Equipaggiamento
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| Attrezzatura per l'inverno | Ben tornato Inverno |
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L'attrezzatura di un pescatore in apnea
è quanto di più prezioso gli appartenga perchè i vari elementi che la
compongono concorrono a farlo entrare in un mondo speciale, l'ambiente
sottomarino. Ma l'equipaggiamento di un cacciatore subacqueo, anche il
più insignificante dei dettagli come a esempio un piccolo O-ring ferma
aletta, ci permette di raggiungere la massima integrazione con il mare,
con il fine delle nostre azioni. E, probabilmente, l'attrezzatura di un
pescatore in apnea è anche quella più cospicua tra gli sport
conosciuti, la più ricca di componenti: la muta, la maschera, l'aereatore,
la muta, i guanti, i calzari, le zavorre, le pinne, le armi, gli
accessori costituiscono un bagagalio cospicuo. Ma è anche vero che,
nonostante, l'abbondanza di articoli, nessuno si sente a disagio, si
utilizza davvero tutto, si perfeziona ogni cosa fino a personalizzare
l'attrezzatura a propria immagine e somiglianza.
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VESTIZIONE E
SVESTIZIONE D’INVERNO
Il pescatore in apnea che frequenta le località marine in pieno inverno è un soggetto che agli occhi di qualche osservatore locale può apparire un tipo strambo. Il fatto che uno sportivo imbacuccato con giaccone, sciarpa e cappello di lana improvvisamente si spogli, indossi un’attrezzatura da incursore militare e si butti in acqua sfidando il vento gelido di tramontana o il mare bianco di schiuma, da l’impressione che non tutte le “rotelline” cerebrali siano al posto giusto.
Eppure la pesca subacquea svolta in
questo periodo è un’attività bellissima, ricca di fascino e soddisfazioni
venatorie, di contatto “vero” con la natura. Per certi apneisti i mesi
invernali sono da definirsi i migliori dell’intero anno perchè si possono
portare a casa dei pesci con la P maiuscola come spigoloni corpulenti, saraghi
da chilo, orate giganti; inoltre risultano gli unici periodi dove ci si può
tuffare dove si vuole, senza paura di beccarsi una multa elevatissima o di fare
lo slalom tra le chiglie degli yacht. Il problema maggiore per chi ha
l’intenzione di trascorrere qualche ora di pura passione, oltre a preoccuparsi
per la logica protezione termica sotto la superficie dell’acqua, è
rappresentato dai momenti delicati della vestizione all’aperto e soprattutto
della svestizione al termine della pescata.
LA VESTIZIONE.
Ci sono aziende e artigiani che producono capi di 6, 6.5, 7 o più mm che calzano come dei guanti e una volta indossati fanno davvero dimenticare di essere sott’acqua d’inverno. La questione un po più fastidiosa riguarda il periodo che intercorre tra l’abbandono del piumino o della giacca a vento e la calzata del soffice strato di espanso.
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Immaginatevi di scendere dall’autovettura con l’aria calda del sistema di riscaldamento tenuta a manetta ed entrare brutalmente in una cella frigo ventilata: i brividi si insinuano sotto il bavero della giacca, scendono lungo la colonna vertebrale, i piedi e in un istante...si annacquano tutti i buoni propositi! In uno stato del genere anche gli ardori più giovanili possono essere frenati sul nascere e poi c’è sempre il rischio di beccarsi un malanno, un torcicollo, un colpo di freddo che possono avere serie conseguenze per il futuro. Quindi, prima di giungere alla meta, riducete saggiamente la temperatura del condizionatore ed evitate sbalzi di temperatura di decine di gradi rispetto al clima esterno. Il nostro corpo deve abituarsi gradualmente alla nuova condizione termica. Poi bisogna trovare un luogo
sufficientemente riparato dalle intemperie dove cambiarsi, come l’androne di
un palazzo, un sottoscala, un muretto, il portellone di un’auto, eccetera. Il
vento freddo è uno degli avversari più subdoli e quelli tipici del periodo
spirano dai primi quadranti, a Nord, trasportando aria gelida; personalmente
cerco di parcheggiare l’autovettura in modo da risultare sotto vento con una
fiancata oppure con il retro, poi mi do da fare per cercare un buco dove
infilarmi comodamente la muta. A volte è sufficiente aprire il portellone della
station wagon per non beccarsi la pioggia direttamente in testa oppure infilarsi
sotto una tettoia occasionale ma in certe aree prive di qualsiasi riparo la
ricerca diventa una vera e propria caccia al tesoro. Reperito l’angolino giusto disponete a portata di mano i vari componenti dell’attrezzatura, così ottimizzerete i tempi di vestizione e non vagherete alla ricerca della maschera o dei guanti dimenticati chissà dove. Particolare attenzione ai vari sistemi atti a far scivolare il neoprene sulla pelle: i contenitori devono essere disponibili e la sostanza lubrificante offerta in giusta proporzione. Gli apneisti dotati di capi con fodera di nylon interna saranno molto veloci a calzare prima i pantaloni poi la giacca perchè la fodera in tessuto scorre bene e rapida sulla cute asciutta. |
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E’ utile stendere a terra uno stuoino o un tappetino in gomma traforato, facilmente ripiegabile, che risulterà comodo per non sporcarsi e raffreddarsi i piedi. Una volta rivestiti dallo spesso strato di neoprene potremo uscire allo scoperto e raggiungere ben coperti il punto d’ingresso in acqua.
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rifugio occasionale. Può capitare di andare a pescare in una zona assolutamente priva di “strutture” umane o naturali dove cambiarsi: nel raggio di miglia non si vede un’abitazione, un minimo riparo. Con un pizzico d’ingegno si può realizzare una specie di tendalino da applicare al portellone della macchina. Si fissa superiormente al portello della macchina con un elastico da pacchi e si tiene fermo a terra con dei sassi raccolti sul posto o con la cintura di zavorra, le cavigliere, lo schienalino opportunamente sistemati sul perimetro esterno. Offre un riparo mitico, assicura la privacy nel caso non vi mettiate il costume da bagno, e siete liberi di sistemarvi la muta nei minimi particolari prima di uscire “allo scoperto”. Al termine delle operazioni di vestizione e vestizione si piega rapidamente il tessuto plastico e si ripone nel bagagliaio. |
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sostanze lubrificanti per infilarsi le mute in spaccato. I capi realizzati con un neoprene spaccato micro o macro cellulare abbisognano di sostanze lubrificanti per impedire che l’espanso faccia attrito sulla pelle e non scorra più. Per lo spaccato rivestito di una spalmatura liscia termo riflettente scivolosa è sufficiente l’impiego di poco borotalco per calzare la muta: se la spalmatura è nuova o di un tipo molto compatto si può addirittura infilare senza nulla. Con rivestimento deteriorato, consunto e nel caso di tutti gli altri spaccati classici, si dovrà provvedere con molta polvere di talco oppure con una mistura lubrificante che crei un velo scivoloso adeguato tra pelle ed espanso. Bisogna, inoltre, perseguire l’obiettivo della rapidità di vestizione in modo da scongiurare lunghe esposizioni al freddo con perdita di concentrazione, e di calore prezioso. C’è chi si procura un thermos con acqua tiepida o chi mantiene una bottiglia avvolta in una pezza di lana: l’importante e non bagnare la muta usando acqua quasi ghiacciata. Preferisco anche rimuovere le eventuali tracce di sapone idro solubile tramite l’immissione di altra acqua pulita (con certi capi sfrutto l’abbondanza di acqua a disposizione e non uso neppure saponi) al fine di non sentirsi la muta che “balla” sul corpo e incrementare così la protezione coibente. |
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luoghi dove cambiarsi.
Un aspetto da non trascurare per la conservazione ottimale della propria salute è il passaggio progressivo tra l’abbigliamento cosiddetto “usuale”, quello tipico invernale, e la muta subacquea.
Naturalmente bisogna recarsi a pescare con dei vestiti coibenti semplici e facili da rimuovere evitando cappotti lunghi e simili. E’ meglio spogliarsi poco alla volta in modo da minimizzare le parti corporee esposte alla diminuzione della temperatura: si possono sfilare prima i pantaloni e infilarsi subito quelli della muta mantenendo il busto protetto.
Un
alternativa è quella di denudarsi all’interno dell’autovettura (una tuta da
ginnastica in pile si sfila a meraviglia) e indossare un accappatoio pesante per
risultare un po più liberi nel mettersi la muta. Io ho un modello artigianale
progettato da mia moglie Lucia e fatto da mia suocera; in pratica è stato
creato sovrapponendo e cucendo insieme due accappatoi in spugna “normali”:
il doppio strato di tessuto non fa quasi filtrare l’aria fredda e isola a
meraviglia.
La SVESTIZIONE.
Dopo qualche ora passata in mare giunge l’ora di ritornare al punto di partenza e di provvedere a sfilarsi la muta umida. Il momento è delicatissimo e una buona tecnica di svestizione è il segreto per conservare un buon stato di salute per tutta la stagione invernale.
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Scesi dal gommone o fuoriusciti da un sottocosta ciottoloso evitate la tentazione di sfilarvi il cappuccio della muta prima del tempo anche se splende un bel sole: la temperatura del corpo sotto sei o sette millimetri di neoprene è più calda del clima invernale esterno. La nostra testa deve stare al calduccio anche perchè i seni frontali, mascellari sono i più esposti al contatto con l’aria fredda e la compensazione è un’argomentazione assolutamente da privilegiare. Se vogliamo fare gli eroi e pensiamo di essere invulnerabili con i capelli bagnati esposti al vento compiamo un’azione poco lungimirante: sono sufficienti pochi minuti di raffreddamento per tornare a casa con mal di testa, naso chiuso, impossibilità a compensare. Se proprio non si sopporta il cappuccio indossate un bel cappello marinaro calato sin sopra le sopracciglia. In qualche negozio sportivo si può acquistare il cosiddetto “cuculo” in pile, solitamente dedicato a chi va a sciare. Il pile è un tessuto di puro poliestere creato negli Stati Uniti per i militari che ha il pregio di tenere caldo anche quando è bagnato: è l’ideale per proteggere il capo umido, e il corpo, in tutte le condizioni. Nei pressi delle marine e dei porti più attrezzati talvolta c’è la possibilità di effettuare la svestizione sotto una doccia calda: qui si raggiunge l’estasi perchè la rimozione di una muta bagnata dopo ore e ore di acqua fredda è senza timore di smentita il massimo dei massimi. |
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Ci sono alcuni sub che sono disposti a mettere un foglio di nylon o un vecchio asciugamano sui sedili dell’autovettura, dei fogli di giornale sul tappetino di gomma pur di andare a cambiarsi sotto una cascata di acqua calda (con la muta interamente liscia si bagna pochissimo l’interno dell’auto).
Con un capo liscio bisogna abbondare sull’esterno in modo da facilitare lo scorrimento delle pelli mentre con una muta foderata l’operazione non ha bisogno di sostanze lubrificanti e il liquido caldo può essere interamente utilizzato per bagnare “l’interno”.
Non appena si sfila la giacca coprite il busto che “fuma” con un accappatoio spesso o con un grande telo da bagno. Se si compie l’azione senza esitazioni non ci accorgeremo quasi della temperatura esterna e godremo di un certo benessere.
Dopo una frizione sul cuoio
capelluto, sulle spalle e sul torace c’è chi calza subito la maglietta intima
e poi un bel maglione e chi, invece, provvede a togliersi subito i pantaloni.
Comportatevi come meglio credete badando sempre a non prendere una folata di
vento freddo. Appena possibile si indossano tutti gli indumenti civili e si
provvede a reintegrare i liquidi persi con una bevanda, e a fare uno spuntino
ristoratore. Il sottoscritto, quando è vicino a casa, conserva un piccolo
segreto; tornato da qualche ora di pesca subacquea procedo a svestirmi e poi mi
infilo nel letto, sotto un piumone caldissimo, attendendo di sudare un poco:
questo fenomeno di reazione vasodilatativa mi conserva in salute da moltissimi
anni!
Box indumenti da asciutto.
In pratica ci sono indumenti leggeri e pratici che funzionano benissimo anche per il “dopo immersione”. Una maglietta che mi porto sempre dietro da allora è una t- short in speciale tessuto doppio, spugnoso interno, in uso anche in campo ciclistico: ha la peculiarità di assorbire il sudore, o l’umidità residua sulla pelle nel nostro caso, e di trasmetterla allo strato tessile esterno.
Subito
dopo metto una dolcevita in pile e lana caldissima, poi un giaccone in pile con
il collo alto dotato di fodera antivento. Per gli arti inferiori porto i
pantaloni della tuta sempre in pile e dei calzettoni termici da alpinista o
sciatore, acquistati nel solito negozio specializzato. Su capo c’è un
fantastico cappello in pile, rivoltato sulla fronte, a cui ho rimosso il pon pon
di serie!
Testo di Emanuele Zara & Lucia Notarangelo.