ABBIGLIAMENTO INVERNALE: 

IL SOTTOMUTA & I BERMUDA  

Uno dei problemi maggiori da affrontare nella stagione invernale è la protezione del corpo durante l’immersione subacquea. In un passato non troppo remoto i nostri precursori si difendevano dal freddo indossando delle pesanti maglie di lana o sovrapponendo più indumenti in modo che l’acqua rimanesse in qualche modo imbrigliata. 

Sono bastati pochi anni di questo martirio (descritto meravigliosamente da Marò in tanti suoi racconti...) perché l’intelligenza umana si ingegnasse e studiasse nuove soluzioni atte a risolvere radicalmente il problema. 

Ora disponiamo di mute straordinarie dal punto di vista della coibentazione termica e del comfort di vestizione ma non bisogna dimenticare completamente il processo scientifico che si è percorso fino ad ora poiché se ne possono sempre trarre degli insegnamenti utili. 

Se diamo un’occhiata ad altre specialità sportive come lo sci e l’alpinismo, ad esempio, noteremo che gli specialisti predicano ancora l’interposizione di numerosi strati di materiale tessile per l’isolamento termico più sofisticato ed efficace, e poi se analizziamo il nostro recente passato dobbiamo ammettere che vari tentativi di sperimentazione continuano ancora! 

L’ambiente sottomarino è completamente diverso da quello montano ma i subacquei, come si sa, sono molto sensibili quando si parla di protezione termica e coibentazione e certe usanze possono essere recuperate anche se da qualcuno ritenute un po anacronistiche. Una muta classica da cinque millimetri di spessore permette di immergersi per parecchi mesi all’anno e c’è addirittura chi, munito di un buon pannello adiposo sottocutaneo e incurante della colonnina di mercurio in picchiata, va in mare in tutte le stagioni unicamente con questa sezione neoprenica, magari indossata sopra una vecchia maglietta di lana infeltrita. Penso che parecchi lettori, come il sottoscritto, abbiano provato una soluzione del genere: personalmente usavo una maglia a maniche lunghe per compensare l’aderenza della muta non proprio su misura e per diverso tempo ho pescato con tale sistema. C’era un amico magrolino al pari mio che aveva acquistato un capo tecnico in microfibra (adoperato dai ciclisti per via della proprietà di allontanare il sudore dalla pelle e veicolarlo all’esterno) che funzionava discretamente. Poi sono arrivati i fogli di neoprene più spessi, i tagli sartoriali, la qualità eccellente dei materiali e molti si sono convertiti alla muta invernale. 

C’è da considerare però che un buon numero di atleti non riesce a giustificare l’acquisto di un capo prettamente invernale: in primis una muta da 6.5 mm o da 7 mm richiede un certo esborso economico e, in secondo luogo, effettuando rari tuffi fuori periodo estivo, non se ne comprende appieno l’utilità. Esiste pure un’accezione strategica che spinge qualche apneista a perseguire una riduzione di chili da caricarsi sulle reni e una libertà di movimenti senza compromesso alcuno: indossare una muta spessa significa infatti sopportare più chili di zavorra per compensare la spinta positiva e un lieve impaccio nei movimenti. Sono sottigliezze, si capisce, ma per qualcuno assumono valori più importanti di quanto si possa immaginare. La risposta ai dubbi e quesiti vari arriva dal sottomuta in neoprene.  

Questo accessorio s’indossa a contatto con la pelle e isola normalmente il busto come se fosse una maglietta intima ma è in grado di agire con molta più efficacia. Il tronco umano è abbastanza statico durante l’azione di caccia ed è soggetto a raffreddamenti maggiori rispetto, ad esempio, agli arti inferiori continuamente sollecitati nell’azione di nuoto. L’addome, le reni, il torace devono stare al caldo poiché ospitano organi e grossi vasi ematici. Il sottomuta calzato sotto una giacca da cinque millimetri offre un buon incremento coibente ottenuto limitando la dispersione calorica. Molti pescatori hanno archiviato le loro magliette di tessuto e sono passati a caldissimi sottomuta. Spaziando tra i cataloghi delle varie ditte si reperiscono sottomuta di vario tipo ma chi non si accontenta e vuole qualcosa di particolare, basta si rivolga ad un laboratorio artigianale: lì troverà specialisti in grado di soddisfare ogni bisogno sia come forma sia come materiale di confezionamento. In commercio ci sono modelli classici a canottiera, T-shirt con le mezze maniche; short con maniche corte e pantaloni corti; canottiere con cappuccio incorporato; corpetti a mezze maniche e colletto alto, alla coreana; eccetera. Tutti cercano di limitare l’ingresso d’acqua sulla cute e di proteggere maggiormente chi la nuca, chi il giro spalle, chi il ventre. 

Per indossare i modelli a canottiera o maglietta è sufficiente adottare il metodo in uso nell’abbigliamento tradizionale mentre per quelli a pantaloncino troveremo cerniere anteriori, chiusure velcro, pattine che ci aiuteranno nella vestizione. Il materiale neoprenico adoperato nell’assemblaggio dei sottomuta è identico a quello impiegato nel confezionamento delle mute con l’unica differenza relegata allo spessore del foglio neoprenico. 

Il massimo si ottiene con le pelli da un millimetro, un millimetro e mezzo di sezione: sono leggerissime ma soprattutto aderiscono alla cute in modo perfetto donando una termicità fantastica. Potete scegliere neopreni spaccati, foderati, rivestiti con spalmatura metallica, eccetera. Il dato più importante e relativo alla bontà di accoppiamento con il corpo umano perché una sinergia perfetta isola davvero la figura dell’atleta e non offre il fianco a indesiderabili sacche d’aria o a lassità fastidiose e poco coibenti. Ricordatevi sempre che l’isolamento di una muta è dato dall’esilissimo velo d’acqua che s’interpone tra l’espanso e la pelle umana, e che viene riscaldato dal corpo. Una questione importante, da non sottovalutare, è quella che riguarda la sovrapposizione della giacca: essa dovrà essere più precisa possibile poiché anche il sottomuta più termico e aderente non proteggerà adeguatamente un sub che indossa una muta troppo larga o mal fatta. Si deve ricercare una sinergia completa. 

Chi possiede una cinque in spaccato potrebbe sfruttare un sottomuta liscio esternamente: le due superfici quasi collabiscono per un’adesione priva di spazi. State attenti a quei sottomuta, ma il discorso è sovrapponibile all’impiego di pantaloni con vita a salopette, che presentano spalline, cernierine, spessori sovente troppo marcati in spessore. La giacca deve seguire i tratti somatici con maggiore fedeltà possibile, aderendo alla pelle in modo globale: se trova gradini, pieghe non può espletare il suo compito e il ricambio d’acqua fredda si fa più rapido e fastidioso. La nota finale riguarda una semplice considerazione: rammentate che con molti indumenti indossati, tre millimetri delle bretelle delle salopette, due millimetri di sottomuta, cinque millimetri di giacca si crea intorno al torace uno strato di circa dieci millimetri. Cercate sottomuta molto elastici e il più possibile sottili altrimenti proverete uno sgradevole senso di costrizione che potrebbe nuocervi durante il momento del rilassamento e della ventilazione polmonare.

 I neofiti che vogliono saggiare le emozioni del mare invernale possono indossare un sottomuta a canottiera in aggiunta al capo posseduto sicuri di prolungare il comfort e la durata dell’immersione. L’aumento di protezione si apprezzerà senza impegnarsi subito nell’acquisto di uno specifico capo invernale che comunque, lo ribadiamo, dovrebbe essere la meta finale e risolutiva per tutti gli appassionati. Ma il sottomuta può rivelarsi utilissimo anche in certe situazioni particolari come in presenza di correnti gelide, o in luoghi particolarmente rigidi, perciò si potrebbe sempre riporre nel borsone in occasione di un viaggio particolare. I sottomuta integrali con pantaloncini incorporati, possono essere usati in luogo della muta in acque caldissime e per tuffi non impegnativi. Noi li abbiamo adoperati da anni in piscina, durante gli allenamenti, con ottimi risvolti termici. La positività del sottomuta richiede l’aggiunta di un chilo circa di piombo alla cintura di zavorra: è comunque consigliabile portarsi appresso un piombo a sgancio rapido supplementare da collocare sotto alla boa e da usare al bisogno.  

Tra gli indumenti nati per aumentare la protezione termica dell’apneista non possiamo scordare i bermuda. Sicuramente avrete notato quegli strani pantaloncini che molti sub calzano sopra la muta e vi sarete chiesti il perché del loro uso diffuso. La stessa domanda me la sono rivolta anch’io parecchi anni fa e la curiosità di vedere a cosa servissero è stata presto soddisfatta. 

Dopo aver recuperato un vecchio pantalone estivo da tre millimetri ho proceduto a reciderne i gambali, poco sopra le ginocchia, e poi li ho infilati sopra un capo da cinque millimetri. Beh! Il primo impatto è stato strano perché mi sentivo un po impacciato, e in un certo senso mi vergognavo di tale bardatura, ma poi mi sono reso conto, quando ho preso il largo, di non accusare più la spiacevolissima sensazione di quei rigolini d’acqua gelida che s’insinuano sulla schiena e sulla pancia piacevolmente tiepide. Ho ripetuto l’esperimento più volte e ad ogni capovolta ho preso coscienza della bontà dei bermuda. 

Che cosa era cambiato? 

Il sistema che ci protegge dal freddo quando pratichiamo un’immersione subacquea si definisce isotermico cioè impiega un capo che mantiene costante la temperatura. Le mute in neoprene utilizzate dagli apneisti garantiscono questo tipo di protezione mediante un sottile velo d’acqua “intrappolato” per un certo lasso temporale tra la fodera interna dello strato di neoprene e l’epidermide. Più a lungo conserviamo questo stato maggiore sarà il risultato coibente, e minori saranno i dispendi energetici messi in atto dal corpo umano per riscaldare il tutto. Le ditte sono alla continua ricerca di soluzioni ingegnose che assicurino un alto grado di inviolabilità al sistema ermetico, come giacche preformate molto lunghe, doppi lembi, anelli: i bermuda sono una delle risposte più semplici e abbordabili che il pescatore possa reperire. Il cacciatore subacqueo adotta solitamente una giacca e dei pantaloni in pezzi separati: essi, una volta terminata la vestizione, si sovrappongono e creano uno sbarramento più o meno congiunto. 

Ma è proprio in questo preciso punto che si determina il maggiore ricambio d’acqua. I vari movimenti durante l’azione di pesca o di nuoto come le torsioni del busto durante la capovolta o l’ingresso in una tana difficile, il movimenti a forbice delle gambe durante il nuoto pinnato, i tuffi dal gommone, le correnti violente minano e violano la supposta ermeticità della muta cosiddetta umida. Con i bermuda otterrete una specie di guarnizione esterna che limiterà sostanziosamente l’ingresso e la fuoriuscita di liquido. Tenete a mente, comunque, che se la muta veste tre taglie abbondanti, non otterremo dai bermuda chissà quali vantaggi, non sono l’acqua santa, la panacea di tutti i vostri guai termici.  

Un capo che vesta con criteri elevati di adattamento, quasi perfetti, invece, beneficerà dell’ausilio neoprenico per il fatto che gli ingressi d’acqua saranno quasi impercettibili, ridotti a un’inezia. Quindi, prima di acquistare i bermuda assicuratevi che il capo in vostro possesso sia di misura corretta. I bermuda dovranno poi garantire un’aderenza buona sia in vita sia sulle cosce, tenendo conto degli strati sovrapposti che aumentano la taglia base. Lo spessore più in voga rientra tra i due e i tre millimetri e mezzo e il materiale neoprenico è così poco che non incide nel calcolo della piombatura. 

Riguardo ai materiali si confluisce in un certo senso nel discorso del sottomuta: un’alta simbiosi tra le varie “fodere” aiuta a raggiungere il grado più alto di efficacia isolante. Se il neoprene della muta possiede l’esterno a pelle potremmo adottare dei bermuda con l’interno liscio o meglio in spaccato: si otterrà quasi un effetto ventosa per cui il sigillo di tenuta sarà assai elevato. Ricordiamo che il neoprene cellulare è fragile e si lacera per un nonnulla se non viene accoppiato ad una fodera in nylon o in lycra. 

Un paio di bermuda foderati esternamente e spaccati internamente vi permetterà, inoltre, di ultimare la vestizione di un delicata muta liscia comodamente seduti sugli scogli o di strusciare contro le rocce senza che si verifichino rotture di sorta. Si calzano bermuda con fodera pure quando si effettuano spostamenti sul tubolare del gommone con pantaloni lisci, in quanto la trama di tessuto a contatto con il scivoloso tubolare assicura un buon grip. In spessori di due o tre millimetri non dovrebbero esserci problemi di elasticità e ciò vi aiuterà nella manovra di vestizione. Essa potrà avvenire direttamente in acqua in modo da favorire la lubrificazione delle parti e lo scorrimento regolare dei bermuda sino al giro vita. In vestizioni all’asciutto dovrete adoperare la mistura di shampoo che eviterà i comprensibili attriti tra materiali similari.

L’uso dei bermuda può avere controindicazione in certi tuffi profondi per via del cosiddetto effetto ombrello: durante la fase di risalita da fondali impegnativi i bermuda sfarfallano e inglobano acqua rallentando il nuoto e causando deleterie vibrazioni. Con mute molto spesse e facilmente comprimibili questo fenomeno può comparire anche a quote non abissali poiché la muta si schiaccia e i bermuda tendono a “ballare”. In previsione di immersioni invernali impegnative, per ovviare a questo fenomeno, così come fanno gli specialisti della zavorra mobile in periodo estivo, ci si può avvalere di due cinture di zavorra elastiche.

I bermuda sono un mezzo eccellente per veicolare e sistemare piccole torce, ogive di ricambio, carichini, fiocine: basta collocarli al di sotto dei gambali, spingerli abbastanza in su e collegarli, preventivamente, con fettuccine o strisce di gomma per poterli afferrare poi agevolmente. Ricordatevi solamente del loro avvenuto inserimento quando vi svestirete in prossimità dell’acqua: è facile che vi dimentichiate il materiale di riserva e che durante la rimozione dei bermuda qualcosa si perda in mare. Gli amanti del bricolage potranno incollare dei taschini supplementari per aggiungere altri accessori utili impiegando ritagli di neoprene, velcro, e il magico Acquaseal. Il costo di acquisto di un buon paio di bermuda, artigianali o industriali, non oltrepassa i 25 euro

Testi e foto di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.