità di risalita è rapida, la profondità equivalente sarà di
circa il 65% della profondità attuale (-21,5 m). Queste relazioni spiegano
perché subacquei apneisti che effettuano immersioni ripetitive, a profondità
comprese tra i - 30 m e i - 45 m possono, in alcuni casi sviluppare un quadro
clinico sovrapponibile alla PDD.
Subacquei che effettuano immersioni per 3-5 ore possono superare con valori
elevati i tempi di decompressione previsti per profondità equivalenti, e ci
sono molte probabilità che possano sviluppare quadri neurologici, anche
severi, di PDD.
La sindrome del Taravana, e le esperienze tratte dai sommozzatori d'appoggio
all'addestramento per le uscite d'emergenza dai sommergibili danno ampia
dimostrazione che il fenomeno è reale e presente.
Per la maggior parte degli apneisti il Taravana non rappresenta certamente un
problema, ma per tutti coloro che effettuano immersioni ripetitive nella
fascia compresa tra i 25 ed i 35 m, con un intervallo di superficie di 2
minuti per 5 ore o più è possibile la comparsa di PDD . Raddoppiando il
rapporto tra tempo di superficie e tempo di fondo (p.e. 90 secondi immersione,
180 secondi intervallo di superficie), la profondità equivalente scende a -9
m quando, in realtà, l'immersione si svolge a -30 m, e come conseguenza non
ci sono rischi di PDD. I primi studi sulla Sindrome del Taravana sono stati
pubblicati nel 1965 nel libro: Breath hold Diving and The AMA of Japan, Edito
da H. Rahn e T. Yokoyama.
Nel corso degli anni numerosi studiosi hanno poi dedicato tempo e ricerca
sull'argomento, tra questi ricordo E.R. Cross, Rahn, Nicolas Heran, Fred Bove,
Robert Wong, che nel 1999 ha pubblicato un report aggiornato sull'argomento
(Journal of the SPUMS, Settembre 1999) infine di recente Koshi, Katho, Abe e
Okudera con un lavoro sui danni neurologici nelle pescatrici Ama.
1. Spiegazione fisiologica della saturazione in N2 in apnea Modificazioni
dell'aria alveolare.- La misura dell'azoto alveolare in superficie, alla fine
di una apnea, dimostra valori superiori al 79%, per effetto della diminuzione
dell'O2 consumato a livello dei tessuti, senza un notevole aumento della CO2
tamponata dai tessuti;
- questo fenomeno di base si accentua con l'immersione per l'aumentare della
pressione idrostatica. Iperventilazione :
- viene praticata per abbassare la soglia di tolleranza all'ipossia ;
- ha come conseguenza il blocco degli shunts polmonari e l'aumento della
superficie di scambio alveolo-capillare per cui la superficie fisiologica sarà
paragonabile a quella di un calciatore professionista in fase di sforzo
massimale (scatto);
- queste modificazioni facilitano il passaggio di Azoto dall'aria alveolare al
sangue capillare.
Nuclei gassosi :- le cosiddette microbolle silenti sono già presenti prima
dell'immersione ed aumentano di volume per effetto dell'azoto saturato,
fenomeno accentuato dalla elevata tensione locale della CO2 sempre presente in
questi apneisti quale conseguenza dell'intenso lavoro muscolare dovuto al
pinneggiamento. Risalita : in questa fase avvengono una serie di fenomeni
come:
- liberazione delle microbolle e il successivo loro rapido aumento di volume
(legge di Boyle-Mariotti), in conseguenza della rapida risalita (superiore ai
10m/minuto di un'immersione con ARA), effettuata sempre con notevole sforzo
muscolare ;
- ostruzione meccanica delle arteriole polmonari a cui consegue :
- apertura degli shunts e passaggio di bolle nella grande circolazione,
- iperafflusso ematico in atrio destro con passaggio di bolle gassose
nell'atrio sinistro attraverso il Forame Ovale, fisiologicamente pervio in
almeno il 25% dei soggetti;
- diminuzione della superficie di scambio alveolo-capillare a cui consegue una
diminuita eliminazione di N2 da parte dell'organismo.
In superficie con un opportuno intervallo di recupero tra un tuffo e l'altro
sarà possibile una desaturazione completa
Pesca subacquea in apnea profonda e rischio di PDD :
- apnea ripetuta per 4 -5 ore continuative con tempi d'immersione compresi tra
i 2 e i 4 minuti, intervalli di superficie relativamente brevi (da 30 secondi
a 4 minuti), con profondità che spesso superano i 30 m (alcuni sub, come
March o l'italiano Del Bene superano abbondantemente i 45 m);
- risalite rapide (oltre i 20 m/minuto) con brusca diminuzione della
pressione;
- sforzo muscolare in risalita.
2. Apnea e PDD: Ipotesi Etiopatogenetiche
· A livello molecolare: l' N2 presente nell'aria inspirata diffonde
ampiamente nel sangue capillare in corso di iperventilazione ; viene compresso
per effetto della pressione idrostatica provocando un aumento di volume dei
nuclei gassosi in maniera direttamente proporzionale al notevole aumento della
CO2 (prodotta dal catabolismo energetico).
· In risalita (rapida) : la restituzione di N2 a livello alveolare è ridotta
(legge di Henry e condizioni cardio-polmonari) così da creare ad ogni tuffo
un accumulo di N2 a livello tessutale. Aspetto meccanico :
Dopo un certo numero di immersioni l'accumulo di N2 è tale da provocare la
formazione di bolle, soprattutto nel sistema venoso o localmente, con
conseguente aumento di volume " esplosivo " durante la risalita
(legge di Boyle e Mariotti) e che daranno luogo a sintomi locali e generali :
· Sintomi locali - " bends " soprattutto nelle zone in preda a
fenomeni infiammatori conseguenti all'eccessivo lavoro muscolare;
· Lesioni croniche - a carico dei tessuti a scarsa vascolarizzazione (ossa
lunghe e grandi articolazioni);
· Ostruzione vascolare - venosa (infarcimento midollare) o arteriosa per
passaggio di bolle nel grande circolo : deficit sensitivo motorio dell'emicorpo
prevalentemente destro per la posizione verticale della Carotide sinistra
rispetto all'arco Aortico e soprattutto dell'arto superiore destro per
l'estesa rappresentazione di questi in sede corticale parieto-temporale
sinistra.
Aspetti clinici del Taravana
Prima descrizione 1947.
· Contesto :
· Immersione in assetto variabile;
· Profondità da 20 a 45 m;
· Iperventilazione prolungata per un tempo variabile tra 30 e 60 secondi;
· Risalita rapida;
· Sforzo muscolare;
· 15 immersioni/ora di media;
· 5/6 ore continuative;
· obiettivo : raccolta di ostriche perlifere o spugne.· Manifestazioni
patologiche :
· accidenti sincopali disturbi labirintici;
· malessere generale;
· disturbi neurologici di tipo centrale;
· scotomi;
· parestesie ed anestesie localizzate soprattutto a destra e all'arto
superiore;
· afasia (le aree di Broca e di Wernicke sono in sede temporo-parietale
sinistra)
· agnosia
· disturbi psichici.Casistica personale periodo 1999/2001
· Contesto:
· Immersioni a zavorra fissa
· Profondità da 20 a 45 m;
· Iperventilazione prolungata per un tempo variabile tra 30 e 60 secondi;
· Risalita rapida;
· Sforzo muscolare;
· 15 immersioni/ora di media;
· 5/6 ore continuative;
· obiettivo : competizioni di pesca subacquea (tranne 1 caso)-Le
manifestazioni cliniche riscontrate sono:1. vestibolari - labirintiche :
· vertigini,
· disturbi dell'equilibrio,
· disturbi uditivi (ipoacusia, tinnito, sordità improvvisa)
2. neurologiche centrali:
· disartria,
· afasia,
· emiparesi e/o parestesie destre in 5 dei 6 casi
-un caso (Marco Bardi) è ben documentato con Risonanza Magnetica e TAC
cerebrale, in cui si sono evidenziate lesioni rotondeggianti localizzate a
livello della capsula interna e della testa del nucleo caudato di dx oltre ad
una lesione sottocorticale profonda parietale sinistra;
-un caso (S.P.) sempre documentato con RMN con lesioni documentate a carico
del cervelletto e del Putamen;
-un caso (F.S.) di ipoacusia acuta documentato da esami clinici;-5 episodi
nello stesso soggetto (Alberto March) presentatisi nel periodo 1995/2000
caratterizzati da emiparesi destra, disturbi della visione e disartria tutti
risolti con trattamento immediato in Camera Iperbarica (Tabella 6 U.S. Navy)
senza alcun reliquato;-un caso atleta senese (G.S.) caratterizzato dalla
comparsa di emiplegia destra, visione offuscata, disartria paresi emifaccia
destra con TAC evidenziante lesioni corticali parietali sinistre;-un caso,
recentissimo settembre 2001, atleta e Capitano della nazionale croata (Roberto
Cafolla) manifestatosi con emiparesi destra, disartria, visione a tunnel
risoltosi spontaneamente in circa 3 ore senza reliquati.-Evoluzione : tutte
queste manifestazioni sono state osservate nel corso delle immersioni o
qualche ora dopo la fine della competizione; tutti i segni clinici sono
scomparsi in periodi compresi da qualche ora ad alcuni giorni con terapia
ricompressiva in Camera Iperbarica e terapia farmacologica di supporto senza
alcun reliquato o con qualche conseguenza limitata.
In tre casi sono state evidenziate aeree di lesione in alcuni territori
cerebrali a carattere permanente.
In nessuno degli atleti studiati è stata riscontrata presenza di Forame Ovale
Pervio.Conclusioni .
Alla
luce di quanto fin qui esposto è incontrovertibile che l'immersione in apnea,
a profondità variabili tra -25 m e -45 m, può dare origine a dei quadri
patologici di tipo neurosensoriale, ben definiti e sovrapponibili a
manifestazioni da Malattia da Decompressione; è inoltre ampiamente dimostrato
che tali quadri rispondono positivamente al trattamento con Ossigeno Terapia
Iperbarica utilizzando gli stessi schemi terapeutici in uso per il trattamento
della PDD neurosensoriale.
Tra le ipotesi patogenetiche la più attendibile è quella che attribuisce
tali disturbi alla formazione e liberazione di bolle gassose di N2,
accumulatosi nel corso delle ripetute apnee senza adeguati tempi di recupero
in superficie e liberato tumultuosamente nel corso di risalite veloci verso la
superficie.
Sarebbe auspicabile che i praticanti tale metodica d'immersione adottassero la
precauzione di prolungare i tempi di recupero in superficie tra una apnea e
l'altra, con periodi che siano almeno doppi a quelli di ogni singola apnea;
sarebbe inoltre opportuno che nelle competizioni agonistiche di pesca
subacquea i medici di assistenza fossero preparati a riconoscere questo tipo
di patologia e ad intervenire con le stesse metodiche terapeutiche che vengono
utilizzate nel soccorso subacqueo per incidenti da decompressione.