Emanuele
Zara
( per gli amici Manù)
Sono
nato a Torino il 15 Giugno 1963. Per noi piemontesi il mare non è proprio a due
passi ma nel mio Dna ci sono tracce di geni liguri da parte materna,
probabilmente sardi in quella paterna, così l’attrazione per il sesto
continente è sbocciata definitivamente intorno ai sette, otto anni quando,
impavido, ho imparato a nuotare a cagnolino dinanzi ad un molo situato nella
località balneare di Borghetto S.S. (SV). Inutile dirvi che nelle vacanze degli
anni seguenti (da luglio a settembre) rimasi affascinato dai pescatori con la
canna e anch’io mi tolsi la soddisfazione di allamare parecchi cefali dorini
pescando a fondo dal molo “Lungo” e dalla banchina di punta del porto di
Loano. Le prime immersioni subacquee, senza pinne e con una mascherina comprata
al bazar della spiaggia, furono dei timidissimi tentativi mal riusciti: ricordo
che intorno ai dieci, dodici anni vidi in opera il mio amico Gianni con la
tradizionale stecchetta d’ombrello prendere seppie, polpi e qualche pescetto
ma non riuscii a raggiungere gli stessi risultati più che altro perché la sua
resistenza al freddo alle sette di mattino (a quell’ora non c’erano
bagnanti) era davvero mitica. La “svolta” avvenne intorno ai 14 anni quando
mi recai in un negozietto dedicato ai pescatori con la canna per aggiornare la
cassettina degli attrezzi: lì conobbi i miei futuri maestri, Paolo e Piero
Bonassi. I due fratelli stavano concordando l’acquisto della bottega visto che
gli anziani proprietari si stavano ritirando. Beh, l’affare andò in porto e
io mi ritrovai commesso nelle ore di dopo scuola. I fratelli Bonassi,
soprattutto il più grande, Paolo, erano validi pescatori subacquei agonisti e
infatti il negozietto situato in via Ormea 23, prese il nome di Punto Sub.
Immerso in una realtà nuovissima incontrai un sacco di gente appassionata,
semplici bombolari e valenti pescatori subacquei finché, anche per me,
inesorabile, scattò il contagio.
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Ad
ottobre del 1978 i miei datori di “lavoro” mi iscrissero alla Società
Subacquea Piemontese (SSP) dove imparai da zero i rudimenti dell’apnea ma
l’incostanza giovanile non mi fece progredire oltre anche perché il mondo
delle bombole non mi attirava affatto. La primavera successiva, 1979, ero ben
inserito in negozio e riuscivo a vendere un gran numero di fucili subacquei
oltre che equipaggiamenti vari. Al compenso economico pattuito non aderii poiché
preferii accettare in sostituzione dei cambi merce. Consigliato molto bene da
Paolo Bonassi (nazionale di pesca sub ai tempi di Massimo Scarpati, Arturo
Santoro, Antonio Toschi e molto amico di Antonio Cressi) acquistai la mia prima
attrezzatura composta da: una muta Cressi Gara in Rubatex G 231, taglia I, che
mi stava larghissima; un paio di pinne Sporasub a pala lunga arancione, un
fucile Cressi SL 70 con variatore di potenza, maschera Piuma sempre della Cressi,
coltellino Killer. |
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Il battesimo avvenne a marzo, lungo la diga foranea del porto di Alassio (SV), con mio papà che osservava dall’alto la scena del mio patetico ingresso in acqua. Il freddo non ebbe il sopravvento per circa una cinquantina di minuti e seguendo i suggerimenti di Paolo- “Mettiti fermo sul fondo e stai immobile, vedrai che i pesci si avvicinano”- riuscii a colpire con asta da 8 mm e cinque punte in ferro, un saraghetto fasciato di poche decine di grammi, la mia prima preda. Dopo quella giornata di patimenti mi procurai un sottomuta e ripetei altre immersioni senza beccare praticamente nulla. A fine giugno i fratelli Bonassi partivano, alternativamente, a pescare per tutta l’estate e mi chiesero di andare con loro per fare il barcaiolo. Accettai subito e mi ricordo che Piero, in moto, un’Honda Four, chiese ai miei il nulla osta. Incredibilmente lo ottenne e con il mio tutore ci imbarcammo a Civitavecchia alla volta della Sardegna! Trascorsi 60/70 giorni di mare e sole, vidi carnieri ricchi di saraghi e corvine, feci tragitti e peripli costieri incessanti: fu un periodo in cui come uno scolaretto appresi moltissimo. |
| Al ritorno a casa tra la cura della
sinusite e il ristabilimento alimentare mi riscrissi all’SSP e in piscina
affinai la mia acquaticità ripensando ai chilometri di paperino, ai tuffi in 10
metri d’acqua, agli errori di piombatura, di tecnica, alle bruciature sulla
schiena, ai dialoghi con Paolone, mio collega in negozio e barcaiolo indomito, e
talvolta, come me, un po annoiato.
Passò l’inverno 79/80 e la passione per la
pesca subacquea era altissima, inarrestabile. Un altro episodio fondamentale nel
mio excursus sportivo è stato l’incontro con gli amici. Il primo fu Mauro,
pasticcere di professione ma assiduo pescatore subacqueo munito di gommone
Zodiac e fuoribordo Evinrude 25 Hp. |
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Mi
incontrò in negozio e mi invitò a uscire in mare all’inizio dell’estate
seguente, giugno 1980, con l’imbarcazione e gli altri suoi amici: Roby e
Gianni. La pesca in tana, vista fare
per due mesi e mezzo, continuamente, non costituiva che una parte delle mie
conoscenze: a me piaceva dannatamente l’aspetto! Quel giorno, a Capo Mele,
feci la mia prima pescata tosta: quattro cefali dorini e un branzino di oltre
quattro chili!
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| Tutto
con il mio 70 e la fiocina a cinque punte. L’estate vide un’altra avventura
lunghissima in Sardegna, al seguito dei Bonassi,
e
in alternanza con Paolone, questa volta molto più proficua poiché me la sapevo
cavare meglio. L’amicizia con Mauro continuò e in tantissimi week end
invernali andammo a pescare collezionando soprattutto polpi giganti, qualche
cefalo e qualche spigola. La primavera 1981 conobbi, sempre al Punto Sub, un
signore affabile e cortese, Pier, direttore sportivo dell’Osella Corse,
(scuderia all’epoca impegnata in Formula Uno), che mi propose di accompagnare
lui e la sua famiglia in Corsica affinché potessimo uscire insieme in mare. Fu
una vacanza indimenticabile: avevo finalmente l’occasione di vedere cosa avevo
imparato in due anni da osservatore/barcaiolo/neopescatore. Prima di partire
riuscii a guadagnarmi l’SL 95, il lungo della Cressi, un fucile che mi
introdusse definitivamente nel mondo della passione per la pesca a libero. Nella
zona di Calvi mi divertii tantissimo pescando il mio primo dentice (di circa un
chilo e mezzo);
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individuando
tane con moltissime corvine, saraghi, aragoste (straordinaria quei due lastroni
nascosti nella posidonia a 18.5 metri di fondo, una tana vergine, con un
centinaio di pezzi, saragoni e corvi, intorno al chilo e mezzo di peso medio!)
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immergendomi quasi esclusivamente con la tecnica dell’aspetto vivendo un
crescendo di passione e di emozioni indicibili. Le apnee erano lunghe (2.20-
2.40), le quote operative sino a 18/19 metri, 20 al massimo, ma nonostante il
buon fiato non ero ancora padrone della tecnica.
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La
Corsica primi anni 80 era, a dir poco, meravigliosa, ricchissima di dentici e di
ogni altra specie ittica. Terminata
l’estate fu il tempo della pesca in Liguria, dei week end invernali con la
Fiat 127 di Mauro e la cattura di molti cefali e branzini lungo la riviera
ligure di ponente (soprattutto l’Imperiese). A fine luglio 82 dovetti partire
per militare a Fossano (CN) ma riuscii ad andare nuovamente in Corsica prima di
partire, dalla fine di giugno a quella di luglio: consolidai le strategie di
pesca collezionando parecchi dentici sino a due chili di peso, corvinoni,
mostelle, saraghi. Il servizio militare come caporale maggiore istruttore presso
il CAR della località cuneese non mi tenne definitivamente fuori dal giro poiché
i miei amici (Mauro, Roberto, Carlo) mi aspettavano spesso fuori dalla caserma
nei week end liberi e mi portavano a pesca in Liguria continuando le avventure
goliardiche di ogni stagione. Il pre congedo dell’83 (sempre a luglio) mi
permise di tornare in Corsica con Gian ed Elena e il gruppo di piemontesi al
campeggio della Morsetta, pochi chilometri sopra Galeria: pescare per tutti
loro, in abbondanza (grigliate mitiche tutte le sere!), fu un’attività
piacevolissima e che mi riempiva di soddisfazioni. Tra le prede che ricordo per
la modalità di cattura: un gigantesco grongo di 21 chili, una cicala di 2
chili, saraghi, corvine a iosa, e dentici, affascinanti e astuti dentici. |
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L’inverno 83/84 fu ricco di spigole liguri, mentre l’estate 84, sempre al camping la Morsetta, battezzai il nuovo 115 Asso (vendutomi da Gigi Caretto, campione piemontese): al primo tuffo fulminai un cernione di 15 chili, la mia prima cernia!
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L’anno seguente, il 1985, seguì un corso analogo ai precedenti con l’inverno e la primavera trascorsi a pescare nel torbido ligure e un mese d’estate (generalmente luglio) passato in compagnia degli amici in Corsica. Quest’anno fu “speciale” poiché sparai ad un dentice bello (oltre quattro chili recuperato il giorno seguente dentro uno spacco da Luca) che persi durante il tentativo di recupero per causa dell’arpione ad alette corte e per un mulinello dalla frizione mal funzionante: fu l’inizio della ricerca spasmodica sull’attrezzatura efficiente, sulle modifiche e sulle personalizzazioni: la collaborazione con il tornitore e progettista di stampi Franco mi aiutò a creare le alette doppie lunghe (soprannominate Dentì) e il mulinello Manù. L’estate 1985/86 mi vide protagonista di una vacanza incredibilmente lunga e miracolosamente pescosa in compagnia di Luca: battemmo quasi tutte le isole greche delle Cicladi affrontate dopo un viaggio pazzesco attraverso la Yugoslavia con la mia Uno 45 Es sormontata dal fedele gommone Mirage 3.10 motorizzato Carniti 9.5 (prima di partire sostituito con un fiammante Johnson 15 CV, regalo della nonna Ortensia). Furono tre mesi di catture copiose, in maggioranza grosse cernie, ma anche le esperienze fonde con tuffi oltre i 30 metri e sgancio della cintura. Assistemmo a degli spettacoli incredibili e facemmo molta esperienza di pesca in caduta e all’aspetto ai dotti, e naturalmente, ai dentici. Al ritorno per gravi problemi di salute accorsi al padre di Luca, fine ottobre, fui assunto come Infermiere Professionale all’ospedale Molinette di Torino, la mia professione attuale. Dal 1986 al 1989 trascorsi un periodo stabile condito da pescate bellissime sempre effettuate in Corsica (con un record personale di 54 dentici catturati nell’estate 88); in Liguria, con la cattura della prima orata grossa (kg 3,250) a S. Lorenzo al Mare. |
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| La cattura di un denticione da 8.5 chili
fu descritta sulla rivista Pesca sub, il mensile che leggevo costantemente. |
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Ma agli inizi del periodo (1986) fui
colpito da un sanguinamento polmonare massivo che interruppe l’abitudine alla
profondità e per forza di cose mi obbligò ad affinare la pesca in poca acqua
poiché non appena scendevo un po iniziavo a tossire e non riuscivo più a
ventilare per mesi.
A giugno 89 conobbi, sempre in negozio, Walter, che divenne presto il mio compagno di avventure. Con lui organizzammo uscite durante tutto l’anno e il nostro sodalizio continuò per tutti gli anni 90. A fine Giugno 89, in Corsica, corrisponde anche al definitivo abbandono dell’arbalete 96 (acquistato pochi mesi prima) per la constatata poca potenza, un parametro a cui non ho mai rinunciato. In questo periodo Walter mi presenta Adriano, un ragazzo appassionato di pesca ma soprattutto un tipo ingegnoso e bravo in officina. Con lui stabilimmo un sodalizio diabolico: insieme abbiamo creato le modifiche più importanti alle armi che ancora oggi posseggo. Gli anni 90 sono il clou per soddisfare l’istinto venatorio: collezioniamo innumerevoli catture, estive e invernali, in Corsica, in Liguria, in costa Azzurra, in Grecia. Il 1990 è anche il periodo in cui conosco Marco, Willy the Kid, |
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| il mio idolo misterioso, gettando le basi per una profonda amicizia: mi porta a pescare in Costa Azzurra e mi fa apprezzare l’uso della plancetta. | ![]() |
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| Sono gli anni in cui prendo il mio primo pesce serra (2 kg), un paio di grossi pesci S. Pietro, | ![]() |
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spigole di 4/5 Kg, e tantissime cernie finché un bel giorno, il 12 giugno 1991, in compagnia di Walter, cessa per sempre la bramosia di pescare il più possibile, il desiderio di quantità. Avevamo il pagliolo del gommone già zeppo di pesci in una giornata di pesca straordinaria e nel corso di una sommozzata individuai l’ennesima lastra isolata in una distesa di sabbia e alghe abitata da ben quattro grossi serranidi, ma mi rifiutai di sparare ancora su quegli animali che cercavano di insabbiarsi e di nascondersi in quell’antro senza altre uscite. Questa scena mi rimase così impressa che provai disgusto verso me stesso e mi promisi di cercare, da quel momento, solo la qualità, il pesce singolo di grosse proporzioni. Nel 1991 mi fidanzo con Lucia, la faccio appassionare alla pesca subacquea e negli anni successivi organizziamo dei bellissimi viaggi di pesca in Corsica, Grecia, Puglia.
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Ritornano, purtroppo, anche i problemi ai
polmoni che mi fanno dannare per qualche stagione (1993). Il 14 giugno 1991
catturo la prima ricciola degna della specie, un pelagico di 26 chili, con il
fucile ad elastico autocostruito, lo Slaks 115 (tubo di alluminio spesso 2.5 mm
e testata in ergal auto prodotta). Il 21 settembre 1992 catturo con un Sl 85 e
asta da 9 mm (naturalmente un 95 modificato) un altro bestione superiore ai 50
chili (non siamo riusciti a pesarlo con due dinamometri appaiati da 25 chili
cadauno!). A giugno del 1994, con il nuovo Cyrano 110 senza variatore e asta
tahitiana da 6.5 mm (denominato affettuosamente Bambino I) prendo 6 dentici in
tre ore d’acqua poi devo abbandonare il campo per la visione di uno squalo e
successivamente di un grosso delfino: una pescata che sognavo da anni. Seguono
nello stesso anno e in quelli successivi altri dentici grossi e serie di
ricciole da 11 a 36 chili. Tra le catture che ricordo con soddisfazione una
cernia da 20 chili fulminata mentre mi porgeva la coda, un dentice recuperato a
30,2 metri dopo che il prototipo dello scorrisagola era “esploso”
sparandogli un altro colpo, una corvina da 2,8 chili. A Dicembre 1994 mi propongono di fare il campionato provinciale di pesca subacquea con la squadra della mia nuova società, la Torino Sub: in Liguria, a Bogliasco (GE), prendo una palamita di 3,3 chili, il pesce più grosso della competizione, e altri quattro pezzi che mi fanno classificare quarto assoluto. |
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| Il problema
delle competizioni era che dovevo sparare anche ai tordi, a pesci che non
degnavo d’attenzione nelle mie pescate abituali. Perché snaturare il proprio
modo di vivere il mare?
A natale del 94 finalmente sono a pescare per la prima volta in Spagna, con Marco e i suoi amici Stefano ed Eros dove ricordo la cattura di un bel pesce serra preso all’agguato. Nel 95 conosco Antioco, anche con lui nasce una sincera amicizia fondata sulla passione per la pesca. Andiamo in Tunisia insieme, dove catturiamo dentici e grosse ricciole tra cui un pesce di 36 chili,
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| ma l’anno successivo in Albania, perde la vita in seguito a una sincope: stava pescando all’aspetto dentici con fortissima corrente. La perdita di Anti è una botta durissima, | ![]() |
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| in acqua però lo sento incredibilmente vicino e so che mi segue incessantemente e che condivide la passione comune… Nel giugno 1996 arpiono un ricciola di 42 chili | ![]() |
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che ricordo in modo particolare perché gli ho sparato sul muso con l’asta da 6.5 mm completamente spuntata ma la potenza esuberante del mio “110 Bambino I” ha permesso di trapassarla dal testone alla tre quarti del fianco opposto. L’apoteosi, il sogno ricorrente che mi martellava la testa da anni e per cui avevo allestito il mio pneumatico 110 stava, intanto, per avverarsi. Settembre 1996, Canale di Sicilia. Una sera, verso le 17.20, aspettando ricciole su uno sbalzo di roccia che da 17 metri precipitava rapidamente a 60, mi sono visto sfilare sulla schiena un branco di tonni. Un’esemplare più curioso degli altri è sceso di quota. L’ho notato con la coda dell’occhio e appena mi ha sorvolato un po più vicino mi sono girato di scatto e distendendo il braccio gli ho tirato. L’ho trapassato dal sottogola alla testa ma è partito come un razzo verso il fondo svolgendomi buona parte del filo raccolto nella bobina del mulinello sennonché appena giunto in superficie si è fusa la frizione. Per fortuna il mio barcaiolo mi ha immediatamente raggiunto e dopo avermi riacciuffato dall’improvvisa immersione determinata dalla fuga incredibile del bestione è riuscito a fissare all’arma un elastico doppio e ad aggiungere la cima dell’ancora. Dopo un combattimento
di circa quattro ore che sembrava un sogno il tonno ha reso tutte le forze, è
affiorato e l’ho doppiato. Ma era già praticamente esausto, dissanguato. Il
tonno pesava 124 chili! |
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| Dal giugno 1998 mi trasferisco in Liguria, e inizio una nuova avventura. Con Diego come barcaiolo riesco a prendere delle palamite, tante spigole, tanti muggini dell’oro. Da ricordare la perdita di una grossa ricciola, penso intorno ai 25 chili, arpionata al largo di Loano, nell’alga e fango, grazie al tiro poco efficace di un prototipo pneumatico da 110 centimetri e asta da 7 mm che stavo collaudando. L’ho recuperata quasi sin sotto la barca poi si è liberata dalla doppia aletta contrapposta. Parentesi di vacanze nel mezzogiorno, Puglia, Maratea: saraghi, orate, ricciolette, cernia bianca. Nell’ottobre 99 nuovo concorso ospedaliero…e trasferimento in Sardegna! Prima preda corpulenta una ricciola di 32 chili, | ![]() |
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| dentici (più grosso 6.5 chili), orate (più grossa 4
chili), sarago 1500 grammi, corvine 2.400 grammi. Ora nel 2005, nasce nostro
figlio Lorenzo. Si apre una nuova era… e speriamo tanti altri pesci! |
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